Lo studio, interamente italiano, è stato effettuato su topi che, trattati con la molecola, hanno ripreso a produrre cellule neuronali a un livello quasi normale. A coordinare i ricercatori sono stati Antonino Cattaneo, Giovanni Meli e Raffaella Scardigli in collaborazione con il Cnr, la Scuola Normale Superiore di Pisa e il Dipartimento di Biologia dell'Università di Roma tre.
L'invecchiamento del cervello, con la diminuzione progressiva di nuovi neuroni, che porta al morbo di Alzheimer, può essere rallentato, e anzi si può invertire il trend favorendo un vero e proprio «ringiovanimento». E' quanto scoperto da un team di ricercatori italiani dell'istituto Ebri, che hanno appurato che la nascita di nuovi neuroni nel cervello adulto (neurogenesi) si riduce in una fase molto precoce della malattia di Alzheimer.
Tale alterazione è causata dall'accumulo nelle cellule staminali del cervello di aggregati altamente tossici della proteina beta Amiloide, chiamati A-beta oligomeri. Il team è riuscito a neutralizzare gli A-beta oligomeri nel cervello di un topo malato di Alzheimer introducendo l'anticorpo A13 all'interno delle cellule staminali del cervello, riattivando la nascita di nuovi neuroni e ringiovanendo cosi' il cervello. In particolare, i ricercatori hanno dimostrato come la strategia messa a punto nei laboratori dell'Ebri permetta di ristabilire la corretta neurogenesi nel modello di topo studiato, recuperando dell'80% i difetti causati dalla patologia di Alzheimer nella fase iniziale.
Per la prima volta sono stati intercettati e neutralizzati sul nascere i singoli «mattoncini tossici» che formeranno le placche extracellulari di A-beta (l'attuale bersaglio terapeutico della malattia di Alzheimer), prima che questi provochino un danno neuronale irreversibile. Questa ricerca pone dunque le basi per lo sviluppo di nuove strategie utili per la diagnosi e la terapia di questa malattia neurodegenerativa. «Riuscire a monitorare la neurogenesi nella popolazione adulta offrirà in futuro un potenziale strumento diagnostico per segnalare l'insorgenza dell'Alzheimer in uno stadio ancora molto precoce, cioè quando la malattia è clinicamente pre-sintomatica.
NO AL NUCLEARE ESISTONO LE FONTI RINNOVABILI. AMBIENTE,NATURA,DIFESA DEL PIANETA. SALUTE
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martedì 26 novembre 2019
venerdì 27 luglio 2012
HIV : Ecco il primo guarito dall'Aids, ora crea una fondazione
Conosciuto fino a pochi giorni fa come "il paziente di Berlino", il primo uomo guarito dal virus dell'Hiv ha deciso di creare una fondazione per raccogliere fondi per la ricerca sull'Aids
Davanti alla platea della XIX Conferenza mondiale sull'Aids a Washington negli Stati Uniti, Brown, l'unico malato dichiarato ufficialmente curato dal morbo dopo una serie di terapie e trapianti, ha annunciato di aver creato una fondazione che porta il suo nome. Lo scopo è naturalmente quello di raccogliere fondi per curare tutti coloro che come lui lottano tutti i giorni per uscire da quel tunnel a cui li costringe la malattia.
"Sono davanti a voi come l'unico uomo a poter dichiarare di essere guarito dall'Aids" ha detto Brown, aggiungendo: "Non sono un concetto astratto, sono un essere umano, ma il mio scopo è dichiarare che sono solo il primo dei molti che verranno liberati dall'Hiv". E ancora: "Sono la speranza vivente che puo' accadere" ha detto quello che fino a poche settimane fa era conosciuto come il "paziente di Berlino", perché la sua cura viene da un'intuizione di un oncologo tedesco, di Berlino appunto, che cercava di salvare Brown dalla leucemia.
Stupefatti e ammirati, tutti coloro che hanno ascoltato Brown sono usciti dalla sala con più ottimismo, compresi i molti medici presenti. Brown ha voluto raccontare la sua esperienza.
Scopertosi sieropositivo, dal 1995 al 2006 era stato colpito da leucemia acuta mieloide. Un medico berlinese lo ha preso in cura, sottoponendolo a trapianti di cellule staminali tratte da un donatore che aveva una mutazione genetica nota per resistere all'infezione data dal virus dell'Hiv. Oggi l'ex paziente di Berlino ha potuto dichiarare con gioia: "Non prendo un medicinale anti-Aids da 5 anni e non c'è traccia del virus Hiv nel mio organismo. Si, sono un miracolato".
Proprio dalla sua esperienza è nata l'idea di creare una fondazione che porti il suo nome e che si impegni in una raccolta di fondi preziosa per tutti i malati di Aids. "Sono qui per insistere, per dichiarare che dobbiamo combattere sino a che si trovi la cura per l'Aids" ha detto ancora Brown a Washington, spiegando: "Bisogna avere il coraggio di sperimentare e seguire strade originali come e' stato fatto nel mio caso, non dobbiamo accontentarci di cio' che la scienza ci presenta come terapia consolidata. E anche puntare a un sistema sanitario che permetta questa possibilita'".
FONTE: http://scienza.panorama.it/salute/guarito-dall-aids-crea-una-fondazione
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giovedì 9 dicembre 2010
Salute: L’invecchiamento? E’ un processo reversibile
Come in un film che scorre all’incontrario, sarebbe bello vedere le rughe sul viso assottigliarsi e poi pian piano sparire, i capelli da bianchi farsi grigi e poi nuovamente neri, e la memoria e la prontezza di riflessi tornare quelle di un tempo. Insomma sarebbe bello che il processo ineluttabile al quale siamo sottoposti dalla nascita, invecchiare, potesse non solo arrestarsti ma anche tornare indietro, riconducendoci alla giovinezza. Una ricerca svolta al Dana-Farber Cancer Institute della scuola di Medicina di Harvard, e appena pubblicata sulla rivista Nature, sostiene che, nei topi, questo è possibile.
