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lunedì 18 ottobre 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, Le tartarughe si salvano con la maionese


Mentre la NASA mette in campo i suoi mezzi e le sue tecnologie per evitare una strage tra le tartarughe marine del Golfo del Messico, un piccolo centro faunistico della Florida le salva dal petrolio grazie alla... maionese. (Riccardo Galli, 15 ottobre 2010)

Se durante una visita al Turtle Hospital di Marathon (Florida) vi imbattete in un distinto signore che sta spalmando della maionese su una tartaruga (viva), non spaventatevi: non è un amante della cucina esotica alle prese con un macabro spuntino, ma Ryan Butt, il direttore del centro faunistico, che sta ripulendo dal petrolio e dal catrame una vittima del disastro della Deep Water Horizon. La maionese infatti, contenendo olio in abbondanza, si lega al catrame che in questo modo può essere rimosso asciugando l’animale con una salvietta. Non solo: è molto sicura anche dal punto di vista dermatologico e può essere utilizzata per liberare dalle sostanze tossiche anche narici, bocca e occhi delle testuggini. E la cosa sembra funzionare davvero, visto che Butt ha salvato con questo sistema decine di animali.

Secondo Butt petrolio e catrame hanno ormai invaso i sargassi, alghe scure che vivono in superficie e che offrono alle testuggini cibo e riparo Nuotando tra queste alghe le tartarughe si ricoprono di uno spesso strato di sostanze oleose e tossiche che finisce per soffocarle.
Secondo i dati diffusi dalla National Oceanic and Atmospheric Administration la chiazza di greggio e gli incendi controllati appiccati dalla BP per contenerla hanno causato la morte di 525 tartarughe.

La buona notizia
Per salvare queste simpatiche creature marine è intervenuta addirittura la NASA che ha spostato 28mila uova dalla Louisiana alla Florida permettendo fino ad oggi la nascita di almeno 15.000 tartarughine.
Fonte : http://www.focus.it/natura/news/le-tartarughe-si-salvano-con-la-maionese_071010_2227.aspx

giovedì 9 settembre 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, uccelli migratori in pericolo a causa della marea nera

Cinque milioni di uccelli migratori sono diretti nel golfo del Messico, ignari che troveranno gli effetti della marea nera e poco cibo.. Lo affermano diversi esperti al sito del Discovery Channel, preoccupati per le conseguenze del passaggio in Louisiana, le cui coste sono ancora invase dal petrolio. Diverse spedizioni di ricercatori sono pronte a osservare gli effetti della marea nera sugli uccelli per capire se, considerata la situazione, sceglieranno altri luoghi per fermarsi.
fonte: ansa.it

venerdì 3 settembre 2010

Risolto il nuovo incidente petrolifero del Golfo del Messico, ma l’offshore conferma tutti i suoi rischi


E' stato spento l'incendio innescatosi dopo l'esplosione della piattaforma offshore Vermillion Oil Rig 380 nel Golfo del Messico, a 160 km a sud di Vermilion Bay, in Luisiana, ma le polemiche sul petrolio si sono nuovamente infiammate. Secondo il capitano della Guardia Costiera Usa Peter Troedsson «L'incendio è stato estinto, gli elicotteri dei guardiacoste sono sul luogo e le immagini del sito non indicano nessun tipo di sversamento visibile in acqua. Non ci sono tracce di fughe, però continueremo ad indagare e a controllare la situazione per essere sicuri che questo non cambi». Un pilota di un elicottero aveva segnalato sulla superficie del Golfo un'iridescenza da petrolio di oltre 1,5 chilometri di lunghezza e circa 30 metri di larghezza proveniente dalla piattaforma. Ma la Guardia Costiera non è riuscita a rintracciarla.

Scoppia un’altra piattaforma petrolifera davanti alle coste della Louisiana. E nel golfo del Messico torna per un giorno l’incubo “marea nera”. Questa volta, però, a differenza dell’incidente sulla base della Bp dell’aprile scorso, non ci sono vittime e la Guardia Costiera nella tarda serata di ieri ha confermato che le fiamme sulla piattaforma sono state spente e che non vi sono perdite di petrolio in mare.

L’azienda petrolifera proprietaria della piattaforma aveva subito escluso ogni perdita di greggio. Qualche ora dopo, però, era stata la stessa Guardia Costiera a riferire della presenza di una «macchia lucente» lunga circa un miglio attorno alla base. In serata, invece il capitano di Guardia Costiera, Peter Troedsson, ha ufficialmente reso noto che l’allarme era rientrato: «L’incendio è spento, e gli elicotteri e le navi della Guardia Costiera sul posto non segnalano alcuna perdita. Ma continuiamo a sorvegliare la situazione per essere certi che non vi siano cambiamenti».

L’incidente ha comunque messo in luce che questi grandi impianti non sono così sicuri come sostengono le compagnie petrolifere. Con l’incidente di ieri le trivellazioni off-shore tornano al centro di un dibattito acceso come non mai.

In Italia il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha affermato che il nuovo incidente «conferma l’esigenza» di «più stringenti regole a livello internazionale», mettendo in evidenza la situazione nel Mediterraneo e sollecitando che «il problema venga posto all’ordine del giorno nelle prossime settimane nell’agenda europea».

da YouTube, uno dei video girati dalla Guardia Costiera



Ieri, i primi a dare l’allarme dello scoppio erano stati alcuni elicotteri e navi di passaggio che hanno scorto verso le 9 di mattina fumo provenire dalla Vermilion Oil 380, di proprietà dell’americana Mariner Energy. Si trova a 128 chilometri dalla costa, nello stesso specchio d’acqua in cui si trovava la tristemente famosa Deepwater Horizon. In questo caso, però, i 13 operai sono riusciti a mettersi in salvo dalle fiamme, buttandosi tutti in mare con i giubbotti salvagente, cosa che non era riuscita agli 11 lavoratori della Bp che morirono lo scorso 20 di aprile. Quel giorno, l’esplosione provocò il peggiore disastro ambientale della storia americana. Quello di ieri, solo una grande paura. Subito dopo l’allarme, sulla zona sono giunti in forza gli uomini della Guardia Costiera, con sette elicotteri, due aerei e quattro navi. Le prime, sporadiche notizie parlavano di un ferito, circostanza più tardi smentita sempre dalla compagnia petrolifera. In serata, poi, è arrivata anche l’esclusione di perdite.

Accantonata l’emergenza, s’indaga ora sulle cause dell’esplosione. La Mariner parla di un incendio in un deposito di gas, all’interno della base, e ricorda che al momento dello scoppio la piattaforma non era attiva, cioè non era in atto alcuna attività di pompaggio del greggio dal profondo del mare. Ma anche questa circostanza è stata messa in dubbio dal governatore della Louisiana, Bobby Jindal: «Stanno dicendo che la base era chiusa. Se ciò è vero - ha detto - allora è un fatto molto importante. Tuttavia si tratta di qualcosa che non abbiamo ancora verificato in modo indipendente». Anche secondo la Guardia Costiera, l’impianto stava estraendo greggio.
Secondo Jackie Savitz, uno scienziato dell'associazione ambientalista Oceana, quanto accaduto dimostra che «Non c'è bisogno di essere in acque profonde per avere un incidente, per questo bisogna proibire in modo assoluto le trivellazioni offshore».

