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lunedì 1 aprile 2013

arsenali nucleari: Testate nucleari USA in Europa


Sono 12 le basi aeree che, dislocate in 7 Paesi, possono ospitare armamenti atomici sotto il controllo degli Stati Uniti d’America. Nel 2005 le testate nucleari ivi presenti ammontavano a 480 unità.
I dettagli del Programma di Accordi sul dispiegamento nucleare della NATO sono segreti. Le bombe sono gestite attraverso un Sistema di Sicurezza per l’Immagazzinamento degli Armamenti, ideato durante la Guerra Fredda, che prevedeva di collocare le testate nucleari, insieme ad armi convenzionali, in rifugi sotterranei con apertura a tempo. Tali rifugi sono stati costruiti a partire dal 1987 al di sotto della superficie degli hangar che ospitano i velivoli in grado di trasportare le testate stesse. Completati nel giro di una decina di anni, ognuno di essi è in grado di contenere 4 testate. In alcune basi, la loro custodia e manutenzione è affidata ai cosiddetti Munitions Support Squadron (MUNSS), a ciascuno dei quali sono approssimativamente assegnate 150 unità di personale.
Il quadro completo è il seguente:
1. Kleine Brogel Air Base (d’ora in poi, AB) in Belgio – dove operano F-16 dell’aviazione belga – è dotata di 11 rifugi per una capacità di 44 testate. Ne ospita 20, affidate alle cure del 701° MUNSS;
2. Buchel AB in Germania – dove operano Tornado tedeschi – ha anch’essa 11 rifugi e 20 testate, custodite dal 702° MUNSS;
3. Norvenich AB in Germania – con Tornado tedeschi – ha 11 rifugi ma nessuna testata. Le 20 che vi sostavano fino al 1995 sono state trasferite a Ramstein;
4. Ramstein AB in Germania – sede sia di F-16 statunitensi che di Tornado tedeschi – possiede ben 55 rifugi per una capacità totale di 220 testate. Nel 2005 ne erano presenti 130, più avanti diremo cosa è probabilmente accaduto negli anni successivi;
5. Araxos AB in Grecia – dove operano A-7 dell’aviazione greca – ha 6 rifugi ma nessuna testata. Le 20 presenti fino alla primavera del 2001 (quando la Grecia si è ritirata unilateralmente dalla “NATO Nuclear Strike Mission”) sono probabilmente state spostate a Ramstein, in Germania;
6. Aviano AB in Italia – sede di F-16 statunitensi – possiede 18 rifugi e 50 testate nucleari;
7. Ghedi Torre AB in Italia – dove operano Tornado italiani – ha 11 rifugi e detiene 40 testate, sotto la custodia e manutenzione del 704° MUNSS;
8. Volkel AB in Olanda – sede di F-16 dell’aviazione olandese – ha 11 rifugi e 20 testate, lasciate alle cure del 703° MUNSS;
9. Akinci AB in Turchia – dove operano F-16 turchi – ha 6 rifugi ma nessuna testata;
10. Balikesir AB in Turchia – sede di F-16 turchi – ha 6 rifugi. Le 20 testate nucleari presenti sino al 1995 sono state trasferite alla base di Incirlik;
11. Incirlik AB in Turchia – dove operano F-16 statunitensi – ha 25 rifugi e detiene 90 testate;
12. per finire in bellezza, Lakenheath nel Regno Unito che formalmente è una base della RAF (Royal Air Force) ma ospita solo F-15 statunitensi. Essa possiede 33 rifugi e detiene ben 110 testate nucleari, il che la rende molto probabilmente il luogo in Europa che oggi custodisce il maggior numero di armamenti atomici statunitensi.

Va infatti sottolineato che nel gennaio 2007 la United States Air Force (USAF) ha rimosso la base di Ramstein dall’elenco delle installazioni che ricevono periodiche ispezioni agli armamenti nucleari, possibile conseguenza dello spostamento negli Stati Uniti delle testate presenti. Se ciò corrispondesse al vero, il numero delle testate nucleari dispiegate in Europa si ridurrebbe a 350, l’equivalente circa dell’intero arsenale atomico della Francia (ma comunque ancora superiore al totale delle testate cinesi ed a quello dei tre Paesi non firmatari del Trattato di non Proliferazione Nucleare – India, Israele e Pakistan – messi insieme).
Secondo una fonte anonima della Difesa tedesca, citata dalla rivista Der Spiegel, gli Stati Uniti avrebbero temporaneamente (e discretamente) rimosso le testate nucleari da Ramstein a seguito di importanti lavori di ristrutturazione; l’eliminazione della base dall’elenco delle ispezioni periodiche suaccennato pare significare che la decisione sia diventata definitiva.
A dispetto dell’apparente riduzione, il Gruppo di Pianificazione Nucleare (NPG) della NATO ha riaffermato – nel successivo giugno 2007 – l’importanza del dispiegamento di armi nucleari statunitensi in Europa. Lo scopo di esse sarebbe quello “di preservare la pace e prevenire le minacce ed ogni tipo di guerra”, anche se la NATO non individua alcun preciso nemico dal quale ci si dovrebbe difendere usando questi armamenti. Essa sostiene invece che le testate nucleari “rappresentano un legame politico e militare essenziale tra i membri europei e nord-americani dell’Alleanza”.
Capito l’antifona?

fonte: http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/04/14/testate-nucleari-usa-in-europa/

Armi nucleari in Italia: un arsenale nucleare di novanta testate atomiche

Le bombe nelle basi Usa di Ghedi Torre (Brescia) e Aviano (Pordenone). Silenzio assoluto sugli arsenali. Un accordo americano copre tutto


Per ben due volte nell’arco degli ultimi 15 anni milioni di italiani si sono recati alle urne per dire no alla possibilità, per il nostro Paese, di sviluppare e produrre energia nucleare per scopi civili.
Questi stessi italiani però, forse, non sanno che possediamo un verso e proprio arsenale nucleare.
La cosa appare assurda e paradossale considerando che nel 1975 Roma ha sottoscritto il Trattato di non proliferazione nucleare, eppure sul nostro suolo si trovano poco meno di un centinaio di testate atomiche. Per l’esattezza sono 90 le bombe di questo tipo stipate, poco più della metà di queste ovvero 50, nella base Usa di Aviano nei pressi di Pordenone, mentre le restanti si trovano custodite nella base statunitense di Ghedi Torre nel bresciano.
Tecnicamente parlando si tratta di armi tattiche, di potenza e gittata minore rispetto a quelle strategiche quindi, denominate B61; queste sono bombe gravitazionali che per essere utilizzate devono essere lanciate da aerei appositi, o almeno compatibili, attualmente potrebbero essere lanciate solo dagli F16 o dai Tornado; hanno una potenza che varia, a secondo del tipo e della grandezza essendone state costruite almeno tre diversi tipi, da 0,3 a 170 chilotoni che se utilizzate genererebbero una distruzione 900 volte superiore a quella prodotta su Nagasaki o Hiroshima.

Nelle basi per 3 anni
A breve, all’incirca nel 2016, queste testate lasceranno l’Italia, o meglio lasceranno il posto a nuove bombe, più maneggevoli e moderne; in modo molto lento infatti sarà avviato lo smantellamento di questi ordigni e la sostituzione con le nuove testate nucleari, realizzate secondo gli ultimi progetti approvati dal Pentagono, che però non saranno pronte prima del 2019.
Nello specifico questi nuovi ordigni avranno una maggiore precisione e ridurranno il fallout radioattivo conseguente all’esplosione, mentre la carica nucleare verrà riutilizzata, con una potenza massima nell’ordine dei 50 chilotoni.
Nel frattempo inoltre inizieranno gli addestramenti di nuove truppe specializzate capaci di utilizzare questi ordigni, in Italia hanno queste facoltà solamente i militari statunitensi di stanza a Ghedi o Aviano, mentre ai nostri soldati non è concesso l’uso di questi mezzi, anche se la clausola della “doppia chiave” contenuta in alcuni documenti tra le parti prevede la possibilità che queste bombe siano utilizzate anche dalle nostre forze armate, ma solo dopo che gli Usa ne abbiano deciso l’impiego.