Esiste un “punto di ritorno se si rimuovono le cause dell’invecchiamento”, sostiene Ronald De Pinho, biologo molecolare e principale autore dello studio. Per dimostrarlo lui e il suo team hanno lavorato sul Dna di alcuni topi facendoli invecchiare artificialmente per poi provare se era possibile invertire la rotta e farli ringiovanire nuovamente.
I ricercatori sono intervenuti sui telomeri, pezzi di Dna ripetuti che fungono da protezione per i cromosomi, impedendo la perdita di informazioni durante la loro duplicazione. Man mano che le cellule si dividono e si replicano i telomeri si usurano e si sfilacciano e con l’età si accorciano dando luogo alla comparsa dei segni dell’invecchiamento.
Gli scienziati hanno applicato delle modificazioni genetiche a un gruppo di topi, sopprimendo il gene responsabile della telomerasi, un enzima che contribuisce alla ricostruzione dei telomeri per la protezione dei cromosomi. I topi così modificati non hanno tardato a mostrare prematuri segni di invecchiamento: pelo grigio, testicoli più piccoli, milza atrofizzata, dermatiti sulla pelle e senso dell’olfatto offuscato. I topi dell’età di circa 6 mesi dimostravano intorno ai due anni, l’equivalente dei nostri 80.
Poi gli scienziati gli hanno somministrato un farmaco che ha rimesso in funzione il gene della telomerasi e hanno osservato il processo di invecchiamento regredire: il pelo rifarsi lucido, l’olfatto tornare normale, i testicoli riacquistare la loro funzionalità. Molto lavoro c’è ancora da fare per “imparare a controllare l’espressione di questo gene e risvegliarlo in modo transitorio così che i telomeri possano essere riparati”, dichiara De Pihno, e l’invecchiamento arrestato o addirittura fatto regredire. Resta poi tutto da dimostrare che quanto si è dimostrato valido sui topi funzioni anche sull’uomo.
Se vi accontentare di tenere giovani almeno i muscoli, datevi alla corsa. Un’altra ricerca, questa volta dell’Università di Tel Aviv, pubblicata su PLoS ONE, sostiene infatti che un’intensa attività fisica è quello che ci vuole per favorire la proliferazione delle cellule staminali nei muscoli, contribuendo in questo modo a mantenerli più giovani.
I ricercatori israeliani hanno fatto correre i topi su di una ruota per 20 minuti al giorno per un totale di 13 settimane e hanno verificato che il numero delle loro cellule staminali muscolari era aumentato anche fino al 50 per cento, dimostrando che l’esercizio fisico di resistenza può preservare la giovinezza dei muscoli. E la buona notizia è che non è mai troppo tardi, anzi è semmai vero il contrario. Nei topi più anziani l’incremento di staminali muscolari dovuto all’attività fisica era compreso tra il 33 e il 47 per cento, quindi molto superiore a quello sperimentato dagli animali giovani pari al 20-35 per cento.
fonte: http://blog.panorama.it/hitechescienza/2010/12/06/linvecchiamento-e-un-processo-reversibile/
Esiste un “punto di ritorno se si rimuovono le cause dell’invecchiamento”, sostiene Ronald De Pinho, biologo molecolare e principale autore dello studio. Per dimostrarlo lui e il suo team hanno lavorato sul Dna di alcuni topi facendoli invecchiare artificialmente per poi provare se era possibile invertire la rotta e farli ringiovanire nuovamente.
I ricercatori sono intervenuti sui telomeri, pezzi di Dna ripetuti che fungono da protezione per i cromosomi, impedendo la perdita di informazioni durante la loro duplicazione. Man mano che le cellule si dividono e si replicano i telomeri si usurano e si sfilacciano e con l’età si accorciano dando luogo alla comparsa dei segni dell’invecchiamento.
Gli scienziati hanno applicato delle modificazioni genetiche a un gruppo di topi, sopprimendo il gene responsabile della telomerasi, un enzima che contribuisce alla ricostruzione dei telomeri per la protezione dei cromosomi. I topi così modificati non hanno tardato a mostrare prematuri segni di invecchiamento: pelo grigio, testicoli più piccoli, milza atrofizzata, dermatiti sulla pelle e senso dell’olfatto offuscato. I topi dell’età di circa 6 mesi dimostravano intorno ai due anni, l’equivalente dei nostri 80.
Poi gli scienziati gli hanno somministrato un farmaco che ha rimesso in funzione il gene della telomerasi e hanno osservato il processo di invecchiamento regredire: il pelo rifarsi lucido, l’olfatto tornare normale, i testicoli riacquistare la loro funzionalità. Molto lavoro c’è ancora da fare per “imparare a controllare l’espressione di questo gene e risvegliarlo in modo transitorio così che i telomeri possano essere riparati”, dichiara De Pihno, e l’invecchiamento arrestato o addirittura fatto regredire. Resta poi tutto da dimostrare che quanto si è dimostrato valido sui topi funzioni anche sull’uomo.
Se vi accontentare di tenere giovani almeno i muscoli, datevi alla corsa. Un’altra ricerca, questa volta dell’Università di Tel Aviv, pubblicata su PLoS ONE, sostiene infatti che un’intensa attività fisica è quello che ci vuole per favorire la proliferazione delle cellule staminali nei muscoli, contribuendo in questo modo a mantenerli più giovani.
