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martedì 13 novembre 2012

Sclerosi multipla, si può guarire davvero?

Dopo le dichiarazioni della Mantovani sulla sua presunta guarigione grazie al metodo Zamboni, i necessari chiarimenti

 «A sei mesi dall'operazione mi ritengo guarita dalla sclerosi multipla». Nicoletta Mantovani, vedova di Luciano Pavarotti e malata da tempo, lo ha dichiarato qualche giorno fa in un'intervista al settimanale Gente e da allora il tam tam fra i pazienti è cresciuto a dismisura: tutti, di nuovo, si chiedono se la soluzione per questa malattia sia davvero risolvere l'insufficienza venosa cerebrospinale cronica (CCSVI) come hanno suggerito gli studi di Paolo Zamboni, chirurgo vascolare dell'Università di Ferrara.

CCSVI - Il chirurgo, ormai una decina di anni fa, ha osservato che i malati di sclerosi multipla avrebbero più spesso dei sani restringimenti od occlusioni delle vene che drenano il sangue dal cervello (azygos e giugulari) e che ciò contribuirebbe alla patologia. Da qui la proposta di risolvere il problema con un intervento di "liberazione" delle vene interessate, proprio quello a cui si è sottoposta Nicoletta Mantovani. Nel mondo scientifico, però, ancora si discute (animatamente) sull'esistenza o meno di una correlazione fra CCSVI e sclerosi multipla: stando ai dati della ricerca italiana COSMO, il più ampio studio osservazionale e multicentrico con lettura degli esami dei pazienti in doppio cieco sinora effettuato, «il 97 per cento dei pazienti con sclerosi multipla non ha la CCSVI - spiega Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, che ha finanziato la ricerca con 1,5 milioni di euro -. Nel rimanente 3 per cento dei pazienti la CCSVI si riscontra in percentuali del tutto analoghe a quelle rilevate nei pazienti con altre malattie neurologiche e persino nelle persone sane arruolate come controlli: non sono state evidenziate differenze né per le diverse forme di sclerosi multipla, né per fattori di rischio come l'età o il sesso». Zamboni tuttavia ha criticato i risultati dello studio COSMO, ritenendo che vi fossero "pecche" nel metodo e prosegue con le sue indagini attraverso lo studio "Brave Dreams", con il quale intende valutare la presenza della CCSVI nei pazienti utilizzando ecodoppler e flebografia e soprattutto capire se l'intervento di liberazione abbia o meno effetti positivi.

GUARIGIONE - Perché il problema è tutto qui: se da un lato il chirurgo ferrarese, pur convinto della bontà della sua teoria, ha sempre richiamato alla necessità di sottoporsi alla procedura di liberazione solo nell'ambito delle sperimentazioni (di fatto l'intervento è da ritenersi tuttora sperimentale), dall'altro sull'onda delle speranze dei pazienti è fiorito un numero non irrilevante di strutture dove ci si può operare. E usare la parola "guarigione" come si è fatto in questi giorni può spingere tanti a provare. Ma allora, dalla sclerosi multipla si può guarire o no? «La cura risolutiva per la sclerosi multipla, in qualsiasi sua forma, ancora non esiste – risponde Battaglia –. Si tratta di una malattia multifattoriale complessa, da affrontare a 360 gradi perché ogni forma di sclerosi multipla è un caso a sé, con un decorso differente da persona a persona. Ve ne sono quattro tipi (a ricadute e remissioni, secondariamente progressiva, primariamente progressiva e progressiva con ricadute) a cui si aggiunge una quinta, la sclerosi multipla benigna, che non peggiora nel tempo ed esordisce in genere con uno, due episodi acuti che non lasciano disabilità. Questa forma, che secondo alcune stime riguarda il 20-30 per cento dei pazienti con diagnosi clinica, può essere individuata anche quando è presente una minima disabilità per 15 anni dalla data di esordio: pure in questo caso tuttavia non si può parlare di guarigione. E bisogna ricordare che le forme a ricadute e remissioni possono avere lunghi intervalli, perfino oltre i dieci anni, tra un attacco e il successivo».

