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lunedì 1 aprile 2013

arsenali nucleari: Testate nucleari USA in Europa


Sono 12 le basi aeree che, dislocate in 7 Paesi, possono ospitare armamenti atomici sotto il controllo degli Stati Uniti d’America. Nel 2005 le testate nucleari ivi presenti ammontavano a 480 unità.
I dettagli del Programma di Accordi sul dispiegamento nucleare della NATO sono segreti. Le bombe sono gestite attraverso un Sistema di Sicurezza per l’Immagazzinamento degli Armamenti, ideato durante la Guerra Fredda, che prevedeva di collocare le testate nucleari, insieme ad armi convenzionali, in rifugi sotterranei con apertura a tempo. Tali rifugi sono stati costruiti a partire dal 1987 al di sotto della superficie degli hangar che ospitano i velivoli in grado di trasportare le testate stesse. Completati nel giro di una decina di anni, ognuno di essi è in grado di contenere 4 testate. In alcune basi, la loro custodia e manutenzione è affidata ai cosiddetti Munitions Support Squadron (MUNSS), a ciascuno dei quali sono approssimativamente assegnate 150 unità di personale.
Il quadro completo è il seguente:
1. Kleine Brogel Air Base (d’ora in poi, AB) in Belgio – dove operano F-16 dell’aviazione belga – è dotata di 11 rifugi per una capacità di 44 testate. Ne ospita 20, affidate alle cure del 701° MUNSS;
2. Buchel AB in Germania – dove operano Tornado tedeschi – ha anch’essa 11 rifugi e 20 testate, custodite dal 702° MUNSS;
3. Norvenich AB in Germania – con Tornado tedeschi – ha 11 rifugi ma nessuna testata. Le 20 che vi sostavano fino al 1995 sono state trasferite a Ramstein;
4. Ramstein AB in Germania – sede sia di F-16 statunitensi che di Tornado tedeschi – possiede ben 55 rifugi per una capacità totale di 220 testate. Nel 2005 ne erano presenti 130, più avanti diremo cosa è probabilmente accaduto negli anni successivi;
5. Araxos AB in Grecia – dove operano A-7 dell’aviazione greca – ha 6 rifugi ma nessuna testata. Le 20 presenti fino alla primavera del 2001 (quando la Grecia si è ritirata unilateralmente dalla “NATO Nuclear Strike Mission”) sono probabilmente state spostate a Ramstein, in Germania;
6. Aviano AB in Italia – sede di F-16 statunitensi – possiede 18 rifugi e 50 testate nucleari;
7. Ghedi Torre AB in Italia – dove operano Tornado italiani – ha 11 rifugi e detiene 40 testate, sotto la custodia e manutenzione del 704° MUNSS;
8. Volkel AB in Olanda – sede di F-16 dell’aviazione olandese – ha 11 rifugi e 20 testate, lasciate alle cure del 703° MUNSS;
9. Akinci AB in Turchia – dove operano F-16 turchi – ha 6 rifugi ma nessuna testata;
10. Balikesir AB in Turchia – sede di F-16 turchi – ha 6 rifugi. Le 20 testate nucleari presenti sino al 1995 sono state trasferite alla base di Incirlik;
11. Incirlik AB in Turchia – dove operano F-16 statunitensi – ha 25 rifugi e detiene 90 testate;
12. per finire in bellezza, Lakenheath nel Regno Unito che formalmente è una base della RAF (Royal Air Force) ma ospita solo F-15 statunitensi. Essa possiede 33 rifugi e detiene ben 110 testate nucleari, il che la rende molto probabilmente il luogo in Europa che oggi custodisce il maggior numero di armamenti atomici statunitensi.