I ricercatori israeliani hanno fatto correre i topi su di una ruota per 20 minuti al giorno per un totale di 13 settimane e hanno verificato che il numero delle loro cellule staminali muscolari era aumentato anche fino al 50 per cento, dimostrando che l’esercizio fisico di resistenza può preservare la giovinezza dei muscoli. E la buona notizia è che non è mai troppo tardi, anzi è semmai vero il contrario. Nei topi più anziani l’incremento di staminali muscolari dovuto all’attività fisica era compreso tra il 33 e il 47 per cento, quindi molto superiore a quello sperimentato dagli animali giovani pari al 20-35 per cento.
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mercoledì 28 luglio 2010
Infarto : MICRO-IMPALCATURE DI STAMINALI RIPARANO DANNI INFARTO
Proteggere il cuore danneggiato dall'infarto con una impalcatura di cellule staminali. E' quanto stanno tentando di fare i ricercatori dell'Universita' di Friburgo, in Germania, che hanno sviluppato una terapia biotech per curare i tessuti ''feriti'' da un attacco cardiaco. L'esperimento, guidato da Matthias Siepe, e' stato condotto su 5 gruppi di dieci topolini, nei cui vasi sanguigni sono stati introdotte delle micro-strutture plastiche rivestite di staminali che stimolano la produzione di citochine. Le citochine sono proteine che facilitano la comunicazione fra le cellule. Lo studio, presentato durante il congresso dell'American Heart Association, ha verificato un miglioramento della pressione sanguigna nei topi trattati con la tecnica rispetto al gruppo di controllo.
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giovedì 22 luglio 2010
TUMORE AL SENO: FARMACI 'INTELLIGENTI' CONTRO STAMINALI NEOPLASTICHE
Individuate sostanze in grado di inibire la proliferazione delle cellule staminali tumorali della mammella arrestando la crescita del tumore: la scoperta e' stata effettuata dai ricercatori dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma in collaborazione con ricercatori dell'Universita' Magna Graecia di Catanzaro. Lo studio, pubblicato su Cell Cycle, sottolinea anche l'''intelligenza'' dei principi attivi realizzati, in grado di ''colpire'' le cellule tumorali lasciando intatto il tessuto sano circostante.
''Le cellule staminali tumorali sono cosi' chiamate perche' somigliano alle staminali somatiche in quanto hanno la capacita' di rigenerarsi - spiegano i ricercatori dell'Istituto Regina Elena coinvolti nello studio -.
Tuttavia, mentre le cellule staminali somatiche servono a ricostituire i tessuti durante tutta la vita di un individuo, le cellule staminali tumorali riformano il tumore''. Le staminali tumorali sono considerate le responsabili delle recidive del cancro, e sono resistenti a chemioterapia e radioterapia. I ricercatori hanno testato piu' di 200 composti, naturali e sintetici, con l'obiettivo di identificare dei principi attivi capaci di inibire in modo specifico la proliferazione delle staminali tumorali. Gli studiosi hanno condotto lo studio in due fasi, spiega Mario Cioce dell'Istituto Regina Elena: ''In un primo screening siamo andati a cercare la specificita' di azione di questi composti sul tessuto tumorale, mentre nel secondo siamo andati a cercare sostanze che non danneggiassero anche le cellule sane''.
''Le cellule staminali tumorali sono cosi' chiamate perche' somigliano alle staminali somatiche in quanto hanno la capacita' di rigenerarsi - spiegano i ricercatori dell'Istituto Regina Elena coinvolti nello studio -.
Tuttavia, mentre le cellule staminali somatiche servono a ricostituire i tessuti durante tutta la vita di un individuo, le cellule staminali tumorali riformano il tumore''. Le staminali tumorali sono considerate le responsabili delle recidive del cancro, e sono resistenti a chemioterapia e radioterapia. I ricercatori hanno testato piu' di 200 composti, naturali e sintetici, con l'obiettivo di identificare dei principi attivi capaci di inibire in modo specifico la proliferazione delle staminali tumorali. Gli studiosi hanno condotto lo studio in due fasi, spiega Mario Cioce dell'Istituto Regina Elena: ''In un primo screening siamo andati a cercare la specificita' di azione di questi composti sul tessuto tumorale, mentre nel secondo siamo andati a cercare sostanze che non danneggiassero anche le cellule sane''.
martedì 20 luglio 2010
sangue : CREATO SANGUE ARTIFICIALE
Prodotto sangue artificiale da cordoni ombelicali umani: la notizia arriva dai ricercatori della societa' Arteriocyte che avrebbero inviato i primi campioni di gruppo 0 negativo alla Food and Drug Administration per la valutazione e la verifica di sicurezza.
Il progetto e' stato finanziato dal Pentagono con 1,95 milioni di dollari nel 2008 per curare i militari feriti in zone di guerra. Secondo i ricercatori le cellule del sangue riprodotto sarebbero funzionalmente indistinguibili dalle cellule del sangue umano, e potrebbero quindi risolvere il problema della carenza di donatori di sangue nelle zone di guerra e della difficolta' di trasporto del sangue in aree inaccessibili.
Il sangue e' stato prodotto da cellule staminali emopoietiche prelevate da cordoni ombelicali umani che, inserite in un'apparecchiatura che simula le funzioni del midollo osseo, si trasformano in grandi quantita' di globuli rossi. Utilizzando questo processo le cellule di un solo cordone ombelicale sono in grado di produrre circa 20 unita' di sangue, quantitativo sufficiente per effettuare piu' di tre trasfusioni. La sperimentazione del sangue, che secondo i ricercatori potrebbe essere usato anche negli ospedali civili, dovrebbe iniziare nel 2013, ma per uso militare potrebbe essere disponibile entro cinque anni.
