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sabato 13 agosto 2011

CONTRO INSONNIA DA JET LAG SOLE, CAFFE' E MELATONINA

D'estate, ma non solo, e' l'incubo di chi attraversa in aereo diversi fusi orari. L'angoscia da jet lag, che manda in tilt il ritmo sonno-veglia, secondo Robert Sack, psichiatra dell'Oregon Health and Science University, si puo' superare mettendo in pratica tre semplici regole per controllare l'orologio biologico. Melatonina, sole e caffe' sono secondo Sack le tre migliori strategie anti-jet lag. I metodi, descritti sul New England Journal of Medicine, partono dal ''resettare'' l'orologio circadiano, quello che ci impone di stare svegli di giorno e dormire di notte. In aiuto, dice Sack, c'e' l'esposizione al sole: la luce ha infatti un effetto di regolazione fondamentale. Poi puo' arrivare la melatonina, sostanza che induce il sonno. Infine la caffeina, secondo Sack, un vecchio e affidabile metodo per tenere gli occhi aperti.

sabato 12 febbraio 2011

CAFFEINA SOTTO STRESS? ALLE DONNE FA BENE, AGLI UOMINI MENO

Aiuta le donne a lavorare meglio, permettendo loro di eseguire i compiti con piu' rapidita' anche se in condizioni di stress, mentre ostacola la lucidita' degli uomini, mettendo loro ulteriormente i bastoni tra le ruote quando la situazione non e' gia' delle piu' tranquille: e' la caffeina a sortire risultati cosi' distanti tra loro a seconda di chi sia ad assumerla. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Applied Social Psychology dai ricercatori dell'Universita' di Bristol, infatti, quando gli individui sono sottoposti a forti nervosismi la sostanza puo' avere effetti opposti sui due generi sessuali.

I ricercatori hanno reclutato 64 uomini e donne, dividendoli in coppie dello stesso sesso e affidando loro dei compiti da svolgere. Per accentuare i livelli di stress, poi, hanno somministrato ad alcuni partecipanti - a loro insaputa - caffe' normale, mentre ad altri hanno fatto bere il decaffeinato.

Dallo studio e' emerso che, mentre le donne che avevano assunto caffeina avevano dimostrato di essere piu' collaborative di riuscire a risolvere i compiti loro assegnati con 100 secondi di anticipo rispetto alle coppie di donne che avevano bevuto il decaffeinato, al contrario gli uomini ''forniti'' di caffeina hanno accumulato un ritardo medio di 20 secondi sul completamento del compito rispetto ai loro colleghi che non avevano assunto la sostanza.

martedì 1 febbraio 2011

DA CAFFEINA ENERGIA A CELLULE, PASSI AVANTI PER TERAPIE GENICHE

Fornisce energia alle singole cellule, permettendo un incremento nella produzione di virus utilizzati come vettori nella terapia genica: il merito e' tutto della caffeina, la sostanza comunemente presente nel caffe' e in bevande come la cola che permette, a bassissimo costo, la moltiplicazione della produzione dei lentivirus da 3 a 8 volte. ''Un aumento della produzione di 5 volte puo' rivelarsi fondamentale per stabilire la fattibilita' commerciale di prodotti a base di vettori lentivirali'', spiega James Wilson, Direttore del Programma di Terapia Genica del Dipartimento di Patologia e Medicina di Laboratorio della School of Medicine di Philadelphia e direttore della rivista Human Gene Therapy, su cui e' stato pubblicato lo studio. Questa nuova e poco costosa metodica utilizzata per aumentare la produzione di lentivirus e' stata sviluppata da Brian Ellis, Patrick Ryan Potts e Matthew Porteus dell'University of Texas Southwestern Medical Center di Dallas.

sabato 18 dicembre 2010

TUMORI : Quattro tazze di caffè al giorno riducono il rischio di tumori del cavo orale e faringe


Chi beve quattro o più tazze di caffè al giorno corre un rischio di tumore del cavo orale e faringe ridotto del 39% rispetto a chi non consuma caffè. È il risultato di uno studio di Carlotta Galeone, giovane ricercatrice del Dipartimento di Epidemiologia dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e del Dipartimento di Medicina del Lavoro dell’Università di Milano. Proprio per questa pubblicazione Galeone ha vinto il premio per giovani ricercatori intitolato a Giulio Alfredo Maccacaro, assegnato a Firenze l’8-9 novembre durante il 34° Congresso dell’Associazione Italiana di Epidemiologia.

