L'aggiunta in dieta di specifiche miscele aminoacidiche, ben al di la' degli effetti sul trofismo muscolare, e' in grado di favorire il recupero dello stato di salute in tutte quelle situazioni caratterizzate da carenza energetica. In questo senso le malattie legate all'invecchiamento sembrano le piu' promettenti.
Nonostante i risultati positivi derivanti da recenti ricerche, emerge pero' che l'utilizzo degli aminoacidi, o di specifiche miscele degli stessi, non sembra ancora avere raggiunto quella diffusione che i dati sperimentali stessi sembrano consigliare a supporto delle tradizionali terapie farmacologiche specifiche per le malattie legate all'invecchiamento.
Di particolare interesse e' la dimostrazione che leucina, isoleucina e valina aumentano la sopravvivenza dei lieviti e i loro livelli plasmatici sembrano correlati a diverse malattie metaboliche, come l'obesita' e il diabete. A questo riguardo, e' stato dimostrato come la leucina riduca il consumo di cibo agendo sui neuroni ipotalamici coinvolti nella regolazione del comportamento alimentare. Inoltre, le miscele arricchite in aminoacidi essenziali, si sono dimostrate in grado di attivare i segnali cellulari coinvolti nel mantenimento della mitocondriogenesi e della funzione ossidativa mitocondriale e, quindi, di aumentare la produzione di energia delle cellule.
Tra gli importanti appuntamenti in calendario a ''Pianeta Nutrizione & Integrazione'' ci sara' un convegno che si propone l'obiettivo di richiamare l'attenzione sui risultati scientificamente ottenuti con l'utilizzo degli aminoacidi per la prevenzione e la cura delle malattie sempre piu' diffuse nelle nostre societa'. Un focus, quindi, su nuovi approcci terapeutici e nutrizionali rivolti alla prevenzione e alla cura delle malattie legate all'invecchiamento dal titolo ''Aminoacidi e micronutrienti: prevenzione e salute'' che avra' luogo precisamente venerdi' 17 maggio 2013 alle ore 14,30, nel corso della tre giorni del IV Forum Multidisciplinare sulla Sana Nutrizione organizzato da Akesios Group e in programma alle Fiere di Parma.
NO AL NUCLEARE ESISTONO LE FONTI RINNOVABILI. AMBIENTE,NATURA,DIFESA DEL PIANETA. SALUTE
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giovedì 4 aprile 2013
giovedì 3 novembre 2011
INVECCHIAMENTO : L'invecchiamento è reversibile, nuova giovinezza per le cellule dei centenari
La scoperta di un'équipe francese. La regressione ottenuta per la prima volta anche in soggetti anziani
PARIGI - La cura di giovinezza per centenari comincia all'Istituto di genomica funzionale dell'Università di Montpellier, dove il dottor Jean-Marc Lemaître e la sua équipe hanno appena dimostrato che l'invecchiamento - cellulare, per adesso - non è un fenomeno irreversibile: gli scienziati francesi sono riusciti a riprogrammare in vitro alcune cellule di età avanzata trasformandole in «staminali pluripotenti indotte», cioè restituendo la capacità di suddividersi e moltiplicarsi a vecchie cellule - donate da uomini di 74, 92, 94, 96 e persino 101 anni - solitamente degradate e vicine alla fine.
Come per ogni scoperta di questo tipo le rituali cautele impongono di ricordare che le prime applicazioni mediche arriveranno - forse - tra 10-15 anni, ma lo studio pubblicato ieri sulla rivista scientifica Genes & Development autorizza in linea di principio i sogni di una giovinezza da riacquistare e protrarre molto a lungo.
Lemaître ha lavorato nella direzione comune a molte squadre di ricercatori di tutto il mondo, che da alcuni anni puntano a rigenerare in laboratorio tessuti o organi umani danneggiati. Esperimenti promettenti sono in corso a partire dalle staminali embrionali, che hanno il potere di differenziarsi in qualsiasi cellula dell'organismo - epatica, cardiaca, cerebrale, ecc. - ma che suscitano grandi problemi etici a causa dell'utilizzo degli embrioni. In Francia, per esempio, l'uso di staminali embrionali è proibito, salvo deroghe speciali.
Nel 2007, il giapponese Shinya Yamakanaka è stato protagonista della prima svolta mettendo a punto - a partire da cellule di donatori adulti - alcune staminali dotate delle stesse capacità di differenziarsi delle embrionali. L'attuale, grande passo in avanti di Lemaître consiste nell'avere creato staminali da cellule di persone non solo adulte, ma addirittura molto anziane. «Ogni cellula normalmente controlla con regolarità lo stato delle proprie funzioni, e quando si accorge che sono ormai degradate smette di dividersi e moltiplicarsi», spiega lo scienziato francese. Questo stadio di senescenza era considerato finora l'ultima tappa dell'invecchiamento prima della morte cellulare, ed era ritenuto irreversibile.
L'équipe di Montpellier invece ha proseguito nella strada indicata dai giapponesi, che erano intervenuti sulle cellule adulte aggiungendo quattro geni. «Dopo molti tentativi abbiamo introdotto altri due geni e quello si è rivelato essere il cocktail vincente - dice Lemaître -. Nel giro di 15 giorni le cellule anziane hanno cominciato a proliferare di nuovo e poi a cambiare forma. Le nuove cellule assomigliavano in tutto e per tutto a quelle originarie, ma senza alcuna traccia di invecchiamento».
Le applicazioni future più evidenti e facili da immaginare sono la cura delle malattie neurologiche come Alzheimer o Parkinson, fino al diabete, l'artrosi e i problemi cardiaci legati all'età avanzata. Per adesso, nessuna équipe al mondo ha ancora provato a reiniettare nel paziente cellule «ripotenziate», e il salto dalla teoria alla pratica è ancora relativamente lontano. La questione sembra però a questo punto solo tecnica: servono molti fondi, esperimenti, sforzi e tempo, è vero, ma la strada è segnata e l'eterno processo nascita-crescita-invecchiamento-morte sembra ormai sovvertibile, con tutte le enormi implicazioni filosofiche e religiose che ne conseguono.
Articolo di : Stefano Montefiori
fonte: http://www.corriere.it/salute/11_novembre_02/una-nuova-giovinezza-per-le-cellule-dei-centenari-stefano-montefiori_c285aece-0525-11e1-bcb9-6319b650d0c8.shtml
PARIGI - La cura di giovinezza per centenari comincia all'Istituto di genomica funzionale dell'Università di Montpellier, dove il dottor Jean-Marc Lemaître e la sua équipe hanno appena dimostrato che l'invecchiamento - cellulare, per adesso - non è un fenomeno irreversibile: gli scienziati francesi sono riusciti a riprogrammare in vitro alcune cellule di età avanzata trasformandole in «staminali pluripotenti indotte», cioè restituendo la capacità di suddividersi e moltiplicarsi a vecchie cellule - donate da uomini di 74, 92, 94, 96 e persino 101 anni - solitamente degradate e vicine alla fine.
Come per ogni scoperta di questo tipo le rituali cautele impongono di ricordare che le prime applicazioni mediche arriveranno - forse - tra 10-15 anni, ma lo studio pubblicato ieri sulla rivista scientifica Genes & Development autorizza in linea di principio i sogni di una giovinezza da riacquistare e protrarre molto a lungo.
Lemaître ha lavorato nella direzione comune a molte squadre di ricercatori di tutto il mondo, che da alcuni anni puntano a rigenerare in laboratorio tessuti o organi umani danneggiati. Esperimenti promettenti sono in corso a partire dalle staminali embrionali, che hanno il potere di differenziarsi in qualsiasi cellula dell'organismo - epatica, cardiaca, cerebrale, ecc. - ma che suscitano grandi problemi etici a causa dell'utilizzo degli embrioni. In Francia, per esempio, l'uso di staminali embrionali è proibito, salvo deroghe speciali.
Nel 2007, il giapponese Shinya Yamakanaka è stato protagonista della prima svolta mettendo a punto - a partire da cellule di donatori adulti - alcune staminali dotate delle stesse capacità di differenziarsi delle embrionali. L'attuale, grande passo in avanti di Lemaître consiste nell'avere creato staminali da cellule di persone non solo adulte, ma addirittura molto anziane. «Ogni cellula normalmente controlla con regolarità lo stato delle proprie funzioni, e quando si accorge che sono ormai degradate smette di dividersi e moltiplicarsi», spiega lo scienziato francese. Questo stadio di senescenza era considerato finora l'ultima tappa dell'invecchiamento prima della morte cellulare, ed era ritenuto irreversibile.
L'équipe di Montpellier invece ha proseguito nella strada indicata dai giapponesi, che erano intervenuti sulle cellule adulte aggiungendo quattro geni. «Dopo molti tentativi abbiamo introdotto altri due geni e quello si è rivelato essere il cocktail vincente - dice Lemaître -. Nel giro di 15 giorni le cellule anziane hanno cominciato a proliferare di nuovo e poi a cambiare forma. Le nuove cellule assomigliavano in tutto e per tutto a quelle originarie, ma senza alcuna traccia di invecchiamento».