Il progetto e' stato finanziato dal Pentagono con 1,95 milioni di dollari nel 2008 per curare i militari feriti in zone di guerra. Secondo i ricercatori le cellule del sangue riprodotto sarebbero funzionalmente indistinguibili dalle cellule del sangue umano, e potrebbero quindi risolvere il problema della carenza di donatori di sangue nelle zone di guerra e della difficolta' di trasporto del sangue in aree inaccessibili.
Il sangue e' stato prodotto da cellule staminali emopoietiche prelevate da cordoni ombelicali umani che, inserite in un'apparecchiatura che simula le funzioni del midollo osseo, si trasformano in grandi quantita' di globuli rossi. Utilizzando questo processo le cellule di un solo cordone ombelicale sono in grado di produrre circa 20 unita' di sangue, quantitativo sufficiente per effettuare piu' di tre trasfusioni. La sperimentazione del sangue, che secondo i ricercatori potrebbe essere usato anche negli ospedali civili, dovrebbe iniziare nel 2013, ma per uso militare potrebbe essere disponibile entro cinque anni.
martedì 8 giugno 2010
cordone ombelicale : In Italia donare il cordone ombelicale è un passo ancora incerto. Ecco come dove e perché farlo
Donare il cordone ombelicale o conservarlo per se stessi? Sono sempre di più i genitori che Italia decidono di non negare ai propri figli un'opportunità terapeutica teoricamente realizzabile per la scienza, ma ancora molto controversa. Per informare sul dove, come e perché farlo la seconda puntata del Vanguard Italia, in onda mercoledì 9 giugno alle ore 21.10 sul canale 130 Sky, segue l'iter autologo e allogenico di due cordoni ombelicali, dalla sala parto alla crioconservazione.
I DUE RACCONTI - Le telecamere di Current filmano, in due ospedali romani, la storia di Martina che nascendo dona le sue cellule cordonali per salvare una vita, chissà. E quella di Eleonora che, sicuramente non ne avrà mai bisogno ma, per sicurezza conserva il prelievo del sangue placentare in una banca staminale di San Marino. L’Italia, infatti, vieta la conservazione autologa. Per legge il cordone è considerato un bene pubblico e come tale va trattato secondo principi etici e scientifici. Chi vuole conservarlo per sé, può informarsi prevalentemente online, contattare centri specialiazzati all'estero e pagare fino a 3mila euro per ricevere via posta il kit per il prelievo e la conservazione del sangue cordonale; chi sceglie l'allogenica, invece, viene sottoposto a una visita d'idoneità, segue un iter burocraticamente complesso ma gratuito e tutto avviene in Italia. La conservazione allogenica è supportata da oltre 20 anni di attività trapiantologica. Ad oggi invece non ci sono evidenze scientifiche a supporto della conservazione autologa. Esistono tra l'altro malattie che non possono essere curate con le cellule staminali proprie.
I DUE PARERI - N'è convinta il Sottosegratario al Ministero della Salute, Eugenia Roccella che intervistata da Current dice: «Conservare per sè è del tutto inutile. E' una truffa. Scientificamente non esiste nemmeno un caso di cordone ombelicale utilizzato per sè. Quando se n'è presentata l'opportunità i trapiantologi hanno preferito rivolgersi alle biobanche per chiedere cellule staminali altrui». Di parere opposto l'Amministratore delegato del Bioscience Institute di San Marino, Giuseppe Mucci che ai ricercatori convinti che la conservazione autologa sia un business e non una certezza scientifica risponde così: «Io dico di andarsi a leggere la Gazzetta Ufficiale del dicembre 2009 che elenca le patologie per le quali il sistema sanitario nazionale prevede a proprie spese la conservazione autologa. Vuol dire che esiste una sostenibilità sul piano scientifico e clinico».
L'AUMENTO DELLE RICHIESTE - Il reportage Vanguard gira l'Italia per ascoltare medici, esperti e protagonisti di una questione ancora molto dibattuta dal punto di vista scientifico eppure in decisa crescita. Basti pensare che le richieste di donazione o conservazione del cordone sono aumentate secondo questi trend: 6 mila nel 2007, oltre 12mila nel 2008, 18mila lo scorso anno. Infine, Maria Screnci responsabile dell'unità di crioconservazione del Policlinico Umberto I di Roma spiega al pubblico di Current come avviene clinicamente la donazione del cordone ombelicale: «Il cordone viene reciso e il bambino affidato alle prime cure del neonatologo. Intanto si procede con il prelievo del sangue cordonale che defluisce per gravità in una sacca creata ad hoc. E' veloce e indolore - assicura il medico - non è rischioso per la mamma né per il bambino e non modifica le dinamiche di sala parto».
fonte: corriere.it
I DUE RACCONTI - Le telecamere di Current filmano, in due ospedali romani, la storia di Martina che nascendo dona le sue cellule cordonali per salvare una vita, chissà. E quella di Eleonora che, sicuramente non ne avrà mai bisogno ma, per sicurezza conserva il prelievo del sangue placentare in una banca staminale di San Marino. L’Italia, infatti, vieta la conservazione autologa. Per legge il cordone è considerato un bene pubblico e come tale va trattato secondo principi etici e scientifici. Chi vuole conservarlo per sé, può informarsi prevalentemente online, contattare centri specialiazzati all'estero e pagare fino a 3mila euro per ricevere via posta il kit per il prelievo e la conservazione del sangue cordonale; chi sceglie l'allogenica, invece, viene sottoposto a una visita d'idoneità, segue un iter burocraticamente complesso ma gratuito e tutto avviene in Italia. La conservazione allogenica è supportata da oltre 20 anni di attività trapiantologica. Ad oggi invece non ci sono evidenze scientifiche a supporto della conservazione autologa. Esistono tra l'altro malattie che non possono essere curate con le cellule staminali proprie.