Omertà Ovviamente i politici italiani non hanno mai ammesso o confermato la presenza di queste bombe nel BelPaese ma sono stati gli stessi Usa a confermarla in più di una occasione.
Già l’11 luglio 1986, pur nel silenzio generale, alcune agenzie di stampa ribatterono una notizia apparsa sul Washington post in cui si riferiva che il Pentagono aveva appena annunciato il Piano WS3 il quale prevedeva che in 25 diverse basi americane sparse per il mondo, tra cui quelle italiane di Ghedi, Aviano e Rimini, sarebbero stati dislocati bombardieri atomici ed ordigni nucleari non più sotto gli hangar dei bombardieri, bensì all’interno di speciali rifugi.
Una nuova conferma arrivò nel 2005 quando la declassificazione di un rapporto statunitense sulle armi nucleari americane in Europa accertò la presenza nel vecchio continente di circa 400 testate nucleari, 90 delle quali custodite in Italia.
Altra conferma importante quelle giunta alcuni anni fa da parte Robert Norris, uno studioso del Natural resources defense council di Washington, che dopo aver esaminato alcuni documenti ufficiali del Pentagono confermò la presenza di queste bombe in Italia, quantificandole però in una trentina, la maggior parte delle quali custodite ad Aviano.
Inquietante però quanto aggiunto subito dopo dal ricercatore.
Questi infatti disse che quasi tutta la parte riguardante il nostro Paese era stata cancellata; lui e i suoi colleghi avrebbero ricostruito gli “omissis” del documento principale utilizzando altre fonti e analizzando nel minimo dettaglio tutte le tabelle allegate al foglio più importante.
Accordo Italia-Usa
Ma quando, come e perché queste armi sono arrivate in Italia?
I primi ordigni giunsero nel 1957 anche se già dalla fine dell’anno precedente i militari statunitensi di stanza nello Stivale erano equipaggiati con missili Corporal e Honest John su cui vennero montate testate nucleari tattiche da impiegare, in caso di attacco sovietico, contro i carri dell’Armata rossa.
Negli anni ’60 e ’70 vennero dispiegati altri tipi di missili, mortai da otto pollici per il lancio di ordigni nucleari, e bombe atomiche di profondità destinate agli aerei della base di Sigonella per la caccia di sottomarini sovietici nel Mediterraneo.
Successivamente sono arrivate le bombe attualmente stipate tra Ghedi e Aviano.
Gli Usa hanno portato in Italia questo tipo di armamenti grazie all’accordo bilaterale denominato Stone Ax; una prima versione di questo fu siglato negli anni ’50; successivamente tra il 2003 ed il 2004 ne dovrebbe essere stata sottoscritta una nuova versione, figlia del clima post 11 settembre, che tra le principali innovazioni prevedrebbe periodiche revisioni e conseguenti aggiornamenti. Per quanto riguarda l’accordo tra Italia ed Usa purtroppo il condizionale è d’obbligo visto che nessun patto in tal senso è mai stato sottoposto a voto parlamentare e che le uniche informazioni che si hanno le dobbiamo ad alcuni ricercatori statunitensi, come ad esempio William Arkin, un ex analista d’intelligence per l’esercito americano, che hanno diffuso tramite libri e ricerche le informazioni in loro possesso.

http://www.lanotiziagiornale.it/novanta-testate-atomiche-sotto-i-nostri-piedi/

http://www.stampalibera.com/?p=61616

http://www.informarexresistere.fr/2013/03/28/novanta-testate-atomiche-sotto-i-nostri-piedi/#axzz2

venerdì 12 novembre 2010

Incidenti nucleari : Usa 640 galloni di acque radioattive nel fiume Mohawk


Il Department of environmental conservation (Dec) Usa ha reso noto che ad ottobre almeno 640 galloni di acque reflue contaminate fuoriuscite dal Knolls atomic power laboratory (Nella foto) sono finite attraverso uno scarico nel fiume Mohawk. L'acqua contaminata conteneva cesio 137, stronzio 90, uranio e plutonio e il Dec ha spiegato che è finita nel fiume per lo straripamento di un canale sotterraneo drenante

Il portavoce regionale del Dec, Rick Georgeson, ha spiegato al Times Union di Albany (New York) che «L'acqua proveniente dal drenaggio è stata causata dalle forti piogge del 25 ottobre presso il sito di River Road, dove è in atto il cleanup dell'inquinamento lasciato dalla ricerca sulle armi nucleari all'era della Guerra Fredda, che è in corso dal 2008».

La conferma dell'incidente è avvenuta però solo due settimane dopo, l'8 novembre, e naturalmente, come succede sempre in questi casi, Georgeson ha detto che la sversamento non ha presentato alcuna minaccia immediata per la salute pubblica. «Tuttavia - scrive il Times Union - gli elementi contenuti nella fuoriuscita sono noti agenti cancerogeni». Inizialmente i funzionari della Knolls si erano rifiutati di rispondere alle domande dei giornalisti, solo quando l'incidente non era più negabile hanno accettato di rispondere per iscritto alle domande del Times Union .

Secondo quanto si legge in una citazione emessa il 3 novembre dal Dec contro la Knolls per violazione del Clean Water Act degli Stati Uniti. gli stessi funzionari del laboratorio nucleare hanno detto al Dec che «La composizione esatta dello scarico in questo momento è sconosciuta». Nonostante tutto e l'ammissione dell'8 novembre, fino ad ora non si ha notizia di sanzioni all'impianto nucleare.

L'incidente sembra sia stato causato da un guasto ad una pompa elettrica e lo sversamento sarebbe andato avanti per almeno 3 ore ed è avvenuta sul lato ovest dell'area della Knolls, che appartiene alla General Electric. e dove due anni fa è iniziata la bonifica del suolo radioattivo, che copre circa un quinto dei 170 acri su cui sorge l'impianto, lungo il fiume Mohawk, tra cui due edifici, G2 e H2. La struttura risale agli ‘50, quando il governo federale Usa faceva ricerche sulle armi nucleari delle quali l'America sta pagando oggi un carissimo prezzo economico e per i rischi alla salute e all'ambiente. L'impianto è rimasto in attività solo 3 anni ed è stato chiuso nel 1953, le attività riguardavano il recupero di uranio e plutonio dal combustibile nucleare esaurito. L'impianto nucleare è diviso in tre sezioni: il livello superiore, che è vicino agli edifici G2 e H2, il livello inferiore, che comprendeva un parcheggio e un'area per le spedizioni ferroviarie, e il settore nord, che è stato utilizzato per stoccare i liquami radioattivi.

Nel dicembre 2007, il Dipartimento dell'energia Usa ha affidato un contratto da 69 milioni dollari per la bonifica del sito al Washington group international e i lavori sono iniziati nel settembre 2008. Nell'aprile 2009, il governo federale ha annunciato altri 32 milioni dollari, provenienti dai finanziamenti per stimolare l'economia, il pacchetto approvato da Obama, per contribuire a pagare per la bonifica.
FONTE: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=7580

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venerdì 3 settembre 2010

Armi nucleari : La proliferazione nucleare e la bancarotta della ragione umana


La questione dell’arricchimento dell’uranio nella centrale iraniana e la reazione dell’occidente mostrano tutta l’ipocrisia delle leadership nella gestione dei rapporti di potere tra Stati.

