giovedì 10 giugno 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, di Marea nera.ce n’è un’altra e c’è anche un blackout

La notizia del giorno è la scoperta di un secondo pozzo nel Golfo da cui fuoriesce greggio, e che non si riesce a fermare. Le informazioni di Simmons sembrano precise come sempre.

Si tratta della Ocean Saratoga, una piattaforma che era stata già danneggiata dall’uragano Ivan nel 2005. Qualcuno sostiene che il pozzo sottostante abbia continuato a buttar fuori petrolio per ben cinque anni (seppure in quantità modeste), altri, su TOD, che lo sversamento risalirebbe allo scorso 30 aprile, da 5 settimane insomma. L’azienda smentisce, sostenendo che la Saratoga si limita ad effettuare operazioni di chiusura di vecchi pozzi, ma viene smentita a sua volta da un suo stesso report del 2008 in cui si afferma che la Ocean Saratoga ha generato ricavi per 65 milioni di dollari nel 2008.

In ogni caso, la fuoriuscita è confermata sia da foto aeree che da una nota del NOAA risalente appunto al 30 aprile.

I guardoni delle webcam, la notte scorsa, hanno commentato moltissimo l’indaffarato affaccendarsi di un robottino attorno al BOP, a cui sembrava applicare lo stetoscopio come a un paziente cardiopatico. Qualcuno sostiene che si trattasse di un inclinometro, per misurare appunto l’inclinazione del BOP, altri che si stesse usando uno scanner per scoprire eventuali microfratture. Non si sa.

Ma l’altro argomento notturno è stato il cosiddetto “media blackout”. Qui si tratta ovviamente solo di voci che si rincorrono, si parla di giornalisti fermati o arrestati e di una militarizzazione delle coste della Louisiana. C’è un articolo su OilPrice che ne parla, ma soprattutto un interessante racconto dal San Francisco Chronicle in cui ci si chiede come mai nessuno trasmette o pubblica le tragiche immagini relative ai delfini morti e alla catastrofe ambientale in generale. Un contractor anonimo ha dichiarato:

C’è in atto un cover up da parte della BP. Ci hanno esplicitamente detto che non vogliono queste foto di animali morti. Sanno che l’oceano finirà col nascondere gran parte delle prove.

Le più clamorose rivelazioni arrivano però dal network televisivo ABC, che racconta come fin dall’inizio fosse stato impedito alla Guardia Costiera di rendere pubbliche le immagini video già esistenti del pozzo. Agli ufficiali era stato intimato di non parlare dell’entità dello sversamento durante interviste e conferenze stampa, e continuare ad aderire alla versione dei 5000 barili al giorno. E come mai tutto ciò? Pura cattiveria? Niente affatto, prosegue la ABC: la legge prevede una multa di 1000 dollari per barile al giorno, e la differenza tra 5 mila e 20 mila barili sono ben 15 milioni di dollari al giorno. Ecco spiegato finalmente il mistero che circonda l’entità del disastro.

Per gli appassionati di webcam, arriva uno splendido video in alta risoluzione dello sversamento in atto. Lo trovate qui

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