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martedì 8 febbraio 2011

ALIMENTAZIONE: Attenzione al cibo spazzatura danneggia capacità mentali dei bimbi

Una ricerca inglese rivela che i bambini che mangiano patatine fritte e merendine prima dei tre anni hanno ridotte capacità intellettive. Con effetti cronici.


Una sana alimentazione e un po' di movimento: sono gli ingredienti fondamentali per vivere meglio e più a lungo. Ma oggigiorno il problema non è solo il fast-food o la vita troppo sedentaria. E' soprattutto dietro le quattro mura di casa che regnano, dure a morire, le cattive abitudini alimentari. Ed è lì che possono sorgere i maggiori problemi. I bambini che si alimentano abitualmente con "junk food", il "cibo spazzatura", possono subire danni permanenti alla loro capacità mentale. L'allarme - come riporta il Daily Mail - è lanciato dai ricercatori dell’Università di Bristol. Uno studio, infatti, dimostra che i bambini che mangiano patatine fritte in sacchetto, biscotti, merendine e pizza prima dei tre anni hanno, a distanza di cinque anni, un quoziente intellettivo inferiore.

Divario nel quoziente intellettivo Ammonterebbe a cinque punti la differenza di quoziente intellettivo paragonata a quella di bambini che seguono una dieta più accorta, che prevede frutta, verdura e cibi preparati in casa. Anche migliorando la qualità dell’alimentazione, hanno però sottolineato i ricercatori, potrebbe essere troppo tardi perché gli effetti nocivi possono essere cronici.
fonte: http://www.ilgiornale.it/interni/attenzione_cibo_spazzatura_danneggia_capacita_mentali_bimbi/junk_food-cibo_spazzatura-universita_bristol-capacita_intellettive/08-02-2011/articolo-id=504623-page=0-comments=1

martedì 20 aprile 2010

cervello: gatto batte super pc


Gatto batte supercomputer 100 a 0, quando si tratta di elaborare le informazioni. E' sulla base di questa constatazione che un gruppo di ricercatori dell'università del Michigan sta cercando di produrre una nuova generazione di microchip basati proprio sul modello dei felini, che potrebbero essere alla base dei computer del futuro.

"Quello che stiamo facendo è costruire un computer come la natura costruisce i cervelli - spiega al sito della Nbc Wei Lu, che coordina lo studio pubblicato dalla rivista Nano Letters - l'idea è di usare un paradigma completamente nuovo per assemblare i circuiti".

In un computer convenzionale solo pochi elementi sono connessi tra loro, con il risultato che questo lavora solo in maniera lineare. Al contrario un cervello lavora 'in parallelo', compiendo più operazioni allo stesso tempo. Questo permette ad esempio di riconoscere un viso istantaneamente: secondo i calcoli dei ricercatori, il cervello di un gatto ha prestazioni 100 volte superiori a quelle del supercomputer Dawn, che può simulare 1 miliardo di neuroni.

Per cercare di avvicinarsi a queste prestazioni i ricercatori stanno sviluppando dei 'memristori', cioé degli elementi dei circuiti in grado di 'ricordarsi' se sono stati attraversati da una corrente elettrica. Unendo due chip tradizionali a un memristore si ottiene una cosa molto simile all'unione di due neuroni e una sinapsi, capace di avere una memoria e un apprendimento. "Il prossimo passo - spiega il ricercatore - è unire centinaia di queste unità, per riuscire a raggiungere la capacità computqazionale di un supercomputer in macchine della grandezza di una bottiglia da due litrì.

mercoledì 16 dicembre 2009

INTELLIGENZA: DIPENDE DALLA STRUTTURA DEL CERVELLO


Tanto piu' grande e' il cervello, tanto piu' si e' intelligenti. Non e' piu' un luogo comune: l'intelligenza dipende dallo sviluppo della struttura del cervello. E' quanto emerge dallo studio pubblicato su Association for Psychological Science dai ricercatori dell'Universita' di Bufalo (New York, Usa). Le dimensioni della corteccia cerebrale contribuiscono a determinare la differenza intellettiva tra gli individui: ''Una struttura cerebrale piu' ampia - spiega Eduardo Mercado, il ricercatore che ha guidato lo studio - migliora la plasticita' cognitiva, ossia la capacita' di apprendimento, di ricordare le informazioni e di elaborare i problemi''.
La ricerca ha dimostrato che una corteccia piu' sviluppata e' indice di una maggiore capacita' intellettuale: ''Identificare, dunque, il modo in cui funzionano i moduli corticali - conclude Mercado - potrebbe consentire di comprendere il motivo per cui alcune persone sono piu' intelligenti di altre e perche' le capacita' cognitive di ciascuno si modificano a seconda dell'eta'''.

sabato 29 agosto 2009

Intelligence Quotient E patologie cardiovascolari : un quoziente intellettivo basso può CAUSARE il 23% di mortalita' in più


Rischio di incorrere in eventi cardiovascolari che possono mettere a rischio la vita? Parte del pericolo dipende dal quoziente di intelligenza, comunemente conosciuto anche come IQ (dall'inglese Intelligence Quotient). Tanto piu' sei intelligente, tanto piu' riesci a scampare il rischio di un attacco di cuore: ad affermarlo e' uno studio pubblicato sull'European Heart Journal da gruppo di ricercatori inglesi dell'Universita' di Glasgow e di Edinburgo guidati da David Batty - che hanno condotto la ricerca per conto della Wellcome Trust e del Medical Research Council - secondo i quali un quoziente intellettivo basso puo' arrivare a determinare il 23% di mortalita' in piu' per patologie cardiovascolari.

