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martedì 26 ottobre 2010

BIODIVERSITA': IN AMAZZONIA SCOPERTA 1 NUOVA SPECIE OGNI 3 GIORNI

Nel pieno della Conferenza sulla Biodiversita' che si sta svolgendo a Nagoya, in Giappone, il WWF ha diffuso oggi in una conferenza stampa l'ultimo report ''Amazzonia Viva'' che mette in luce la straordinaria ricchezza di specie di quest'area e evidenzia le minacce che ancora incombono.

Il Report illustra l'enorme biodiversita' con 1200 specie nuove scoperte e descritte in appena 10 anni, tra il 1999 e il 2009: praticamente una nuova specie ogni tre giorni (parlando solo di animali vertebrati - mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci e di piante tralasciando le migliaia di specie scoperte di invertebrati). Questo dato conferma che l'Amazzonia e' uno dei luoghi della Terra dove si riscontra la maggiore diversita' e dunque un patrimonio inestimabile di cui tutti noi inconsapevolmente beneficiamo: malgrado la maggior parte della regione sia ancora al riparo da disturbi le minacce stanno aumentando velocemente. Durante gli ultimi 50 anni l'uomo ha causato la distruzione di almeno il 17% della foresta pluviale amazzonica, un'area piu' vasta del Venezuela e pari a due volte la Spagna. Una delle principali cause di questa trasformazione e' rappresentata dalla rapida espansione dei mercati regionali e globali della carne, della soia e dei biocombustibili, che fanno aumentare la domanda di terreni. Si stima che l'80 % delle aree deforestate dell'Amazzonia siano destinate a pascoli per il bestiame.

Inoltre, i modelli di sviluppo non sostenibili, la rapida crescita economica regionale e il crescente fabbisogno energetico stanno esercitando un forte impatto sull'Amazzonia.

Per il WWF e' importante garantire lo sviluppo delle strategie di conservazione a livello regionale, promuovendo la gestione sostenibile delle risorse naturali e uno sviluppo ben pianificato delle infrastrutture, che si tradurranno poi in sviluppo economico, tenendo in considerazione, tra gli altri elementi, anche gli impatti sociali e ambientali. E' questo il senso dell'appello lanciato ai delegati dei 193 paesi presenti a Nagoya ai quali e' stata fatta una richiesta: inserire l'Amazzonia nella mappa mondiale dei luoghi prioritari per la conservazione e costruire un forte sostegno pubblico attorno alle iniziative di conservazione su grande scala in Amazzonia. Per le nazioni amazzoniche, una parte della soluzione per la protezione delle specie e degli habitat amazzonici e' attualmente oggetto di valutazione da parte dei governi che si stanno incontrando proprio durante il Summit di Nagoya: un approccio transnazionale finalizzato a creare, nella regione amazzonica, un sistema di aree protette completo ed efficacemente gestito.

martedì 5 ottobre 2010

RISCALDAMENTO GLOBALE : I cambiamenti climatici mettono a rischio sopravvivenza la vita degli uccelli migratori


I cambiamenti climatici stanno mettendo a rischio la sopravvivenza di molte specie di uccelli migratori a causa del crescente anticipo della primavera nell'Europa settentrionale. A rilevarlo è uno studio internazionale pubblicato in questi giorni sui "Proceedings of Royal Society" e condotto da un'equipe di scienziati tedeschi, russi e finlandesi, coordinati dall'italiano Nicola Saino, del Dipartimento di Biologia dell'Università degli studi di Milano.

Basandosi su una grande mole di dati riguardanti 117 specie di uccelli che migrano dall'Africa o dall'Europa meridionale verso l'Europa del nord, lo studio dimostra infatti che l'arrivo precoce della primavera mette in crisi molte specie rendendo più difficile l'accoppiamento e il reperimento del cibo. Ed a essere a rischio sono molte specie di uccelli canori e di uccelli acquatici.

"Nel corso degli ultimi decenni, le temperature invernali e primaverili in Europa sono aumentate, producendo un anticipo generalizzato -spiega l'Università di Milano- degli 'eventi della primavera', quali il disgelo, l'apertura delle gemme fogliari e la fioritura delle piante ed i cicli riproduttivi degli insetti e di altri invertebrati. Gli uccelli migratori devono sincronizzare l'arrivo e la riproduzione con gli eventi della primavera così da poter sfruttare i brevi periodi di abbondanza di cibo ed allevare con successo la prole. L'anticipo della primavera impone quindi loro di raggiungere i quartieri riproduttivi più precocemente".