Le applicazioni future più evidenti e facili da immaginare sono la cura delle malattie neurologiche come Alzheimer o Parkinson, fino al diabete, l'artrosi e i problemi cardiaci legati all'età avanzata. Per adesso, nessuna équipe al mondo ha ancora provato a reiniettare nel paziente cellule «ripotenziate», e il salto dalla teoria alla pratica è ancora relativamente lontano. La questione sembra però a questo punto solo tecnica: servono molti fondi, esperimenti, sforzi e tempo, è vero, ma la strada è segnata e l'eterno processo nascita-crescita-invecchiamento-morte sembra ormai sovvertibile, con tutte le enormi implicazioni filosofiche e religiose che ne conseguono.
Articolo di : Stefano Montefiori
fonte: http://www.corriere.it/salute/11_novembre_02/una-nuova-giovinezza-per-le-cellule-dei-centenari-stefano-montefiori_c285aece-0525-11e1-bcb9-6319b650d0c8.shtml
mercoledì 28 settembre 2011
INVECCHIAMENTO: Abitare ai piani alti? Una sventura Lo studio: "Fa invecchiare prima"

Una ricerca conferma la teoria di Einstein: più si sale e più il tempo scorre velocemente. I fisici: "Bastano due gradini per fare la differenza"
Per anni ci siamo dati da fare per trovare il piano alto. La teoria è stata sempre una sola: più alto è meglio è. Una casa al primo piano no, proprio no. Ladri scaltri e tapparelle da abbassare anche solo per portare fuori la spazzatura erano il deterrente principale. Il secondo piano lo abbiamo sempre guardato con sospetto, bollato e scartato con un «preferibilmente no». Buono il terzo, ottimo il quarto, meraviglioso il quinto, spettacolare il sesto. Poi noi, generalmente ci fermiamo. I nostri palazzi non osano andare più in alto. L’Italia non è Dubai e la gara in altezza con New York non ci riguarda.
Eppure i risultati dello studio americano appena usciti interessano anche noi con il debole per la vista panoramica ma moderata. Gli scienziati spiegano che a fare la differenza bastano due gradini. E il malcapitato più in alto invecchia prima. Ma come, e i nostri piani attici allora? Non sarà che d’ora in poi il piano terra sarà valutato dalle agenzie immobiliari più del quarto piano?
A farci rimpiangere il seminterrato, così buio ma così salutare, sono due fisici americani del National Institute of Standards and Technology (Nist) di Boulder, nel Colorado, che pubblicano la ricerca sulla rivista Science. Lo studio ha confermato una delle intuizioni che già ebbe Einstein con la teoria della relatività: il tempo scorre più velocemente se si sale in quota. Un teorema accettato dalla comunità scientifica da anni, ma ora, e solo ora, gli studiosi sono finalmente riusciti a dimostrarlo con precisione disarmante e ad applicarlo alla quotidianità. Per la prova i fisici hanno usato i due orologi atomici più precisi che esistono oggi al mondo e che si trovano in due laboratori del Nist. I super-cronometri, talmente puntuali da andare indietro di un secondo ogni 3,7 miliardi di anni, sono stati connessi da un cavo in fibra ottica di 75 centimetri di lunghezza. A una distanza di altitudine di soli 33 centimetri, l’orologio atomico più in alto avanza un po' più rapidamente. Naturalmente l’avanzamento del tempo è infinitesimale e impercettibile all’uomo, ma è indubbio. L’esperimento dimostra che gli orologi ad altitudine più elevata corrono più velocemente perché sono meno soggetti alla forza di gravità. Ma come confermano le cifre, questo fenomeno, chiamato «dilazione gravitazionale del tempo» più che incidere sulla vita dell’uomo avrà altri risvolti in geofisica. Ad assicurarcelo è lo stesso portavoce del Nist: «La differenza è impercettibile per gli esseri umani, ma può fornire applicazioni pratiche in geofisica e in altri campi». Quindi per adesso i calcoli degli studiosi saranno usati per migliorare la tecnologia applicata alla misurazione della superficie della Terra e nel campo gravitazionale. Tuttavia avvicinando i dati dello studio con la nostra vita quotidiana, il risultato diventa impressionante: secondo il ricercatore James Chin-Wen Chou, a una distanza di appena due gradini nel corso di una vita di 79 anni, la persona che si trova più in alto invecchia 90 miliardesimi di secondo in più rispetto a quello che sta più in basso. Se poi uno dei due vive al centoduesimo piano dell’Empire State Bulding di New York - e qui parliamo addirittura di un colosso di 381 metri di altezza, altro che il nostro ambitissimo sesto piano - l’invecchiamento diventa maggiore, e la differenza sarà di 104 miliardesimi di secondo.
E noi che pensavamo fossero le scale a farci sentire invecchiati di colpo.
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mercoledì 13 luglio 2011
CALDO ED INVECCHIAMENTO : Frutta e verdura per combattere il caldo e l’invecchiamento
Le temperature in questi giorni salgono vertiginosamente un po’ in tutta Italia. I consigli anti-caldo si sprecano: stare in casa nelle ore calde, indossare abiti chiari e leggeri, bere molta acqua, evitare gli alcolici, mangiare leggero. Le linee guida del ministero della Salute includono anche l’invito a consumare molta frutta e verdura. Rincara la dose anche Coldiretti, che in concomitanza con l’arrivo dell’ondata di caldo ha lanciato il programma “Soccorso frutta“.
Proprio per aiutare i cittadini a rifornirsi in modo adeguato di frutta e verdura, Coldiretti garantisce l’apertura straordinaria di alcuni dei mercati di Campagna Amica. “Nelle principali città”, fa sapere in un comunicato, “sarà possibile acquistare durante il week-end frutta e verdura locale che sono fonte di vitamine, sali minerali e liquidi preziosi per mantenere l’organismo in efficienza e per combattere i radicali liberi prodotti come conseguenza dell’esposizione solare”. Tra le città coinvolte dall’iniziativa ci sono Milano, Roma, Bari, Verona e Pescara.
I numeri dicono che gli italiani hanno seguito il consiglio. Sempre secondo Coldiretti sarebbero 20 milioni quelli che mettono in tavola frutta e verdura sia a pranzo sia a cena in funzione anti-afa. Per favorire l’abbronzatura il consiglio è di consumare soprattutto carote, cicoria, meloni, peperoni, pomodori, albicocche e fragole. Quanto agli acquisti, meglio comprare poco e spesso, altrimenti si rischia di sprecare molto: un frutto su 4 finisce nel bidone della spazzatura.
Ma i vegetali possono avere proprietà che vanno ben oltre la protezione dai danni del caldo e dell’esposizione al sole. Almeno a giudicare dal lancio, che avverrà mercoledì 13 luglio presso la sede romana di Coldiretti, del pomodoro antinvecchiamento. Si tratta di un prodotto made in Italy, “risultato di una sperimentazione realizzata nei campi nazionali” e coltivato, trasformato e venduto dalle cooperative e dai consorzi che aderiscono al progetto per “Una filiera agricola tutta Italiana” di Coldiretti.
A rendere questi pomodori degli alleati ideali nella lotta all’invecchiamento sarebbero la presenza di dosi massicce di antiossidanti e in particolare di licopene, un carotenoide naturalmente presente nei pomodori, specialmente in quelli rossi e maturi, che avrebbe un ruolo protettivo nei confronti di alcuni tumori, delle malattie cardiovascolari, dell’invecchiamento della pelle. Il super-pomodoro sarà in vendita a partire dai prossimi giorni.
FONTE: http://blog.panorama.it/hitechescienza/2011/07/12/frutta-e-verdura-per-combattere-il-caldo-e-linvecchiamento/
Proprio per aiutare i cittadini a rifornirsi in modo adeguato di frutta e verdura, Coldiretti garantisce l’apertura straordinaria di alcuni dei mercati di Campagna Amica. “Nelle principali città”, fa sapere in un comunicato, “sarà possibile acquistare durante il week-end frutta e verdura locale che sono fonte di vitamine, sali minerali e liquidi preziosi per mantenere l’organismo in efficienza e per combattere i radicali liberi prodotti come conseguenza dell’esposizione solare”. Tra le città coinvolte dall’iniziativa ci sono Milano, Roma, Bari, Verona e Pescara.
I numeri dicono che gli italiani hanno seguito il consiglio. Sempre secondo Coldiretti sarebbero 20 milioni quelli che mettono in tavola frutta e verdura sia a pranzo sia a cena in funzione anti-afa. Per favorire l’abbronzatura il consiglio è di consumare soprattutto carote, cicoria, meloni, peperoni, pomodori, albicocche e fragole. Quanto agli acquisti, meglio comprare poco e spesso, altrimenti si rischia di sprecare molto: un frutto su 4 finisce nel bidone della spazzatura.
Ma i vegetali possono avere proprietà che vanno ben oltre la protezione dai danni del caldo e dell’esposizione al sole. Almeno a giudicare dal lancio, che avverrà mercoledì 13 luglio presso la sede romana di Coldiretti, del pomodoro antinvecchiamento. Si tratta di un prodotto made in Italy, “risultato di una sperimentazione realizzata nei campi nazionali” e coltivato, trasformato e venduto dalle cooperative e dai consorzi che aderiscono al progetto per “Una filiera agricola tutta Italiana” di Coldiretti.
A rendere questi pomodori degli alleati ideali nella lotta all’invecchiamento sarebbero la presenza di dosi massicce di antiossidanti e in particolare di licopene, un carotenoide naturalmente presente nei pomodori, specialmente in quelli rossi e maturi, che avrebbe un ruolo protettivo nei confronti di alcuni tumori, delle malattie cardiovascolari, dell’invecchiamento della pelle. Il super-pomodoro sarà in vendita a partire dai prossimi giorni.