Lo studio e' stato condotto su un gruppo di 4289 ex soldati statunitensi, di cui gli studiosi hanno rilevato nel tempo il tipo di dieta seguita, l'attivita' fisica svolta, l'eventuale abitudine al fumo e altri sei fattori di rischio per la malattie cardiache, comprendendo tra questi anche l'intelligenza o la funzione cognitiva (cioe' il quoziente intellettivo). Dai risultati e' emerso che i consumatori a basso reddito e con meno di istruzione avevano un piu' alto rischio di morire a causa di malattie cardiovascolari: ''Esposizioni ambientali e comportamenti connessi alla salute come il fumo, la dieta e l'attivita' fisica, possono spiegare in parte la differenza di insorgenza di rischio cardiovascolari''. Il quoziente intellettivo basso, da solo, ha fatto rilevare un 23% di rischio in piu' di incorrere in patologie cardiache: ''Per questo dato possono essere date diverse spiegazioni - spiega Betty -. Un basso IQ, ad esempio, e' spesso indicatore di trascuratezza e di cattive condizioni di salute di base''.

Un dato, commenta l'esperto, che dovrebbe far riflettere sulla complessita' delle campagne di promozione della salute, per alcuni troppo difficili da comprendere: ''Qualunque sia la spiegazione, i risultati implicano che l'IQ dovrebbe essere considerato con maggiore attenzione in sede di preparazione delle campagne di promozione della salute. I messaggi molte volte possono essere difficili da interpretare''.

lunedì 10 agosto 2009

cani: Possono imparare fino a 250 parole e conoscono le regole base dell'aritmetica. LA CLASSIFICA DEI CANI PIù INTELLIGENTI

I cani sono intelligenti come noi umani, hanno capacità mentali che equivalgono a quelle di un bambino di 2-2,5 canebambino.jpganni, ma non sono tutti uguali, anche nel mondo canino ci sono i tipi svegli e quelli un pò meno dotati. A stilare la classifica dell’intelligenza canina è stato Stanley Coren della University of British Columbia in Canada, un esperto di comportamento dei cani e autore di molti libri sul tema, tra cui "L’intelligenza dei cani". Lo studio è stato presentato nel corso della 117/ima Convention Annuale dell’American Psychological Association a Toronto.

La classifica vede al primo posto i Border collie, cane pastore per eccellenza, dotato di grande capacità di apprendimento e intelligenza; segue al secondo posto il barboncino; solo al terzo troviamo il Pastore Tedesco, nonostante molte celebri star canine abbiano sempre fatto credere nella loro intelligenza superiore. Poi al quarto troviamo il Golden Retriever, cane da riporto proveniente dalla Gran Bretagna, al quinto i Dobermann, tutt’altro che folli per una presunta (ma del tutto falsa) compressione del cervello causata dalla scatola cranica, ma anzi così intelligenti che vennero impiegati come cani messaggeri durante la Prima Guerra Mondiale. Al sesto posto troviamo poi il cane pastore delle Shetland, per moltissimi secoli utilizzato nelle omonime isole per custodire e condurre i greggi di pecore. Infine Coren assegna il settimo posto al dolcissimo Labrador, cane da riporto originario dell’isola di Terranova.

Ci sono vari tipi di intelligenza, spiega l’esperta, quella istintiva che il cane ha di suo dalla nascita, quella adattiva che equivale a quanto è bravo un cane ad imparare dall’ambiente intorno a lui per risolvere problemi, infine quella funzionale e di ubbidienza (l’equivalente dell’apprendimento scolastico). L’esperto di amici a quattro zampe ha eseguito l'analisi dei risultati di centinaia di studi sul comportamento dei cani ed ha tirato le somme sulle tante sfaccettature dell’intelligenza canina, che non avrebbe nulla da invidiare, quindi, a quella dei primati non umani (scimmie) e alla nostra. «Tutto siamo curiosi di sapere cosa pensa il nostro amico peloso - dichiara Coren - capire perchè a volte hanno dei comportamenti stupidi e irrazionali», mentre in altre occasioni mostrano dei momenti di sbalorditiva vivacità di ingegno e creatività. «Non saranno Einstein - aggiunge - ma sono di sicuro molto più del previsto simili a noi».