La questione dell’arricchimento dell’uranio nella centrale iraniana e la reazione dell’occidente mostrano tutta l’ipocrisia delle leadership nella gestione dei rapporti di potere tra Stati. Tremila satelliti militari di nazionalità russa e statunitense sono in orbita militarizzando lo spazio anche se i trattati internazionali lo vietano. Nell’era della globalizzazione il dominio dello spazio extratmosferico e del cyberspazio determinano la moltiplicazione della potenza politica e militare.

Al multipolarismo necessario e auspicato si sta imponendo il bipolarismo Usa-Cina. In tale situazione timide reazioni vengono mostrate verso una Cina che ha realizzato il Dong Feng-5, un missile a propellente liquido, in grado di percorrere 13.000 km con una singola testata di multi-megatoni (milioni di tonnellate di tritolo equivalente). La Cina ha inoltre fornito assistenza in passato per la costruzione del reattore pachistano che produce plutonio per le bombe a Khushab. Potenze nucleari che non hanno mai firmato il Trattato di Non Proliferazione sono l’India, il Pakistan e Israele.

Ogni scenario politico serio non esclude una guerra nucleare tra India e Pakistan. Israele fu aiutato dai francesi per costruire il reattore a Dimona nel deserto del Nigev. Un tecnico di nome Mordechai rivelò che Israele possedeva un arsenale di 200 ordigni. Il missile più avanzato (Shahab III) posseduto dall’Iran ha una gittata presunta di 1300 Km in grado di colpire Israele ma non è scontato che l’Iran possa costruire una bomba nucleare “piccola” (750 Kg) da poter essere montata sul Shahab III. Il rilancio del nucleare dovrebbe far riflettere sul legame nucleare civile e militare costituito dalla tecnologia dell’arricchimento dell’uranio e del ritrattamento del combustibile nucleare per l’estrazione del plutonio.

A Hiroshima una bomba di “appena” 20 Kton di tritolo equivalente scoppiò a 500 metri dal suolo. Una sfera d’aria surriscaldata iniziò a espandersi raggiungendo il diametro di 100 metri e poi si formò una nube che raggiunse il diametro di 5 km. Una superficie di 15 km quadrati venne distrutta. L’onda esplosiva si espanse fino a 15 Km dall’epicentro detto ground zero mentre sul suolo sotto l’esplosione la temperatura raggiunse i 3000 gradi. A una distanza di un km la temperatura era pari a 1800 gradi. Morirono 140.000 persone e altre 70.000 dopo due anni!

Oggi nel tempo del confronto per il controllo delle risorse sempre più scarse su un pianeta da 7 miliardi di persone, la proliferazione e lo smantellamento degli arsenali nucleari diventa il problema centrale per la sicurezza del Pianeta. L’arsenale nucleare mondiale è sceso da circa 69.000 testate del 1986 alle 22.000 testate del 2010 ma le potenze nucleari si sono dimostrate riluttanti sul bando totale dei test nucleari (Ctbt, Comprehensive Test-Ban Treaty).

Gli Usa si sono rifiutati di ratificare questo Trattato firmato da 152 Paesi ma ratificato da 21 su 44 Stati in grado di realizzare ordigni nucleari.

Contemporaneamente la ricerca di armi di nuova concezione assorbe miliardi di risorse d’investimenti: superlaser, nuove mini bombe a fissione, superesplosivi a idrogeno metallico congiuntamente alla mai utilizzata bomba a neutroni e alla bomba nucleare rappresentano la bancarotta della ragione umana.
fonte : http://www.terranews.it/news/2010/09/la-proliferazione-nucleare-e-la-bancarotta-della-ragione-umana

venerdì 13 agosto 2010

INCIDENTI NUCLEARI : A 10 anni dalla tragedia Kursk Artico, polveriera nucleare


Il 12 agosto del 2000 l'esplosione nel sommergibile atomico in cui persero la vita 118 marinai russi. I reattori ancora abbandonati in un deposito all'aperto in attesa di stoccaggio. E il passaggio di Nord Est, rotta sempre più battuta dal traffico commerciale, è disseminato di relitti potenzialmente pericolosi.

Sono passati dieci anni da quando il sommergibile nucleare russo Kursk affondò durante una manovra militare 1a seguito di una esplosione. Alla prima esplosione ne seguirono altre, percepite sia da navi militari russe coinvolte nella stessa operazione che da un sommergibile statunitense, nei paraggi per "spiare" l'esercitazione. Persero la vita tutti i 118 marinai a bordo, abbandonati nel relitto a 110 metri di profondità nel Mare di Barents, non lontano dalle coste norvegesi. Un anno dopo una compagnia olandese recuperò il relitto e lo trasportò in una officina militare nel porto di Murmansk, nella penisola di Kola, per essere smantellato. I due reattori nucleari del sommergibile (miracolosamente intatti dopo le esplosioni) furono sistemati in un deposito all'aperto, dove giacciono ancora insieme ad altri 40 reattori nucleari abbandonati da decenni in attesa di una sistemazione sicura. Che per ora non esiste, e che solleva timori sul futuro di queste ed altre scorie "temporaneamente" posteggiate lungo le coste siberiane e nei mari artici.

Spazzatura nucleare. Il passaggio di Nord Est, che unisce la Scandinavia ai porti asiatici orientali, nasconde però altre sorprese. Il 21 luglio le autorità russe hanno dato il via a una ispezione delle coste siberiane in cerca di scorie radioattive, relitti di navigli nucleari e altri "oggetti potenzialmente pericolosi" disseminati lungo la rotta. Una nave specializzata sta scandagliando i fondali da Arkhangelsk fino alla regione Chukotka (nei pressi dello stretto di Bering). Solo nei pressi dell'isola di Novaya Zemla "sono sepolti molti oggetti contenenti materiali radioattivi, incluso il reattore della prima rompighiaccio nucleare della storia, la Lenin", spiega Maksim Vladimirov, del Ministero della Difesa, in una intervista alla agenzia stampa RIA Novosti. Intanto altri sette reattori di altrettanti sommergibili dismessi sono stati inviati nella baia di Saida, non lontano da Murmansk. Si affiancheranno ai già 40 container stoccati in un deposito di cemento (costruito grazie a un finanziamento tedesco di 150 milioni di euro). Sono però ancora 50 quelli in attesa di essere sigillati e spediti nel deposito, mentre fonti norvegesi affermano che decine di reattori giacciono ancora su boe galleggianti ormeggiate nella baia: un rischio altissimo per l'ambiente marino.

Ma la Russia sembra non avere sotto pieno controllo il destino delle proprie scorie radioattive. In maggio un blogger russo ha diffuso la notizia dell'affondamento di una nave che aveva per anni trasportato residui nucleari lungo le coste siberiane. La Severka era ridotta a un rottame quando è colata a picco nel porto di Aleksandrovsk. Il blogger commentava: "Ora mi chiedo cosa ci aspetta in futuro". La notizia è stata tenuta nascosta alle autorità norvegesi, nonostante tra i due Paesi esista un reciproco accordo che prevede la notifica di incidenti che coinvolgano diffusione in zone di confine di materiali radioattivi.

I piani nucleari russi comunque procedono. A giugno è stata varata la prima centrale nucleare galleggiante. Un colossale impianto che sarà operativo nelle acque territoriali artiche entro la fine del 2012.