I DUE PARERI - N'è convinta il Sottosegratario al Ministero della Salute, Eugenia Roccella che intervistata da Current dice: «Conservare per sè è del tutto inutile. E' una truffa. Scientificamente non esiste nemmeno un caso di cordone ombelicale utilizzato per sè. Quando se n'è presentata l'opportunità i trapiantologi hanno preferito rivolgersi alle biobanche per chiedere cellule staminali altrui». Di parere opposto l'Amministratore delegato del Bioscience Institute di San Marino, Giuseppe Mucci che ai ricercatori convinti che la conservazione autologa sia un business e non una certezza scientifica risponde così: «Io dico di andarsi a leggere la Gazzetta Ufficiale del dicembre 2009 che elenca le patologie per le quali il sistema sanitario nazionale prevede a proprie spese la conservazione autologa. Vuol dire che esiste una sostenibilità sul piano scientifico e clinico».
L'AUMENTO DELLE RICHIESTE - Il reportage Vanguard gira l'Italia per ascoltare medici, esperti e protagonisti di una questione ancora molto dibattuta dal punto di vista scientifico eppure in decisa crescita. Basti pensare che le richieste di donazione o conservazione del cordone sono aumentate secondo questi trend: 6 mila nel 2007, oltre 12mila nel 2008, 18mila lo scorso anno. Infine, Maria Screnci responsabile dell'unità di crioconservazione del Policlinico Umberto I di Roma spiega al pubblico di Current come avviene clinicamente la donazione del cordone ombelicale: «Il cordone viene reciso e il bambino affidato alle prime cure del neonatologo. Intanto si procede con il prelievo del sangue cordonale che defluisce per gravità in una sacca creata ad hoc. E' veloce e indolore - assicura il medico - non è rischioso per la mamma né per il bambino e non modifica le dinamiche di sala parto».
fonte: corriere.it
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giovedì 27 maggio 2010
INFARTO : STAMINALI ESTRATTE DA 'FRAMMENTI' DI VENA CURANO DANNI INFARTO
Hanno isolato cellule staminali da frammenti di vene ''avanzate'' da interventi chirurgici di bypass e sono riusciti, per ora solo nei topi, a far ricrescere vasi sanguigni danneggiati dall'infarto. E' coordinato dall'italiano Paolo Madeddu, dell'Universita' di Bristol, lo studio pubblicato su Circulation che potrebbe permettere l'uso di staminali adulte per rigenerare i tessuti cardiaci. ''Questa e' la prima volta che qualcuno e' stato in grado di estrarre staminali da sezioni di vena avanzate da operazioni di bypass cardiaco'', afferma Madeddu. Durante gli interventi di bypass, i chirurghi prelevano infatti parti di vene dalla gamba, necessarie ad 'aggirare' un vaso sanguigno ostruito che ostacola l'afflusso di sangue e ossigeno al cuore, piu' lunghe di quelle necessarie. Da queste sezioni, il team di Madeddu ha estratto staminali iniettate con successo su topi con danni cardiovascolari.
lunedì 10 maggio 2010
SCLEROSI MULTIPLA : PUBBLICATE LINEE GUIDA TERAPIE CON STAMINALI
Un documento internazionale per far chiarezza sull'uso delle staminali come terapia futura contro la Sclerosi Multipla. L'ha pubblicato oggi la rivista scientifica Nature Reviews Neurology, a firma, tra gli altri, di uno scienziato italiano, Gianvito Martino, dell'Istituto Scientifico San Raffaele di Milano in Italia, membro del Comitato Scientifico della FISM (Fondazione Italiana Sclerosi Multipla). Le linee guida fanno il punto sul trapianto di cellule staminali, chiariscono le regole per l'accesso dei pazienti agli studi clinici e soprattutto mettono in guardia dai rischi legati ai centri che pubblicizzano false terapie con staminali.
''A questo stadio della ricerca non si deve dichiarare che le cellule staminali sono una cura magica per la Sclerosi Multipla - sottolinea Martino -. E', comunque, probabile che un giorno svolgeranno un ruolo importante nel trattamento della malattia''. Tra i ''paletti'' indicati dal pool di esperti internazionali, coordinati, oltre che da Martino, da Robin Franklin dell'Universita' di Cambridge in Inghilterra, indicazioni sono riservate ai metodi di somministrazione delle terapie e alle garanzie che i futuri studi clinici dovranno avere sulla sicurezza delle cure.
''A questo stadio della ricerca non si deve dichiarare che le cellule staminali sono una cura magica per la Sclerosi Multipla - sottolinea Martino -. E', comunque, probabile che un giorno svolgeranno un ruolo importante nel trattamento della malattia''. Tra i ''paletti'' indicati dal pool di esperti internazionali, coordinati, oltre che da Martino, da Robin Franklin dell'Universita' di Cambridge in Inghilterra, indicazioni sono riservate ai metodi di somministrazione delle terapie e alle garanzie che i futuri studi clinici dovranno avere sulla sicurezza delle cure.
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lunedì 22 marzo 2010
CELLULE STAMINALI ANZIANE RINGIOVANISCONO
Come tutte le altre cellule anche quelle staminali, invecchiando, perdono le loro funzioni.