Ma le compagnie petrolifere temono che questo ennesimo episodio spinga ad una moratoria ben più pesante ed estesa di quella temporanea stabilita per l'offshore profondo da Obama. Con incredibile e imbarazzante "tempismo" proprio la Mariner Energy aveva attaccato la moratoria il giorno prima del nuovo incidente: «Siamo nell'industria del petrolio e del gas da 40 anni e questa Amministrazione sta cercando di distruggerci - aveva detto la portavoce della Mariner, Barbara Dianne Hagood, in un'intervista al Financial Times - Questa moratoria, se sarà imposta, porterà ad un disastro finanziario per la Gulf coast, per i lavoratori della Gulf coast e per i residenti della Gulf coast». Il disastro c'è stato davvero: quello di immagine ed efficienza dato dalla Mariner Energy.

trivellazioni : NESSUNA GARANZIA SU TRIVELLAZIONI PROFONDE DEL PETROLIO

Il nuovo incidente nel Golfo del Messico, e' una conferma ulteriore, dopo il disastro della piattaforma Deepwater Horizon che verra' ricordata come la ''Cernobyl del petrolio'', che ormai il petrolio facile e' finito e la risposta dell'industria e' di continuare a spingere i limiti tecnologici penetrando in ambienti marini sempre piu' profondi, isolati e sensibili. Attualmente circa il 30% di tutto il petrolio estratto deriva da estrazioni petrolifere su fondale marino (costiero o off-shore) e questa percentuale e' in aumento. ''I recenti incidenti e le loro conseguenze hanno anche dimostrato l'esistenza di rischi specifici associati alle perforazioni sottomarine; carenze nelle regolamentazioni e omissioni di conformita' da parte dell'industria; cosi' come carenze nelle capacita' tecnologiche, logistiche e regolamentari, sia per la prevenzione di incidenti che per la reazione agli incidenti stessi - ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia - In queste circostanze il WWF ritiene che i Governi debbano adottare politiche e strategie per ridurre l'uso dei combustibili fossili liquidi, attraverso misure di efficienza energetica sostanziali, l'elettrificazione dei trasporti e lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili. La spinta verso tecnologie sempre piu' ai limiti per la ricerca e la gestione di fonti non rinnovabili allontana per le comunita' coinvolte sempre piu' la certezza su come rientrare da situazioni di emergenza e la scommessa sul nucleare in Italia e' un altro esempio di questo genere di rischi''

giovedì 2 settembre 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, Esplosa un’altra piattaforma nel Golfo del Messico

La Guardia Costiera Usa ha reso noto che oggi è esplosa una piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico e che almeno uno dei lavoratori a bordo è rimasto ferito. Il Coast Guard Petty Officer Bill Colclough ha spiegato che «tutte le 13 persone a bordo della Vermilion Oil Rig 380 sono state contattate e quello che è stato ferito sta per essere trasportato in un ospedale»

Secondo quanto ha detto Colclough in un'intervista telefonica alla Cnn, la piattaforma offshore sarebbe in fiamme, ma non si sa ancora se l'esplosione abbia provocato anche uno sversamento di greggio. Altre testimonianze affermano che è visibile una colonna di fumo.

Diverse imbarcazioni della Guarda Costiera e della Marina Militare Usa, ma anche di imprese petrolifere, si stanno recando sul luogo dell'esplosione che è 200 miglia ad ovest dall'area del disastro della piattaforma Deepwater Horizon della Bp. La Coast Guard ha inviato sette elicotteri, due aerei e quattro imbarcazioni sul sito dell'esplosione a circa 80/90 miglia a sud di Vermilion Bay, davanti alla costa centrale della Louisiana. La guardia costiera dice che l'ultima esplosione è stata segnalata da una società di elicotteri commerciali alle 10,30, ora locale, secondo la stampa Usa e che ne potrebbe essere stata un'altra alle 9,30..

La Guardia Costiera per ora non sa nemmeno se si tratti di una piattaforma di estrazione del petrolio o di sola perforazione come era la Deepwater Horizon che ha causato il più grande disastro ambientale della storia statunitense. Alcuni giornali Usa e la stessa Cnn dicono invece che si tratta di una piattaforma di produzione che appartiene alla Mariner Energy, una compagnia petrolifera e gasiera con sede ad Huston in Texas che ha attività quasi esclusivamente nel Golfo del Messico. Ad aprile, in pieno dramma Bp, l'Apache Corp, un'altra piccola independent petroleum company, aveva annunciate un piano per comprare la Mariner per 3,9 miliardi di dollari, compresa l'assunzione di circa 1,2 miliardi di dollari di debiti della Mariner. Le trattative per l'accordo sono ancora in corso. Intanto nel Golfo è in arrivo un altro uragano.
fonte: http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=6493

mercoledì 25 agosto 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, nuovi batteri mangia-greggio ripuliscono acque

'Mangiano' il greggio più velocemente e senza consumare ossigeno....

uove specie di batteri mangia-petrolio finora sconosciute stanno ''banchettando'' e consumando 'con voracita'' il 'pennacchio' di petrolio che si e' formato a causa del flusso di greggio fuoriuscito dal pozzo della BP nelle acque del Golfo del Messico.

Hanno degradato petrolio a ritmi piu' sostenuti dei normali batteri mangia-petrolio finora noti e per di piu' senza consumare ossigeno, quindi salvaguardando le altre specie viventi.

Sono i risultati emersi da uno studio che sara' pubblicato questa settimana sulla rivista science e verranno anticipati oggi dagli scienziati che l'anno condotto nel corso del meeting della International Society for Microbial Ecology, i ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory. Diretti da Terry Hazen, hanno lavorato con due navi dal 25 maggio al 2 giugno e raccolto 200 campioni da 17 siti, per poi esaminarli con le piu' moderne strumentazioni per l'analisi del Dna.

E' emerso che la colonna di greggio del Golfo e' stata mangiata a ritmi mai visti da una serie di batteri degradatori di idrocarburi con l'avanguardia di alcune specie finora ignote che hanno fatto la gran parte del lavoro, somiglianti, spiegano gli esperti, a membri della famiglia 'Oceanospirillales'; si tratta cioe' di batteri abituati a vivere in condizioni estreme di temperatura e pressione.