Un mare sempre più sfruttato. Oltre al traffico marittimo a rischio, nell'Artico sembra destinato ad aumentare però anche lo sfruttamento dei fondali, soprattutto per la esplorazione di giacimenti di gas e petrolio. Le compagnie petrolifere hanno già speso 5 miliardi di euro da quando i fondali nel mare di Barents sono stati aperti alla esplorazioni. Secondo il quotidiano norvegese Dagens Næringsliv sono state già compiute 83 trivellazioni. Malgrado fino ad oggi quel settore non abbia dato i frutti sperati, le compagnie (tra cui Statoil, Gaz de France e l'italiana Eni) intendono intensificare le prospezioni. Statoil ed Eni in particolare hanno deciso di cominciare nuove esplorazioni in un settore marino a 80 chilometri dalla costa norvegese. Decisione che ha innescato la rivolta degli ambientalisti della Ong Friends of the Earth, che temono una seconda Deepwater Horizon. Secondo il leader norvegese della Ong Lars Haltbrekken, le compagnie non hanno imparato nulla dal disastro della BP: "Tutte le valutazioni di impatto ambientale di Eni sono datate e non includono l'esperienza del Golfo del Messico".

La banchisa polare si riduce a causa del cambiamento climatico, e il Passaggio di Nordest è sempre più trafficato da petroliere e altre imbarcazioni commerciali. Proprio questo luglio una nave norvegese da trasporto carica di minerali di ferro è salpata da Kirkenes in Norvegia con l'intento di percorrere la rotta circumpolare. È la prima volta che le autorità russe permettono a una nave commerciale straniera di compiere questa rotta. Un esperimento per valutare il possibile incremento del traffico internazionale lungo il passaggio. Malgrado i timori per l'ambiente artico rimangano, le autorità russe hanno promesso ingenti investimenti per migliorare la sicurezza delle acque artiche.
FONTE: repubblica.it

venerdì 6 agosto 2010

ARMI NUCLEARI : 65 anni fa il bombardamento atomico di Hiroshima

Alle 8.15 il tocco della campana ha richiamato nei più anziani il ricordo di un enorme lampo e poi della devastazione, dovunque: il 6 agosto del 1945, su ordine del presidente americano, Harry Truman, venne sganciato dal bombardiere “Enola Gay” il primo ordigno nucleare sulla città giapponese di Hiroshima, seguito, tre giorni dopo, dal lancio della bomba atomica su Nagasaki. Venne scaricata su 350.000 abitanti inermi di Hiroshima -uccidendone quasi la metà - la più potente bomba mai realizzata dall’uomo.

Il 6 agosto del 1945 alle 8.15 il bombardiere americano B-29 ‘Enola Gay’ sgancio’ sulla citta’ giapponese di Hiroshima, centro di 350mila abitanti a 700 chilometri da Tokyo, la bomba atomica ‘Little Boy’. L’esplosione, avvenuta a 580 metri di quota, rase al suolo il 90% degli edifici, uccidendo sul colpo almeno 70mila persone e provocando la morte di altri 80mila che persero la vita nei mesi successivi per le ustioni e per gli effetti delle radiazioni. Tre giorni dopo, il 9 agosto, un’altra bomba fu sganciata su Nagasaki, dove morirono carbonizzate 70mila persone. Il 15 agosto l’Impero giapponese firmo’ la resa incondizionata, ponendo ufficialmente fine alla Seconda Guerra mondiale.

L’utilizzo dell’arma atomica, impiegata per la prima volta durante un conflitto, fu giustificato dagli Stati Uniti con la necessita’ di porre rapidamente fine al conflitto ed evitare un’invasione del Giappone, che avrebbe avuto un costo di vite umane di gran lunga superiore a quello provocato dalle esplosioni nucleari. Ben presto, tuttavia, tra gli stessi americani comincio’ a farsi largo l’idea che il ricorso alle armi atomiche fosse stata una deprecabile brutalita’. I primi statunitensi a raggiungere Hiroshima – uomini dei servizi segreti, scienziati e giornalisti – si trovarono di fronte lo scenario apocalittico di una citta’ fantasma, che descrissero attraverso le immagini di migliaia di persone ammassate in baracche semidistrutte che tossivano, urinavano sangue e perdevano i capelli a ciocche.

Lo scrittore e giornalista John Hersey, tra i primi a raggiungere Hiroshima, realizzo’ un efficace reportage sulle condizioni di vita di sei sopravvissuti, pubblicato a puntate nel 1946 sul ‘New Yorker’ e raccolto l’anno successivo in un unico volume dal titolo ‘Hiroshima’. Contemporaneamente, l’esercito americano pubblicava un’indagine sul Bombardamento Strategico dopo aver intervistato centinaia di militari e civili giapponesi nei mesi successivi alla resa, giungendo alla conclusione che “certamente prima del 31 dicembre 1945, e con tutta probabilita’ prima del primo novembre 1945, il Giappone si sarebbe arreso anche se le bombe atomiche non fossero state sganciate, anche se la Russia non fosse entrata in guerra, e anche se nessuna invasione fosse stata pianificata o contemplata”.Sebbene, a distanza di decenni, gli storici sono ancora discordi sull’effettiva necessita’ di ricorrere alle armi nucleari per porre fine alla guerra, gli Usa non hanno mai ritrattato ufficialmente la loro posizione sulle scelte dell’agosto 1945. La decisione dell’amministrazione Obama di inviare l’ambasciatore americano in Giappone alla cerimonia di commemorazione per le vittime di Hiroshima e’ stata pero’ salutata come un importante segnale di cambiamento.

I superstiti dei bombardamenti atomici continuano tuttavia ad aspettarsi una richiesta di scuse ufficiali da parte del governo americano. “Chiedere scusa e’ la cosa migliore che potrebbero fare, ma dubito che cio’ avverra’”, ha dichiarato Terumi Tanaka, sopravvissuto al bombardamento di Nagasaki quando aveva appena 13 anni e oggi segretario generale della confederazione nipponica delle associazioni dei superstiti. “Accogliamo di buon grado la visita, ma senza una richiesta di scuse e’ difficile per noi”, ha aggiunto Tanaka. “Non chiediamo nessun risarcimento, vogliamo solo che gli Stati Uniti chiedano scusa e si liberino del loro arsenale nucleare”.

La pensa cosi’ anche Yasunari Fujimoto, segretario generale del Congresso giapponese contro le bombe A e H: “Non credo che sia irragionevole aspettarsi delle scuse, ma cio’ che conta ora e’ che gli Stati Uniti siano rappresentati, che le sofferenze delle vittime saranno riconosciute e che il processo di disarmo nucleare ne tragga un impulso”.

sabato 24 luglio 2010

GUERRA NUCLEARE: LA COREA DEL NORD MINACCIA DI USARE ARMI NUCLEARI


La Corea del nord ha minacciato il ricorso ad una «potente dissuasione nucleare» di fronte alle manovre militari congiunte previste da Stati Uniti e Corea del sud a partire da domenica. Lo hanno annunciato i media ufficiali nordcoreani.

La Corea del Nord è pronta «ad una guerra sacra di rappresaglia», ha dichiarato nella notte tra venerdì e sabato l’agenzia ufficiale nordcoreana Kcna citando La Commissione della difesa nazionale di Pyongyang. «L’esercito ed il popolo» della Corea del Nord, afferma ancora la Kcna, si opporranno in maniera legittima con la loro potente dissuasione nucleare».

«Tutte questa manovre di guerra non sono altro che pure provocazioni mirate quasi a zittire la Repubblica popolare democratica della Corea con la forza delle armi», ha aggiunto l’agenzia.

Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha accusato la Corea del Nord di aver dato inizio a una ''campagna di provocazioni e a un comportamento pericoloso nella penisola coreana''.

Un portavoce di Pyongyang ha subito reagito minacciando una ''risposta fisica'' alle nuove sanzioni Usa e condannando al contempo le esercitazioni militari sud coreane che inizieranno domenica nel mar del Giappone.

''Una risoluzione pacifica dei problemi nella penisola coreana sara' possibile solo se la Corea del Nord cambiera' il suo atteggiamento'', ha detto Clinton di fronte ai ministri degli Esteri riuniti al Forum dei Paesi del Pacifico sulla sicurezza in Vietnam.