Va infatti sottolineato che nel gennaio 2007 la United States Air Force (USAF) ha rimosso la base di Ramstein dall’elenco delle installazioni che ricevono periodiche ispezioni agli armamenti nucleari, possibile conseguenza dello spostamento negli Stati Uniti delle testate presenti. Se ciò corrispondesse al vero, il numero delle testate nucleari dispiegate in Europa si ridurrebbe a 350, l’equivalente circa dell’intero arsenale atomico della Francia (ma comunque ancora superiore al totale delle testate cinesi ed a quello dei tre Paesi non firmatari del Trattato di non Proliferazione Nucleare – India, Israele e Pakistan – messi insieme).
Secondo una fonte anonima della Difesa tedesca, citata dalla rivista Der Spiegel, gli Stati Uniti avrebbero temporaneamente (e discretamente) rimosso le testate nucleari da Ramstein a seguito di importanti lavori di ristrutturazione; l’eliminazione della base dall’elenco delle ispezioni periodiche suaccennato pare significare che la decisione sia diventata definitiva.
A dispetto dell’apparente riduzione, il Gruppo di Pianificazione Nucleare (NPG) della NATO ha riaffermato – nel successivo giugno 2007 – l’importanza del dispiegamento di armi nucleari statunitensi in Europa. Lo scopo di esse sarebbe quello “di preservare la pace e prevenire le minacce ed ogni tipo di guerra”, anche se la NATO non individua alcun preciso nemico dal quale ci si dovrebbe difendere usando questi armamenti. Essa sostiene invece che le testate nucleari “rappresentano un legame politico e militare essenziale tra i membri europei e nord-americani dell’Alleanza”.
Capito l’antifona?

fonte: http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/04/14/testate-nucleari-usa-in-europa/

Armi nucleari in Italia: un arsenale nucleare di novanta testate atomiche

Le bombe nelle basi Usa di Ghedi Torre (Brescia) e Aviano (Pordenone). Silenzio assoluto sugli arsenali. Un accordo americano copre tutto


Per ben due volte nell’arco degli ultimi 15 anni milioni di italiani si sono recati alle urne per dire no alla possibilità, per il nostro Paese, di sviluppare e produrre energia nucleare per scopi civili.
Questi stessi italiani però, forse, non sanno che possediamo un verso e proprio arsenale nucleare.
La cosa appare assurda e paradossale considerando che nel 1975 Roma ha sottoscritto il Trattato di non proliferazione nucleare, eppure sul nostro suolo si trovano poco meno di un centinaio di testate atomiche. Per l’esattezza sono 90 le bombe di questo tipo stipate, poco più della metà di queste ovvero 50, nella base Usa di Aviano nei pressi di Pordenone, mentre le restanti si trovano custodite nella base statunitense di Ghedi Torre nel bresciano.
Tecnicamente parlando si tratta di armi tattiche, di potenza e gittata minore rispetto a quelle strategiche quindi, denominate B61; queste sono bombe gravitazionali che per essere utilizzate devono essere lanciate da aerei appositi, o almeno compatibili, attualmente potrebbero essere lanciate solo dagli F16 o dai Tornado; hanno una potenza che varia, a secondo del tipo e della grandezza essendone state costruite almeno tre diversi tipi, da 0,3 a 170 chilotoni che se utilizzate genererebbero una distruzione 900 volte superiore a quella prodotta su Nagasaki o Hiroshima.

Nelle basi per 3 anni
A breve, all’incirca nel 2016, queste testate lasceranno l’Italia, o meglio lasceranno il posto a nuove bombe, più maneggevoli e moderne; in modo molto lento infatti sarà avviato lo smantellamento di questi ordigni e la sostituzione con le nuove testate nucleari, realizzate secondo gli ultimi progetti approvati dal Pentagono, che però non saranno pronte prima del 2019.
Nello specifico questi nuovi ordigni avranno una maggiore precisione e ridurranno il fallout radioattivo conseguente all’esplosione, mentre la carica nucleare verrà riutilizzata, con una potenza massima nell’ordine dei 50 chilotoni.
Nel frattempo inoltre inizieranno gli addestramenti di nuove truppe specializzate capaci di utilizzare questi ordigni, in Italia hanno queste facoltà solamente i militari statunitensi di stanza a Ghedi o Aviano, mentre ai nostri soldati non è concesso l’uso di questi mezzi, anche se la clausola della “doppia chiave” contenuta in alcuni documenti tra le parti prevede la possibilità che queste bombe siano utilizzate anche dalle nostre forze armate, ma solo dopo che gli Usa ne abbiano deciso l’impiego.

