mercoledì 18 novembre 2009

fame nel mondo: sulla fame soltanto parole

Il giorno dopo l’annunciato fallimento del vertice di Copenhagen, è un altro summit mondiale a mostrare la corda, e tutti i suoi limiti: il summit sulla fame del mondo organizzato alla Fao a Roma. L’obiettivo dichiarato, che prendeva spunto anche dall’agenda definita al G8 dell’Aquila, era dare una risposta concreta al miliardo di persone che nel mondo soffrono la fame. Obiettivo fallito. Perché nel documento prodotto alla fine della prima (e la più importante) giornata dai delegati dei 192 Paesi, ci sono solo dichiarazioni di principio. Neppure un centesimo di euro in più stanziato per salvare subito qualcuno di quei bambini che ogni cinque secondi muore di fame. Da sottolineare la quasi totale latitanza dei leader occidentali, con l’eccezione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha fatto gli onori di casa. Nessuna traccia anche di quei 20 miliardi di dollari contro la povertà promessi al G8 dell’Aquila né dei 44 miliardi di dollari ritenuti indispensabili da Diouf per sostenere i piccoli agricoltori. E nonostante il discorso chiaro del presidente brasiliano Luiz Inacio Lula Da Silva, secondo il quale «la fame è la più terribile delle armi di distruzione di massa». Vistosa, peraltro, l’assenza di uno dei più noti esponenti dei Paesi in via di sviluppo, il venezuelano Hugo Chavez. La Dichiarazione finale è un testo di 41 paragrafi dove viene ribadito il primo obiettivo dei Millennium Goals: dimezzamento della povertà entro il 2015. Un obiettivo irrealistico che - stando così le cose - non potrà mai essere raggiunto.

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