INTERVENTO - Se di guarigione quindi non si può mai parlare, restano pure i dubbi connessi alla procedura di liberazione: oltre a essere sperimentale non è esente da rischi. Poco tempo fa due pazienti hanno intentato una causa legale nei confronti di medici dell'Università di Stanford, negli Stati Uniti, perché danneggiati dall'inserimento di stent per riaprire le vene con CCSVI e non adeguatamente informati dei rischi che avrebbero corso sottoponendosi all'intervento. E proprio a Stanford dopo il decesso di una paziente le procedure sono state sospese. Lo stesso Zamboni ha sempre richiamato alla cautela, perché usare gli stent non è consigliabile, visto che non ne esistono di davvero adeguati per l'intervento su vene (di solito si usano per l'angioplastica di arterie coronarie). Resta il fatto che tanti continuano ad affollare le liste di attesa per operarsi. «I dati dello studio COSMO dimostrano che la CCSVI non è una patologia legata alla sclerosi multipla: non c’è alcun motivo che possa indurre a curare la CCSVI per curare la sclerosi multipla - ribadisce Battaglia -. Non è una questione di costi sanitari, anche se è discutibile quanto accaduto con l’offerta di interventi a pagamento nel privato; piuttosto è un’azione di tutela nei confronti della persona e della sua salute».


FONTE: http://www.corriere.it/salute/12_novembre_13/sclerosi-multipla-zamboni-guarire_e00153a8-2d7a-11e2-9fd6-1d698914d372.shtml



venerdì 11 febbraio 2011

Sclerosi Multipla: SOLE E VITAMINA D ABBASSANO RISCHIO

Bassi livelli di vitamina D e una scarsa esposizione al sole potrebbero innalzare il rischio di Sclerosi Multipla, malattia autoimmune che aggredisce la guaina dei nervi. Lo studio e' pubblicato su Neurology. I ricercatori dell'Australian National University di Canberra guidati da Robyn Lucas hanno per la prima volta esaminato 216 persone tra i 18 e i 59 anni ''che mostravano i primi sintomi ma ai quali non era stata ancora diagnostica la malattia'', confrontandole con un gruppo di controllo di 395 soggetti sani della stessa eta' e sesso. A ognuno e' stato chiesto di quantificare approssimativamente il tempo trascorso all'aria aperta e al sole, misurando i livelli di melanina presenti nella pelle e i danni cutanei subiti. La quantita' di sole ricevuto nella vita variava tra i 500 e i 6.00 kilojoule al metro quadro. I ricercatori hanno appurato che per ogni dose supplementare di 1.000 kilojoule le diagnosi di Sclerosi Multipla si contraevano del 30%. Stesso discorso per la vitamina D, piu' alti livelli sono associati a probabilita' inferiori di diagnosi, anche se i due fattori, sole e vitamina, spiega Lucask, ''hanno influito indipendentemente sul rischio di un primo evento''.

lunedì 10 maggio 2010

SCLEROSI MULTIPLA : PUBBLICATE LINEE GUIDA TERAPIE CON STAMINALI

Un documento internazionale per far chiarezza sull'uso delle staminali come terapia futura contro la Sclerosi Multipla. L'ha pubblicato oggi la rivista scientifica Nature Reviews Neurology, a firma, tra gli altri, di uno scienziato italiano, Gianvito Martino, dell'Istituto Scientifico San Raffaele di Milano in Italia, membro del Comitato Scientifico della FISM (Fondazione Italiana Sclerosi Multipla). Le linee guida fanno il punto sul trapianto di cellule staminali, chiariscono le regole per l'accesso dei pazienti agli studi clinici e soprattutto mettono in guardia dai rischi legati ai centri che pubblicizzano false terapie con staminali.

''A questo stadio della ricerca non si deve dichiarare che le cellule staminali sono una cura magica per la Sclerosi Multipla - sottolinea Martino -. E', comunque, probabile che un giorno svolgeranno un ruolo importante nel trattamento della malattia''. Tra i ''paletti'' indicati dal pool di esperti internazionali, coordinati, oltre che da Martino, da Robin Franklin dell'Universita' di Cambridge in Inghilterra, indicazioni sono riservate ai metodi di somministrazione delle terapie e alle garanzie che i futuri studi clinici dovranno avere sulla sicurezza delle cure.