Secondo i biologi questi batteri sono divenuti cosi' efficienti nel mangiare il petrolio adattandosi nel lungo periodo a 'mangiucchiare' idrocarburi naturalmente fuoriusciti attraverso crepe naturali del fondale. Nel loro lavoro di degradatori di greggio, spiegano i ricercatori, i batteri sono probabilmente stati avvantaggiati dagli effetti dello spargimento di una sostanza per ripulire le acque dal greggio che ha ridotto il petrolio in goccioline, facilitando loro il lavoro.

''I risultati mostrano che questi batteri giocano un ruolo significativo nel controllare il destino ultimo della macchia di petrolio dispersa nelle acque'', concludono i ricercatori.
fonte: ansa.it

giovedì 19 agosto 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, l'80% del petrolio è ancora nei fondali del Golfo

L'insospettabile Wall Street Journal anticipa i risultati di un'indagine svolta dai ricercatori dell'università della Georgia (Uga) secondo la quale dal 70 al 79% del petrolio sversato in seguito all'esplosione e all'affondamento della piattaforma offshore Deeepwater Horizon sarebbe ancora nel Golfo del Messico. Si tratta di una clamorosa smentita dei dati forniti dalla Bp e fatti propri dall'Amministrazione Obama. Secondo i ricercatori dell'Uga la British Petroleum e le agenzie governative Usa si sono limitate a quantificare il petrolio raccolto o evaporato in superficie.

Secondo il capo dei ricercatori, Charles Hopkinson, «Sotto la superficie del mare c'è una quantità di greggio difficile da quantificare, però secondo calcoli basati su un modello matematico corrisponde al 70 - 79% del petrolio fuoriuscito dalla piattaforma.

La Bp e il National incident command Usa hanno ammesso che lo sversamento di greggio nel Golfo è stato di 4,9 milioni di barili di petrolio, quindi nei fondali sarebbero rimasti almeno 3 milioni di barili sparsi nelle profondità. I dati ufficiali assicuravano invece che la metà dello sversamento era stata bruciata, skimmed, oppure recuperata direttamente, mentre un altro 25% era evaporato o disciolto.

Il Wall Street Journal evidenzia che «Sia la valutazione dell'Uga che i calcoli federali che contraddice sono stime basate su informazioni incomplete. I ricercatori federali hanno avvertito che i risultati dovrebbero essere "raffinati" meglio prima di renderli disponibili come informazioni».

L'imbarazzo è comunque pesante, visto che il team Uga è stato da subito in prima linea ad indagare sulle fuoriuscite sottomarine di petrolio e che proprio per questo, dopo aver analizzato da vicino i calcoli del governo, è giunto ad una conclusione più pessimista: «Probabilmente il 79% del petrolio e dei suoi sottoprodotti tossici sono ancora nel fondale del Golfo e che molto probabilmente ci potrebbero volere anni prima che queste sostanze petrolchimiche scompaiono».

Hopkinson spiega al Wsj che «Un equivoco importante è quello che il petrolio che si è dissolto nell'acqua se ne sarebbe andato e, pertanto, è innocuo. Il petrolio è ancora là fuori, ed è probabile che occorreranno anni perché si degradi completamente. Siamo ancora molto lontani dal comprendere realmente quale sarà il suo impatto ecologico». Il team dell'Uga ha detto che è impossibile che tutto il petrolio disciolto sia svanito, perché solo il greggio arrivato sulla superficie del mare può evaporare nell'atmosfera, mentre gran parte delle fuoriuscite di petrolio è rimasta intrappolate nelle acque profonde.

Per ora i ricercatori federali coinvolti nella stesura del rapporto ufficiale e la preferiscono non commentare e lo stesso fanno i funzionari delle sedi della National oceanic and atmospheric administration di Washington e New Orleans, ma fonti della Bp evidenziano che lo studio Uga non è ancora stato pubblicato, né è stato vagliato da ricercatori indipendenti.

Comunque sminuire il valore scientifico e la serietà dei ricercatori dell'università della Georgia è abbastanza difficile, proprio una di loro, il genetista Mike Arnold, solo qualche giorno fa è stato insignito del prestigioso National Science Foundation Rapid Response Grant (175.000 dollari) per la sua valutazione degli effetti del greggio e dei disperdente sulle popolazioni vegetali della costa del Golfo del Messico. Il premio verrà speso tutto per studiare gli effetti della marea nera sugli iris all'interno e nei dintorni di bayous e paludi, compresi gli impatti dei disperdenti utilizzati sulla marea nera. Gli iris sono stati scelti per la loro elevata ibridazione.

«Sappiamo già che molte di queste specie di iris sono in grado di sopportare sollecitazioni estreme, comprese siccità, uragani e acque altamente saline - spiega Arnold - Come e se possano sopportare altrettanto bene la incursioni di petrolio greggio è un'altra questione. Vedremo le caratteristiche genomiche degli iris che sopravvivono. Se ci sono certi ibridi che possono resistere a questo assalto del petrolio. Quelli hanno la maggiore diversità genetica sono la chiave per una futura possibile reintroduzione».
FONTE: greenreport.it

martedì 17 agosto 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, GREGGIO SUL FONDALE, A RISCHIO FAUNA MARINA

Il petrolio fuoriuscito dalla Deepwater Horizon, la piattaforma petrolifera della BP esplosa nel Golfo del Messico causando la marea nera, potrebbe essersi depositato sul fondale del golfo del Messico, piu' a est di quanto ci si aspettasse, con effetti tossici per la vita marina. Lo ha reso noto la CNN, diffondendo una sintesi delle prime conclusioni dei ricercatori dell'universita' della Florida del Sud.

I primi risultati della nuova indagine sulle acque del Golfo del Messico hanno evidenziato che i disperdenti chimici utilizzati dalla BP potrebbero aver spinto il greggio verso il fondale oceanico, da dove e' penetrato in un canyon marino profondo 40 miglia. Il plankton e gli altri organismi marini presenti hanno mostrato ''una forte risposta tossica'' al greggio. ''Il petrolio si muove verso il basso nelle acque piu' profonde, dove puo' contaminare il fitoplancton e la vita marina'', ha detto John Paul, un microbiologo marino dell'Universita'.

Secondo i ricercatori, il petrolio potrebbe penetrare anche nella piattaforma continentale, per poi riemergere piu' avanti.

L'Environmental Protection Agency ha riportato gia' in precedenza la presenza di greggio sul fondale del golfo, ma non ha stabilito se questo sia provenuto dalla falla del pozzo petrolifero scoppiato in aprile o se fosse gia' presente.

La BP ha utilizzato oltre 1,8 milioni di galloni di disperdenti chimici per fermare la fuoriuscita di petrolio, sotenendo che le sostanze chimiche hanno permesso al petrolio di essere suddiviso in gocce cosi' piccole da poter essere digerite, e che i disperdenti non erano piu' tossici del petrolio stesso.

I critici hanno avvertito che i disperdenti potrebbero avere effetti sulla catena alimentare.

giovedì 29 luglio 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, all'alba del centesimo giorno la marea nera non si vede più

Golfo del Messico, in superficie è sparita la macchia. Ma il disastro resta, i fondali sono pieni di sostanze tossiche e il catrame infesta le spiagge e le coste dalla Lousiana alla Florida.