In effetti, sottolineano gli esperti dell'Università di Milano, "nel corso degli ultimi decenni la data della migrazione primaverile dall'Africa o dalle regioni meridionali dell'Europa verso nord ha subito un graduale anticipo, di circa 1-3 giorni ogni 10 anni. Questo recupero non è stato tuttavia sufficiente a compensare interamente l'effetto dell'anticipo della primavera, che ha proceduto con passo più spedito".
L'arrivo precoce della primavera mette in crisi molte specie rendendo più difficile l'accoppiamento e il reperimento del cibo.

"L'accumulo di calore (degree-days) durante i primi mesi dell'anno, che determina il progresso della primavera e registrato al momento dell'arrivo di migratori, -aggiungono- è oggi maggiore di quanto non fosse solo 50 anni fa".

Al loro arrivo nelle regioni settentrionali, i migratori trovano così una primavera più avanzata. Ed una delle conseguenze rilevate dagli scienziati di questo "sfasamento ecologico" è la riduzione del successo riproduttivo e quindi il declino delle loro popolazioni. "In effetti, -spiegano- le specie che hanno accumulato maggiore ritardo rispetto alla primavera sono quelle che hanno subìto il maggiore declino demografico e questo fenomeno ha riguardato soprattutto i migratori che compiono i viaggi più lunghi, sino alle latitudini meridionali dell'Africa". Secondo gli scienziati, dunque, "i cambiamenti climatici in atto possono quindi compromettere la conservazione delle popolazioni naturali di uccelli migratori interferendo con il loro adattamento alle condizioni ecologiche".

giovedì 9 settembre 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, uccelli migratori in pericolo a causa della marea nera

Cinque milioni di uccelli migratori sono diretti nel golfo del Messico, ignari che troveranno gli effetti della marea nera e poco cibo.. Lo affermano diversi esperti al sito del Discovery Channel, preoccupati per le conseguenze del passaggio in Louisiana, le cui coste sono ancora invase dal petrolio. Diverse spedizioni di ricercatori sono pronte a osservare gli effetti della marea nera sugli uccelli per capire se, considerata la situazione, sceglieranno altri luoghi per fermarsi.
fonte: ansa.it

giovedì 1 luglio 2010

Animali :SCOPERTO TRAFFICO RAPACI IN VIA ESTINZIONE


Aquile del Bonelli, gipeti, aquile reali, falchi lanari e pellegrini, capovaccai (i famosi avvoltoi egiziani) e cicogne nere: sono questi i rapaci sequestrati dal Corpo forestale dello Stato nell'ambito di una vasta operazione che ha smascherato e bloccato un traffico illegale di animali protetti esteso a diverse regioni d'Italia e ad alcuni Paesi Europei.

I 45 esemplari finora sequestrati, appartenenti a specie rare e a rischio di estinzione, erano stati sottratti nei mesi scorsi dai loro habitat naturali e immessi sul mercato clandestino accompagnati da false certificazioni CITES. I rapaci, usati dai falconieri nelle rievocazioni storiche medievali o nella caccia, sono molto ambiti dai collezionisti di tutto il mondo; un fiorente commercio che cerca di soddisfare le richieste che ancora oggi provengono dai grandi parchi zoologici o dalle scuole di falconeria dei paesi arabi.

Importante il giro d'affari: un certificato CITES riciclato da un esemplare morto veniva pagato anche 2.000 euro, una coppia illegale di Aquile dai 6.000/8.000 euro fino al triplo se sanata con certificati riciclati, un esemplare di Gipeto, con certificato riciclato, arrivava anche fino a 20.000 euro.

Una centrale italiana, collegata con soggetti in Belgio, Spagna, Austria e Germania dedita da anni a procurare certificazioni false, contraffatte o basate su false dichiarazioni atte a coprire e ''lavare'' animali di cattura e di provenienza illegale, e' stata scoperta dagli investigatori.

