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domenica 25 novembre 2012

INCIDENTI NUCLEARi: Incidente nucleare in Svizzera, bloccata la centrale di Beznau

Nuovo allarme nucleare nel cuore dell’Europa: nel pomeriggio di mercoledì 21 novembre 2012 c’è stato un incidente al reattore numero 2 della centrale nucleare di Beznau, in Svizzera. L’impianto, che si trova nel comune di Döttingen (Cantone Argovia), si è automaticamente disattivato intorno alle 14.30, a causa di un problema nella sua area “non nucleare”, ovvero quella non a contatto diretto con il reattore.

L’incidente, in particolare, ha riguardato una fuoriuscita di vapore nell’aria, che ha determinato un’immediata attivazione dei sistemi di sicurezza automatici. Il gruppo energetico Axpo, la società che gestisce la centrale nucleare, sostiene che la sicurezza è sempre stata garantita e che il vapore disperso non è radioattivo, ma ha comunque informato immediatamente l’Ispettorato federale della sicurezza nucleare.

Non si sa ancora, comunicano i responsabili, quando potrà essere riattivato il reattore, dal momento che prima della riaccensione sarà indispensabile, oltre a individuare e rimuovere le cause del problema, attendere l’autorizzazione dell’ente di controllo.

Il reattore numero 1 della centrale, che non è stato interessato dalla fuoriuscita di vapore, continua nel frattempo a funzionare normalmente. L’anno scorso, anche in seguito all’incidente alla centrale giapponese Fukushima Daiichi, il governo svizzero ha annunciato il graduale abbandono del nucleare.


fonte: http://www.greenstyle.it/incidente-nucleare-in-svizzera-bloccata-la-centrale-di-beznau-13130.html#ixzz2DGFiZp7x

giovedì 24 novembre 2011

CENTRALI NUCLEARI IN EUROPA: ALLA SVIZZERA L'USCITA DALL'ATOMO COSTERA' 16,8 MILIARDI DI EURO

La chiusura delle cinque centrali nucleari svizzere costera' circa 16,8 miliardi di euro e richiedera' circa 20 anni di lavori, la maggior parte per la gestione sul lungo termine delle scorie radioattive.

Sono le stime pubblicate dall'Ufficio Federale dell'Energia che ha aggiornato al rialzo il costo del decommissioning di circa il 10% rispetto alle precedenti stime del 2006.

Il Parlamento svizzero ha approvato alla fine di settembre di quest'anno l'uscita dal nucleare della Confederazione dopo la forte opposizione popolare all'atomo seguita al disastro di Fukushima.

Le cinque centrali svizzere non saranno rimpiazzate alla fine della loro vita operativa nel 2034.

lunedì 30 maggio 2011

energia nucleare in Europa: DOPO LA SVIZZERA ANCHE LA GERMANIA ANNUNCIA ANNUNCIA ADDIO DEFINITIVO ALLE CENTRALI NUCLEARI

Il disastro giapponese della centrale di Fukushima sembra aver innestato una irreversibile diffidenza nei paesi che producono energia atomica, ma anche se Svizzera e Germania hanno annunciato la loro uscita nel medio termine, in Europa il nucleare e' ancora lontano dalla definitiva scomparsa.

La Germania dice addio all’atomo, questa volta in modo «definitivo»: dopo una riunione fiume durata 12 ore e terminata alle prime ore di questa mattina, il governo tedesco ha deciso che abbandonerà l’energia nucleare tra poco più di 11 anni, entro la fine del 2022.

La cancelliera tedesca Angela Merkel (Cdu) ha ufficializzato così la sua promessa "svolta" a favore delle fonti di energia rinnovabile, che dovrebbe trasformare la Germania in un paese pioniere in questo campo. «Noi rinunceremo gradualmente all’energia nucleare entro la fine del 2022», ha detto la Merkel. «Per la Germania questo cammino rappresenta una grande sfida», ha aggiunto, ma comporta anche «enormi possibilità» per le generazioni future. Di fatto, però, il governo tedesco è tornato al progetto approvato nel 2001 dal governo di centro-sinistra guidato dall’allora cancelliere Gerhard Schroeder (Spd), che prevedeva appunto l’uscita dal nucleare entro il 2022.

Solo l’anno scorso, il Bundestag - su proposta dell’esecutivo Merkel - aveva stracciato la legge del 2001 sostituendola con un pacchetto che prevedeva di tenere in vita gli impianti mediamente 12 anni in più, spostando il previsto abbandono del nucleare al 2035. Ed era stata proprio questa marcia indietro, ancora prima del disastro di Fukushima, a fare infuriare l’opposizione - soprattutto i Verdi - nonchè a determinare le prime sconfitte elettorali per la leader conservatrice. Come quella del maggio 2010 nel Nord Reno-Westfalia, dove la Cdu è passata dal 44,8% del 2005 al 34,6%, mentre i Verdi hanno quasi raddoppiato dal 6,2% al 12,1%. Dopo questa sconfitta, ne sono seguite altre nel 2011 in altre importati regioni - prima fra tutte il Baden-Wuerttemberg - anche sull’onda della protesta alimentata dalla disastro nucleare in Giappone. Ed è stata proprio Fukushima che ha spinto la Merkel a imporre una moratoria di tre mesi sul nucleare sfociata nella chiusura dei sette impianti più vecchi del paese.