Omertà Ovviamente i politici italiani non hanno mai ammesso o confermato la presenza di queste bombe nel BelPaese ma sono stati gli stessi Usa a confermarla in più di una occasione.
Già l’11 luglio 1986, pur nel silenzio generale, alcune agenzie di stampa ribatterono una notizia apparsa sul Washington post in cui si riferiva che il Pentagono aveva appena annunciato il Piano WS3 il quale prevedeva che in 25 diverse basi americane sparse per il mondo, tra cui quelle italiane di Ghedi, Aviano e Rimini, sarebbero stati dislocati bombardieri atomici ed ordigni nucleari non più sotto gli hangar dei bombardieri, bensì all’interno di speciali rifugi.
Una nuova conferma arrivò nel 2005 quando la declassificazione di un rapporto statunitense sulle armi nucleari americane in Europa accertò la presenza nel vecchio continente di circa 400 testate nucleari, 90 delle quali custodite in Italia.
Altra conferma importante quelle giunta alcuni anni fa da parte Robert Norris, uno studioso del Natural resources defense council di Washington, che dopo aver esaminato alcuni documenti ufficiali del Pentagono confermò la presenza di queste bombe in Italia, quantificandole però in una trentina, la maggior parte delle quali custodite ad Aviano.
Inquietante però quanto aggiunto subito dopo dal ricercatore.
Questi infatti disse che quasi tutta la parte riguardante il nostro Paese era stata cancellata; lui e i suoi colleghi avrebbero ricostruito gli “omissis” del documento principale utilizzando altre fonti e analizzando nel minimo dettaglio tutte le tabelle allegate al foglio più importante.
Accordo Italia-Usa
Ma quando, come e perché queste armi sono arrivate in Italia?
I primi ordigni giunsero nel 1957 anche se già dalla fine dell’anno precedente i militari statunitensi di stanza nello Stivale erano equipaggiati con missili Corporal e Honest John su cui vennero montate testate nucleari tattiche da impiegare, in caso di attacco sovietico, contro i carri dell’Armata rossa.
Negli anni ’60 e ’70 vennero dispiegati altri tipi di missili, mortai da otto pollici per il lancio di ordigni nucleari, e bombe atomiche di profondità destinate agli aerei della base di Sigonella per la caccia di sottomarini sovietici nel Mediterraneo.
Successivamente sono arrivate le bombe attualmente stipate tra Ghedi e Aviano.
Gli Usa hanno portato in Italia questo tipo di armamenti grazie all’accordo bilaterale denominato Stone Ax; una prima versione di questo fu siglato negli anni ’50; successivamente tra il 2003 ed il 2004 ne dovrebbe essere stata sottoscritta una nuova versione, figlia del clima post 11 settembre, che tra le principali innovazioni prevedrebbe periodiche revisioni e conseguenti aggiornamenti. Per quanto riguarda l’accordo tra Italia ed Usa purtroppo il condizionale è d’obbligo visto che nessun patto in tal senso è mai stato sottoposto a voto parlamentare e che le uniche informazioni che si hanno le dobbiamo ad alcuni ricercatori statunitensi, come ad esempio William Arkin, un ex analista d’intelligence per l’esercito americano, che hanno diffuso tramite libri e ricerche le informazioni in loro possesso.

http://www.lanotiziagiornale.it/novanta-testate-atomiche-sotto-i-nostri-piedi/

http://www.stampalibera.com/?p=61616

http://www.informarexresistere.fr/2013/03/28/novanta-testate-atomiche-sotto-i-nostri-piedi/#axzz2

venerdì 19 novembre 2010

energy drink: Le bevande energizzanti fatte con alcol e caffeina “rappresentano un pericolo per la salute pubblica

Le bevande energizzanti fatte con alcol e caffeina «rappresentano un pericolo per la salute pubblica e vanno riformulate»: lo ha deciso la Food and Drug Administration (Fda) statunitense, bloccando di fatto la vendita delle bevande dopo mesi di polemiche seguite a diversi episodi di intossicazione tra gli studenti americani.

CASA BIANCA - La Casa Bianca ha apprezzato la decisione presa dall'Agenzia per il controllo dei medicinali. «Questi prodotti sono disegnati e pubblicizzati per promuovere il bere eccessivo e sono specialmente pericolosi in quanto mischiano alcol e caffeina e vengono usati dai giovani - ha detto Gil Kerlikowske, direttore delle politiche sui farmaci e le droghe -, perciò l'azione della Fda è giusta in quanto agisce sulla prevenzione». L'Agenzia ha scritto una lettera a sette produttori di questi energy drink, sollecitandoli a riformulare le bevande nel giro di 15 giorni. Se ciò non avverrà la Fda è pronta a chiedere un'ordinanza di tribunale per il bando totale delle vendite. Cinque Stati e diversi college americani ne hanno di fatto già bloccato il commercio.