L'inchiesta e' partita, con la collaborazione del Network TRAFFIC del WWF Italia, grazie alle informazioni raccolte a livello territoriale dai suoi collaboratori tecnici dell'Universita' di Palermo, che da mesi seguivano i movimenti di alcune persone che erano state sorprese mentre si arrampicavano per raggiungere un sito di nidificazione dell'aquila del Bonelli, presso una vecchia miniera di zolfo, con l'intento di razziare piccoli e uova. Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, e coordinate a livello nazionale dal servizio CITES centrale dell'Ispettorato Generale e condotte dal personale delle Sezioni Investigative CITES del Corpo forestale dello Stato di Roma e Palermo, hanno permesso di individuare i soggetti coinvolti nel traffico e i centri dove i piccoli venivano trasportati per essere allevati in cattivita'. Circa 50 agenti specializzati della CITES coadiuvati da personale tecnico del WWF Italia hanno operato simultaneamente effettuando decine di perquisizioni domiciliari contemporaneamente in tutta Italia, presso allevatori e falconieri a Milano, Cuneo, Pordenone, Lecco, Pavia, Reggio Emilia, Bologna, Napoli, Catania, Ragusa e Caltanissetta.

Sono 17 ad oggi le persone indagate per i reati di falso e ricettazione e per detenzione di specie protette che prevede l'arresto da tre mesi ad un anno e l'ammenda da 7.000 a 75.000 euro nonche' la confisca obbligatoria degli esemplari.

giovedì 13 agosto 2009

RISCALDAMENTO GLOBALE: gli uccelli diventando più piccoli con il passare delle generazioni.


Sydney - I volatili si rimpiccioliscono con l'aumento della temperaturaG: gli uccelli si adattano infatti al riscaldamento globale diventando più piccoli con il passare delle generazioni. Secondo una ricerca australiana durante l’ultimo secolo, in cui le temperature medie sono aumentate di 0,7 gradi, alcuni uccelli si sono ridotti di quasi il 4%. È una risposta evolutiva all’aumento di temperature, scrive la biologa Janet Gardner dell’Australian National University, nello studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society. Era noto che gli uccelli che vivono più vicino all’ equatore sono più piccoli di quelli della stessa specie in latitudini maggiori e la ragione, spiega, è che gli uccelli più piccoli diffondono calore più rapidamente e sopportano meglio il caldo.

Studiati 500 uccelli di 8 specie Gardner e i suoi collaboratori hanno studiato più di 500 uccelli di otto specie, conservati in musei australiani fra la fine del 1800 e il 2000, misurando le lunghezze d’ala. In media gli uccelli del VENTEsimo secolo sono più piccoli di uno scarto fra 1,8 e 3,6% di quelli di 100 anni prima. Sono state escluse altre spiegazioni, come cambiamenti di nutrizione. È un cambiamento significativo, sostiene la biologa. "Alcune specie si sono ridotte più di altre, ma tutte mostrano lo stesso trend. È così che si adattano.

lunedì 10 agosto 2009

riscaldamento globale:Himalaya, 350 specie Rischiano l'estinzione

I cambiamenti climatici continuano a mettere a dura prova il tesoro di biodiversità del nostro pianeta. Nella categoria "a rischio" figurano anche 350 nuove specie scoperte nell'Himalaya orientale in dieci anni di ricerche. Esseri viventi come il più piccolo cervo del mondo, la rana volante e un geco che esiste da 100 milioni di anni. Nell'Himalaya orientale rischia di sparire (o modificarsi in modo irreversibile) la dimora di una varietà sorprendente di specie: 10mila vegetali, 300 specie di mammiferi, 977 di uccelli, 176 di rettili, 105 di anfibi e 269 pesci di acqua dolce. A scattare la fotografia è un dossier del Wwf, «The eastern Himalayas - Where worlds collide» (testo integrale in inglese).