E il centesimo giorno la macchia sparì. Se fosse una favola non si sarebbe potuto trovare finale migliore per la vicenda del petrolio disperso nel Golfo del Messico, dalla Louisiana alla Florida. Ma la tragedia ambientale più grave della nostra epoca - 145 milioni di galloni, 550 milioni di litri secondo le stime più pessimistiche del governo, più di dieci volte l'Exxon Valdez - resta un disastro che dovrebbe frenare ogni ottimismo.

Eppure la macchia è sparita: lo dicono le immagini dei radar, lo dicono le testimonianze di chi è volato sul Golfo, lo dicono gli esperti del gruppo ambientalista SkyTruth. L'ombra nera che si allungava per tutto il Golfo si è ristretta fino quasi a scomparire anche se le palline di catrame continuano a raggiungere le spiagge e le chiazze di petrolio miscelato con i disperdenti chimici continuano a turbare la superficie dell'Oceano. Ma proprio questo è il problema: stiamo parlando solo di superficie.

"Un conto è quello che si vede su: sapevamo che prima o poi sarebbe sparito. Noi siamo preoccupati di quello che sta accadendo sui fondali". La rabbia che Mickey Johnson, pescatore di Bayou La Batre, Alabama, riversa al New York Times, è quella delle migliaia e migliaia di pescatori per cui nulla è più come prima da quel 20 aprile in cui la Deepwater Horizon è esplosa facendo undici morti. Un terzo delle acque sono state chiuse e la pesca sta morendo come il turismo, malgrado le spiagge costrette a chiudere per l'emergenza siano state soltanto 49 su 253: gli americani non si fidano ed evitano il Golfo.

Ma com'è possibile che il petrolio sia sparito? E soprattutto dov'è finito? La prima causa è ovviamente il blocco del flusso. Aspettando che i due pozzi alternativi uccidano il pozzo per sempre, da due settimane ormai il petrolio non esce più dalla falla, fermato dal tappo che ha finalmente funzionato. Poi ci sono le cause naturali. Determinante l'azione dei batteri, che in praticano si sono "mangiati" il greggio, ma anche la capacità del petrolio di evaporare più velocemente di quanto si credesse: secondo il gruppo ambientalista Oceana il 40 per cento del greggio si sarebbe semplicemente volatilizzato. Le due tempeste che si sono abbattute sul Golfo nell'ultima settimana sono state la spazzolata finale. E poi, certo, c'è stata la task force messa in piedi da governo e Bp, 4mila navi, migliaia di spazzini del mare al lavoro che hanno bruciato o soffiato via il petrolio dall'oceano.

Restano da vedere i danni. Due report governativi hanno già sottolineato la concentrazione di sostanze tossiche sul fondo marino: ma siamo ancora agli inizi dell'indagine. Un po' più in là è invece quella giudiziaria. Dice il Washington Post che gli agenti federali stanno formalizzando quelle accuse criminali che potrebbero anche spedire in galera funzionari della compagnia e delle altre aziende coinvolte: oltre ovviamente ai dipendenti federali del Mineral Management Service che avrebbero chiuso più di un occhio sulla sicurezza in cambio di mazzette. Il centesimo giorno porta davvero buone notizie.
fonte: repubblica.it

lunedì 19 luglio 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, Il governo americano ha individuato una perdita di metano


l governo Usa ha autorizzato la Bp a condurre per altre 24 ore i test sulla chiusura del pozzo sottomarino nel golfo del Messico. Il via libera e' giunto dopo la scoperta di una possibile perdita di metano dal fondo marino. ''I test - ha scritto il coordinatore delle operazioni, Thad Allen - proseguiranno solo a condizione che Bp rispetti il suo obbligo di sorvegliare rigorosamente ogni segnale che riveli se i test stessi possano peggiorare la situazione''.


Il governo americano ha individuato una perdita di metano sospetta nei pressi del pozzo Macondo, all’origine della marea nera, e ha ordinato a Bp di fornire urgentemente un piano per la riapertura delle valvole nel caso in cui il fenomeno dovesse essere confermato.

«Chiedo una procedura scritta per aprire la valvola il prima possibile nel caso in cui la perdita di idrocarburi debba essere confermata», ha scritto l’ex ammiraglio Thad Allen, coordinatore federale della risposta alla marea nera, al responsabile di Bp, Bob Dudley.

La lettera è il primo segno tangibile di un braccio di ferro sotterraneo tra governo federale e Bp. Il colosso del greggio vorrebbe continuare a tenere chiuso il pozzo con il tappo installato tre giorni fa almeno fino all’attivazione di un pozzo alternativo che dovrebbe risolvere definitivamente la perdita della marea nera. Nella lettera a Bp Allen parla anche di «anomalie inspiegate alla bocca del pozzo».

L’indicazione degli scienziati del governo complica i colloqui di domani a Washington tra il presidente Barack Obama e il premier britannico David Cameron, alla sua prima visita ufficiale nella capitale Usa da quando si è insediato a Downing Street. Il piano originario era che Bp continuasse a risucchiare il petrolio dal fondo del mare dopo il completamento dei test sulla struttura di contenimento per giudicare se era in grado di contenere la pressione del pozzo senza danni. Ma il Chief Operating Officer Doug Suttles aveva auspicato ieri di poter tenere il pozzo tappato: «Chiaramente non vogliamo rianimare il flusso se non è necessario».

Già ieri Allen aveva espresso perplessità: «Bisogna capire bene il perchè dei valori di pressione più bassi del Previsto», aveva detto l’ex ammiraglio in una conferenza stampa suggerendo due ipotesi di lavoro: che il pozzo è in esaurimento come sostiene Bp, o che c’è una perdita ancora non individuata: una tragedia nella tragedia che potrebbe portare a «danni irreparabili» se il petrolio dovesse cominciare a tracimare da molti punti del fondo marino.

Che Cameron arrivi da Obama senza che le tv inquadrino a doppio schermo il geyser di greggio assassino è cosa che per la verità farebbe piacere a tutti, britannici e americani, ma per il governo americano la difesa del’ecosistema ferito del Golfo del Messico passa davanti a tutto: «Siamo contenti che non ci sia più petrolio che fuoriesce nel Golfo del Messico - aveva detto Allen - ma tutte le decisioni delle prossime ore devono essere dettate dalla scienza».

venerdì 16 luglio 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, il tappo funziona, perdita fermata per la prima volta

Per la prima volta dall'incidente del 20 aprile, non esce più petrolio dal pozzo a 1.500 metri di profondità nel Golfo del Messico entrato in eruzione. Lo ha reso noto Kent Wells, vice presidente della Bp. Il tappo da 75 tonnellate messo a punto ha bloccato la fuga di greggio e ha resistito alle prove di pressione predisposte dai tecnici.