All'Howard Hughes Medical Institute (Mariland, Stati Uniti) alcuni scienziati sono pero' riusciti a rendere reversibile questo processo di decadimento: dello studio, pubblicato online su Nature a firma di Amy J. Wagers, principale autrice della ricerca, da' notizia Biotech.com, la newsletter di Assobiotec (Associazione italiana per lo sviluppo delle biotecnologie).
I ricercatori hanno osservato che nel topo anziano l'esposizione prolungata al sangue di topi giovani determina il ringiovanimento del comportamento delle cellule staminali del midollo osseo. Anche se non sono stati ancora isolati i fattori che determinano l'innescarsi di questo meccanismo, la ricerca mostra l'esistenza di questa possibilita' e apre la strada, in futuro, all'individuazione del metodo per rendere potenzialmente ''immortali'' le cellule staminali, e, di conseguenza, aumentare la resistenza degli esseri umani alla malattia e al decadimento dovuto all'invecchiamento. Il processo coinvolge gli osteoblasti, responsabili della formazione della matrice ossea, e il fattore di crescita IGF-1. Sembra infatti che la rimozione dell'ormone IGF-1 da colture di osteoblasti sia la chiave del ringiovanimento di tali cellule, e delle ematopoietiche prodotte
All'Howard Hughes Medical Institute (Mariland, Stati Uniti) alcuni scienziati sono pero' riusciti a rendere reversibile questo processo di decadimento: dello studio, pubblicato online su Nature a firma di Amy J. Wagers, principale autrice della ricerca, da' notizia Biotech.com, la newsletter di Assobiotec (Associazione italiana per lo sviluppo delle biotecnologie).
I ricercatori hanno osservato che nel topo anziano l'esposizione prolungata al sangue di topi giovani determina il ringiovanimento del comportamento delle cellule staminali del midollo osseo. Anche se non sono stati ancora isolati i fattori che determinano l'innescarsi di questo meccanismo, la ricerca mostra l'esistenza di questa possibilita' e apre la strada, in futuro, all'individuazione del metodo per rendere potenzialmente ''immortali'' le cellule staminali, e, di conseguenza, aumentare la resistenza degli esseri umani alla malattia e al decadimento dovuto all'invecchiamento. Il processo coinvolge gli osteoblasti, responsabili della formazione della matrice ossea, e il fattore di crescita IGF-1. Sembra infatti che la rimozione dell'ormone IGF-1 da colture di osteoblasti sia la chiave del ringiovanimento di tali cellule, e delle ematopoietiche prodotte
lunedì 18 gennaio 2010
VITAMINA : CHIAVE PER LA CRESCITA DELLE CELLULE STAMINALI
Il processo di riprogrammazione delle cellule adulte in staminali potrebbe compiere un grande passo avanti grazie all'intervento della vitamina C, secondo quanto emerge dallo studio pubblicato su Cell Stem Cell dai ricercatori della Chinese Academy of Sciences di Guangzhou, in Cina.
Nel corso della ricerca, condotta su un gruppo di topi e su cellule umane, gli esperti cinesi hanno scoperto che la vitamina C sarebbe in grado di facilitare la generazione di cellule staminali da normali cellule adulte, grazie alla sua capacita' di ridurre l'invecchiamento cellulare e incentivare i cambiamenti di espressione genica, rendendo piu' efficiente la transizione in staminali pluripotenti.
''Il nostro studio - spiega Duanqing Pei, ricercatore della Chinese Academy of Sciences - evidenzia la possibilita' di migliorare la generazione di cellule staminali pluripotenti indotte grazie all'utilizzo della vitamina C e alla sua capacita' di invertire il processo di invecchiamento cellulare''.
Nel corso della ricerca, condotta su un gruppo di topi e su cellule umane, gli esperti cinesi hanno scoperto che la vitamina C sarebbe in grado di facilitare la generazione di cellule staminali da normali cellule adulte, grazie alla sua capacita' di ridurre l'invecchiamento cellulare e incentivare i cambiamenti di espressione genica, rendendo piu' efficiente la transizione in staminali pluripotenti.
''Il nostro studio - spiega Duanqing Pei, ricercatore della Chinese Academy of Sciences - evidenzia la possibilita' di migliorare la generazione di cellule staminali pluripotenti indotte grazie all'utilizzo della vitamina C e alla sua capacita' di invertire il processo di invecchiamento cellulare''.
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martedì 29 dicembre 2009
INVECCHIAMENTO: PELLE DALLA MELA STAMINALI 'VEGETALI' ANTI-INVECCHIAMENTO
E' svizzera la mela capace di invertire il processo di invecchiamento della pelle, secondo quanto emerge dallo studio pubblicato sul Journal of Applied Sciences.
La mela della varieta' Spatlauber Uttwiler, risalente al 18esimo secolo, conterrebbe infatti un principio attivo che, secondo Daniel Schmid, autore della scoperta, sarebbe in grado di frenare l'invecchiamento delle cellule epidermiche, aumentare la durata della vita cellulare e attivare la ricrescita dei capelli in chi e' predisposto alla calvizie.
''L'estratto di mela Uttwiler potrebbe determinare una reale azione anti-age'' afferma Schmid, secondo cui una lozione per la pelle che ne contenesse le cellule staminali vegetali - che a loro volta interagirebbero con quelle epidermiche umane - potrebbe eliminare le rughe del viso e ringiovanire la pelle.
La mela della varieta' Spatlauber Uttwiler, risalente al 18esimo secolo, conterrebbe infatti un principio attivo che, secondo Daniel Schmid, autore della scoperta, sarebbe in grado di frenare l'invecchiamento delle cellule epidermiche, aumentare la durata della vita cellulare e attivare la ricrescita dei capelli in chi e' predisposto alla calvizie.