DIECI ANNI DI STUDI - Lo studio riassume le scoperte fatte da diversi scienziati in dieci anni, dal 1998 al 2008, in zone remote e montuose che vanno dall'India nord-orientale all'estremo nord del Myanmar, fino al Nepal e alle regioni meridionali dell'area autonoma del Tibet. Gli esperti hanno individuato più di 350 specie fino a quel momento sconosciute nelle regioni dell'Himalaya orientale: 244 piante, 16 anfibi, 16 rettili, 14 pesci, 2 uccelli, 2 mammiferi, e almeno 60 nuovi invertebrati. Tra questi una rana color verde brillante ("Rhacophorus suffry") che utilizza i lunghi piedi rossi palmati per librarsi nell'aria, un cervo foglia ("Muntiacus putaoensis"), il più piccolo e antico del mondo, con il manto bruno chiaro e gli occhi da cerbiatto, un geco con 100 milioni di anni sulle spalle, scoperto in una miniera di ambra della Hukawang Valley, nelle regioni himalayane dell'estremo nord del Myanmar. Qui, c'è anche la più alta concentrazione di tigre del Bengala e, soprattutto, l'ultimo bastione del rinoceronte indiano.

DELFINI, GIBBONI, LEOPARDI - Proprio in questa terra l'associazione del Panda è impegnata nella difesa degli habitat di specie a rischio come il leopardo delle nevi, la tigre del Bengala, il gibbone dalle mani bianche, il leopardo nebuloso, l'elefante asiatico, il panda minore, il langur dorato, il raro delfino del Gange. «Siamo di fronte a un patrimonio di diversità culturale e biologica che è però estremamente vulnerabile e fragile - osserva Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf - e che rischiamo di perdere per sempre, a meno di non agire da subito contro i cambiamenti del clima. Un impareggiabile mosaico di diversità biologica, senza dubbio tra i più ricchi di tutto l'Oriente». Che soffre però di una estrema sensibilità ai cambiamenti climatici. L'Himalaya, dice Mariagrazia Midulla, responsabile del programma clima ed energia del Wwf, potrà essere salvata solo con «un trattato equo e coraggioso, fondato sull'alleanza tra Paesi ricchi e poveri contro la devastazione dei cambiamenti climatici, alimentati in questa parte del mondo anche da un'incontrollata deforestazione». L'appuntamento è alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre, quando i leader del mondo si riuniranno per trovare un accordo su un nuovo trattato che manderà in pensione il Protocollo di Kyoto.
fonte:corriere.it

lunedì 3 agosto 2009

Mediterraneo : Si rischia l'estinzione per un quinto delle specie, già scomparso l'1%


Minaccia estinzione per un quinto delle specie, scomparso l'1%
Quasi un quinto delle specie che abitano nel Mediterraneo e' minacciato dal pericolo di estinzione, mentre l'1% e' gia' scomparso.Si tratta di mammiferi, cetacei, pesci di acqua dolce, anfibi, uccelli, pesci cartilaginei, granchi e gamberi, libellule e rettili. Il 5% risulta fortemente a rischio estinzione, il 7% a rischio e il 7% vulnerabile. Sono i dati dell'ultimo rapporto dell'Unione mondiale della conservazione della natura (Iucn) 'Wildlife in a changing world'.