NOVE STUDI - La relazione dal titolo "Consumo di caffè e tè e rischio di tumore alla testa e collo: una pooled analysis di studi del consorzio INHANCE (The International Head and Neck Cancer Epidemiology)" è basata su una analisi combinata di nove studi condotti in Europa e America, per un totale di 5.139 casi e 9.028 controlli ed è stata pubblicata sulla rivista dell'Associazione americana per la ricerca sul cancro, Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention. «Questo studio conferma che il caffè ha un ruolo favorevole nel contrasto delle neoplasie del cavo orale - commenta Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri -. Considerando il considerevole consumo di caffè a livello mondiale e l’elevata incidenza dei tumori orali, questo effetto favorevole riveste una notevole rilevanza a livello di salute pubblica».

martedì 7 dicembre 2010

glicemia : UN CAFFE' DOPO PASTO POTREBBE RIDURRE GLICEMIA

Da tempo la scienza ha evidenziato il potere protettivo del caffe' nei confronti del rischio di diabete del tipo 2. Ma quali sono i meccanismi che consentono ai consumatori abituali della tazzina di prevenire questa patologia? Secondo una ricerca dell'Inran, l'Ente pubblico italiano per la ricerca in materia di alimenti e nutrizione, presentata oggi a Milano alla conferenza stampa ''Caffe' e Diabete'', il caffe' e' in grado di inibire uno degli enzimi intestinali deputati alla digestione dei carboidrati. Questa azione potrebbe determinare un rallentamento nell'assorbimento del glucosio ed attenuare cosi' il picco glicemico che si osserva dopo il consumo di un pasto, contribuendo alla riduzione del rischio di diabete di tipo 2.

Lo studio, prossimo alla pubblicazione, si e' svolto con l'utilizzo di due approcci sperimentali: uno bioinformatico e uno in vitro. Mediante tecniche di simulazione al computer (ossia di bio-informatica) e' stata valutata la capacita' dei composti fenolici presenti nel caffe' di legare, e quindi, inibire, gli enzimi coinvolti nel metabolismo dei carboidrati. Le simulazioni al computer sono state poi confermate dallo studio in vitro.

''Nonostante numerose evidenze scientifiche dimostrino che un consumo abituale e moderato di caffe' sia associato ad una riduzione del rischio di contrarre il diabete di tipo 2 - afferma Fausta Natella, la ricercatrice Inran, responsabile del progetto di ricerca - non e' noto con quale meccanismo il caffe' possa agire. Noi abbiamo ipotizzato che il caffe' interferisca con il processo di digestione dei carboidrati e la nostra ipotesi e' stata confermata dai dati sperimentali, che, pero' - sottolinea Natella - sono stati ottenuti in vitro e vanno confermati da uno studio in vivo condotto sull'uomo. Se questo fosse il meccanismo con cui il caffe' agisce dovremmo consigliare di bere caffe' subito dopo i pasti.. ma attenzione a non aumentare il numero di tazzine, e a non superare le 4-5 al giorno''.

venerdì 19 novembre 2010

energy drink: Le bevande energizzanti fatte con alcol e caffeina “rappresentano un pericolo per la salute pubblica

Le bevande energizzanti fatte con alcol e caffeina «rappresentano un pericolo per la salute pubblica e vanno riformulate»: lo ha deciso la Food and Drug Administration (Fda) statunitense, bloccando di fatto la vendita delle bevande dopo mesi di polemiche seguite a diversi episodi di intossicazione tra gli studenti americani.

CASA BIANCA - La Casa Bianca ha apprezzato la decisione presa dall'Agenzia per il controllo dei medicinali. «Questi prodotti sono disegnati e pubblicizzati per promuovere il bere eccessivo e sono specialmente pericolosi in quanto mischiano alcol e caffeina e vengono usati dai giovani - ha detto Gil Kerlikowske, direttore delle politiche sui farmaci e le droghe -, perciò l'azione della Fda è giusta in quanto agisce sulla prevenzione». L'Agenzia ha scritto una lettera a sette produttori di questi energy drink, sollecitandoli a riformulare le bevande nel giro di 15 giorni. Se ciò non avverrà la Fda è pronta a chiedere un'ordinanza di tribunale per il bando totale delle vendite. Cinque Stati e diversi college americani ne hanno di fatto già bloccato il commercio.

giovedì 17 giugno 2010

Alzheimer : LA CAFFEINA PROTEGGE IL CERVELLO DA ALZHEIMER E DEMENZE

La caffeina puo' proteggere - e prevenire - il cervello dal declino cognitivo tipico delle malattie neurodegenerative: a sostenerlo sono una serie di studi pubblicati in uno speciale supplemento uscito in accompagnamento all'ultima edizione del Journal of Alzheimer's Disease curato da Alexandre de Mendonca dell'Universita' di Lisbona e da Rodrigo Cunha dell'Universita' di Coimbra.