NEW YORK - Bp segna un punto fermando per la prima volta il flusso della marea nera nel Golfo del Messico ma e' pur sempre bufera sul gigante del greggio: Downing Street nega, ma gli Stati Uniti soffiano sul fuoco, e torna a tingersi di giallo il ruolo della multinazionale petrolifera nel trasferimento in Libia dell'uomo di Lockerbie Abdel Bassett Ali al-Megrahi. Secondo un portavoce del premier britannico David Cameron ''non ci fu legame'' fra il colosso del greggio e la decisione dell'esecutivo scozzese di rilasciare per ragioni mediche e umanitarie l'agente segreto libico.

Ma stamattina la stessa Bp aveva confermato di aver fatto lobby sul governo di Londra per concludere il trasferimento di prigionieri: l'ammissione era venuta dopo che un gruppo di senatori, alle prese con il furore popolare per il maxi-disastro del Golfo, aveva chiesto un'inchiesta sulle azioni della multinazionale nel caso Megrahi. L'appello dei senatori, accompagnato dall'auspicio che Bp chiuda con le trivellazioni in Libia, era stato accolto dal segretario di Stato Hillary Clinton che aveva promesso di esaminare il dossier. Intanto negli Usa le immagini tv hanno mostrato i primi risultati del test cruciale sulla nuova struttura di contenimento del pozzo Macondo esploso il 20 aprile: per la prima volta da allora il geyser sottomarino si e' fermato. L'esperimento proseguira' ancora per 24 ore ma a Wall Street il titolo Bp e' schizzato al rialzo di oltre il 10%, una boccata di ossigeno per il gruppo che sembra vicino a vendere alla rivale Apache asset per 10 miliardi di dollari. ''E' bello vedere che il petrolio non esce piu' nel Golfo', si e' congratulato il vicepresidente Kent Wells. Restano sullo sfondo le polemiche: che Bp, e il suo progetto di esplorazione petrolifera nel golfo della Sirte e nel deserto occidentale della Libia, fossero stati tra i fattori presi in considerazione nel trasferimento di Megrahi, lo aveva ammesso, poco dopo il rilascio dell'uomo di Lockerbie, l'allora ministro della giustizia britannico Jack Straw. Il colosso del greggio era tornato in Libia nel 2004, dopo mesi di lobby personale dell'allora amministratore delegato John Browne sul colonnello Gheddafi. E alla fine del 2007, per ammissione oggi della stessa Bp, la societa' britannica disse la sua per la ''lentezza'' con cui venivano condotti i negoziati per l'accordo con la Libia sul trasferimento dei prigionieri. ''Eravamo consapevoli che questa situazione avrebbe potuto avere un impatto negativo sugli interessi commerciali britannici nonche' della ratifica da parte del governo libico sul programma di esplorazione petrolifera concordato da Bp'', si legge in un comunicato dell'azienda. Alla fine nel 2007 Megrahi non venne rilasciato o trasferito. Solo due anni dopo, tra le proteste dell'amministrazione Obama e delle famiglie del Jumbo Pan Am esploso nel cielo di Lockerbie, il governo scozzese lo libero' per ragioni umanitarie. Condannato nel 2001 per terrorismo, Megrahi pareva in fin di vita per un tumore ma a un anno di distanza e' ancora vivo. ''Bp non dovrebbe guadagnare sul petrolio libico a spese delle vittime del terrorismo'', ha detto il senatore democratico Charles Schumer, uno dei firmatari della lettera alla Clinton.

OBAMA: POSITIVO STOP FLUSSO, MA ANCORA TEST - Che il flusso di greggio dal pozzo Macondo sia stato fermato e' un ''fatto positivo'', ma siamo ancora nella fase dei test. Lo ha detto il presidente Barack Obama in un breve commento alla Casa Bianca. Oggi, per la prima volta in quasi tre mesi, Bp e' riuscita a fermare il geyser di petrolio sottomarino nel golfo del Messico in un esperimento per misurare la pressione nella struttura di contenimento istallata lunedi' sul pozzo.

martedì 13 luglio 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, installato il nuovo tappo.

È stata completata l’applicazione del nuovo tappo sul pozzo petrolifero di Macondo, nel Golfo del Messico, responsabile della più grande catastrofe ambientale nella storia degli Stati Uniti. Lo ha annunciato la Bp che ha avviato i test per controllarne l’efficacia che dureranno tra le sei e le 48 ore. Saranno chiuse le valvole del gigantesco coperchio per controllare la pressione interna del pozzo e verificare il flusso del petrolio. Dalle prime immagini tv il nuovo tappo spesso 5 metri e del peso di 40 tonnellate posato dai robot sottomarini sembra aver fermato completamente la fuoriuscita di greggio e sarebbe la prima volta negli 84 giorni da cui è iniziata l’emergenza. Ma la Bp ha avvertito che si tratta di «un sistema che non è mai stato sperimentato a queste profondità», 1600 metri, «e in queste condizioni, e la cui efficienza e capacità di contenere petrolio e gas non può essere garantita».

sabato 10 luglio 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, La Bp riprova installare un nuovo tappo

La Bp tentera' durante il weekend di installare un nuovo 'tappo' di contenimento del petrolio che fuoriesce dal fondo del Golfo del Messico.Lo conferma l'ex ammiraglio della Guardia Costiera Thad Allen, responsabile per conto di Washiongton delle operazioni. Il nuovo tappo avra' una capacita' di contenimento e di aspirazione superiore rispetto al precedente del greggio che fuoriesce dalla falla. Oggi i robot rimuoveranno il vecchio tappo.

Nuove speranze nel Golfo del Messico: la Bp sta installando un altro tappo che dovrebbe essere in grado di bloccare la fuoriuscita di petrolio che da oltre due mesi sta provocando il piu' grande disastro ambientale della storia degli Stati Uniti. Il responsabile delle operazioni per la Casa Bianca, l'ex ammiraglio della Guardia Costiera Thad Allen, ha annunciato che servira' almeno una settimana per rendere operativo il congegno in grado di contenere fino a 80 mila barili di petrolio al giorno (secondo le stime ne fuoriescono al massimo 60 mila), contro i 25 mila che si riescono attualmente a tamponare. L'installazione del nuovo tappo richiedera' la momentanea rimozione del vecchio sistama: cio' provochera' la fuoriuscita di almeno 15 mila barili di petrolio ogni giorno. La soluzione sara' tuttavia provvisoria, in attesa che la Bp completi, entro il 13 agosto, la creazione di altri due pozzi di emergenza. Il gigante petrolifero ha fornito ad Allen anche un piano di contenimento della marea nera da impiegare qualora le operazioni di installazione del nuovo sistema dovessero prolungarsi oltre il tempo stabilito. Circa 400 navi stazionano tra la zona del Deepwater Horizon (la piattaforma esplosa lo scorso 20 aprile, ndr) e le coste del Golfo del Messico, mentre oltre 50 aerei sorvolano la zona. "Ci sono possibilita' significative di ridurre drasticamente la fuoriuscita di greggio e forse di chiudere completamente il pozzo entro la prossima settimana"; ha spiegato Allen. .

giovedì 1 luglio 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, TARTARUGHE MARINE ARSE vive!!!