Il segretario di Stato americano, durante i colloqui che si terranno nel tardo pomeriggio con il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi, chiedera' alla Cina di fare di piu' per tenere a freno i suoi alleati comunisti .

domenica 30 maggio 2010

Proliferazione armi nucleari : Usa, accordo sul nucleare nessuno avrà l'atomica, neanche in Medio Oriente


È la prima volta in 10 anni che si raggiunge un’intesa nel campo della non proliferazione nucleare. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon: "Successo raggiunto grazie a un grande spirito di compromesso e di cooperazione". Sì anche di Iran e Siria.

La Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Tnp) ha concluso oggi i suoi lavori a New York raggiungendo un consenso sull’idea di un Medio Oriente senza armi atomiche. È la prima volta in 10 anni che si raggiunge un’intesa nel campo della non proliferazione nucleare e il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha parlato di un "successo" raggiunto grazie "a un grande spirito di compromesso e di cooperazione" di cui hanno dato prova i 189 paesi intervenuti alla conferenza. Nonostante tutti i partecipanti abbiano approvato il documento finale nel quale viene delineato un piano di azione contro il riarmo atomico, Stati Uniti e Paesi arabi rimangono divisi sui passi chiesti ad Israele, che tutti considerano una potenza nucleare, ma che non ha mai aderito al Tnp e che non ha mai ammesso di possedere ’la bombà.

Medio Oriente E continua a preoccupare il caso dell’Iran, che fa parte del Tnp e che, secondo i paesi occidentali, con il suo controverso programma nucleare punta decisamente all’arma atomica. Il documento finale di 28 pagine, approvato all’unanimità, auspica che Israele aderisca al Trattato mettendo le sue testate sotto il controllo dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Pur non essendosi opposti al documenti, gli Stati Uniti hanno tuttavia voluto sottolineare il loro "rammarico" per la menzione di Israele, una citazione esplicita che "mette a rischio" il successo della conferenza internazionale da convocare entro il 2012 per discutere di un Medio Oriente totalmente denuclearizzato senza eccezioni per nessuno.

Sì di Iran e Siria Nonostante i timori dell’ultimo minuto, due paesi restii come la Siria e l’Iran, che avevano espresso riserve sulla dichiarazione finale, non hanno bloccato il documento. Malgrado le diverse posizioni, si è quindi evitato il ripetersi del fallimento di cinque anni fa, quando non c’era stato alcun accordo alla Conferenza di revisione. Gli Stati Uniti hanno duramente criticato l’Iran, accusato di non volere rispettare il Trattato. La delegata degli Usa, Ellen Tauscher, ha sottolineato il fatto che la Repubblica islamica "rimane l’unico Paese ad aver apertamente violato il Trattato" e "non fa nulla per rassicurare la comunità internazionale sulle sue reali intenzioni". Da Washington, un’esponente dell’amministrazione le ha fatto eco affermando che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu deve continuare a lavorare su nuove sanzioni contro l’Iran definendo ancora una volta "inaccettabile" la soluzione di compromesso proposta da Brasile e Turchia per uno scambio di uranio a basso arricchimento con combustibile nucleare da effettuarsi in territorio turco. Ali Asghar Soltanieh, capo negoziatore dell’Iran, ha attaccato a sua volta gli Stati Uniti, accusandoli di «continuare ad investire nel loro sistema atomico". Per Teheran la dichiarazione finale "non punta all’abolizione dell’arma nucleare, e non interviene sulla posizione delle potenze atomiche", cioè Usa, Gb, Francia, Russia e Cina, Paesi ai quali il Trattato permette di mantenere gli arsenali che si sono comunque impegnati a ridurre i loro arsenali.

martedì 4 maggio 2010

armi atomiche: I dati sul nucleare

Da oggi al 28 maggio il quartier generale dell'Onu di New York ospita la conferenza quinquennale di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare. I 189 paesi firmatari cercheranno (forse invano: tre delle edizioni precedenti si conclusero senza neppure un generico comunicato finale comune) di dirimere il groviglio di problemi che dal 1975 ruota intorno a tre grandi questioni: il disarmo (e qui un passo importante, per quanto non decisivo, verso l'eliminazione degli arsenali atomici, cui sono impegnati i cinque paesi possessori ufficiali di tali armi, l'hanno compiuto l'8 aprile scorso Usa e Russia, firmando a Praga un nuovo trattato che riduce entro il 2017 le testate pronte all'uso a 1.550 per entrambi, contro le 2.200 attuali); la non proliferazione (mentre vari paesi, Iran in testa, stanno invece probabilmente cercando di procurarsi armi atomiche); e, infine, l'uso pacifico dell'energia atomica.
L'obiettivo della non proliferazione pare minacciato, paradossalmente, sia dal diffondersi stesso dell'uso civile dell'atomo (dalle barre esaurite delle centrali elettronucleari si può produrre plutonio o uranio fissili, malgrado gli stretti controlli dell'Iaea, l'Ente atomico internazionale incaricato della loro sorveglianza), sia soprattutto dall'accennata, evidente volontà di vari paesi non-nucleari di entrare in possesso di tali armi, benchè quasi tutti abbiano firmato il trattato in questione. E questo nonostante il costo proibitivo del loro sviluppo, specie per economie sottosviluppate.
Il quesito di fondo, per chi ha queste finalità, è infatti: quanto denaro serve per fabbricare armi atomiche? Certo un'enormità. Ma i costi, naturalmente, variano moltissimo in base al livello di sviluppo del sistema industriale che ne sorregge lo sforzo, alla capacità finanziaria e, soprattutto, alla sofisticazione dell'arma sviluppata (potenza e dimensioni) e al tipo di vettore di lancio prescelto (costruire un missile, ad esempio, costa ben più che acquistare un aereo, che però è assai più vulnerabile). Fino a creare differenze di spesa colossali.
Partiamo dagli Stati Uniti, dotati dell'arsenale atomico più sofisticato mai realizzato. Secondo uno studio della Brookings Institutions della fine degli anni 90, sfociato nel libro "Atomic Audit: The Costs and Consequences of U.S. Nuclear Weapons Since 1940", il costo globale del periodo che va dal 1946 al 1996 sfiora i 5.500 miliardi di dollari, cui vanno aggiunti altri 35-50 miliardi annui di spese di mantenimento (vedi scheda a sinistra). Il risultato di questo sforzo immane è stata la produzione di oltre 70mila testate, di cui meno della metà effettivamente disponibili nel periodo di massima auge dell'arma, negli anni 60.
Ogni singolo ordigno risulta quindi costato circa 80 milioni di dollari: moltissimo, benchè la produzione di massa abbia diluito assai i costi e occorra tener conto del costo esorbitante dei vettori (missili, aerei e sottomarini), per oltre 3.200 miliardi. E comunque ben lontano dalle ottimistiche attese iniziali: il senatore democratico Brien McMahon, presidente della Commissione mista del Congresso per l'energia nucleare Usa, nel settembre del 1951 sosteneva infatti che «una potenza di fuoco basata su un'arma atomica è centinaia di volte più economica di una basata sull'esplosivo convenzionale».