Dalla pubblicazione emergono diverse caratteristiche terapeutiche della caffeina per il trattamento della malattia di Alzheimer e di altre demenze: dalla scoperta dei bersagli molecolari della caffeina, passando per le modifiche neurofisiologiche da questa causate, fino ad arrivare ai meccanismi neuroprotettivi della caffeina in differenti patologie cerebrali.

''Gli studi condotti su modelli animali - spiegano Mendonca e Cunha - dimostrano che la somministrazione cronica di caffeina evita il deterioramento della memoria e la neurodegenerazione sia negli elementi sani che in quelli affetti dalla malattia di Alzheimer''.

giovedì 18 febbraio 2010

Per proteggere cuore e cervello bastano otto tazze di te' al giorno

Per proteggere cuore e cervello bastano otto tazze di te' al giorno: e' quanto sostiene Carrie Ruxton, dietologa e ricercatrice del King's College di Londra.

La ricerca, condotta sull'analisi di tre studi che coinvolgevano 90 mila soggetti, ha dimostrato che una dose di 400 mg di caffeina al giorno, pari a otto tazze di te', ridurrebbe il rischio di malattie cardiovascolari e determinerebbe un miglioramento dell'efficienza cerebrale.

''Le bevande che contengono caffeina come te', caffe' e cacao - spiega l'esperta - aumentano il grado di attenzione, migliorano le prestazioni mentali e la memoria a breve termine, riducono il livello di colesterolo ''cattivo'' e determinano un minor rischio di infarto e di ictus''.

venerdì 30 ottobre 2009

dimagrire: Con una tazza di caffe' verde per colazione si perderebbe un chilo e mezzo nelle prime due settimane e piu' di due entro un mese.


Il caffe' della speranza e' verde. La speranza e' quella di perdere peso bevendone una tazzina al giorno. Il caffe' verde, risultato di una miscela di chicchi non tostati e arabica, potrebbe infatti far perdere fino a due chili in un mese. Lo afferma uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition.

Il potere dimagrante deriverebbe dall'alto contenuto di acido clorogenico (dal 6 al 10% in ogni tazzina), che riduce l'assorbimento di zuccheri a livello intestinale e aumenta la velocita' con cui vengono bruciati i grassi.

Con una tazza di caffe' verde per colazione si perderebbe un chilo e mezzo nelle prime due settimane e piu' di due entro un mese. Chi, durante la sperimentazione, ha bevuto caffe' normale ha perso solo un paio di etti e chi si e' astenuto completamente ha mantenuto stabile il proprio peso. ''Le molecole di acido clorogenico - ha detto Laurent Fresnel, uno dei creatori della nuova miscela - sono potenti antiossidanti, ma il loro effetto si riduce con la tostatura: per questo non sono molto presenti nel caffe' normale''.

venerdì 10 luglio 2009

CAFFEINA: la caffeina COMBATTE DANNI A MEMORIA CAUSATI DA ALZHEIMER

Una tazzina di caffe' in piu' come rimedio contro i danni alla memoria causati dall'Alzheimer: le sperimentazioni sono state fino a questo momento condotte in laboratorio sui topi, ma i ricercatori americani del Florida Alzheimer's Disease Research Center promettono possibili risvolti terapeutici per i pazienti affetti dalla patologia.

Lo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease, ''fornisce nuove prove che la caffeina potrebbe essere una valida cura per il morbo di Alzheimer, e non semplicemente una strategia di protezione - spiega Gary Arendash, neuroscienziato del Florida Alzheimer's Disease Research Center e principale autore dello studio -. Questa scoperta e' importante perche' la caffeina e' una sostanza che risulta sicura per la maggior parte delle persone, e sembra incidere direttamente sul processo di malattia''.

Secondo lo studio la caffeina avrebbe dunque non solo una funzione protettiva, ma si comporterebbe come un vero e proprio farmaco: ''I risultati dei test condotti sono incoraggianti. Nelle cavie affette da Alzheimer una quantita' di caffe' equivalente a circa 5 tazzine riduce nel sangue la proteina beta-amiloide che gioca un ruolo chiave nell'insorgenza della patologia - afferma Huntington Potter, direttore del Florida Alzheimer's Disease Research Center -.

Questo effetto si riflette anche nel cervello, e la riduzione della beta-amiloide e' collegata a una serie di benefici cognitivi. Il nostro scopo e' ora quello di trasferire le scoperte terapeutiche delle sperimentazioni sui topi in test clinici per gli uomini''.

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