sabato 31 luglio 2010

Il disastro petrolifero del Michigan: 1 milione di galloni di petrolio dalle sabbie bituminose canadesi al lago

L'inquinamento prodotto dallo sversamento di petrolio nel fiume Kalamazoo, nel Michigan, è più del doppio di quanto era stato stimato subito ed è arrivato molto lontano dal sito a sud di Marshall, dove il 26 luglio si sarebbe rotto un oleodotto sotterraneo della Midwest Oil Pipeline, appartenente al gigante petrolifero canadese Enbridge Energy Partner, che è stato duramente criticato dalla governatrice del Michigan Jennifer Granholm per i ritardi nelle operazioni di contenimento che hanno messo a serio rischio anche le acque del lago Morrow.

La marea nera ha ricoperto di petrolio un gran numero di uccelli e pesci ed ha comportato l'evacuazione di due residence e di decine di abitazioni, mentre in tutta l'area interessata è stato proibito di far uscire all'aperto i cani. A Battle Creek da mercoledì scorso si sente un fortissimo odore di petrolio.

Secondo le autorità locali ci vorranno diverse settimane per determinare la causa dello sversamento dall'oleodotto dell'Enbridge Energy Partners, una società di Calgary, che trasporta il petrolio delle sabbie bituminose dal Canada alle raffinerie statunitensi del Midwest. Secondo l'Environmental protection agency Usa (Epa) nel Kalamazo sono finiti più di un milione di galloni di petrolio (almeno 3,76 milioni di litri), circa 700.000 litri in più di quanto avevano detto i canadesi.

La più grande associazione ambientalista statunitense, Sierra Club, è molto preoccupata perché il greggio potrebbe arrivare nel Lago Michigan, minacciando l'acqua potabile ed altri importanti habitat. Il direttore esecutivo dell'associazione, Michael Brune, è sconcertato dal ripetersi di episodi di questo tipo: «Quante catastrofi causate dal petrolio ci vorranno prima di svegliarci? Stiamo ancora cercando di riprendersi dalla tragedia della Costa del Golfo. Ora il Midwest si trova ad affrontare un'altra massiccia fuoriuscita massiccia come risultato di una pipeline a rischio. Il petrolio si sta diffondendo da questo oleodotto difettoso verso il Lago Michigan e minaccia l'acqua potabile minaccioso. Peggio ancora, c'è la possibilità che il petrolio possa liberare altri agenti inquinanti nei sedimenti del fiume già inquinati, rendendo la situazione molto più grave».

Il nuovo disastro petrolifero del Kalamazoo è arrivato in un bruttissimo momento per le Big Oil canadesi e statunitensi: proprio mentre il governo federale di Washington sta esaminando una proposta di costruire un enorme oleodotto che porterebbe il petrolio più inquinante del mondo, quello delle sabbie bituminose canadesi, attraverso tutto il Midwest e fino alle coste del Golfo del Messico.

Secondo Brune «La proposta della Keystone XL pipeline metterebbe a repentaglio una falda acquifera che è la più importante fonte di acqua per la regione granaio dell'America, gli High Plains. E' chiaro che non possiamo permetterci di prendere questo rischio. E' tempo di ascoltare la lezione che ci viene da questi disastri petroliferi. Invece di prendere maggiori e prolungati rischi per sostenere l'industria del petrolio, dobbiamo investire in quel tipo di energia pulita, sicura che non mancherà di tenere i nostri corsi d'acqua integri e di aiutare ad infondere nuova vita alla nostra economia. Il Michigan sta beneficiano particolarmente degli investimenti nelle tecnologie energetiche pulite, come le auto elettriche. I nuovi impianti per realizzare la tecnologia delle auto elettriche stanno già aprendo in questo Stato. Invece di preoccuparsi del petrolio che contamina l'acqua potabile, le comunità in Michigan potrebbero vedere un'esplosione di benessere, di posti di lavoro stabile e dell'energia pulita. Questi disastri petroliferi sono un campanello d'allarme sveglia. Il prezzo dell'energia sporca è semplicemente troppo alto. Abbiamo bisogno che i nostri leader ci diano un piano audace per porre fine la dipendenza dell'America dal petrolio e per portare l'America sulla strada per diventare il leader dell'energia pulita nell'economia globale».