L'esame del caso Usa fa sorgere un'altra domanda: a quale costo le altre potenze nucleari sono riuscite a dotarsi della "bomba"? La risposta è chiaramente assai difficile, trattandosi quasi sempre di una materia che scivola facilmente nel segreto di Stato. Ma qualche stima è certo possibile.
Per la Russia, erede del paese più chiuso del mondo che fu l'Urss, la creazione di un arsenale superiore per quantità (oltre 100mila testate) ma inferiore per qualità può essere stimata in una cifra oscillante tra 1.300 e 1.500 miliardi di dollari, tenuto conto dei costi interni assai inferiori rispetto a quelli Usa. Per comprendere questo sforzo,va ricordato come il collasso dell'Urss sia iniziato con il tentativo di tener testa alle gigantesche spese del progetto delle cosiddette "Guerre stellari" Usa. Per la Cina il costo può essere ridotto, per ragioni analoghe, a 7-800 miliardi.
Per Gran Bretagna e Francia la stima appare assai differente. Mentre la prima ha goduto i frutti della special partnership con gli Usa (in quel contesto ricevette, spesso gratis o a prezzo simbolico, progetti, materiali e interi sistemi d'arma, come i sottomarini Vanguard e i relativi missili Trident) e quindi si può stimare che il suo budget non superò gli 800-1.000 miliardi di dollari, Parigi ha dovuto faticare assai di più per sviluppare la propria force de frappe. Totale del conto: almeno 1.500 miliardi. Assai modesti, a confronto, gli oneri d'Israele (250-300 miliardi, in gran parte frutto degli aiuti di Usa, Francia e Gran Bretagna), India e Pakistan (100-150 miliardi ciascuna) e Corea del Nord (20-30 miliardi). Ma, in quest'ultimo caso, con un onere analogo a quello Usa quanto a rapporto con il Pil e con un costo unitario enorme delle 10 armi fabbricate.

Ciò induce a chiedersi se sia pagante condurre sforzi giganteschi, scientifici e finanziari, per dotarsi dell'arma assoluta: sul piano strategico forse sì, su quello economico certamente no. Eppure mai come oggi molti Pvs sono pronti a svenarsi per entrarne in possesso.

NUMERI SORPRENDENTI 151.000
Testate nucleari richieste dall'esercito americano negli anni 1956-57.
45.000Numero massimo di testate nucleari dispiegate dall'Unione Sovietica nel 1986. Il record per gli Usa risale al 1966, con 32.193 testate disponibili.
50 megaton
Potenza massima dell'ordigno termonucleare più grande mai costruito al mondo (due esemplari), chiamato "zar bomba". L'Urss la fece esplodere il 30 ottobre 1960 nell'arcipelago artico della Nuova Zemlya: la potenza teorica era addirittura doppia.
15 megatonPotenza massima della più grande bomba termonucleare Usa, costruita in oltre 100 esemplari nei modelli Mk17 e Mk24 e sperimentata il 1° marzo 1954.

fonte:.ilsole24ore.com

domenica 1 novembre 2009

Test nucleare in Russia

Un sottomarino atomico russo ha effettuato con successo il lancio di un missile balistico intercontinentale nel mare di Barentz. Lo riferisce l'Interfax, citando il ministero della Difesa.

venerdì 25 settembre 2009

ARMI ATOMICHE: il consiglio Onu approva il disarmo

Sotto la presidenza di Barack Obama si è aperta ieri a New York una storica riunione del Consiglio di sicurezza.

Il consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione presentata dagli Stati Uniti riguardante il disarmo e la non proliferazione nucleare. La riunione, a livello di leader, è presieduta dal presidente americano Barack Obama: è la prima volta che un presidente Usa presiede una riunione del consiglio di sicurezza. Gli Stati Uniti hanno la presidenza di turno, nel mese di settembre, del consiglio dei quindici.

La risoluzione approvata oggi all’unanimità dal consiglio di sicurezza dell’Onu indica come obiettivo un pianeta senza armi nucleari. La risoluzione chiede la fine della proliferazione delle armi atomiche e chiede ai Paesi firmatari del Trattato di Non Proliferazione nucleare (Tnp) di mantenere il loro impegno a non sviluppare armi atomiche. Il documento esorta gli stati che non hanno firmato in Tnp a partecipare allo sforzo per giungere al disarmo. La risoluzione non menziona Paesi specifici, ma è un riferimento a India e Pakistan (mentre Israele non ha mai ammesso ufficialmente di avere ordigni atomici). La risoluzione, senza nominare direttamente Iran e Corea del Nord, menziona anche le «grandi sfide esistenti al regime di non proliferazione nucleare».

Il presidente americano Barack Obama ha detto oggi a New York che i prossimi mesi “saranno critici” per quanto riguarda i tentativi di combattere la proliferazione nucleare. “I prossimi dodici mesi saranno assolutamente critici nel determinare il successo di questa risoluzione e dei nostri sforzi per combattere la diffusione delle armi nucleari”, ha detto il presidente americano nel suo intervento di apertura della riunione dei leader dei 15 membri del consiglio di sicurezza. Obama ha espresso soddisfazione per l’approvazione da parte del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di una risoluzione che prefigura un pianeta senza armi nucleari.

mercoledì 23 settembre 2009

Il 2009 diventi 'l'anno in cui ci accordiamo per mettere al bando la bomba' atomica.


Il 2009 diventi 'l'anno in cui ci accordiamo per mettere al bando la bomba' atomica. Lo auspica il segretario generale Onu Ban Ki-moon.Nell'intervento d'apertura della 64/a sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che pronuncera' oggi, Ban dice: 'Facciamo in modo che questo sia l'anno in cui le nazioni, unite, liberano il mondo dalle armi nucleari'. Attesa per gli interventi dei presidenti Usa Obama, russo Medvedev e cinese Hu Jintao.
fonte: ansa

martedì 28 luglio 2009

PIANETA: USA E CINA COLLABORINO PER UN FUTURO SOSTENIBILE


Il presidente Usa: «Serve una risposta energetica globale. Rapporto con Pechino determinante nel 21/mo secolo»

WASHINGTON - La relazione tra Stati Uniti e Cina darà forma al 21/mo secolo. Barack Obama apre a Washington il vertice sul dialogo strategico ed economico con Pechino ribadendo l'importanza delle relazioni tra i due Paesi. Fra le questioni che necessitano di una forte collaborazione, afferma il presidente degli Stati Uniti, c'è il tema climatico ed energetico: il leader Usa rivolge per questo un appello a cooperare per una risposta globale per un futuro energetico «pulito, sicuro e prospero».

NUCLEARE - Obama sostiene che Washington e Pechino hanno interessi comuni nell'ambito di una ripresa economica sostenibile. «L'attuale crisi - dice Obama - ha chiarito che le scelte che facciamo all'interno dei nostri confini si riflettono per tutta l'economia globale e questo è vero non solo per New York e Seattle, ma anche per Shanghai e Shenzhen». «Per questo - aggiunge - dobbiamo impegnarci in un forte coordinamento bilaterale e multilaterale».

NUCLEARE E DIRITTI UMANI - Il presidente americano chiede inoltre alla Cina unità contro il nucleare in Nord Corea e in Iran. E rivolge alle autorità cinesi anche un invito a trovare un «terreno comune» sul tema del «rispetto della dignità di ogni essere umano». Secondo il leader Usa, «la religione e la cultura di tutti i popoli devono essere rispettate e protette».

lunedì 6 luglio 2009

Arsenali nucleari: Usa- Russia ENTRO 7 ANNI TESTATE RIDOTTE


Mosca e Washington hanno concordato di ridurre fino a 1500-1675 le testate nucleari e fino a 500-1100 il numero dei vettori. Il parziale disarmo avverra' nel giro di sette anni dopo l'entrata in vigore del nuovo accordo che sostituira' lo Start-1. Russia e Stati Uniti hanno anche concordato il transito di materiale e personale militare Usa in Afghanistan attraverso il territorio russo. I due governi continueranno, inoltre, il negoziato su una cooperazione sullo scudo antimissile.

Arsenali nucleari: intesa Usa-Russia sul disarmo nucleare


Russia e Usa hanno trovato un accordo sulla dichiarazione d'intenti che verra' firmata oggi dal presidente Barack Obama e dal collega Dmitry Medvedev sulla riduzione dei loro arsenali strategici e il rinnovo del trattato Start di controllo sulle armi atomiche. A renderlo noto l'agenzia Interfax. ''E' stato concordato il testo del documento'', ha aggiunto l'agenzia citando una fonte del ministero degli Esteri russo a poche ore dall'arrivo del presidente Obama a Mosca per la storica visita che puntera' a rilanciare i rapporti bilaterali tra i due Paesi.