Nuovi guai per Bp: un gruppo di associazioni ambientaliste ha citato in giudizio l'azienda petrolifera britannica perche "brucia vive" le tartarughe marine di specie minacciate; e ha chiesto al giudice di fermare i "roghi controllati" nel Golfo del Messico. "E' orribile che queste creature innocenti il cui habitat e' gia' stato devastato dalla fuoriuscita di petrolio vengano adesso bruciate vive", ha detto Cathy Liss, presidente dell' Animal Welfare Institute (AWI) a un giudice in Louisiana. Gli ambientalisti sostengono che sono gia' morte 430 tartarughe (tra cui anche quelle di specie piu' rare, come la tartaruga di marina di Kemp's Ridley) e che la Bp dovrebbe spostare i rettili prima di appiccare i fuochi.

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, Il passaggio dell'uragano Alex sta complicando le operazioni


L'uragano Alex, il primodella stagione atlantica 2010, ha toccato terra nel nordest delMessico a categoria 2.Lo rende noto il Centro nazionale uragani degli Usa. Il suopassaggio sul Golfo ha complicato ulteriormente le operazioni incorso per arginare la marea nera. L'uragano Alex e' il primo ingiugno da 15 anni.

L'occhio dell'uragano Alex, il primo della stagione ciclonica dell'Atlantico e e il primo in giugno da 15 anni a questa parte, ha raggiunto la notte scorsa (alle 4 ora italiana) la costa nord-orientale del Messico, vicino alla frontiera con gli Stati Uniti. Alex, che viaggia a una velocità media di 165 chilometri orari e ha raffiche fino a 205 kmh, è accompagnato da piogge torrenziali e venti impetuosi. Il presidente Usa, Barack Obama, ha dichiarato lo stato di emergenza in Texas, mentre circa 17mila persone sono state evacuate per precauzione.

Nonostante sia decisamente più a sud-ovest della zona più colpita dalla massiccia fuoriuscita di petrolio -le coste di Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida- l'uragano ha già interrotto alcune delle operazioni per arginare la marea nera e la mareggiata provocata dai forti venti dà una serie di problemi alla BP.

Quando ha toccato terra, l'uragano ha cominciato a indebolirsi, anche se è considerato di categoria due sulla scala di intensità Saffir-Simpson (che ne ha un massimo di cinque).

Messico. Le autorità messicane parlando di una vittima. Fortunatamente la situazione è favorita dal fatto che la tempesta si è abbattuta sulle coste in una zona relativamente poco popolata. Nonostante questo 4000 persone sono state evacuate preventivamente dalle aree più vulnerabili della regione, in particolare la città di Matamoros: tra queste persone figurano anche tutti i 2000 abitanti del piccolo porto di La Carbonera.

Alex dovrebbe indebolirsi man mano che procede verso il Golfo del Messico e dovrebbe dissiparsi in un paio di giorni. "Al mondo non ci sono abbastanza soldi" per pagare tutte le richieste di risarcimento danni per la marea nera. Kenneth Feinberg, l'uomo incaricato dal presidente Usa, Barack Obama, di gestire il fondo da 20 miliardi di dollari creato dalla Bp, non usa mezzi termini. L'avvocato americano ha ricordato che Bp pagherà fino all'ultimo centesimo ma ha avvertito che molti danni saranno difficili da qualificare. "Faccio l'esempio- ha detto - di un ristorante di Boston che dice: 'non posso piu' mettere i gamberi nel menù e i miei conti ne soffrono. Nessuna legge riconosce questo danno". Non solo: Feinberg ha detto che bisogna ancora capire come i reclami indiretti, per esempio quello degli alberghi che perdono le prenotazioni perchè le spiagge sono coperte di greggio; o dei propietari di case che vedono il valore dell'immobile crollare perchè abitano a pochi metri da una spiaggia oleosa. "Non c'è dubbio che il valore della proprietà è diminuito. E questo non vuol dire che ogni proprietà abbia diritto al risarcimento".

Attualmente sono due le navi cisterna che catturano l'olio pompato dalla falla (a un ritmo di 25mila barili al giorno nonostante le onde), ma il mare mosso ha ritardato il dispiegamento di una terza nave e una serie di operazioni collaterali (come il lancio di dispersanti chimici dall'alto).

giovedì 17 giugno 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, LA PROSSIMA SETTIMANA BP RECUPERERA' 28.000 BARILI AL GIORNO

La Bp ''dagli inizi della prossima settimana'' avra' la capacita' di recuperare dal Golfo del Messico 28.000 barili di greggio al giorno. Lo ha reso noto nel corso di una conferenza stampa Thad Allen, ammiraglio della Guardia Costiera Usa.

Il colosso petrolifero sara' in grado di aumentare la propria capacita' quando una seconda nave, la Q4000, sara' pienamente operativa nell'area, ha detto Allen, spiegando che al momento la Bp e' in grado di recuperare ''diverse migliaia di barili di greggio in piu''' da aggiungere ai 15.000 barili gia' raccolti a bordo di una nave di contenimento posta in superficie.

Ieri la Q4000 e' stata collegata ad un tubo per la raccolta del greggio, posto direttamente sul punto di rottura del pozzo della Bp. Le operazioni di raccolta prevedono anche che parte del petrolio raccolto sia incendiato.

mercoledì 16 giugno 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, Nove domande e tentativi di risposta sulla marea nera

Il Golfo diventerà una zona morta? Le fuoriuscite di petrolio del passato servono poco per capire cosa sta succedendo nel mare dove è sprofondata la Deepwater Horizon, perchè sono avvenute a profondità molto inferiori. Questa volta il greggio raggiunge con maggiore difficoltà la superficie, solo che nelle acque profonde nascono dei pennacchi di petrolio che formano dense nuvole nere. Il 6 giugno il Ceo Tony Hayward negava l'esistenza di queste nubi nere, mentre due giorni dopo il National Oceanic & Atmospheric Administration lo smentiva. I biologi hanno poca esperienza con questi "pennacchi" e potrebbe essere la triste occasione per fare delle scoperte. I microbi che si nutrono di petrolio, prevedono gli scienziati, ne consumeranno gran parte, solo che nel farlo bruciano ossigeno vitale per le altre specie animali. A 21 anni di distanza dal disastro Exxon Valdez la fauna marina deve ancora tornare ai livelli precedenti.