FONTE: http://blog.panorama.it/hitechescienza/2011/07/12/frutta-e-verdura-per-combattere-il-caldo-e-linvecchiamento/
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lunedì 27 dicembre 2010
INVECCHIAMENTO : Lotta all’invecchiamento, scoperto un nuovo alleato

La scienza continua senza sosta la sua ricerca della fonte di eterna giovinezza. Restrizione calorica, esercizio fisico, integratori, antiossidanti: che cosa funziona davvero? Negli Stati Uniti molti anziani assumono l’ormone della crescita con lo scopo di ritardare l’invecchiamento. Ma forse stanno sbagliando tutto.
Non è l’ormone della crescita ma il suo antagonista a favorire la longevità. Lo hanno scoperto i ricercatori della divisione di medicina geriatrica ed endocrinologia della scuola di medicina dell’Università di Saint Louis, negli Usa, che hanno da poco pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences i risultati del loro studio.
Secondo gli autori, un composto che agisce in modo opposto rispetto all’ormone della crescita può invertire alcuni dei segni dell’invecchiamento. John Morley, uno degli autori della ricerca, avverte: “Questi risultati suggeriscono che l’ormone della crescita, quando viene somministrato a persone di mezza età o anziane, può essere pericoloso”.
Si chiama MZ-5-156 ed è un antagonista dell’ormone della crescita. Lo hanno dato a un topo geneticamente modificato per studiare il processo di invecchiamento e hanno scoperto che MZ-5-156 aveva effetti positivi sullo stress ossidativo nel cervello, migliorando le capacità cognitive, la telomerasi (enzima che ha un’azione protettiva sul Dna) e l’aspettativa di vita, riducendo al contempo l’attività tumorale.
Come molti antagonisti dell’ormone della crescita, MZ-5-156 si è dimostrato in grado di inibire diversi tipi di tumore umano, inclusi quelli alla prostata, al seno, al polmone e al cervello. Ha anche effetti positivi sull’apprendimento ed è associato a miglioramenti nella memoria a breve termine. La sua azione lenitiva dello stress ossidativo è stata efficace nell’invertire l’indebolimento cognitivo dei topi usati nella ricerca.
Secondo gli autori, insomma, questo composto avrebbe tutte le carte in regola per essere considerato un utile alleato contro gli effetti del tempo.
FONTE: http://blog.panorama.it/hitechescienza/2010/12/26/lotta-allinvecchiamento-scoperto-un-nuovo-alleato/
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giovedì 9 dicembre 2010
Salute: L’invecchiamento? E’ un processo reversibile
Come in un film che scorre all’incontrario, sarebbe bello vedere le rughe sul viso assottigliarsi e poi pian piano sparire, i capelli da bianchi farsi grigi e poi nuovamente neri, e la memoria e la prontezza di riflessi tornare quelle di un tempo. Insomma sarebbe bello che il processo ineluttabile al quale siamo sottoposti dalla nascita, invecchiare, potesse non solo arrestarsti ma anche tornare indietro, riconducendoci alla giovinezza. Una ricerca svolta al Dana-Farber Cancer Institute della scuola di Medicina di Harvard, e appena pubblicata sulla rivista Nature, sostiene che, nei topi, questo è possibile.
Esiste un “punto di ritorno se si rimuovono le cause dell’invecchiamento”, sostiene Ronald De Pinho, biologo molecolare e principale autore dello studio. Per dimostrarlo lui e il suo team hanno lavorato sul Dna di alcuni topi facendoli invecchiare artificialmente per poi provare se era possibile invertire la rotta e farli ringiovanire nuovamente.
I ricercatori sono intervenuti sui telomeri, pezzi di Dna ripetuti che fungono da protezione per i cromosomi, impedendo la perdita di informazioni durante la loro duplicazione. Man mano che le cellule si dividono e si replicano i telomeri si usurano e si sfilacciano e con l’età si accorciano dando luogo alla comparsa dei segni dell’invecchiamento.
Gli scienziati hanno applicato delle modificazioni genetiche a un gruppo di topi, sopprimendo il gene responsabile della telomerasi, un enzima che contribuisce alla ricostruzione dei telomeri per la protezione dei cromosomi. I topi così modificati non hanno tardato a mostrare prematuri segni di invecchiamento: pelo grigio, testicoli più piccoli, milza atrofizzata, dermatiti sulla pelle e senso dell’olfatto offuscato. I topi dell’età di circa 6 mesi dimostravano intorno ai due anni, l’equivalente dei nostri 80.
Poi gli scienziati gli hanno somministrato un farmaco che ha rimesso in funzione il gene della telomerasi e hanno osservato il processo di invecchiamento regredire: il pelo rifarsi lucido, l’olfatto tornare normale, i testicoli riacquistare la loro funzionalità. Molto lavoro c’è ancora da fare per “imparare a controllare l’espressione di questo gene e risvegliarlo in modo transitorio così che i telomeri possano essere riparati”, dichiara De Pihno, e l’invecchiamento arrestato o addirittura fatto regredire. Resta poi tutto da dimostrare che quanto si è dimostrato valido sui topi funzioni anche sull’uomo.
Se vi accontentare di tenere giovani almeno i muscoli, datevi alla corsa. Un’altra ricerca, questa volta dell’Università di Tel Aviv, pubblicata su PLoS ONE, sostiene infatti che un’intensa attività fisica è quello che ci vuole per favorire la proliferazione delle cellule staminali nei muscoli, contribuendo in questo modo a mantenerli più giovani.
I ricercatori israeliani hanno fatto correre i topi su di una ruota per 20 minuti al giorno per un totale di 13 settimane e hanno verificato che il numero delle loro cellule staminali muscolari era aumentato anche fino al 50 per cento, dimostrando che l’esercizio fisico di resistenza può preservare la giovinezza dei muscoli. E la buona notizia è che non è mai troppo tardi, anzi è semmai vero il contrario. Nei topi più anziani l’incremento di staminali muscolari dovuto all’attività fisica era compreso tra il 33 e il 47 per cento, quindi molto superiore a quello sperimentato dagli animali giovani pari al 20-35 per cento.
fonte: http://blog.panorama.it/hitechescienza/2010/12/06/linvecchiamento-e-un-processo-reversibile/
Esiste un “punto di ritorno se si rimuovono le cause dell’invecchiamento”, sostiene Ronald De Pinho, biologo molecolare e principale autore dello studio. Per dimostrarlo lui e il suo team hanno lavorato sul Dna di alcuni topi facendoli invecchiare artificialmente per poi provare se era possibile invertire la rotta e farli ringiovanire nuovamente.
I ricercatori sono intervenuti sui telomeri, pezzi di Dna ripetuti che fungono da protezione per i cromosomi, impedendo la perdita di informazioni durante la loro duplicazione. Man mano che le cellule si dividono e si replicano i telomeri si usurano e si sfilacciano e con l’età si accorciano dando luogo alla comparsa dei segni dell’invecchiamento.
Gli scienziati hanno applicato delle modificazioni genetiche a un gruppo di topi, sopprimendo il gene responsabile della telomerasi, un enzima che contribuisce alla ricostruzione dei telomeri per la protezione dei cromosomi. I topi così modificati non hanno tardato a mostrare prematuri segni di invecchiamento: pelo grigio, testicoli più piccoli, milza atrofizzata, dermatiti sulla pelle e senso dell’olfatto offuscato. I topi dell’età di circa 6 mesi dimostravano intorno ai due anni, l’equivalente dei nostri 80.
Poi gli scienziati gli hanno somministrato un farmaco che ha rimesso in funzione il gene della telomerasi e hanno osservato il processo di invecchiamento regredire: il pelo rifarsi lucido, l’olfatto tornare normale, i testicoli riacquistare la loro funzionalità. Molto lavoro c’è ancora da fare per “imparare a controllare l’espressione di questo gene e risvegliarlo in modo transitorio così che i telomeri possano essere riparati”, dichiara De Pihno, e l’invecchiamento arrestato o addirittura fatto regredire. Resta poi tutto da dimostrare che quanto si è dimostrato valido sui topi funzioni anche sull’uomo.
Se vi accontentare di tenere giovani almeno i muscoli, datevi alla corsa. Un’altra ricerca, questa volta dell’Università di Tel Aviv, pubblicata su PLoS ONE, sostiene infatti che un’intensa attività fisica è quello che ci vuole per favorire la proliferazione delle cellule staminali nei muscoli, contribuendo in questo modo a mantenerli più giovani.