Gli Stati Uniti e la Russia hanno trovato l’accordo sul testo che getta le basi per il negoziato di un trattato di riduzione delle armi nucleari. Lo ha annunciato l’agenzia Interfax. Il trattato, che entrambe le parti sperano di concludere per la fine dell’anno, sostituirà l’attuale Start del 1991, che scade a dicembre. L’intesa, che era già stata preannunciata, sarà formalmente firmata da Barack Obama e Dimitry Medvedev oggi al Cremlino e darà così il vià ai negoziatori per mettere a punto il trattato proprio per la firma a dicembre.

Conferme americane La notizia è stata confermata anche da fonti diplomatiche
russe e statunitensi. I negoziati sono andati avanti fino a tarda notte. Oggi arriva a Mosca Obama per la sua prima visita in Russia, che dovrebbe rilanciare le relazioni bilaterali deteriorate negli ultimi due anni. Obama - che viaggia accompagnato dalla moglie e dalle figlie Sasha e Malia - atterrerà a Mosca alle 13,20 ora locali (quando in Italia saranno le 11,20). Dopo una breve tappa al monumento del Milite Ignoto per deporre una corona di fiori, il presidente Usa si recherà al Cremlino per incontrare il presidente Medvedev. La Casa Bianca ha annunciato domenica, tramite il suo coordinatore per le questioni legate alle armi di distruzione di massa, Gary Samore, che conta nell’annuncio dell’accordo, ma non è entrata nei particolari dei tagli previsti nel trattato.

Il summit Medvedev e Obama affronteranno anche temi legati all’Iran, all’Afghanistan, alla Corea del Nord e all’economia mondiale. I due leader, che termineranno l’incontro, con una conferenza stampa e una cena, potrebbero anche sottoscrivere un accordo per consentire il passaggio sul territorio russo dei rifornimenti per le truppe statunitensi in Afghanistan. Obama avrà domani una colazione di lavoro con il premier, Vladimir Putin e incontrerà Mickhail Gorbaciov.

lunedì 15 giugno 2009

Cesio137: in ITALIA pellet per stufe radioattivo

AOSTA - Pensava di aver acquistato dell'eco-combustibile di qualità, ma ha scoperto di avere utilizzato nella stufa di casa una sostanza radioattiva. È accaduto a un abitante di Aosta, città da dove oggi - su disposizione della Procura della Repubblica - è partito un maxi sequestro in 29 province italiane (11 le regioni coinvolte) di 10 mila tonnellate di pellet, un prodotto, proveniente in questo caso dalla Lituania, derivante dalla pressatura della segatura del legno e utilizzato in speciali stufe domestiche.

NON BRUCIAVA BENE - Sono stati i vigili del fuoco di Aosta ad avvertire ieri la squadra mobile della questura, dopo che l'aostano aveva fatto analizzare il pellet perché non bruciava bene. La strumentazione del gruppo Nucleare biologico chimico (Nbc) ha rilevato la presenza di Cesio137: sostanza radioattiva prodotta dalla detonazione di armi nucleari e dai reattori delle centrali nucleari. Subito è scattata l'operazione. Prima è stato individuato il rivenditore valdostano, poi l'importatore, un grossista di Varese, successivamente è stata ricostruita la rete di distribuzione in Italia. Nelle prime ore di oggi, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo d'urgenza emesso dal procuratore della Repubblica di Aosta, Marilinda Mineccia, agenti delle 29 questure coinvolte hanno messo i sigilli sui sacchi contenenti pellet con marca «Natur Kraft», conservati in 60 diversi depositi. Non tutti risultano comunque contaminati.

IN TUTTA ITALIA - La merce - un totale di 251 tir - era arrivata dal Baltico lo scorso autunno e poi venduta in tutta Italia, dal nord al sud. Oltre la Valle d'Aosta, le regioni coinvolte sono la Lombardia (Varese, Milano, Como, Lecco, Cremona, Bergamo, Pavia, Lodi, Sondrio e Brescia), il Piemonte (Torino e Cuneo), la Liguria (Savona e La Spezia), il Veneto (Vicenza), l'Emilia Romagna (Forlì, Ravenna Ferrara e Bologna), il Lazio (Frosinone e Viterbo), l'Abruzzo (L'Aquila), la Puglia (Bari, Brindisi e Taranto), la Calabria (Cosenza) e la Sardegna (Sassari e Cagliari). Ora l'attenzione è rivolta alle eventuali minacce alla salute a cui possono essersi esposti coloro che sono entrati in contatto con l'eco-combustibile contaminato.

I PERICOLI - Il Cesio 137, infatti, è un materiale radioattivo estremamente tossico. Il soggetto può subire danni cellulari dovuti alle radiazioni che possono persino provocare perdita di conoscenza, coma o morte. Dipende dalla resistenza delle singole persone, dalla durata dell'esposizione e dalla concentrazione a cui il soggetto è esposto. «I pellet contaminati - ha rassicurato oggi il questore di Aosta, Salvatore Aprile, nel corso di una conferenza stampa - non sono pericolosi per la salute dell'uomo quando sono inerti, mentre lo possono essere i fumi prodotti dalla loro combustione, così come le ceneri». E poi ha aggiunto: «Sono ancora in corso esami e accertamenti per testare quali sono i pericoli per la salute derivanti da questo materiale».

mercoledì 27 maggio 2009

Corea Nord: Ripresa attività nucleare e rischio guerra

La Corea del Nord non si sente piu' legata all'armistizio del 1953 e minaccia di rispondere militarmente a Seul. L'annuncio dopo la decisione di Seul di aderire alla Proliferation Security Initiative (Psi).La Corea del Nord ha deciso di replicare all' adesione di Seul all'iniziativa a guida Usa,per interdire il trasferimento di tecnologie e armi.Il regime comunista rispondera'immediatamente qualora il Sud decida di ispezionare qualsiasi nave nordcoreana.

Continua la sfida della Corea del Nord alla comunita' internazionale con nuovi lanci di missili ed esplicite minacce di attacchi contro Seul. Pyongyang oggi ha infatti lanciato un altro missile a corta gittata, mentre si ritiene che abbia riattivato uno dei suoi impianti per la produzione di plutonio destinato alla costruzione di armi atomiche. E, per far aumentare ancora la tensione, il regime nordcoreano ha minacciato un attacco militare contro il sud, all'indomani dall'adesione del governo sudcoreano all'iniziativa guidata dagli Stati Uniti per intercettare le navi che trasportano armi illecite nel Nord. Pyongyang ha affermato che non si considera piu' vincolata dall'armistizio del 1953 che ha chiuso la guerra di Corea e che rispondera' militarmente ad ogni tentativo di controllare le proprie navi. In una dichiarazione diffusa dall'agenzia stampa ufficiale Kcna, l'esercito nordcoreano accusa il presidente sudcoreano di tradimento. "Come dichiarato al mondo, le nostre forze rivoluzionarie considereranno la piena partecipazione del gruppo di traditori di Lee Myung Bak nella Proliferation Security Initiative (PSI) - si legge nella dichiarazione con un riferimento all'iniziativa guidata dagli Stati Uniti - come una dichiarazione di guerra contro di noi". Pertanto, la sicurezza delle navi sudcoreane e statunitensi non puo' essere piu' garantita nel tratto di mare prospicente al confine intercoreano aggiunge ancora la dichiarazione dettata alla Kcna. Con l'armistizio revocato, la penisola potrebbe tornare presto in uno "stato di guerra", ha aggiunto la missione militare nordcoreana nell'area comune di sicurezza della Zona demilitarizzata coreana. Dopo aver esitato per diverso tempo, nel timore appunto di aumentare la tensione con Pyongyang, Seul ha deciso ieri di unirsi formalmente alle operazioni della Psi dopo che il Nord ha compiuto il suo secondo test missilistico. Lancio a cui ne e' seguito un altro oggi, nuova risposta provocatoria alla condanna unanime espressa dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu al test nucleare condotto lunedi' da Pyongyang.