giovedì 6 maggio 2010

fumo: FUMARE AUMENTA RISCHIO SCLEROSI MULTIPLA

Il fumo puo' aumentare il rischio di ammalarsi di sclerosi multipla. Lo afferma un nuovo studio pubblicato su Neurology nel quale si ipotizza un legame tra tabagismo e patologia nei soggetti che presentano gia' altri fattori correlati alla malattia. La relazione e' stata studiata in circa 1.300 persone, esaminando la presenza di anticorpi al virus Epstein-Barr (forma comune di herpes, rilevata in piccole percentuali nei pazienti con sclerosi multipla) o del gene HLA-DR15 individuato nel 20% della popolazione in generale e nel 60% di chi e' affetto da SM, malattia che colpisce il sistema neuromuscolare. Mentre nel secondo caso, tra fumatori e non fumatori non e' stata registrata nessuna differenza, nel caso di alto livello di anticorpi anti-herpes l'insorgenza della malattia nei fumatori e' stata doppia. Negli Stati Uniti la sclerosi multipla e' la prima causa di invalidita' neurologica nella popolazione giovanile. La possibilita' di ammalarsi durante la vita media e' di uno a 200 tra le donne e uno a 600 tra gli uomini.

venerdì 5 marzo 2010

FTY720: Sclerosi multipla, ecco un farmaco orale che la 'blocca'

Innovativo nella somministrazione - e' il primo farmaco per la sclerosi multipla a poter essere preso in pasticche, eliminando la necessita' di iniezioni regolari e infusioni endovenose - e' nuovo anche nella posologia: il nuovo medicinale deve infatti essere assunto solo per un periodo di trattamento tra 8 e 10 giorni all'anno.

Significativo passo avanti nella lotta alla sclerosi multipla, grave malattia neurodegenerativa del sistema nervoso centrale che colpisce in tutto il mondo oltre 2,5 milioni di persone e 57mila in Italia: è in arrivo un nuovo farmaco, per la prima volta somministrabile per via orale, che ha dimostrato di ridurre il rischio di progressione della disabilità. L'annuncio in due studi, che vedono anche la partecipazione italiana, pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine.

- ARRIVA NUOVA TERAPIA CHE 'BLOCCA' MALATTIA: I risultati di due studi sul nuovo farmaco (FTY720), innovativa terapia orale messa a punto da Novartis, hanno dimostrato la capacità della molecola di ridurre il rischio di progressione della disabilità, le ricadute e le lesioni cerebrali valutate con la risonanza magnetica. Lo studio TRANSFORMS, della durata di un anno, e che ha coinvolto 1.292 pazienti, ha dimostrato che FTY720 per via orale, nel dosaggio di 0,5 mg, ha ridotto le ricadute del 52% rispetto ad interferone beta-1a per via intramuscolare; con dosaggio da 1,25 mg la riduzione delle ricadute è stata invece del 38%. Lo studio della durata di due anni FREEDOMS, che ha coinvolto 1.272 pazienti, ha invece dimostrato che il farmaco ha ridotto il tasso di ricadute rispetto al placebo del 54%, con il dosaggio di 0,5 mg, e del 60% con il dosaggio di 1,25 mg. I pazienti in trattamento hanno anche presentato un rischio più basso di progressione della disabilità a 3 e 6 mesi, verso placebo, rispettivamente del 30% e del 37% nel corso dei due anni dello studio. In entrambi gli studi il trattamento ha comportato una riduzione statisticamente significativa delle lesioni cerebrali attive valutate con la risonanza magnetica (MRI). I risultati sono stati sottoposti a dicembre 2009 alle Autorità Regolatorie di Usa ed Europa.

- COME AGISCE LA NUOVA MOLECOLA: FTY720 potrebbe essere la prima terapia approvata appartenente ad una nuova classe di farmaci: i cosiddetti modulatori del recettore della sfingosina 1-fosfato (S1P). Questi farmaci riducono l'infiammazione e possono avere un'azione diretta sulle cellule del sistema nervoso centrala. La nuova molecola agisce selettivamente sequestrando alcuni linfociti (un sottogruppo di globuli bianchi) nei linfonodi e riducendone il numero che raggiunge il cervello, dove possono causare una reazione infiammatoria. Il sequestro dei linfociti é reversibile: il numero di linfociti circolanti ritorna infatti ai valori normali quando il trattamento è interrotto.

- ANCHE SUCCESSO DELLA RICERCA ITALIANA: La sperimentazione del nuovo farmaco è una nota di successo anche della ricerca clinica italiana. L'Italia ha infatti partecipato con 22 Centri e l'arruolamento di 250 pazienti allo studio internazionale TRANSFORMS, che ha coinvolto 172 centri di 18 Paesi. Oltre 2,5 milioni di persone in tutto il mondo (57.000 in Italia) sono colpite da questa malattia, che in genere colpisce giovani-adulti fra i 20 e 40 anni. La sclerosi multipla è una malattia autoimmune neurodegenerativa del sistema nervoso centrale e l'85% dei pazienti presenta una forma recidivante-remittente, causa di forti disabilità.