Anche per questo Sierra Club sostiene Il Clean energy jobs and Oil Company Accountability Act, presentato dal leader democratico del Senato Usa Harry Reid, criticato da altre Ong perché è molto meno ambizioso delle originali proposte di Obama. Secondo Brune creerà comunque nuovi posti di lavoro e minori costi energetici dei consumatori e ridurrà la dipendenza dal petrolio, ma soprattutto servirà a ritenere la Bp completamente responsabile del disastro petrolifero del Golfo del Messico.

«E' indispensabile che in Senato passi il disegno di legge presentato da Reid prima della pausa di agosto - dice Brune - in modo da poter investire maggiormente nell'efficienza energetica e fare in modo che in futuro gli inquinatori come la Bp siano ritenuti pienamente responsabile dei costi dei danni e della bonifica dei loro disastri ambientali. Ma i repubblicani in Senato hanno detto che si oppongono a questo sforzo. Vogliono che siano i contribuenti a pagare il conto per il disastro Bp e consentire alla Bp di utilizzare infinite battaglie legali per bloccare tutto rispetto ai mezzi di sussistenza cha ha distrutto, proprio come ha fatto la Exxon con le vittime della marea nera della Valdez. I senatori Lisa Murkowski e Mitch McConnell pretendono di offrire una "alternativa" al piano del leader della maggioranza, ma questa alternativa non è altro che una lettera d'amore all'industria petrolifera, che non farà nulla per creare i posti di lavoro necessari, ridurre la dipendenza del nostro paese dal petrolio, o per ritenere la Bp responsabili del suo disastro».

Per questo Sierra Club sostiene che il Clean Energy Jobs and Oil Company Accountability Act «E' una piccola ma significativa riduzione dei costi per ridurre il consumo di petrolio negli Stati Uniti. Sulla scia del più grande disastro ambientale della storia americana, è essenziale che il Congresso questo autunno compia ulteriori progressi con un forte, chiaro piano per far calare il petrolio e potenziare l'energia pulita».
FONTE: http://www.greenreport.it

mercoledì 28 luglio 2010

USA: Incidente nell'oledotto che trasporta il greggio dall'Indiana all' Ontario. Nel fiume 19.500 barili di greggio

Negli Usa si è aperta un'altra falla, sempre sul fronte del petrolio. Dopo il dramma che si sta vivendo nel Golfo un’altra fuoriuscita di greggio spaventa il paese: una tubatura che trasporta petrolio da Griffith, Indiana, fino a Sarnia, in Ontario, per circa 500 km si è rotta disperdendo in acqua circa 19.500 barili di petrolio.

L'INCIDENTE A 250 KM DA CHICAGO - L’incidente è avvenuto a Talmadge Creek, nella valle del fiume Kalamazoo a quasi 100 chilometri da Grand Rapids, dove si è diffuso un forte odore di petrolio. La tubatura avrebbe perso petrolio per diverse ore prima che l’incidente fosse individuato. La fuoriuscita è la più grande mai avvenuta nel Midwest degli Stati Uniti, secondo quanto dichiarato dal deputato democratico del Michigan Mark Schauer al presidente Barack Obama.
FONTE:corriere.iT

sabato 24 luglio 2010

GUERRA NUCLEARE: LA COREA DEL NORD MINACCIA DI USARE ARMI NUCLEARI


La Corea del nord ha minacciato il ricorso ad una «potente dissuasione nucleare» di fronte alle manovre militari congiunte previste da Stati Uniti e Corea del sud a partire da domenica. Lo hanno annunciato i media ufficiali nordcoreani.

La Corea del Nord è pronta «ad una guerra sacra di rappresaglia», ha dichiarato nella notte tra venerdì e sabato l’agenzia ufficiale nordcoreana Kcna citando La Commissione della difesa nazionale di Pyongyang. «L’esercito ed il popolo» della Corea del Nord, afferma ancora la Kcna, si opporranno in maniera legittima con la loro potente dissuasione nucleare».

«Tutte questa manovre di guerra non sono altro che pure provocazioni mirate quasi a zittire la Repubblica popolare democratica della Corea con la forza delle armi», ha aggiunto l’agenzia.

Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha accusato la Corea del Nord di aver dato inizio a una ''campagna di provocazioni e a un comportamento pericoloso nella penisola coreana''.

Un portavoce di Pyongyang ha subito reagito minacciando una ''risposta fisica'' alle nuove sanzioni Usa e condannando al contempo le esercitazioni militari sud coreane che inizieranno domenica nel mar del Giappone.