I ricercatori israeliani hanno fatto correre i topi su di una ruota per 20 minuti al giorno per un totale di 13 settimane e hanno verificato che il numero delle loro cellule staminali muscolari era aumentato anche fino al 50 per cento, dimostrando che l’esercizio fisico di resistenza può preservare la giovinezza dei muscoli. E la buona notizia è che non è mai troppo tardi, anzi è semmai vero il contrario. Nei topi più anziani l’incremento di staminali muscolari dovuto all’attività fisica era compreso tra il 33 e il 47 per cento, quindi molto superiore a quello sperimentato dagli animali giovani pari al 20-35 per cento.
fonte: http://blog.panorama.it/hitechescienza/2010/12/06/linvecchiamento-e-un-processo-reversibile/
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giovedì 2 dicembre 2010
RISO NERO SUPER FONTE ANTIOSSIDANTI

Smacco per i mirtilli neri, frutto antiossidante per eccellenza, superati nella classifica dei cibi anti-age dal riso nero. Il sorpasso e' certificato da uno studio della Louisiana State University presentato al 240* Congresso dell'American Chemical Society (Acs), in corso a Boston, Usa. Anche chiamato ''riso proibito'', perche' nell'antica Cina i nobili, gran consumatori, ne avevano precluso l'uso al popolo, questa varieta' bruna e' in realta' una fonte di benessere piu' economica dei costosi frutti di bosco, mirtilli e more in testa. ''Solo un cucchiaio del suo involucro - spiega il capo-ricercatore Zhimin Xu - contiene l'equivalente in antociani di un cucchiaio di mirtilli, ma con meno zuccheri, piu' fibra e vitamina E''. Gli antociani sono le sostanze naturali anti-invecchiamento che conferiscono il tipico colore scuro alla frutta e, in questo caso, alla crusca dei cereali cinesi. A far bene, infatti, e' pericarpo, il guscio colorato che ricopre il chicco, gradito anche agli occhi dei giapponesi che lo usano per guarnire il sushi.
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giovedì 25 novembre 2010
longevità : Svelato il potere segreto di Sirt3, l'enzima che frena l'invecchiamento
E' possibile fermare l'invecchiamento? Dietro le licenze letterarie di Peter Pan e Dorian Gray, la ricerca continua a camminare sulla strada verso uno dei più ambiziosi sogni della scienza. Il nuovo passo avanti lo ha fatto un team della University of Wisconsin-Madison, che ha individuato un enzima chiave nel processo di declino delle cellule. La scoperta, secondo gli scienziati, potrà aiutare a comprendere non solo i vari fattori legati all'invecchiamento, ma potrebbe essere il punto di partenza per la ricerca di farmaci in grado di ritardarlo o di assicurare una vecchiaia più in salute.
Lo studio, presentato sull'edizione online di Cell, è stato coordinato dal genetista Tomas A. Prolla ed è partito dalla vecchia questione - ampiamente documentata in studi su specie diverse, dai ragni alle scimmie - di come e perché a una dieta a più basso contenuto calorico corrisponda un rallentamento dei processi di invecchiamento: "Siamo molto più vicini alla comprensione di quel legame - afferma ora Prolla sulle pagine di Cell - e questo studio è la prima prova diretta del meccanismo che sta alla base degli effetti anti-invecchiamento legati alla riduzione calorica".
L'enzima su cui si sono focalizzati i ricercatori si chiama Sirt3 e fa parte della famiglia delle sirtuine, già studiate come geni della longevità; ma rispetto ai "fratelli", Sirt3 sembra avere un impatto più evidente sul destino delle cellule e sulla loro fisiologia. Per arrivare
alle proprie conclusioni, il team ha studiato topi con una perdita uditiva legata all'età, concentrandosi sui mitocondri, fonte primaria dei temuti radicali liberi, molecole che svolgono una potente azione ossidante. E hanno osservato che, riducendo l'apporto calorico nella dieta, i livelli di SIRT3 aumentavano, finendo per alterare il metabolismo e consentendo di ridurre i radicali liberi prodotti dai mitocondri.
L'obiettivo prossimo, consegnato alla scienza da questo studio, è dunque la ricerca di un farmaco che riesca a replicare l'azione dell'enzima Sirt3 e, limitando i danni dell'ossidazione, rallenti il naturale declino delle cellule e con esso l'invecchiamento complessivo.
fonte: http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2010/11/22/news/l_enzima_che_ferma_l_invechiamento-9285911/?rss
Lo studio, presentato sull'edizione online di Cell, è stato coordinato dal genetista Tomas A. Prolla ed è partito dalla vecchia questione - ampiamente documentata in studi su specie diverse, dai ragni alle scimmie - di come e perché a una dieta a più basso contenuto calorico corrisponda un rallentamento dei processi di invecchiamento: "Siamo molto più vicini alla comprensione di quel legame - afferma ora Prolla sulle pagine di Cell - e questo studio è la prima prova diretta del meccanismo che sta alla base degli effetti anti-invecchiamento legati alla riduzione calorica".
L'enzima su cui si sono focalizzati i ricercatori si chiama Sirt3 e fa parte della famiglia delle sirtuine, già studiate come geni della longevità; ma rispetto ai "fratelli", Sirt3 sembra avere un impatto più evidente sul destino delle cellule e sulla loro fisiologia. Per arrivare
alle proprie conclusioni, il team ha studiato topi con una perdita uditiva legata all'età, concentrandosi sui mitocondri, fonte primaria dei temuti radicali liberi, molecole che svolgono una potente azione ossidante. E hanno osservato che, riducendo l'apporto calorico nella dieta, i livelli di SIRT3 aumentavano, finendo per alterare il metabolismo e consentendo di ridurre i radicali liberi prodotti dai mitocondri.
L'obiettivo prossimo, consegnato alla scienza da questo studio, è dunque la ricerca di un farmaco che riesca a replicare l'azione dell'enzima Sirt3 e, limitando i danni dell'ossidazione, rallenti il naturale declino delle cellule e con esso l'invecchiamento complessivo.
fonte: http://www.repubblica.it/salute/ricerca/2010/11/22/news/l_enzima_che_ferma_l_invechiamento-9285911/?rss
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lunedì 27 settembre 2010
vecchiaia : A vivere in alto si invecchia di più
Vivere all'ultimo piano di un grattacielo in una bella città assicura uno skyline inimitabile, ma fa invecchiare più velocemente. Lo dimostra l'ultima ricerca scientifica di due fisici americani del National Institute of Standards and Technology (Nist) di Boulder, Colorado, pubblicata sulla rivista Science. Lo studio ha confermato una delle intuizioni che ebbe Einstein con la teoria della relatività: il tempo scorre più velocemente se si sale in quota.
VERITÀ SCIENTIFICA - Il suddetto teorema è accettato dalla comunità scientifica da anni, ma solo adesso gli studiosi sono riusciti a dimostrarlo con una disarmante precisione. I fisici infatti hanno usato i due orologi atomici più precisi che esistono oggi al mondo e che si trovano in due laboratori del Nist. I super-cronometri, che sono talmente puntuali da andare indietro di un secondo ogni 3,7 miliardi di anni, sono stati connessi da un cavo in fibra ottica di 75 centimetri di lunghezza. A una distanza di altitudine di soli 33 centimetri, l'orologio atomico più in alto avanza un po' più rapidamente. Naturalmente l'avanzamento del tempo è infinitesimale e impercettibile all'uomo, ma è indubbio. Secondo i dati diffusi dal ricercatore James Chin-Wen Chou, a una distanza di appena due gradini nel corso di una vita di 79 anni, la persona che si trova più in alto invecchia 90 miliardesimi di secondo in più rispetto a quello che sta più in basso. Se poi uno dei due poi vive al centoduesimo piano dell'Empire State Bulding l'invecchiamento diventa maggiore: la differenza sarà di 104 miliardesimi di secondo.
FORZA DI GRAVITÀ - L'esperimento dimostra che gli orologi ad altitudine più elevata corrono più velocemente perché sono soggetti a meno forza di gravità. Ma come dimostrano le cifre, questo fenomeno, chiamato "dilazione gravitazionale del tempo" non incide affatto sulla vita dell'uomo: «La differenza è impercettibile per gli esseri umani, ma può fornire applicazioni pratiche in geofisica e in altri campi» dichiara al Daily Telegraph un portavoce del Nist. Per adesso i calcoli degli studiosi saranno usati per migliorare la tecnologia applicata alla misurazione della superficie della Terra e nel campo gravitazionale.
VERITÀ SCIENTIFICA - Il suddetto teorema è accettato dalla comunità scientifica da anni, ma solo adesso gli studiosi sono riusciti a dimostrarlo con una disarmante precisione. I fisici infatti hanno usato i due orologi atomici più precisi che esistono oggi al mondo e che si trovano in due laboratori del Nist. I super-cronometri, che sono talmente puntuali da andare indietro di un secondo ogni 3,7 miliardi di anni, sono stati connessi da un cavo in fibra ottica di 75 centimetri di lunghezza. A una distanza di altitudine di soli 33 centimetri, l'orologio atomico più in alto avanza un po' più rapidamente. Naturalmente l'avanzamento del tempo è infinitesimale e impercettibile all'uomo, ma è indubbio. Secondo i dati diffusi dal ricercatore James Chin-Wen Chou, a una distanza di appena due gradini nel corso di una vita di 79 anni, la persona che si trova più in alto invecchia 90 miliardesimi di secondo in più rispetto a quello che sta più in basso. Se poi uno dei due poi vive al centoduesimo piano dell'Empire State Bulding l'invecchiamento diventa maggiore: la differenza sarà di 104 miliardesimi di secondo.
FORZA DI GRAVITÀ - L'esperimento dimostra che gli orologi ad altitudine più elevata corrono più velocemente perché sono soggetti a meno forza di gravità. Ma come dimostrano le cifre, questo fenomeno, chiamato "dilazione gravitazionale del tempo" non incide affatto sulla vita dell'uomo: «La differenza è impercettibile per gli esseri umani, ma può fornire applicazioni pratiche in geofisica e in altri campi» dichiara al Daily Telegraph un portavoce del Nist. Per adesso i calcoli degli studiosi saranno usati per migliorare la tecnologia applicata alla misurazione della superficie della Terra e nel campo gravitazionale.