Mammiferi, cetacei, pesci di acqua dolce, anfibi, uccelli, pesci cartilaginei, granchi e gamberi, libellule, rettili: nel complesso, quasi un quinto di queste specie che abitano nel Mediterraneo e' minacciato dal pericolo di estinzione, mentre l'1% e' gia' scomparso. Secondo una classificazione del pericolo, il 5% risulta fortemente a rischio estinzione, il 7% a rischio e il 7% vulnerabile. Questi i dati contenuti nell'ultimo rapporto dell'Unione mondiale della conservazione della natura (Iucn) 'Wildlife in a changing world', che nell'area ha considerato nove gruppi di animali.
Raffrontando dati rilevati a livello mondiale con quelli regionali, il documento fornisce indicazioni sullo stato di salute della natura nel Mediterraneo. Almeno il 56% delle specie endemiche di pesci di acqua dolce, cioe' specie uniche nella regione, rischia di scomparire. Stessa stima per delfini e balene, seguiti dal 42% di squali e razze, il 36% di granchi e gamberi, il 29% degli anfibi, il 19% delle libellule, il 14% dei mammiferi, il 13% dei rettili e il 5% degli uccelli, che corre lo stesso pericolo.
Inoltre, secondo gli esperti dell'Iucn, l'obiettivo di protezione del 10% di ciascuna delle regioni ecologiche del mondo e' ben lungi dall'essere raggiunto e l'area del Mediterraneo non fa eccezione. Le aree marine protette sono 'sottosviluppate' e le zone meridionale ed orientale, a dispetto della loro rilevanza per la ricchezza di biodiversita', non sono sufficientemente tutelate. Da quanto emerge nel rapporto, gli ecosistemi di acqua dolce sono quelli maggiormente sottoposti a pressioni. I fiumi dell'area ospitano oltre 3.500 dighe, lo scarico di sedimenti e' drasticamente ridotto e l'acqua viene deviata per la produzione di energia, irrigazione e fornitura idrica. Nella maggior parte dei Paesi dell'area mediterranea l'impiego dell'acqua si avvicina al limite delle risorse e diversi fiumi vivono stagioni di siccita'. L'analisi di diverse specie di anfibi, granchi, pesci di acqua dolce, libellule, rettili e mammiferi, rivela uno ''stato preoccupante delle aree umide e dei fiumi del Mediterraneo''. In particolare, fra queste specie quelle considerate a rischio sono soprattutto concentrate nella penisola iberica, nei Balcani, nella parte occidentale della Grecia e nell'area che va dalla Turchia fino ad Israele.
Altro capitolo e' quello dell'ecosistema marino, di cui si sa ancora poco, visto che per circa un terzo delle specie che vi abitano e' stata riscontrata una carenza di dati. Questo non significa che manchino gli allarmi: ad esempio per la foca monaca del Mediterraneo, il pinnipede piu' a rischio di sopravvivenza a livello mondiale. Si parla di una popolazione fra i 350 e i 450 esemplari sopravvissuti nell'area orientale del bacino: in Grecia, Turchia occidentale e isole dell'Egeo. Piuttosto nera la situazione anche per gli squali, che contano il 42% di specie minacciate, contro il 17% a livello globale.
Ma quali sono i principali nemici della natura nel Mediterraneo? Distruzione degli habitat, inquinamento non solo chimico ma anche acustico, eccessivo sfruttamento delle risorse e altre minacce, come l'invasione di specie aliene o la cattura accidentale di animali in mare, stanno provocando pesanti perdite alla biodiversita' della regione. Un pericolo significativo secondo le previsioni per il futuro saranno invece i cambiamenti climatici, a causa dell'aumento della siccita' in un'area che soffre gia' del problema. Da qui l'appello dell'Unione mondiale della conservazione della natura, che chiede un'azione urgente per preservare il futuro del Mediterraneo. Una gestione sostenibile e una protezione legale delle specie e dei loro habitat, secondo gli esperti, sono le chiavi della conservazione nel bacino, oltre alla necessita' di puntare sui due campi della formazione e della ricerca.

sabato 4 luglio 2009

PERNICE BIANCA a RISCHIO ESTINZIONE

Chiudere la caccia alla pernice bianca su tutto l'arco alpino per salvarla dall'estinzione e' la formale richiesta fatta in questi giorni dal WWF Italia.

La richiesta e' rivolta alle Regioni e alle Province che proprio in questo periodo stanno formulando i nuovi calendari venatori per la stagione che partira' in settembre.

La pernice, specie simbolo delle Alpi, mostra da molti anni una grave difficolta' con una diminuzione, spesso drastica, con popolazioni quasi completamente costituite da nuclei isolati.

Il principale problema della specie sembra essere legato ai cambiamenti climatici in corso, soprattutto in relazione alla diminuzione della nevosita', ma alcuni altri fattori sono indicati nella bibliografia scientifica come importanti cause di questa situazione: tra questi il prelievo venatorio, il cui significativo impatto va certamente sommato ad altre cause di declino, come ad esempio l'aumentata accessibilita' dei comprensori di alta quota, lo sviluppo di nuovi impianti sciistici e l'escursionismo invernale e primaverile non regolamentato.

Sono le stesse associazioni di cacciatori ad ammettere con preoccupazione la grave rarefazione della specie, cosi' come la confermano tutti i censimenti effettuati. Negli ultimi anni alcune Province, come Como, Lecco e Bergamo, hanno autonomamente chiuso la caccia alla specie a causa della bassissima consistenza numerica.

giovedì 28 maggio 2009

corvi sono ABILI COME gli scimpanzé


La necessità è la madre di tutte le invenzioni. Fondando il loro esperimento su questa premessa, i ricercatori delle Università di Cambridge e Queen Mary di Londra, hanno scoperto che i corvi sono furbi tanto quanto gli scimpanzé. Soprattutto davanti al cibo. Pur di catturare una mollica di pane l’uccello le escogita tutte, compreso creare un uncino con il becco e lanciare sassolini nel punto giusto, in modo da liberare l’oggetto del suo desiderio. Tutte queste abilità finora erano attribuite solo ai nostri cugini primati.