''Una risoluzione pacifica dei problemi nella penisola coreana sara' possibile solo se la Corea del Nord cambiera' il suo atteggiamento'', ha detto Clinton di fronte ai ministri degli Esteri riuniti al Forum dei Paesi del Pacifico sulla sicurezza in Vietnam.

Il segretario di Stato americano, durante i colloqui che si terranno nel tardo pomeriggio con il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi, chiedera' alla Cina di fare di piu' per tenere a freno i suoi alleati comunisti .

giovedì 14 gennaio 2010

CLIMA, LE LOBBY USA ALL'ATTACCO


Gas serra I Repubblicani provano ad affondare i nuovi limiti per le emissioni inquinanti fissati dal Clean Air act, la legge per regolare l'inquinamento dell'aria, varata negli anni Settanta dall'Agenzia per l'ambiente americana. Al Gore: «è oltraggioso»

I Repubblicani sono nuovamente all'attacco delle leggi promosse da Obama per tagliare le emissioni di gas serra e riformare il settore energetico americano.
Sotto il fuoco della destra questa volta si trova il Clean air act, una legge per regolare l'inquinamento dell'aria varata negli anni Settanta dall'Epa, l'Agenzia per l'ambiente americana. Lo scorso 8 gennaio l'Agenzia aveva infatti presentato una serie di norme che restringono in modo significativo i possibili livelli di inquinamento atmosferico da ozono e di altri elementi inquinanti, come la CO2, ribaltando i limiti fissati dall'amministrazione Bush nel marzo del 2008. Nel nuovo testo si passa infatti da 75 parti per miliardo di ozono al livello del suolo a 60.
I repubblicani contestano il fatto che questa legge potrebbe costare tra i venti e i novanta miliardi di dollari entro il 2020 al mondo dell'impresa e soprattutto darebbe eccessivi poteri all'agenzia per regolare le emissioni di gas serra.
A guidare la lotta dentro l'Epa contro la riforma della legge è il nuovo astro della destra americana, Lisa Murkowski.
Per la Murkowski è intollerabile che l'Epa possa "ordinare" tetti alle emissioni senza passare per il Congresso.
Una funzione della riforma del Clean air act sarebbe proprio supplire alle mancanze sull'imposizione di tetti alle emissioni contenute nell'American clean energy and security act, la legge sul clima e per la riforma del settore energetico.
In un emendamento, in particolare, la Murkowski avrebbe richiesto di evitare qualsiasi tetto alle emissioni di biossido di carbonio. Fino qua tutto normale se non fosse che gli autori dell'emendamento, Jeffrey Holmstead e Roger Martella due lobbisti vicini all'Epa dell'era Bush e all'industria petrolifera e dei combustibili fossili, sono entrati in contatto con lo staff della Murkowski. Per di più questa non è una legge discussa al Congresso - dove l'influenza dei gruppi di pressione è un normale fenomeno politico - ma un ordine esecutivo dell'agenzia dell'ambiente in cui vigono regole e pesi differenti.
A seguito dell'annuncio dello scandalo da parte del blog politico si è messa in moto la macchina politica delle organizzazioni ambientaliste americane, che sono insorte contro il tentativo considerato poco corretto.
Al Gore ha inviato tramite la sua organizzazione Re-power America decine di migliaia di cittadini di email per contrattaccare le mosse dei Repubblicani. «È oltraggioso. Invece che far progredire la legge sull'energia pulita e sul clima, qualcuno propone politiche che rimanderebbero gli Usa indietro di 20 anni. L'emendamento inserito nel testo è stato letteralmente il frutto delle lobby».
L'emendamento verrà discusso ufficialmente il prossimo 20 gennaio. La legge Clean air act dovrebbe essere approvata entro marzo.
La speranza delle lobby è che venga posposta al 2012.

fonte:verdi.it

sabato 31 ottobre 2009

Nucleare: monito di Clinton a Iran

Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton,da Gerusalemme ha lanciato un monito all'Iran sulla bozza d'accordo con le grandi potenze. Clinton ha sostenuto che l'accettazione dell'Iran della proposta di accordo dell'Aiea sul trasferimento dell'uranio arricchito all'estero sarebbe 'un buon inizio' per la soluzione del dossier nucleare. Ha pero' avvertito l'Iran che il momento di dare una risposta 'e' ora' e che 'la pazienza' degli Usa e della comunita' internazionale 'ha i suoi limiti'.