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sabato 25 settembre 2010
invecchiamento : Sei mesi nello spazio e torni più vecchio di 40 anni

Siete curiosi di sapere come ci si sente nei panni di un ottantenne? Non serve una macchina del tempo. Basta - si fa per dire - qualche mese nello spazio e in men che non si dica vi ritroverete deboli e flaccidi come se aveste il doppio della vostra età. Provare per credere…
Si allenano per mesi, per arrivare alla partenza in forma perfetta. Sopportano faticosi esercizi in assenza di gravità, seguendo una dieta studiata all'ultima caloria. E tutto per ritrovarsi, sul più bello, con un fisico da… pensionati. La vita da astronauta non è esattamente consigliata a chi aspira a bicipiti da Big Jim: dopo sei mesi nello spazio anche i cosmonauti più forzuti si ritrovano con il tono muscolare di un nonnino, rivela uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Journal of Physiology.
Invecchiamento precoce. Un'equipe della Marquette University di Milwaukee (USA) ha monitorato il tricipite della sura (un muscolo situato nella parte posteriore della gamba, essenziale per il mantenimento della postura e dell'equilibrio) di 9 astronauti russi e statunitensi alternatisi sulla ISS dal 2002 al 2005, attraverso una serie di biopsie.
Ciascun soggetto aveva trascorso sulla stazione orbitante 6 mesi, sottoponendosi all'esame appena prima di partire e subito dopo il ritorno. Dalle analisi è emerso che al termine della missione, i cosmonauti mostravano un indebolimento delle fibre muscolari pari al 40%, tanto che un uomo di un'età media di 40 anni arrivava a dimostrarne più o meno il doppio. La stessa sorte è toccata ai mingherlini tanto quanto ai palestrati, ma fortunatamente, si tratta di un effetto transitorio: una volta tornati a Terra, bastano alcune settimane per recuperare la forma originaria.
Guida tu, che è meglio. Che vivere in assenza di peso incidesse sul tono muscolare non è certo una novità. Già da tempo durante le missioni e sulla ISS, gli astronauti si sottopongono ad almeno un paio d'ore di esercizio fisico al giorno, e quando tornano a Terra, per un due-quattro settimane, non hanno neppure la forza di guidare la propria auto. Ma questo, dicono gli addetti ai lavori, è il primo studio su questo tema compiuto a livello cellulare, e apprendere la rapidità del processo mette i brividi: che cosa accadrebbe se per esempio, una volta su Marte, dopo 6 mesi di volo, ci fosse bisogno di una passeggiata spaziale urgente per riparare la navicella? O se di ritorno nell'atmosfera, si dovesse abbandonare la capsula in tutta fretta a causa di un incendio?
Poche calorie.
La colpa secondo Robert Fitts, che ha condotto lo studio, è anche di una dieta non sempre sufficiente a soddisfare le necessità dei membri dell'equipaggio: «Nessuno degli uomini studiati in questo esperimento» ha detto il ricercatore «aveva mangiato abbastanza». Ma dal centro di ricerca biomedico della Nasa si difendono: il tricipite della sura dicono, è uno dei muscoli più difficili da allenare in assenza di gravità. Quello tratteggiato da Fitts insomma, sarebbe lo scenario più pessimista.
fonte: www.focus.it
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lunedì 26 luglio 2010
Alzheimer : GENE DELLA VECCHIAIA PROTEGGE DA SVILUPPO MALATTIA
E' uno dei geni responsabili dell'invecchiamento, ma proteggerebbe dallo sviluppo della malattia di Alzheimer. Si chiama SIRT1 e la sua duplice funzione e' stata individuata dagli studiosi del MIT-Massachusetts Institute of Tecnology di Boston guidati da Leonard Guarente e pubblicata su Cell.
Le placche amiloidi responsabili dello sviluppo dell'Alzheimer si formano quando le proteine precursori dell'amiloide vengono suddivise in piccoli peptidi amiloidi che danno origine alla patologia. I frammenti peptidici prodotti, spiegano pero' i ricercatori, possono anche essere innocui: e dalla ricerca e' emerso che sarebbe proprio il gene SIRT1 ad attivare la produzione di un enzima che scinde i precursori dell'amiloide in peptidi inoffensivi.
Le placche amiloidi responsabili dello sviluppo dell'Alzheimer si formano quando le proteine precursori dell'amiloide vengono suddivise in piccoli peptidi amiloidi che danno origine alla patologia. I frammenti peptidici prodotti, spiegano pero' i ricercatori, possono anche essere innocui: e dalla ricerca e' emerso che sarebbe proprio il gene SIRT1 ad attivare la produzione di un enzima che scinde i precursori dell'amiloide in peptidi inoffensivi.
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giovedì 15 luglio 2010
longevità : Vivere bene a quota 5.000 svelato il segreto dei tibetani

Vivere in alta quota allunga e migliora la vita. Ad assicurare longevità e vecchiaia più attiva non sono solo aria pulita, cibi sani, movimento quotidiano e ritmi meno stressanti. Un gruppo di ricercatori americani ha certificato che i popoli di montagna sono geneticamente diversi dagli altri. Il loro organismo, nel corso dei secoli, ha subìto un mutamento biologico, capace di garantire la sopravvivenza della specie anche in condizioni estreme.
Lo studio dell'Università di Berkeley, pubblicato sull'ultimo numero della rivista Science, è riuscito a spiegare perché la resistenza alla rarefazione dell'aria, dove la concentrazione dell'ossigeno è inferiore fino al 40% rispetto a quella sul livello del mare, rallenta gli effetti dell'invecchiamento e migliora le prestazioni degli organi interni. La ricerca è stata effettuata in Tibet e ha messo a confronto il Dna di cinquanta abitanti dell'Himalaya con quello di altrettanti cinesi di etnia han nati in pianura. Fino ad oggi la scienza aveva già scoperto dieci geni che distinguono i due popoli. L'équipe del professor Rasmus Nielsen ne ha rilevati ora trenta, individuando per la prima volta nei discendenti di chi da generazioni si è insediato sopra i 3500 metri di quota una sorta di "umanità parallela". La scoperta del "segreto dei tibetani" non stabilisce solo una diversità genetica, politicamente assai delicata, tra i nativi di Lhasa e quelli di Pechino. Si estende ai 13 milioni di esseri umani che in tutto il mondo vivono fino a 5 mila metri sopra il livello del mare ed è destinata a dare nuovo impulso agli studi sulle malattie causate dalla privazione di ossigeno nel grembo materno, tra cui epilessia e schizofrenia.
Secondo gli scienziati californiani, i popoli delle vette sono protagonisti "della più rapida mutazione genetica mai accertata" e questo cambiamento è "direttamente connesso al modo con cui l'organismo utilizza l'ossigeno".
La razza selezionata sul "tetto del mondo", dove si concentrano tutti gli Ottomila del pianeta, ha avuto origine in Asia 2800 anni fa, quando tibetani e han si sono separati. Clima e isolamento hanno evitato contaminazioni di sangue, consegnandoci il popolo che può oggi condurre oltre il mistero della consunzione fisica. I tibetani, come altre genti degli altipiani andini, non vengono colpiti dal cosiddetto "mal di montagna". La carenza cronica di ossigeno non causa in loro edemi polmonari, o cerebrali, nemici anche degli alpinisti più allenati. Problemi cardiaci e di pressione, affaticamento rapido, neonati sottopeso e alta mortalità infantile, non colpiscono come dovrebbero chi da sempre vive tra i 3700 e i 5200 metri di quota.
Fra i 30 geni della "vita rafforzata" uno in particolare è mutato fino a disegnare il profilo di un super-uomo. Si chiama "Epas1" ed è noto come il "gene dell'atleta". Le due varianti principali favoriscono le prestazioni sotto sforzo e codificano la proteina che, grazie alla capacità di regolare i livelli di ossigeno nel sangue, bilancia il metabolismo aerobico e anaerobico.
Che la selezione naturale dell'altitudine avesse fissato delle "varianti umane vantaggiose" non è una novità. Gli sportivi ricorrono da anni alla preparazione in quota per aumentare globuli rossi, emoglobina, eritropoietina ed ematocrito, così da migliorare le prestazioni agonistiche. Lo studio di Berkeley si spinge più in là, individuando per la prima volta i geni che trasformano l'ipossia nel motore di una serie di adattamenti cellulari che, oltre che la resistenza atletica, migliorano la salute e rallentano l'invecchiamento. Non potremo andare tutti a vivere in Tibet. Scienza e medicina si apprestano però a portare l'Everest verso valle, affinché chiunque possa mutare un essere dell'Himalaya.
fonte: repubblica.it
venerdì 16 aprile 2010
alimentazione: CORRETTA ALIMENTAZIONE RALLENTA INVECCHIAMENTO
Dagli organismi unicellulari all'uomo, tutti gli esseri viventi vivono piu' a lungo grazie alla riduzione dell'apporto calorico. Lo spiega l'ultimo numero di ''Science'' in uscita domani con un lungo articolo che passa in rassegna i meccanismi metabolici e molecolari che rallentano l'invecchiamento e promuovono salute negli animali da esperimento e nell'uomo sottoposti ad un regime di restrizione calorica o ad altri interventi genetici e farmacologici che simulano la restrizione calorica. Il primo autore dello studio e' Luigi Fontana, direttore del Reparto di Nutrizione ed Invecchiamento dell'Istituto Superiore di Sanita', e responsabile di un progetto di collaborazione internazionale tra l'Iss e la Washington University School of Medicine di St Louis negli Stati Uniti, che ha studiato per primo gli effetti di questo regime dietetico sull'uomo.