Dalla sua revisione è emerso che i cani possono imparare qualcosa come 165 parole (i più intelligenti anche 250), sanno contare fino a 4-5 e conoscono le regole base dell’aritmetica. Inoltre i nostri amici fedeli hanno una formidabile intelligenza spaziale, sanno localizzare oggetti di interesse, evitare luoghi pericolosi, trovare la via più breve verso la cuccia, aprire un chiavistello. Infine i cani possono imbrogliare deliberatamente altri cani e anche i padroni per ottenere qualcosa. Ed hanno successo quasi quanto noi nell’arte dell’imbroglio, conclude Coren.
fonte: la zampa.it

giovedì 28 maggio 2009

corvi sono ABILI COME gli scimpanzé


La necessità è la madre di tutte le invenzioni. Fondando il loro esperimento su questa premessa, i ricercatori delle Università di Cambridge e Queen Mary di Londra, hanno scoperto che i corvi sono furbi tanto quanto gli scimpanzé. Soprattutto davanti al cibo. Pur di catturare una mollica di pane l’uccello le escogita tutte, compreso creare un uncino con il becco e lanciare sassolini nel punto giusto, in modo da liberare l’oggetto del suo desiderio. Tutte queste abilità finora erano attribuite solo ai nostri cugini primati.

LE PROVE - L’esperimento è stato condotto su quattro rappresentanti della specie dei Corvus frugilegus, o corvi comuni, allevati in cattività. In una serie di esperimenti i corvi hanno appreso velocemente a lanciare un sassolino dentro un piccolo tubo, per far crollare una piattaforma e liberare il cibo dal tunnel. Gli uccellini hanno dimostrato, in questo caso, di saper scegliere a primo colpo, la giusta dimensione della pietra da lanciare. In un secondo esperimento hanno piegato un bastoncino di ferro per creare un uncino e ottenere lo stesso risultato: raggiungere un appetitoso verme. Ma quando non funzionava più, in una terza fase, erano pronti a cambiare strumento.

IL CONFRONTO CON GLI SCIMPANZE' - «Lo studio è importante – sottolinea il primo autore Chris Bird – perché non era mai stato dimostrato che questa specie fosse capace di usare particolari strumenti a parte il becco per procacciarsi cibo. Queste abilità erano proprie degli scimpanzé e solo in un corvo della Nuova Caledonia chiamato Betty». Questa è la prima evidenza scientifica della capacità intuitiva dell’animale. Non si tratterebbe quindi di adattamento come si pensava per i loro parenti della Nuova Caledonia, che usano naturalmente bastoncini per estrarre le larve dai buchi. «È il primo esempio non ambiguo di intuito animale, perché i corvi hanno creato subito un uncino senza avere nessuna esperienza al riguardo, essendo cresciuti in cattività», ha concluso Bird. I risultati dello studio etologico sono stati pubblicati nel prestigioso Proceedings of the National Academy of Science (PNAS).

venerdì 15 maggio 2009

orgasmo femminile: è tutta questione di intelligenza


Secondo uno studio britannico le donne che sanno gestire meglio le proprie emozioni e i propri sentimenti hanno più orgasmi rispetto alle altre.

Le donne con l’intelligenza emozionale più sviluppata godono di più. O almeno hanno più orgasmi. È questo il risultato di un singolare studio condotto in Gran Bretagna su più di 1000 coppie di gemelle. L’intelligenza emozionale è la capacità di controllare e gestire le emozioni e i sentimenti propri e altrui. Lo studio ha evidenziato che un basso livello di intelligenza emotiva, nelle donne è spesso correlato a problemi di orgasmo.
Ricerca hot. I ricercatori hanno chiesto a oltre 2000 gemelle tra i 18 e gli 83 anni di compilare un questionario sulla loro vita sessuale e di rispondere ad alcune domande per misurare il loro livello di intelligenza emotiva. Le donne che si sono classificate nel 25% più basso della classifica hanno manifestato un rischio di disturbi legati all’orgasmo fino a due volte più alto rispetto alla media. Secondo Andrea Burri, psicologa al King’s College di Londra, l’intelligenza emotiva sembra essere in grado di influenzare la capacità della donna di comunicare al partner i propri desideri sotto le lenzuola. E questo influenza in modo determinante la sua capacità di raggiungere l’orgasmo.

martedì 5 maggio 2009

Animali: corvidi sono intelligenti


I corvidi continuano a crescere nella considerazione degli scienziati quanto a capacita' intellettive, ritenute vicine e quelle dei primati. A tessere le lodi di questo gruppo di volatili - che comprende corvi, cornacchie, taccole e gazze - e' Christopher Bird, zoologo a Cambridge. Parte della loro intelligenza e' legata alla vita sociale, ma i corvidi sono tra i pochi animali, ad esempio, hanno una parziale coscienza di se', riconoscendosi nell'immagine riflessa da uno specchio.

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