Il piano approvato dal governo prevede che questi sette impianti, più un altro che era già chiuso dal 2009 a causa di problemi tecnici, rimangano chiusi per sempre. Nei prossimi anni, quindi, saranno operative solo nove centrali su un totale di 17. «Il nostro sistema energetico deve essere cambiato radicalmente e può essere cambiato radicalmente - ha aggiunto la Merkel -. Vogliamo che l’elettricità del futuro sia sicura e, allo stesso tempo, sia affidabile ed economica». Questo è «definitivo», ha detto da parte sua il ministro dell’Ambiente, Norbert Roettgen, riferendosi al progetto. Secondo la tabella di marcia, sei centrali verranno chiuse nel 2021 e le ultime tre saranno attive fino al 2022 per garantire una transizione senza scossoni nella fornitura di energia. «Non ci saranno revisioni», ha assicurato il ministro. Ma Greenpeace ha già bocciato la Merkel giudicando «assolutamente inaccettabile» la data del 2022 e chiedendo la fine del nucleare entro il 2015, mentre l’opposizione (Spd e Verdi) non ha nascosto il suo scetticismo.

Secondo il leader della Spd, Sigmar Gabriel, ci sono ancora molte questioni da chiarire, ma soprattutto non c’è un impegno per un chiaro controllo politico del processo che dovrebbe portare alla chiusura definitiva dei reattori. Il governo, ha infatti sottolineato Gabriel, ha delegato questo controllo ad altri - come l’Autorità per l’elettricità e il gas - oppure ha lasciato decisioni importanti al libero mercato. Da parte sua, la co-presidente dei Verdi, Claudia Roth, ha detto che il governo dovrà chiarire nel dettaglio come intende compensare la mancata produzione di energia nucleare e risolvere il problema dello stoccaggio permanente delle scorie.

mercoledì 25 maggio 2011

energia nucleare: NO SVIZZERA A NUOVE CENTRALI, TUTTE CHIUSE NEL 2034

Berna, 25 mag - Il governo svizzero dice basta al nucleare. In una raccomandazione inviata al Parlamento l'esecutivo chiede che non vengano realizzate le nuove centrali previste per sostituire quelle vecchie, che verranno definitivamente chiuse intorno all'anno 2034.

lunedì 25 aprile 2011

CENTRALI NUCLEARI IN EUROPA : Svizzera pronta a rinunciare al nucleare

La Svizzera potrebbe uscire dal nucleare in 30 anni. Lo ha indicato il ministro dell'Economia, Johann Schnedider-Ammann, in un'intervista al quotidiano 'Le Matin Dimanche'.

''Non e' piu' possibile costruire nuove centrali nucleari'', ha spiegato Schnedider-Ammann, ricordando l'incidente alla centrale giapponese di Fukushima. ''E' possibile uscire dal nucleare, ma ci vorra' del tempo, forse 30 anni, per rinunciare completamente all'energia atomica''.

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domenica 12 luglio 2009

riscaldamento globale :I ghiacciai svizzeri hanno perso il 12% del volume in 10 anni


Secondo i ricercatori del Politecnico federale di Zurigo, l'acqua immagazzinata nei 59 ghiacciai - dei circa 1500 - che hanno una superficie superiore ai 3 km quadrati è pari solo ai ⅔ di quella contenuta nel lago Lemano.

Nell'ultimo decennio il volume dei ghiacciai svizzeri si e' ridotto del 12%: lo sostengono i ricercatori del Politecnico federale di Zurigo, secondo i quali la quantita' d'acqua immagazzinata nei ghiacci e' ormai pari soltanto ai ⅔ di quella contenuta nel lago Lemano.

La ricerca, condotta sotto la guida di Martin Funk, riguarda i 59 ghiacciai (dei circa 1500) che hanno una superficie superiore ai 3 km quadrati e contengono l'88% di tutto il ghiaccio che si trova sul territorio elvetico. Dal 1999 ad oggi, secondo i ricercatori e' andato perso non meno del 12% del volume totale. Nella sola estate del 2003 il calo e' stato del 3,5%. Si tratta di una perdita preoccupante, scrive il Politecnico zurighese in un comunicato odierno, in quanto le temperature continuano ad aumentare.

Si prevede che sulle Alpi svizzere entro il 2050 esse saranno superiori di 1,8 gradi in inverno e di 2,7 gradi in estate. Le misurazione dello spessore del ghiaccio rimane comunque approssimativa e soltanto in certe localita' e' stato possibile effettuare un preciso carotaggio.


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