''L'obiettivo di questi studi - dice Enrico Garaci, Presidente dell'Istituto Superiore di Sanita' - e' quello di comprendere i meccanismi metabolici e le basi molecolari che regolano l'invecchiamento e la loro correlazione con l'insorgenza delle malattie - in particolare quelle cardiovascolari, tumorali e neurodegenerative - per fare in modo che all'aumentare della vita media corrisponda un aumento anche della sua qualita'''.
La popolazione, prosegue il presidente, ''continua a invecchiare ma non in salute. La speranza di vita alla nascita in Italia, oggi, e' di circa 80 anni, 83 anni per le donne e 78 per gli uomini. La speranza di vita in salute, pero', e' solo di 50 anni: cio' significa che per almeno 30 anni i nostri cittadini sono soggetti a malattie di vario genere, e questo comporta anche un costo sanitario enorme. La sfida e' quella di ridurre in pochi anni il gap tra speranza di vita e speranza di vita in salute''.
''L'obiettivo di questi studi - dice Enrico Garaci, Presidente dell'Istituto Superiore di Sanita' - e' quello di comprendere i meccanismi metabolici e le basi molecolari che regolano l'invecchiamento e la loro correlazione con l'insorgenza delle malattie - in particolare quelle cardiovascolari, tumorali e neurodegenerative - per fare in modo che all'aumentare della vita media corrisponda un aumento anche della sua qualita'''.
La popolazione, prosegue il presidente, ''continua a invecchiare ma non in salute. La speranza di vita alla nascita in Italia, oggi, e' di circa 80 anni, 83 anni per le donne e 78 per gli uomini. La speranza di vita in salute, pero', e' solo di 50 anni: cio' significa che per almeno 30 anni i nostri cittadini sono soggetti a malattie di vario genere, e questo comporta anche un costo sanitario enorme. La sfida e' quella di ridurre in pochi anni il gap tra speranza di vita e speranza di vita in salute''.
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martedì 29 dicembre 2009
INVECCHIAMENTO: PELLE DALLA MELA STAMINALI 'VEGETALI' ANTI-INVECCHIAMENTO
E' svizzera la mela capace di invertire il processo di invecchiamento della pelle, secondo quanto emerge dallo studio pubblicato sul Journal of Applied Sciences.
La mela della varieta' Spatlauber Uttwiler, risalente al 18esimo secolo, conterrebbe infatti un principio attivo che, secondo Daniel Schmid, autore della scoperta, sarebbe in grado di frenare l'invecchiamento delle cellule epidermiche, aumentare la durata della vita cellulare e attivare la ricrescita dei capelli in chi e' predisposto alla calvizie.
''L'estratto di mela Uttwiler potrebbe determinare una reale azione anti-age'' afferma Schmid, secondo cui una lozione per la pelle che ne contenesse le cellule staminali vegetali - che a loro volta interagirebbero con quelle epidermiche umane - potrebbe eliminare le rughe del viso e ringiovanire la pelle.
La mela della varieta' Spatlauber Uttwiler, risalente al 18esimo secolo, conterrebbe infatti un principio attivo che, secondo Daniel Schmid, autore della scoperta, sarebbe in grado di frenare l'invecchiamento delle cellule epidermiche, aumentare la durata della vita cellulare e attivare la ricrescita dei capelli in chi e' predisposto alla calvizie.
''L'estratto di mela Uttwiler potrebbe determinare una reale azione anti-age'' afferma Schmid, secondo cui una lozione per la pelle che ne contenesse le cellule staminali vegetali - che a loro volta interagirebbero con quelle epidermiche umane - potrebbe eliminare le rughe del viso e ringiovanire la pelle.
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martedì 22 settembre 2009
booster broccolo: HA IL 40% DI ANTIOSSIDANTI IN PIù.

booster broccolo : Ogni porzione nutre il doppio ma sul banco del fruttivendolo occupera' lo stesso spazio.
Scienziati australiani hanno infatti sviluppato un super-broccolo che contiene fino al 40% di antiossidanti in piu' dei vegetali normali. ''E senza ricorrere a tecniche di ingegneria genetica'', precisa Rod Jones, a capo della squadra del Victoria's Department of Primary Industries (Australia) che ha ''creato'' naturalmente il nuovo concentrato di salute.
Il vegetale, gia' ribattezzato ''booster broccolo'', secondo quanto riporta l'Abc arrivera' presto in commercio avvolto con cura in fogli di plastica protettiva per mantenere intatte le proprieta' e il prezioso contento di antiossidanti. Queste sostanze naturali, ricordano gli studiosi australiani, si sono dimostrate capaci di rallentare l'invecchiamento e di proteggere da numerose malattie, a partire dal tumore. ''Il nostro broccolo - spiega Jones - e' piu' dolce rispetto alle altre varieta' perche' ha un contenuto piu' elevato di zucchero''.
Affidandosi solo a innesti e tecniche naturali e selezionando i semi di oltre 400 varieta', Jones e compagni hanno individuato l'incroci ottimale per ''coltivare'' il broccolo delle meraviglie ma presto, grazie ad un investimento di oltre 20 milioni di dollari da parte di una societa' privata, metteranno a punto altri super-vegetali.
Super-pomodoro, super-peperone e super-lattuga, promettono gli scienziati, sono gia' in pole position.
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lunedì 7 settembre 2009
MEMORIA: nel DEL VISO IL SEGRETO DELLA PERDITA DI MEMORIA

Forma del viso e declino cognitivo sembra che, negli uomini, vadano di pari passo. Secondo uno studio condotto da alcuni psicologi dell'Universita' di Edimburgo e pubblicato sulla rivista Evolution and Human Behaviour, uomini con volti simmetrici hanno meno probabilita' di perdere la memoria e di subire il declino delle capacita' intellettuali in eta' adulta. Gli studiosi, analizzando un sondaggio condotto dal 1932 sui volti di 216 donne e uomini scozzesi, hanno riscontrato un nesso tra condizione fisica e declino mentale di uomini di eta' compresa tra i 79 egli 83 anni. La simmetria del viso, sostengono i ricercatori, e' sintomo di un minor numero di disturbi genetici e ambientali nel percorso di vita. Per i ricercatori non sono riscontrabili risultati simili nelle donne. Rispetto agli uomini, infatti, il loro dna e' diverso in materia di invecchiamento, oltre al fatto che, vivendo in media di piu', ogni fenomeno di declino e' spostato in avanti.
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martedì 1 settembre 2009
INVECCHIAMENTO: I cibi che rallentano l’invecchiamento

I fumatori dovrebbero stare attenti a mangiare troppe carote, chi assume le statine per tenere bassi i livelli di colesterolo dovrebbe abbassare le dosi del farmaco se beve abitualmente tè verde. Lo stesso succede con il pompelmo, che interferisce in modo diverso con alcune statine, aumenta la persistenza nel sangue dei farmaci per l’impotenza, interferisce con una trentina di molecole diverse (dagli antivirali agli antidepressivi).
Ma meglio ancora è sapere quali cibi prevengono molte patologie, e l’invecchiamento di cellule e organi. Le scoperte al riguardo non vengono né dalla medicina tradizionale, né dall’erboristeria più sofisticata. E nemmeno da chef salutisti. A consigliare i nuovi menù sono superlaboratori di ricerca biomedica. Da 10-15 anni, in particolare dal 2000, a dettare legge per menù protettivi e antietà sono discipline quali la nutrigenetica, la nutriceutica, la cibo-farmaceutica... Essere ciò che si mangia trova una nuova collocazione nella filosofia scientifica perché un cibo, una vitamina, un pigmento alimentare interferisce con il Dna, con il patrimonio genetico, con i mitocondri fonte dell’energia cellulare, con i vari «spazzini» dell’organismo, con le difese nei confronti di virus e batteri, con la produzione di ormoni e neuro- ormoni, con i meccanismi del dolore e con quelli riparatori. O rigeneratori. Ed ecco che non sorprende trovare studi su vitamine e cibi negli abstracts scientifici di importanti congressi internazionali come l’ultimo Asco di oncologia, come l’Ada sul diabete o il prossimo Esc di cardiologia.
La prevenzione attraverso ciò che si mangia. Non a caso i detentori di brevetti sui probiotici (Yakult, Danone, Nestlé) stanno investendo milioni di euro in ricerche che dimostrino come, in base al tipo e in base alla quantità, i lactobacilli (o probiotici) possano addirittura agire sull’attività neuronale «attraverso il sistema immunitario e il "secondo cervello" che è praticamente a livello gastrointestinale », spiega Lucio Capurso, big internazionale della gastroenterologia. Un lavoro scientifico è anche stato firmato in questi giorni dall’autorevole Majo Clinic di Rochester sull’effetto benefico dei probiotici: i «batteri buoni», li chiamano i gastroenterologi della Majo.