lunedì 21 settembre 2009

INFLUENZA SUINA: NUOVA INFLUENZA, gli Obama si vaccinano

Anche gli Obama si vaccineranno contro l'influenza A e si metteranno in fila come tutti dando precedenza alle categorie a rischio. Lo ha detto lo stesso presidente Obama alla Cnn. 'Prima i bambini con problemi particolari di salute e le donne incinte, poi tutti gli altri bambini: Malia e Sasha saranno vaccinate. Io credo di venire molto dopo. Ma si', vogliamo vaccinarci e ci metteremo in fila rispettando le precedenze', ha detto Obama alla rete americana.

martedì 28 luglio 2009

PIANETA: USA E CINA COLLABORINO PER UN FUTURO SOSTENIBILE


Il presidente Usa: «Serve una risposta energetica globale. Rapporto con Pechino determinante nel 21/mo secolo»

WASHINGTON - La relazione tra Stati Uniti e Cina darà forma al 21/mo secolo. Barack Obama apre a Washington il vertice sul dialogo strategico ed economico con Pechino ribadendo l'importanza delle relazioni tra i due Paesi. Fra le questioni che necessitano di una forte collaborazione, afferma il presidente degli Stati Uniti, c'è il tema climatico ed energetico: il leader Usa rivolge per questo un appello a cooperare per una risposta globale per un futuro energetico «pulito, sicuro e prospero».

NUCLEARE - Obama sostiene che Washington e Pechino hanno interessi comuni nell'ambito di una ripresa economica sostenibile. «L'attuale crisi - dice Obama - ha chiarito che le scelte che facciamo all'interno dei nostri confini si riflettono per tutta l'economia globale e questo è vero non solo per New York e Seattle, ma anche per Shanghai e Shenzhen». «Per questo - aggiunge - dobbiamo impegnarci in un forte coordinamento bilaterale e multilaterale».

NUCLEARE E DIRITTI UMANI - Il presidente americano chiede inoltre alla Cina unità contro il nucleare in Nord Corea e in Iran. E rivolge alle autorità cinesi anche un invito a trovare un «terreno comune» sul tema del «rispetto della dignità di ogni essere umano». Secondo il leader Usa, «la religione e la cultura di tutti i popoli devono essere rispettate e protette».

lunedì 6 luglio 2009

Arsenali nucleari: Usa- Russia ENTRO 7 ANNI TESTATE RIDOTTE


Mosca e Washington hanno concordato di ridurre fino a 1500-1675 le testate nucleari e fino a 500-1100 il numero dei vettori. Il parziale disarmo avverra' nel giro di sette anni dopo l'entrata in vigore del nuovo accordo che sostituira' lo Start-1. Russia e Stati Uniti hanno anche concordato il transito di materiale e personale militare Usa in Afghanistan attraverso il territorio russo. I due governi continueranno, inoltre, il negoziato su una cooperazione sullo scudo antimissile.

Arsenali nucleari: intesa Usa-Russia sul disarmo nucleare


Russia e Usa hanno trovato un accordo sulla dichiarazione d'intenti che verra' firmata oggi dal presidente Barack Obama e dal collega Dmitry Medvedev sulla riduzione dei loro arsenali strategici e il rinnovo del trattato Start di controllo sulle armi atomiche. A renderlo noto l'agenzia Interfax. ''E' stato concordato il testo del documento'', ha aggiunto l'agenzia citando una fonte del ministero degli Esteri russo a poche ore dall'arrivo del presidente Obama a Mosca per la storica visita che puntera' a rilanciare i rapporti bilaterali tra i due Paesi.

Gli Stati Uniti e la Russia hanno trovato l’accordo sul testo che getta le basi per il negoziato di un trattato di riduzione delle armi nucleari. Lo ha annunciato l’agenzia Interfax. Il trattato, che entrambe le parti sperano di concludere per la fine dell’anno, sostituirà l’attuale Start del 1991, che scade a dicembre. L’intesa, che era già stata preannunciata, sarà formalmente firmata da Barack Obama e Dimitry Medvedev oggi al Cremlino e darà così il vià ai negoziatori per mettere a punto il trattato proprio per la firma a dicembre.