- PER ESPERTI E' GRANDE PASSO AVANTI: "Con una comoda somministrazione giornaliera orale - ha aggiunto - il nuovo farmaco si è dimostrato in grado di ridurre le ricadute e la progressione della disabilità con benefici clinici mantenuti anche nel trattamento a lungo termine", ha affermato Giancarlo Comi, neurologo all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e coordinatore dei centri italiani dello studio TRANSFORMS. Ed i risultati degli studi rappresentano un "importante passo avanti" anche per Jeffrey Cohen, della Cleveland Clinic Mellen Center per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla, Cleveland (USA): "Le attuali terapie per la sclerosi multipla recidivante-remittente - ha commentato - sono infatti somministrate per via iniettiva o per infusione e ciò può influire negativamente sulla tollerabilità e sul proseguimento del trattamento".

venerdì 22 gennaio 2010

SCLEROSI MULTIPLA,: FTY720, NUOVO FARMACO SI ASSUME PER VIA ORALE

Non si inietta. Per la prima volta un farmaco contro la sclerosi multipla si assume per bocca: messo a punto dai ricercatori della Queen Mary University di Londra guidati da Gavin Giovanonni, il nuovo farmaco potrebbe cambiare la vita alle persone che soffrono di questa patologia. Lo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha messo in evidenza che il nuovo medicinale e' in grado di ridurre in maniera significativa la ricaduta e il peggioramento della malattia, e abbassa notevolmente gli effetti collaterali a breve termine associati alle attuali terapie.

Innovativo nella somministrazione - e' il primo farmaco per la sclerosi multipla a poter essere preso in pasticche, eliminando la necessita' di iniezioni regolari e infusioni endovenose - e' nuovo anche nella posologia: il nuovo medicinale deve infatti essere assunto solo per un periodo di trattamento tra 8 e 10 giorni all'anno.

giovedì 7 gennaio 2010

SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA: PIOMBO BLOCCA SVILUPPO SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA

Elevati livelli di piombo, metallo noto per la sua neurotossicita', sono in grado di bloccare la progressione della sclerosi laterale amiotrofica, la malattia nota anche come ''morbo di Lou Gehrig'', dal nome del famoso giocatore di baseball che fu la prima vittima accertata della patologia. A sostenerlo e' uno studio condotto dai ricercatori dell'Instituto Clemente Stabile e dell'Universita' della Repubblica di Montevideo (Uruguay) e dalla Oregon State University (Stati Uniti) e pubblicata sulla rivista Neurobiology of Disease.

I risultati hanno sorpreso i ricercatori, dal momento che il piombo e' un noto fattore di rischio per la SLA. Il paradosso, spiegano gli studiosi, non e' stato ancora pienamente compreso, ma difficilmente il piombo potra' costituire la base per una terapia, dal momento che risulta tossico per il sistema nervoso. Gli scienziati assicurano comunque che il fenomeno puo' portare ad approcci alternativi promettenti per la terapia genica.

sabato 6 giugno 2009

MALATTIE AUTOIMMUNI:halofuginone, DALLE ORTENSIE ARRIVA LA CURA ALLE MALATTIE AUTOIMMUNI


Ortensie contro le malattie autoimmuni: una ricerca americana pubblicata su Science annuncia un nuovo farmaco, derivato dalla pianta gia' nota per le sue proprieta' terapeutiche nella medicina cinese, che puo' costituire un trattamento per questo tipo di patologie senza pero' alterare il corretto funzionamento del sistema immunitario. La sclerosi multipla, il lupus, l'artrite reumatoide e le altre malattie autoimmuni sono infatti difficili da curare perche', visto che si tratta di reazioni immunitarie contro tessuti e organi sani del proprio organismo, e' necessario sopprimere gli anticorpi per arginare gli attacchi infiammatori. Il composto a base di erbe creato dai ricercatori, l'halofuginone, ''potrebbe rivoluzionare il trattamento di un certo tipo di disturbi autoimmuni e infiammatori'', afferma Anjana Rao, principale autrice dello studio.

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