È l’era della genetica applicata alla nutrizione. Ognuno di noi è unico e ciò è dovuto ai nostri geni. Le differenze da individuo a individuo si manifestano sia esteriormente nel nostro aspetto fisico, come il colore dei capelli e degli occhi, sia internamente, ad esempio nella diversa capacità di metabolizzare i nutrienti o eliminare le tossine. E in ciascun gene vi sono punti di variazione: l’insieme di queste piccole variazioni (mutazioni) definisce la nostra individualità. «Conoscendo meglio l’effetto che i nutrienti hanno sulla nostra particolare costituzione genetica, possiamo esercitare un controllo più effettivo sulla qualità e le nostre aspettative di vita», dice Pier Giuseppe Pelicci, direttore dell’oncologia sperimentale dello Ieo di Milano. Le aziende biotech rispondono mettendo a punto i primi test genetici per «guidare» la nostra dieta. Uno è quello proposto da Eurogene. Il direttore scientifico, Keith Grimaldi, spiega: «È stato selezionato un gruppo di geni che determinano il modo in cui un individuo reagisce a certi nutrienti essenziali». A ognuno il suo menù.
Gli studi in oncologia portano a sorprendenti novità di prevenzione: i betacarotenoidi funzionano come scudo, ma i fumatori rischierebbero di più un tumore al polmone. Se Bugs Bunny, il celebre coniglio dei cartoon, fumasse dovrebbe limitare la sua passione. È invece appurato, ricerca dell’università di Newcastle (Gran Bretagna), che le carote sono più efficaci se cotte intere: contengono il 25% di falcarinolo (un anticancro) in più di quelle tagliate prima della cottura. Un altro studio, condotto dalla Washington University Medical School di St. Louis in collaborazione con l’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha svelato che l’80% delle donne sottoposte a intervento di rimozione del cancro della mammella era carente di vitamina D. Una categoria di nuovi farmaci antinfiammatori e antitumorali derivati dai triterpenoidi naturali, molecole simili agli oli essenziali delle bucce d’arancia, potrebbe costituire una risorsa terapeutica o preventiva per la popolazione maschile a rischio di sviluppare il tumore prostatico. La scoperta, pubblicata da Cancer Research, è dell’équipe guidata da Adriana Albini, MultiMedica di Milano, e da Francesca Tosetti, Ist di Genova.
Dalle ricerche in campo cardiovascolare, invece, arrivano novità sul tè verde e i cosiddetti «grassi benefici » omega-3 e omega-6. Il «Monzino » di Milano e il Dipartimento di farmacologia dell’Università degli studi sempre di Milano hanno avviato ricerche cliniche di prevenzione coordinate dalla responsabile della ricerca del Monzino, la farmacologa Elena Tremoli. A parte il patrimonio genetico, il tè verde mantiene alti i livelli nel sangue di statine per abbassare il colesterolo. Quindi uno studio verificherà quanto già avviene in Giappone dove le statine vengono prescritte a metà dose agli amanti di questa bevanda, ricca di benefici antiossidanti. Le novità sugli acidi grassi sono molto importanti. Intanto un test, da una goccia di sangue, può misurare gli acidi grassi in una persona. Poi l’effetto pesce (omega-3) potrebbe risultare più efficace dei farmaci nel tenere bassi trigliceridi e colesterolo (i grassi cattivi circolanti nel sangue). Quindi tè verde e tonno? «Meglio lo sgombro, è il più ricco in omega-3», risponde la Tremoli. O il classico olio di fegato di merluzzo. La dose? Circa 850 milligrammi al giorno di omega- 3 (dose protettiva più bassa). Tre, quattro grammi al giorno abbassano i trigliceridi. Insomma sgombro tre volte alla settimana, ma per variare anche salmone, tonno o trota. Non solo, vi sono anche effetti neuroprotettivi (Alzheimer e Parkinson) e antinfiammatori (artrite reumatoide, asma, ecc.).
In sintesi, vi sono gruppi di cibi con il «potere» di aiutare a perdere peso e riportare indietro il tempo. A partire da ortaggi, frutta e verdura. Riempire il piatto con frutta e verdura è utile per perdere peso—contengono poche calorie, molti nutrienti e danno senso di sazietà—e gli ultimi studi mostrano che alcuni di loro procurano sorprendenti benefici antinvecchiamento. Si dice che i mirtilli, per esempio, abbiano la capacità di migliorare la memoria. Ma i frutti di bosco di tutti i colori sono ricchi di antiossidanti, come ha dimostrato Navindra P. Seeram, ricercatore dell’Università di Rhode Island a Kingston. Combattono i radicali liberi, molecole che possono causare un esteso danno delle cellule e sono collegate all’infiammazione cronica. Quella che contribuisce all’invecchiamento e che si pensa sia alla base di molte malattie: cancro, malattie del cuore, diabete, Alzheimer, artrite, e osteoporosi. I frutti di bosco sono poi stracolmi di vitamina C, un altro potente antiossidante antirughe. Per mantenere l’acutezza visiva, indirizzarsi su spinaci e altre verdure a foglia verde scuro: luteina e zeaxantina sono pigmenti che proteggono gli occhi dagli effetti dannosi della luce ultravioletta, a cominciare dalla cataratta. Frutta e ortaggi rossi: stesse proprietà antiaging e proteggicancro.
Le proteine sono una componente chiave della dieta e diventano ancora più importanti a partire dai 40 anni, quando la massa muscolare comincia a diminuire fino all’1% all’anno. Questo calo rallenta il metabolismo, facendo in modo che i chili in più si accumulino facilmente. Quindi per mantenere il metabolismo, le proteine sono fondamentali. Così come i minerali (calcio, fosforo, e potassio) di cui sono ricchi yogurt e latticini: aiutano anche a mantenere corretta la pressione del sangue e le ossa robuste. Tra le spezie: cumino e ginger sono antinvecchiamento, peperoncino e wasabi innalzano la soglia del dolore, l’aglio è una vera superpillola (antinfiammatoria, antibiotica, anti- impotenza, salvacuore, abbassa pressione). Insomma spaghetti aglio, olio e peperoncino sono un toccasana. Con l’olio ricco in vitamina E. Meglio se non cotto.
Del vino rosso si sa: il resveratrolo che contiene è un potente antiossidante, regolatore dell’infiammazione e protettivo delle arterie. In più, la ricerca sugli animali suggerisce che alte quantità di resveratrolo possono contrastare la morte delle cellule nel cuore e nel cervello. Il limite è di uno, due, bicchieri al giorno. Se non si beve vino, c’è il caffè: riduce il rischio di diabete tipo 2, Parkinson e Alzheimer. E protegge il cuore. Così come il tè, che inoltre rinforza il sistema immunitario, protegge lo smalto dei denti, combatte la perdita di memoria associata con l’invecchiamento. Due segreti antietà: cioccolato fondente e frutta secca. I flavanoidi del cacao, in particolare, possono ridurre l’infiammazione, mantenere corretta la pressione del sangue, prevenire la coagulazione delle piastrine e stimolare la potenza cerebrale. Inoltre, il cacao migliora l’umore, attenua la sindrome premestruale, aiuta le performances sessuali e attenua i mal di testa.
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venerdì 21 agosto 2009
gene Klotho: GENE ANTI-INVECCHIAMENTO che CURA l' IPERTENSIONE
Dal gene dell'eterna giovinezza potrebbe arrivare la ricetta per contrastare l'ipertensione.
Il gene Klotho, scoperto da ricercatori giapponesi nel 1997, e' stato utilizzato in laboratorio dagli scienziati dell'Oklahoma Health Sciences Center per ridurre i livelli di pressione sanguigna, fattore di rischio per ictus e infarto.
La scoperta pubblicata sulla rivista dell'American Heart Association e' che aumentando l'attivita' del gene non solo si riesce a bloccare l'innalzamento dei valori, ma addirittura a ridurli, garantendo uno scudo anche contro l'insufficienza renale, altra conseguenza sottovalutata di una pressione fuori controllo.
Adesso i ricercatori guidati da Zhongjie Sun stanno lavorando alla sintesi del gene, il cui utilizzo sugli uomini e' gia' stato autorizzato dalla Food and Drug Administration.
''Un'unica applicazione del gene Klotho - spiega Sun - puo' ridurre l'ipertensione per almeno 12 settimane o piu'''.
Il gene e' disponibile anche sotto forma di una proteina e in un futuro prossimo gli scienziati non escludono di poter estrarre una formulazione solubile da sciogliere in acqua.
La storia del gene Klotho risale alla fine degli anni '90, quando un team di ricerca giapponese scopri' che con l'avanzare dell'eta' la sua attivita' nell'uomo e' destinata ad affievolirsi esponendo cosi' a diversi tipi di malattie e per questo fu subito ribattezzato ''gene anti-invecchiamento''.
Il gene Klotho, scoperto da ricercatori giapponesi nel 1997, e' stato utilizzato in laboratorio dagli scienziati dell'Oklahoma Health Sciences Center per ridurre i livelli di pressione sanguigna, fattore di rischio per ictus e infarto.
La scoperta pubblicata sulla rivista dell'American Heart Association e' che aumentando l'attivita' del gene non solo si riesce a bloccare l'innalzamento dei valori, ma addirittura a ridurli, garantendo uno scudo anche contro l'insufficienza renale, altra conseguenza sottovalutata di una pressione fuori controllo.