''L'estratto di mela Uttwiler potrebbe determinare una reale azione anti-age'' afferma Schmid, secondo cui una lozione per la pelle che ne contenesse le cellule staminali vegetali - che a loro volta interagirebbero con quelle epidermiche umane - potrebbe eliminare le rughe del viso e ringiovanire la pelle.
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domenica 15 novembre 2009
cellule staminali: NUOVA PROCEDURA 200 VOLTE PIU' EFFICACE
Staminali ''etiche'' ottenute riprogrammando cellule staminali di tessuti adulti: un gruppo di ricercatori statunitensi guidati da Ding Sheng, docente nel Dipartimento di chimica dello Scripps Research Institute in California, ha trovato il modo per raddoppiare la velocita' di produzione finora utilizzata e aumentare fino a 200 volte il quantitativo di staminali prodotte. Lo studio, eseguito finora sulle cellule staminali della pelle, e' stato pubblicato sulla rivista Nature Methods. L'obiettivo della ricerca, spiegano gli studiosi che l'hanno condotta, e' ottenere staminali pluripotenti - cioe' quelle in grado di differenziarsi in tutti i tessuti umani embrionali - senza far ricorso agli embrioni. Il risultato e' stato raggiunto inserendo nelle cellule attraverso dei virus quattro geni in grado di attivare e disattivare altri geni, che a loro volta hanno causato la riprogrammazione delle staminali adulte.
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sabato 17 ottobre 2009
cellule staminali pluripotenti: Il grasso umano rimosso durante le liposuzioni e' fonte di cellule staminali
Il grasso umano rimosso durante le liposuzioni e' fonte di cellule staminali pluripotenti: e' quanto emerge da un recente studio condotto dai ricercatori della Stanford University (California, Stati Uniti) e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, secondo il quale le cellule adipose rimosse durante le liposuzioni sono ''oro liquido'' perche' possono essere facilmente convertite in cellule staminali. Secondo gli studiosi, in particolare alcune delle cellule del grasso possono iniziare il processo di riprogrammazione in cellule staminali immediatamente, senza la necessita' di passare prima attraverso il laboratorio: ''I fibroblasti o cellule della pelle, su cui ultimamente sono stati condotti diversi studi, devono essere coltivati in laboratorio per tre settimane o piu' prima di poter essere riprogrammati in cellule staminali - spiega Joseph Wu, che ha condotto lo studio -. Le cellule dal grasso, invece, sono immediatamente pronte per la riprogrammazione''. Gli scienziati hanno gia' sviluppato tecniche per attivare i diversi tipi di cellule in cellule staminali pluripotenti indotte (IPS), in grado a loro volta di differenziarsi in tutti i tipi di tessuti embrionali. In precedenza le cellule adipose sono state utilizzate per invertire i sintomi della sclerosi multipla in giovani pazienti.
mercoledì 14 ottobre 2009
CELLULE STAMINALI: STAMINALI ADULTE RIPARANO CUORE

Rimediare ai danni di un infarto con le cellule staminali. Per la prima volta i ricercatori della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota, Usa) hanno dimostrato l'efficacia terapeutica di cellule adulte pluripotenti indotte.
Si tratta di cellule prelevate da tessuti umani, manipolate in modo da poter generare qualsiasi altro materiale organico e quindi anche le cellule necessarie per riparare le pareti di vasi e cuori danneggiati dall'infarto.
Nello studio apparso su Circulation i ricercatori del centro americano sono riusciti a verificare in laboratorio la possibilita' di auto-trapianti di staminali a partire dalle cellule del tessuto connettivo, i fibroblasti, dello stesso paziente. Riducendo cosi' il rischio di rigetto e il ricorso ai farmaci immunosoppressori. Una metodica finora sperimentata solo per altre tre patologie, Parkinson, anemia falciforme ed emofilia, ma mai nelle malattie coronariche.
''Attraverso questi processi di riprogrammazione dovremmo essere in grado di invertire il destino delle cellule adulte - spiega Andre Terzic, che ha coordinato la ricerca - e di personalizzare le richieste della medicina rigenerativa''.
martedì 13 ottobre 2009
DIABETE: DIABETE TIPO 1, DALLA PELLE UMANA STAMINALI PER NUOVA CURA
Ricercatori dell'Harvard Stem Cell Institute di Boston (Usa) sono riusciti per la prima volta a creare cellule capaci di produrre insulina a partire da staminali prelevate dalla pelle di pazienti affetti da diabete di tipo 1.Lo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, ha utilizzato cellule somatiche di due pazienti diabetici riconvertite in staminali pluripotenti. A partire da questo stadio i genetisti guidati da Douglas Melton, direttore dell'Istituto americano, hanno ''coltivato'' in vitro cellule beta, le cellule del pancreas incaricate di produrre insulina. Nel diabete di tipo 1 la scorretta produzione cellulare di insulina impedisce il controllo dei livelli di glucosio nel sangue, causa di concentrazioni di zucchero dannose per i reni e il cuore. Il passaggio successivo sara' la sperimentazione sull'uomo.
''Abbiamo molteplici modelli clinici di studio per il diabete di tipo 1 - spiega Melton - ma ora per la prima volta abbiamo la possibilita' di capire come gli essere umani sviluppano la malattia''.
''Abbiamo molteplici modelli clinici di studio per il diabete di tipo 1 - spiega Melton - ma ora per la prima volta abbiamo la possibilita' di capire come gli essere umani sviluppano la malattia''.