Funzioneranno i due pozzi? La data cruciale è agosto. E' stata invocata a più riprese, quantomeno dopo ogni tentativo di chiusura della falla andato in fumo. La costruzione di due nuovi pozzi che raggiungano da sotto la perdita per chiuderla con il cemento sembra l'uovo di colombo. E' così? Se lo augura Bp, il governo americano e il mondo intero. Solo che i tempi sono tutt'altro che certi. Un tentativo simile è stato fatto in Australia e, per andare a buon fine, ha richiesto cinque tentativi. Se i due pozzi raggiungeranno quello incriminato ci vorrano comunque altre due settimane per le operazioni. A essere ottimisti.

Qualcuno finirà in prigione? Molti americani, sfiancati dalla crisi finanziaria e ora anche dall'infinita marea nera, vorrebbero vedere i colpevoli con le manette. Ma secondo Noah Hall, un professore di legge della Wayne State University di Detroit ed ex procuratore della National Wildlife Federation, in casi come questo la detenzione è «molto rara». Il primo di giugno ministro della Giustizia americano Eric Holder ha annunciato una causa civile e criminale per potenziali violazioni del clean water act e di altre leggi ambientali. Ma non ha detto contro quali aziende. Per il carcere, inoltre, devono essere dimostrate «azioni intenzionali».

La legge americana sul clima passerà? Ironia (tragica ironia) della sorte. Obama sin dai primi giorni della campagna elettorale per le presidenziali ha insistito sulla necessità di una nuova politica energetica e ambientale per gli Stati Uniti, descrivendola come un volano per la crescita all'insegna della green economy. Uno dei pilastri è il climate and energy bill, già approvato alla Camera e ora in discussione al Senato americano. Obama, per convincere i senatori repubblicani contrari al pacchetto, aveva inserito la possibilità di procedere con nuove trivellazioni offshore. La falla di Bp ha cambiato completamente lo scenario. Ora negli Usa - come detto da Richard Caperton, analista di politiche energetiche del think-tank liberal "Center for American Progress in un'intervista al Sole24ore.com - nessuno vuole più sentire parlare di nuove trivellazioni. I democratici hanno cambiato il testo inserendo l'obbligo di maggiori garanzie sulle nuove perforazioni. Però il passaggio della legge, soprattutto il taglio alle emissioni di CO2 - novità assoluta per gli Usa - non è affatto scontato.

La marea nera raggiungerà l'East Coast americana? Ecco una domanda con una risposta quasi definitiva: sì. Almeno stando alle simulazioni del National Center for Atmospheric Research di Boulder. Secondo le animazioni le chiazze di petrolio, alla velocità di 100 miglia al giorno, dopo la Florida (dove sono già arrivati i primi divieti di balneazione) toccheranno le spiagge della East coast, come Cape Hatteras (N.C.). I "pennacchi" di petrolio andranno poi in mare aperto, nell'Atlantico, fino a raggiungere l'Inghilterra, casa nativa di Bp.

Com'è potuto succedere? Chi mente? Gli investigatori stanno cercando di capire quali siano le responsabilità della catena di eventi che ha portato al disastro del 20 aprile. In realtà la cosa più difficile da capire è chi all'interno di Bp e del governo federale abbia preso le decisioni sbagliate. Bp chiese e ricevette il permesso di utilizzare tubi e guaine diverse dalla tradizionale policy aziendale. L'aziende ottenne inoltre il via libera per una serie di test a una pressione inferiore a quella prevista dalle regole federali. Bp ha spinto per andare avanti nonostante gli avvertimenti via mail di alcuni dipendenti inviate sei settimane prima del disastro.

Bp potrebbe fallire? L'agenzia di rating Fitch ha abbassato di 6 livelli il rating di Bp a «BBB» da «AA» e ha ridotto la valutazione di breve termine a «F3» da «F1+». La pesante bocciatura del 15 giugno è stata decisa a fronte dei maggiori costi previsti nel breve termine per il risarcimento dei danni del disastro ambientale. Allo stesso tempo anche il costo assicurativo contro il rischio default - sintetizzato dai credit default swap (cds) - è aumentanto: gli spread sui Cds a 5 anni sono aumentati e di molto. Il Ceo Tony Hayward ha detto che l'azienda ha cassa sufficiente per affrontare la crisi. Secondo diversi analisti il fallimento non sarà necessario. Altri sottolineano il rischio delle eventuali sanzioni che Bp si troverà a pagare. In quel caso - prevedono gli analisti - sarebbe possibile un passaggio dal Chapter 11, la procedura di fallimento americana, per alcuni rami di azienda.

Come procederrano le cause legali? Le centinaia di cause già depositate sulla vicenda potrebbero essere raggruppate in una o più grosse cause. Chi sarà il giudice? Una possibilità è Carl J. Barbier della Louisiana. Da decidere, in una delle vicende legali più lunghe e intricate della storia americana, anche il Tribunale dove si svolgerà il processo.

Resisterà Tony Hayward? Il Ceo di Bp ha assunto la guida del gruppo petrolifero da Lord Browne, storico ceo travolto dagli scandali. Sperava di riuscire a imporre un marchio di rigore al suo marchio alla, invece rischia di passare alla storia per le sue gaffe (si legga il ritratto scritto da Leonardo Maisano). «Voglio indietro la mia vita», aveva detto settimane fa ai cronisti. E' probabile che venga soddisfatto. La rosa dei papabili è lunga, dal responsabile del marketing Iain Conn al capo della divisione gas Frank Chapman. Una cosa è certa. Il sostituto di Hayward, chiunque esso sia, si troverà a gestire uno dei più grandi danni di immagine della storia del capitalismo americano.
fonte: ilsole24ore.com

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, Fulmine colpisce la nave, stop alle operazioni di recupero

Un fulmine ha colpito la nave della Bp su cui viene raccolto il petrolio aspirato dal pozzo della marea nera. È scoppiato a bordo un piccolo incendio e le operazioni di contenimento sono state sospese. Lo ha annunciato Bp.

L’incendio sulla Discover Enterprise è stato rapidamente domato e Bp spera di riprendere le operazioni di aspirazione del greggio in giornata. Nell’incidente nessuno è rimasto ferito ma non è chiaro, secondo un portavoce, se l’incendio provocherà ritardi nell’avvio di un secondo sistema di contenimento con cui Bp dovrebbe poter aumentare le sue capacità di risucchio del greggio.

Intanto a Washington, in attesa del discorso del presidente Obama, i petrolieri prendono le distanze dalla Bp: gli amministratori delegati delle maggiori società petrolifere del mondo hanno detto a una commissione di inchiesta del Congresso che il disastro della marea nera è stata una aberrazione che non sarebbe potuto succedere con le loro società.

Gli executive di Exxon Mobil, Chevron, Shell e Conoco Phillips hanno sostenuto che le esplorazioni petrolifere offshore sono essenziali per il futuro energetico del’America e per la salute dell’industria. Le audizioni presso la Commissione Energia e Commercio della Camera hanno evocato il dramma del 1994 quando finirono sotto torchio a Capitol Hill gli executive dell’industria del tabacco.