Adesso i ricercatori guidati da Zhongjie Sun stanno lavorando alla sintesi del gene, il cui utilizzo sugli uomini e' gia' stato autorizzato dalla Food and Drug Administration.
''Un'unica applicazione del gene Klotho - spiega Sun - puo' ridurre l'ipertensione per almeno 12 settimane o piu'''.
Il gene e' disponibile anche sotto forma di una proteina e in un futuro prossimo gli scienziati non escludono di poter estrarre una formulazione solubile da sciogliere in acqua.
La storia del gene Klotho risale alla fine degli anni '90, quando un team di ricerca giapponese scopri' che con l'avanzare dell'eta' la sua attivita' nell'uomo e' destinata ad affievolirsi esponendo cosi' a diversi tipi di malattie e per questo fu subito ribattezzato ''gene anti-invecchiamento''.
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domenica 19 luglio 2009
rapamicina: potrebbe essere l’elisir di giovinezza

Ciecamente sogniamo di superare la morte attraverso l’immortalità, anche se da sempre la vita eterna ha rappresentato la peggiore delle condanne. È uno dei grandi insegnamenti del filosofo della surmodernité Jean Baudrillard. Eppure è da quando è nato che l’uomo cerca di non morire, sicuro che si tratti di una benedizione. E inseguendo, sempre più assetato, il miraggio dell’elisir di lunga vita, nel corso dei secoli ha inciampato nel mito, come quello di Enoch e Thot, si è perduto negli insegnamenti esoterici di Ermete Trismegisto, si è bruciato coi segreti alchemici o si è illuso, romanzescamente, di poter possedere il segreto dell’eterna giovinezza, con i tratti puri e gentili di un Dorian Grey. E quando si è risvegliato dal sogno prometeico, non è rimasta che la fanta-scienza.
Tra cellule staminali, nuovi anticorpi, nanotecnologie e ingegneria genetica, i progressi della medicina stanno allargando di giorno in giorno i confini dell’esistenza, fino a sporgersi, rischiosamente, sul baratro dell’immortalità.
Secondo uno studio pubblicato sul nuovo numero della rivista inglese Nature - una bibbia della scienza, se l’espressione non apparisse una contraddizione in termini - il segreto della vita eterna si nasconderebbe nel terreno dell’Isola di Pasqua, un luogo non a caso magico che galleggia tra l’Oceano Pacifico e la leggenda. Una ricerca condotta da un gruppo di scienziati americani dell’università San Antonio del Texas in collaborazione con l’Università del Michigan e l’«Ann Arbor and Jackson Laboratory» di Bar Harbor, nel Maine, ha dimostrato che grazie a una sostanza medicinale il cui principio è estratto dal terriccio della lontana Isola di Pasqua, si può bloccare il processo di invecchiamento e prolungare la vita di oltre un terzo. Il farmaco, chiamato Rapamycin, a base di rapamicina, la cui scoperta risale agli anni Settanta, è stato somministrato a un campione di topi di laboratorio di età avanzata, 600 giorni di vita, l’equivalente di 60 anni nell’uomo. La loro aspettativa di vita si è estesa tra il 28% e il 38% - ovvero l’equivalente di circa 6-9 anni nell’uomo.
Ora gli studiosi sperano che un giorno la rapamicina - già usata proprio per le sue caratteristiche di immunosoppressione per prevenire il rischio di rigetto nei pazienti cui è stato trapiantato un organo - riesca a rallentare l’invecchiamento anche nell’uomo. Ma va superato un importante ostacolo: la sostanza sopprime le difese immunitarie, rendendo sì più giovani ma anche più vulnerabili alle malattie. Il dottor Arlan Richardson, direttore del «Barshop Institute for Longevity and Aging Studies» ha dichiarato: «Non ho mai visto una sostanza così promettente nel fermare l’avanzata dell’età. La rapamicina potrebbe essere proprio l’elisir di giovinezza che abbiamo sempre cercato». E secondo il professor Randy Strong, dello «Health Science Center» dell’Università del Texas, «questa è la prima prova convincente a dimostrazione che la vita può essere allungata con una terapia farmacologica». Come ha osservato Randy Strong, a capo dell’«Aging Interventions Testing Center» di San Antonio, se la rapamicina dovesse funzionare, la riduzione dei costi della sanità in tutto il mondo - il sogno di tutti i governanti - sarebbe di proporzioni enormi.
Arrampicandosi con caparbietà lungo la curva della longevità, a fronte di un potenziale che la medicina fissa attorno ai 120 anni, l’aspettativa di vita nel corso dei millenni è passata dai 16 anni dell’uomo delle caverne ai 20 anni del 500 a.C., ai 35 del 400 d.C. fino ad alzarsi, lentamente, ai 47 anni degli inizi del Novecento, ai 59 del 1930, ai 71 del 1975 impennandosi a toccare i 78-80 di oggi. Le previsioni dicono che raggiungeremo i cento anni nel 2020. Ma c’è anche chi è pronto a spingersi ancora più in là, come gli esperti dell’ospedale San Raffaele di Milano. In un articolo scritto nel novembre scorso per Kos, la rivista del prestigioso istituto di ricerca, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, un ottimista per natura, ha ipotizzato la possibilità di arrivare a vivere, grazie ai progressi della scienza, sino a 120 anni: «Con la medicina preventiva, con il controllo a distanza, con l’esame del Dna, con l’utilizzazione delle cellule staminali, con un conseguente razionale stile di vita ogni soggetto sarà nella condizione di conservarsi sano ed efficiente molto più a lungo». Secondo il premier una scienza che fa sperare in una vita più lunga non deve spaventare: «Chi si occupa di politica, cioè degli altri, dovrebbe impegnarsi anche su questo fronte: perché il tempo che l’uomo sta guadagnando si possa vivere nel migliore dei modi e con tutte le opportunità possibili».
L’immortalità è il sogno più ambizioso dell’umanità. Dal taoismo cinese alle nuove frontiere della criogenesi l’uomo l’ha cercata ovunque. E non potendola afferrare fisicamente nella realtà, l’ha (momentaneamente) spostata nel regno limitrofo della metafisica, che si chiama Aldilà o resurrezione, oppure in quello della fantasia: dal folklore dei vampiri all’Highlander cinematografico Christopher Lambert. Fino all’invincibile Manji, protagonista di un manga di culto creato da Hiroaki Samura. È un samurai che non può invecchiare perché un verme che vive in simbiosi col suo corpo blocca il naturale processo di invecchiamento, rimarginando qualunque ferita inflittagli. Anche lui, come tutti gli immortali, cerca disperatamente di morire.
Chi invece vuole disperatamente sopravvivere al tempo e al destino, può provare - non appena sarà in commercio - il magico farmaco della misteriosa Isola di Pasqua. Oppure, nell’attesa, provare la gynostemma pentaphylum, un’erba le cui proprietà antiossidanti superano di almeno quattro volte quelle del ginseng. In Cina, dove è molto diffusa, è chiamata jiaogulan, la «pianta-che-vince-la-morte». Ricordandosi, però, che questo straordinario dono non è sufficiente, come insegna il mito greco di Titone. Eos, l’aurora, che lo amava follemente, chiese a Zeus di donargli l’immortalità. Ma dimenticandosi di richiedere anche l’eterna giovinezza, fu condannata a vedere il suo amato diventare sempre più vecchio e privo di forze. E così ottenne che fosse trasformato in cicala. Un animale che nelle favole vive spensieratamente il presente, senza timori per il futuro.
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mercoledì 17 giugno 2009
Proteina p16INK4a: proteina che sarebbe in grado di rivelare lo stato di salute dei tessuti del corpo umano e dirci così qual è la sua vera età

Con un semplice prelievo di sangue si potrebbe un giorno misurare la vera eta' del nostro corpo indicata anche dagli stili di vita adottati. Infatti c'e' nel sangue un 'termometro molecolare' dell'invecchiamento,una proteina la cui quantita' nel corpo e nel sangue aumenta al crescere dell'eta',e aumenta piu' rapidamente nel sangue di chi fuma o in quello dei sedentari, due comportamenti noti per accelerare l'invecchiamento.La scoperta si deve a ricercatori della University of North Carolina.
Scienziati dell’Università della North Carolina hanno identificato una proteina che sarebbe in grado di rivelare lo stato di salute dei tessuti del corpo umano e dirci così qual è la sua vera età, al di là di quella anagrafica.
LA SCOPERTA – Come illustrato nello studio condotto dai ricercatori americani (pubblicato sul giornale scientifico Aging Cell), la proteina in questione, chiamata p16INK4a, si trova in concentrazioni maggiori nel sangue via via che l’età aumenta, e tende ad aumentare ancora di più qualora il soggetto analizzato abbia uno stile di vita non proprio ineccepibile, per esempio fumi o non faccia sufficiente attività fisica. Nessun aumento significativo viene invece rilevato in presenza di obesità.
«TERMOMETRO» – La concentrazione di p16INK4a – prodotta da un gene soppressore dei tumori – può essere facilmente misurata con un rapido test effettuato tramite un prelievo del sangue: in questo modo, per esempio, sarebbe semplice conoscere l’età molecolare (ossia le reali condizioni) di un organo destinato al trapianto o a valutare le effettive condizioni di salute di un soggetto in seguito a un intervento chirurgico. La validità del test messo a punto dagli scienziati è stata verificata su un campione di 170 soggetti sani.
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