LE PROVE - L’esperimento è stato condotto su quattro rappresentanti della specie dei Corvus frugilegus, o corvi comuni, allevati in cattività. In una serie di esperimenti i corvi hanno appreso velocemente a lanciare un sassolino dentro un piccolo tubo, per far crollare una piattaforma e liberare il cibo dal tunnel. Gli uccellini hanno dimostrato, in questo caso, di saper scegliere a primo colpo, la giusta dimensione della pietra da lanciare. In un secondo esperimento hanno piegato un bastoncino di ferro per creare un uncino e ottenere lo stesso risultato: raggiungere un appetitoso verme. Ma quando non funzionava più, in una terza fase, erano pronti a cambiare strumento.

IL CONFRONTO CON GLI SCIMPANZE' - «Lo studio è importante – sottolinea il primo autore Chris Bird – perché non era mai stato dimostrato che questa specie fosse capace di usare particolari strumenti a parte il becco per procacciarsi cibo. Queste abilità erano proprie degli scimpanzé e solo in un corvo della Nuova Caledonia chiamato Betty». Questa è la prima evidenza scientifica della capacità intuitiva dell’animale. Non si tratterebbe quindi di adattamento come si pensava per i loro parenti della Nuova Caledonia, che usano naturalmente bastoncini per estrarre le larve dai buchi. «È il primo esempio non ambiguo di intuito animale, perché i corvi hanno creato subito un uncino senza avere nessuna esperienza al riguardo, essendo cresciuti in cattività», ha concluso Bird. I risultati dello studio etologico sono stati pubblicati nel prestigioso Proceedings of the National Academy of Science (PNAS).

giovedì 14 maggio 2009

AMBIENTE:192 SPECIE UCCELLI A FORTE RISCHIO ESTINZIONE


Sono 1.227 le specie di uccelli inseriti nella nuova Lista Rossa 2009, pari al 12% del totale mondiale. 192 quelle a forte rischio di estinzione, due in piu' rispetto al 2008.

Lo annuncia oggi la LIPU-BirdLife Italia, partner italiano di BirdLife International, il network internazionale che ha redatto la nuova Lista Rossa 2009 dell'IUCN (International Union Conservation Nature) sugli uccelli nel mondo.

Sono nove le specie che entrano a far parte della categoria ''In pericolo in modo critico'' (Critically Endangered), che raggruppa le specie maggiormente minacciate.

E' il caso di un colibri' recentemente scoperta in Colombia (Eriocnemis Isabellae), che per la prima volta si trova ad essere inserito nella Lista Rossa dell'IUCN a causa delle condizioni disastrose del proprio habitat. Tale specie e' ormai confinata in soli 1.200 ettari di foresta amazzonica nelle montagne del Pinche, nel Sud-ovest della Colombia, dove la foresta e' stata gia' danneggiata, per una porzione che ha raggiunto l'8%, dalle coltivazioni di coca.

Altri esempi che diventano da quest'anno specie in pericolo in modo critico sono l'Allodola del Sidamo in Etiopia, che rischia di diventare il primo uccello estinto in Africa, il Fringuello arboricolo di Charles nelle Galapagos, il Rondone dei camini nel Nord America Orientale, e addirittura i diffusissimi rapaci africani tra cui il Falco giocoliere e l'Aquila marziale, che si trovano in buona compagnia di altre numerose specie del continente africano, tutte in gravi difficolta'.

Gravi problemi, nelle Americhe, per lo Svasso dal cappuccio e, nelle Hawaii, per la Palila, la tredicesima specie che diventa a grave rischio di estinzione in queste isole, facendo delle Hawaii il piu' grande hotspot di estinzione al mondo per gli uccelli.

Altri esempi il Martin pesatore delle Marquesas, il Pavone verde e la Pernice di David in Asia, la Gru coronata in Africa.

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