È stato convocato a Capitol Hill anche Lamar McKay, presidente di Bp America: i vertici di Bp sono attesi in Congresso giovedì dopo l’incontro di domani alla Casa Bianca con il presidente Barcak Obama. In commissione oggi il presidente democratico Edward Markey ha chiesto a McKay di scusarsi per la marea nera: «Bp è più interessata alle sue perdite che alla vita e all’ecosistema del Golfo».

Gli altri executive hanno difeso un sistema industriale basato che sempre più si affida alle esplorazioni offshore. Rex Tillerson, presidente di Exxon Mobil ha detto che se una società segue le giuste procedure di sicurezza «incidenti come quello della Deepwater Horizon non dovrebbero succedere».

James Watson, amministratore delegato di Chevron, ha implicitamente criticato Bp sostenendo che ogni dipendente o contractor Chevron ha il potere di fermare immediatamente il lavoro se vede qualcosa che non funziona. «Le procedure operative di Chevron nelle esplorazioni in profondità sono sicure e compatibili con l’ambiente», ha detto Watson.

giovedì 10 giugno 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, di Marea nera.ce n’è un’altra e c’è anche un blackout

La notizia del giorno è la scoperta di un secondo pozzo nel Golfo da cui fuoriesce greggio, e che non si riesce a fermare. Le informazioni di Simmons sembrano precise come sempre.

Si tratta della Ocean Saratoga, una piattaforma che era stata già danneggiata dall’uragano Ivan nel 2005. Qualcuno sostiene che il pozzo sottostante abbia continuato a buttar fuori petrolio per ben cinque anni (seppure in quantità modeste), altri, su TOD, che lo sversamento risalirebbe allo scorso 30 aprile, da 5 settimane insomma. L’azienda smentisce, sostenendo che la Saratoga si limita ad effettuare operazioni di chiusura di vecchi pozzi, ma viene smentita a sua volta da un suo stesso report del 2008 in cui si afferma che la Ocean Saratoga ha generato ricavi per 65 milioni di dollari nel 2008.

In ogni caso, la fuoriuscita è confermata sia da foto aeree che da una nota del NOAA risalente appunto al 30 aprile.

I guardoni delle webcam, la notte scorsa, hanno commentato moltissimo l’indaffarato affaccendarsi di un robottino attorno al BOP, a cui sembrava applicare lo stetoscopio come a un paziente cardiopatico. Qualcuno sostiene che si trattasse di un inclinometro, per misurare appunto l’inclinazione del BOP, altri che si stesse usando uno scanner per scoprire eventuali microfratture. Non si sa.

Ma l’altro argomento notturno è stato il cosiddetto “media blackout”. Qui si tratta ovviamente solo di voci che si rincorrono, si parla di giornalisti fermati o arrestati e di una militarizzazione delle coste della Louisiana. C’è un articolo su OilPrice che ne parla, ma soprattutto un interessante racconto dal San Francisco Chronicle in cui ci si chiede come mai nessuno trasmette o pubblica le tragiche immagini relative ai delfini morti e alla catastrofe ambientale in generale. Un contractor anonimo ha dichiarato:

C’è in atto un cover up da parte della BP. Ci hanno esplicitamente detto che non vogliono queste foto di animali morti. Sanno che l’oceano finirà col nascondere gran parte delle prove.

Le più clamorose rivelazioni arrivano però dal network televisivo ABC, che racconta come fin dall’inizio fosse stato impedito alla Guardia Costiera di rendere pubbliche le immagini video già esistenti del pozzo. Agli ufficiali era stato intimato di non parlare dell’entità dello sversamento durante interviste e conferenze stampa, e continuare ad aderire alla versione dei 5000 barili al giorno. E come mai tutto ciò? Pura cattiveria? Niente affatto, prosegue la ABC: la legge prevede una multa di 1000 dollari per barile al giorno, e la differenza tra 5 mila e 20 mila barili sono ben 15 milioni di dollari al giorno. Ecco spiegato finalmente il mistero che circonda l’entità del disastro.

Per gli appassionati di webcam, arriva uno splendido video in alta risoluzione dello sversamento in atto. Lo trovate qui

martedì 8 giugno 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, Batteri "spazzini" ripuliscono le acque.


Pensavate che i batteri "buoni" soggiornassero soltanto nel nostro intestino? Fortunatamente alcuni di loro preferiscono le calde acque del Golfo del Messico. E ciliegina sulla torta, si nutrono principalmente di petrolio...

C'è chi predilige il dolce, chi ama il salato, chi va pazzo per la birra e chi ha un debole per il vino rosso: alcuni batteri marini, per nostra fortuna, sono ghiotti dei sottoprodotti del petrolio. Nelle ultime settimane di tentativi falliti e promesse non mantenute, mentre 9 litri di greggio al secondo fuoriuscivano dal sistema di tubi che collega il giacimento più profondo del mondo alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon (al largo delle coste della Louisiana), hanno mangiato a sazietà, contribuendo, in parte, a un lavoro di pulizia che è solo all'inizio.

Parenti scomodi. Molti di questi microrganismi ha detto Jay Grimes, ricercatore dell'University of Southern Mississippi, durante il meeting annuale dell'American Society for Microbiology di San Diego, California, si stanno moltiplicando complice l'avanzata dell'onda nera, e sono destinati a diventare numerosissimi. Salvo che alcuni - questa è la parte meno confortante della notizia - appartengono alla famiglia dei Vibrio, che annovera tra le sue fila anche le specie responsabili della trasmissione di colera e altre infezioni. Il rischio più grave per l'uomo, secondo gli esperti, potrebbe derivare dall'ingestione di pesci o molluschi che hanno contratto un'infezione da Vibrio. Anche se finora precisano gli esperti, non ci sono prove che il Vibrio cholerae, nello specifico, si nutra degli scarti del greggio.

Ragazzi, si mangia! Per analizzare la concentrazione di questi patogeni, i ricercatori hanno mandato sul luogo dell'incidente un'imbarcazione, la R/V Pelican, che sta raccogliendo campioni di acqua contaminata. I bassi livelli di ossigeno riscontrati intorno alle chiazze di petrolio confermerebbero la presenza dei microscopici "netturbini". Ulteriori riscontri saranno compiuti nelle prossime settimane, per vedere come le comunità batteriche evolvono in risposta a una grande quantità di "cibo".

Rimedi naturali. Con le dovute cautele per la salute di umani e animali, si potrebbe incoraggiare la proliferazione di questi batteri - magari sostengono alcuni scienziati, aggiungendo in acqua speciali fertilizzanti - affinché contribuiscano alla pulizia di questo tratto disastrato di mare. La tecnica di utilizzare batteri per depurare l'acqua da contaminanti nocivi del resto è già nota: si chiama bioremedation ("biorimediazione") ed è utilizzata nei processi di purificazione delle acque industriali.
fonte: focus.it

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