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domenica 11 ottobre 2009
cancro al colon: DALLE STAMINALI VACCINO CONTRO IL CANCRO AL COLON
Contro il cancro al colon una speranza potrebbe arrivare dalle cellule staminali: ad affermarlo e' un gruppo di scienziati statunitensi e cinesi guidati dagli immunologi Liu Bei e Zihai Li in uno studio pubblicato su Stem Cells, secondo cui le staminali sarebbero in grado di fornire un vaccino contro l'insorgere della neoplasia.
La scoperta si basa sulla teoria - gia' nota nel mondo animale - che l'immunizzazione basata su materiali embrionali puo' generare risposte anti-tumorali. Tuttavia, questa teoria non e' mai stata avanzata al di la' della ricerca animale: la scoperta - prima nel suo genere - che le cellule staminali umane sono in grado di immunizzare l'organismo contro il cancro al colon risulta dunque nuova e inaspettata.
''Il cancro e le cellule staminali condividono molte caratteristiche molecolari e biologiche - spiega Zihai Li -.
Introducendo cellule staminali nell'organismo attraverso il vaccino siamo in grado di 'scioccare' il sistema immunitario, facendogli credere che le cellule tumorali siano presenti. In questo modo il sistema immunitario avvia quindi un programma di lotta contro il tumore stesso, rendendo l'organismo immune dalla neoplasia''.
La scoperta si basa sulla teoria - gia' nota nel mondo animale - che l'immunizzazione basata su materiali embrionali puo' generare risposte anti-tumorali. Tuttavia, questa teoria non e' mai stata avanzata al di la' della ricerca animale: la scoperta - prima nel suo genere - che le cellule staminali umane sono in grado di immunizzare l'organismo contro il cancro al colon risulta dunque nuova e inaspettata.
''Il cancro e le cellule staminali condividono molte caratteristiche molecolari e biologiche - spiega Zihai Li -.
Introducendo cellule staminali nell'organismo attraverso il vaccino siamo in grado di 'scioccare' il sistema immunitario, facendogli credere che le cellule tumorali siano presenti. In questo modo il sistema immunitario avvia quindi un programma di lotta contro il tumore stesso, rendendo l'organismo immune dalla neoplasia''.
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venerdì 18 settembre 2009
cuore : è possibile rigenerare il tessuto cardiaco grazie all'NRG1

Invertire i danni al cuore causati da difetti congeniti o da attacchi cardiaci. Uno studio, pubblicato su Cell e condotto dai ricercatori del Children's Hospital di Boston, indica nel fattore di crescita, neuregulin1 (NRG1), la possibile via per la rivitalizzazione del tessuto necrotizzato e anche per il recupero della sua funzionalita' cardiaca.
Dopo la nascita i cardiomiociti, ovvero le cellule del muscolo cardiaco, smettono di dividersi e di moltiplicarsi; una volta danneggiato, dunque, il tessuto del cuore non si riforma. Dalla scoperta emerge che la rigenerazione e' possibile, e per di piu' senza necessita' di utilizzare le cellule staminali. Grazie all'NRG1, Bernhard Kuhn e Kevin Bersell sono stati in grado di riavviare il ciclo cellulare stimolando le stesse cellule a creare copie di se stesse: ''Anche se molte teorie si sono concentrate sull'utilizzo delle cellule staminali, il nostro lavoro - spiega Kuhn - suggerisce che le staminali non sono necessarie e che la stimolazione differenziata delle cellule del muscolo cardiaco puo' essere una valida alternativa''.
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giovedì 20 agosto 2009
fonte di eterna giovinezza: le cellule staminali

Una proteina le rende capaci di svilupparsi in ogni direzione
Scoperta la 'fonte di eterna giovinezza' delle cellule staminali: e' una proteina che permette alle cellule bambine di restare pluripotenti. La ricerca e' stata condotta in Gran Bretagna, presso l'universita' di Cambridge. La scoperta ha ricostruito il passo cruciale nella catena di eventi che da' alle staminali la capacita' di svilupparsi in ogni direzione, diventando cellule di pelle, cervello, ossa o polmoni. E' un passo in piu' verso la possibilita' di future terapie basate sulle staminali.
fonte: ansa
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denti che ricrescono : per sostituire i denti perduti si useranno le cellule staminali
Dentiere e protesi addio. Ceramica e piombo non serviranno piu': per sostituire i denti perduti si useranno le cellule staminali. La promessa arriva dal Giappone, dove un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Tokyo, secondo quanto riferisce il quotidiano britannico Daily Telegraph, ha messo a punto una tecnica in gradi di trasformare pochi frammenti di cellule in un molare o in un canino nuovi di zecca.
Il ''trapianto'' di staminali, gia' in fase avanzata per altri tessuti ossei, e' stato sperimentato con successo sui topi. Gli ormoni hanno reagito efficacemente, stimolando la ricrescita naturale dei denti mancanti.''Questo studio ha validato una tecnica che potrebbe portare allo sviluppo di trapianti di organi bioingegnerizzati, in grado di ricrescere ed essere completamente funzionali'', ha detto Takashi Tsuji, che ha guidato lo studio pubblicato sulla rivista Pnas.
Il ''trapianto'' di staminali, gia' in fase avanzata per altri tessuti ossei, e' stato sperimentato con successo sui topi. Gli ormoni hanno reagito efficacemente, stimolando la ricrescita naturale dei denti mancanti.''Questo studio ha validato una tecnica che potrebbe portare allo sviluppo di trapianti di organi bioingegnerizzati, in grado di ricrescere ed essere completamente funzionali'', ha detto Takashi Tsuji, che ha guidato lo studio pubblicato sulla rivista Pnas.
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