Conferme americane La notizia è stata confermata anche da fonti diplomatiche
russe e statunitensi. I negoziati sono andati avanti fino a tarda notte. Oggi arriva a Mosca Obama per la sua prima visita in Russia, che dovrebbe rilanciare le relazioni bilaterali deteriorate negli ultimi due anni. Obama - che viaggia accompagnato dalla moglie e dalle figlie Sasha e Malia - atterrerà a Mosca alle 13,20 ora locali (quando in Italia saranno le 11,20). Dopo una breve tappa al monumento del Milite Ignoto per deporre una corona di fiori, il presidente Usa si recherà al Cremlino per incontrare il presidente Medvedev. La Casa Bianca ha annunciato domenica, tramite il suo coordinatore per le questioni legate alle armi di distruzione di massa, Gary Samore, che conta nell’annuncio dell’accordo, ma non è entrata nei particolari dei tagli previsti nel trattato.

Il summit Medvedev e Obama affronteranno anche temi legati all’Iran, all’Afghanistan, alla Corea del Nord e all’economia mondiale. I due leader, che termineranno l’incontro, con una conferenza stampa e una cena, potrebbero anche sottoscrivere un accordo per consentire il passaggio sul territorio russo dei rifornimenti per le truppe statunitensi in Afghanistan. Obama avrà domani una colazione di lavoro con il premier, Vladimir Putin e incontrerà Mickhail Gorbaciov.

domenica 5 luglio 2009

ULTIMA SIGARETTA NEGLI STATI UNITI NEL 2047


Nel 2047 negli Stati Uniti si potrebbe fumare l'ultima sigaretta. O almeno questo e' il proposito del presidente Barack Obama, che il 22 giugno ha firmato un progetto di legge per concedere alla Food and Drug Administration, l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, l'autorita' di regolamentazione nel tabacco.

Questa firma, spiegano gli esperti Michael Fiore e Timothy Baker - rispettivamente regista e direttore associato della University of Wisconsin-Madison Center per la ricerca e l'intervento del tabacco (UW-CTRI) - e' un fatto storico e rappresenta un passo in avanti decisivo nell'eliminazione dell'uso del tabacco negli Usa.

I due esperti hanno recentemente pubblicato sull'American Journal of Public Health lo studio ''Accelerating Progress in the 100-Year War Against Tobacco Addiction in the United States'' (Accelerare i progressi compiuti in 100 anni di guerra contro la dipendenza dal tabacco negli Stati Uniti), in cui hanno analizzato i dati relativi al fumo negli Stati Uniti a partire dal 1960, ai tempi del primo sistema di monitoraggio sui tassi di tabagismo, fino a oggi. Dai dati del Centers for Disease Control and Prevention, spiegano Baker e Fiore, emerge che dal 1965 a oggi il numero di fumatori e' in costante diminuzione, e che con opportune iniziative legislative e campagne informative entro il 2047 si potrebbe spegnere l'ultima sigaretta. Nel loro articolo, Baker e Fiore hanno chiesto all'FDA di restringere ulteriormente le norme esistenti: tra le richieste, rafforzare le avvertenze sanitarie sugli imballaggi dei tabacchi, esplicitare maggiormente le informazioni sui contenuti dei prodotti e vietare termini come ''leggero'' e ''mild'' per descrivere sigarette.

martedì 23 giugno 2009

ENERGIA PULITA: USA, OBAMA, NUOVA LEGGE SU ENERGIA PULITA UN PASSO STORICO


Un passaggio ''storico'' che portera' ad una profonda trasformazione e alla creazione di ''un'economia dell'energia pulita''. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha presentato cosi', nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca, la legge sull'efficienza energetica chiedendo al Congresso di approvarla rapidamente.

''Sappiamo tutti perche' questo e' molto importante - ha spiegato -, la nazione che guidera' la creazione dell'economia dell'energia pulita sara' la nazione che guidera' l'economia globale nel 21esimo secolo''.

''Questo e' cio' che questa legge cerca di ottenere'' ha aggiunto, ''e' un provvedimento che aprira' le porte ad un futuro migliore per la nostra nazione. E questo e' il motivo per cui chiedo ai membri del Camera di approvarla''.

Gli incentivi previsti dalla legge, ha concluso Obama, ''renderanno finalmente l'energia pulita una fonte di energia profittevole. E questo portera' allo sviluppo di nuove tecnologie che porteranno a loro volta alla creazione di nuove industrie e a milioni di nuovi posti di lavoro in America. Posti che non possono essere portati all'estero''.

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