Ad allarmare la comunita' internazionale e' anche la notizia che i satelliti spia americani hanno registrato immagini che mostrano come sia stata ripresa l'attivita all'impianto nucleare di Yongbyon, che era stato messo in disuso dalla Corea del Nord dopo la firma dell'accordo per la denuclearizzazione nel febbraio 2007. Secondo quanto riporta il quotidiano Chosun Ilbo, l'impianto e' stato riaperto diverse volte in aprile e dall'inizio di maggio le immagini mostrano del fumo che proverebbe la ripresa dell'attivita' della produzione del plutonio destinato alle armi atomiche, precisa ancora l'agenzia sudcoreana Yonhap.

Pyongyang aveva in effetti annunciato gia' lo scorso aprile la sua intenzione di riprendere la produzione del plutonio in risposta alle critiche arrivate dal Consiglio di Sicurezza al lancio di missili del cinque aprile.

lunedì 25 maggio 2009

test nucleari: Corea del Nord nuovo test nucleare , UNA MINACCIA PER LA PACE

I test compiuti dalla Corea del nord rappresentano ''una minaccia per la pace''. Lo ha detto il presidente americano Obama. Il leader della casa Bianca afferma che la ''Corea del nord sta sfidando direttamente e in modo sconsiderato la comunita' internazionale'' e sostiene che i test ''giustificano un'azione da parte della comunita' internazionale''. Preoccupazione dalla Russia che chiede una riunione della Commissione di sicurezza Onu. Condanna dalla Francia.



Il Premier britannico Gordon Brown ha puntato il dito contro il test nucleare della Corea del Nord definendolo come un ''pericolo per il mondo'' che mineranno le prospettive di pace nella penisola coreana. ''Condanno il test nordcoreano nei termini piu' forti: e' un errore e un pericolo per il mondo'', ha aggiunto Brown in una nota. ''Questa azione minera' le prospettive di pace nella penisola coreana e non servira' a nulla per la sicurezza della Corea del Nord'', ha sottolineato. ''La comunita' internazionale trattera' la Corea del Nord come un partner se si comportera' responsabilmente. Se non lo fara', allora potra' aspettarsi solo un nuovo isolamento'', ha precisato.

La Corea del Nord ha effettuato "con successo" un secondo test nucleare, secondo quanto riferito dalla agenzia statale di Pyongyang senza fornire ulteriori dettagli. Stando all'agenzia sudcoreana Yonhap che cita il portavoce della presidenza Lee Dong-kwan, un sisma artificiale che indicava l'avvenuto test nucleare e' stato registrato alle 9.54 del mattino, ora locale, nei pressi di Poongkye-ri nella provincia settentrionale di Hamkyong. Sempre stando a indicazioni provenienti da Seul, il test e' stato eseguito a 10-15 chilometri di distanza dal sito del primo test nucleare di Pyoyang nell'ottobre del 2006. Il presidente americano Barack Obama ha condannato la Corea del Nord che "minaccia la pace e la sicurezza internazionale" con l'annuncio del nuovo test nucleare e del lancio di un missile a corto raggio. In una nota emessa dalla Casa Bianca, Obama afferma che le azioni di Pyongyang rappresentano "una seria preoccupazione per tutte le nazioni" e che "simili provocazioni serviranno solo ad aumentare l'isolamento della Corea del Nord". "Abbiamo continuato e continueremo a lavorare -conclude- con i nostri alleati e partner del Negoziato dei Sei, come anche con gli altri membri del Consiglio di sicurezza nei prossimi giorni". Il Giappone intende chiedere una riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu in seguito al secondo test nucleare. "Il Giappone non tollerera' mai test nucleari della Corea del Nord", ha affermato il capo gabinetto Takeo Kawamura in conferenza stampa, aggiungendo che "se il test verra' confermato, e' in palese violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza e il Giappone prendera' misure decisive". Anche la Francia esprime preoccupazione e condanna "con la massima fermezza questo test nucleare", come afferma il portavoce del governo Luc Chatel. "Si tratta di una violazione del diritto internazionale e degli impegni assunti dalla Corea del Nord con la comunita' internazionale", ha aggiunto Chatel, auspicando "severe sanzioni" da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Fonti del ministero della difesa a Mosca citate dalle agenzie russe diffondono le prime valutazioni quantitative sull'entita' dell'ordigno nucleare nordcoreano. Si tratterebbe di una esplosione ''compresa fra i dieci e i venti chilotoni'', spiegano. Il primo test nucleare nordcoreano nel 2006 era stato valutato dagli esperti americani in meno di un chilotone (dove un chilotone misura l'energia liberata nell'esplosione di mille chili di tritolo). L'entita' dell'esplosione viene calcolata in funzione delle scosse rilevate dai sismografi in tutto il mondo. Lo Us Geological Survey ha misurato a una profondita' di dieci chilometri un tremore di intensita' pari a 4,7 gradi alle 2.54 di questa mattina.

La Corea del Nord ha effettuato il test di altri due missili a breve raggio. Lo riferisce l'agenzia sudcoreana Yonhap. I due nuovi lanci seguono il test nucleare della mattinata (poco prima delle 10 locali) e quello del missile a breve raggio fatto partire intorno a mezzogiorno. Dura la condanna del ministro degli esteri italiano Frattini che parla di una ''provocazione pericolosa'' e di ''una minaccia per la pace'' augurandosi una ripresa del dialogo.

giovedì 21 agosto 2008

Bomba Zar, Tsar Bomba, RDS-220,

La Bomba Zar (o Tsar Bomba o ,)[1] è stata la più potente bomba all'idrogeno mai sperimentata dall'uomo.

Fu costruita in Unione Sovietica nel 1961 da un gruppo di lavoro capeggiato da Andrej Dmitrievič Sakharov in poco più di sei settimane e il suo nome in codice era Ivan.

Il suo potere esplosivo era di quasi 57 megatoni (altre fonti però affermano che sarebbe stato fra i 62 e i 90 megatoni), ovvero oltre 4 380 volte quello della bomba sganciata su Hiroshima.

È stato calcolato che se fosse stata lanciata su Londra avrebbe distrutto ogni cosa nel raggio di 30 km e incendiato tutto ciò che si fosse trovato entro 90 km dal luogo dell'esplosione.

La bomba fu sganciata il 30 ottobre 1961 alle ore 8:33 da un Tupolev Tu-95 opportunamente modificato (il pilota del quale divenne poi eroe nazionale) nella baia di Mityushikha, sull'isola di Novaja Zemlja (73°51′N 54°30′E / 73.85, 54.5), a nord del Circolo Polare Artico, e fu fatta esplodere a 4 000 metri dal suolo con l'ausilio di un gigantesco paracadute finalizzato a frenarne la caduta e quindi a consentire al velivolo di allontanarsi indenne....

La nube a fungo risultante dall'esplosione raggiunse un'altezza di 60 km, l'onda d'urto fece tre volte il giro del mondo (impiegando per il primo circuito 36 ore e 27 minuti) e il lampo dell'esplosione risultò visibile ad oltre 1 000 km di distanza. Ci fu anche un black out delle comunicazioni radio di circa 40 minuti in tutto l'emisfero settentrionale.

Tale test fu preceduto il 9 agosto 1961 dalla dichiarazione di Nikita Khruščёv nella quale affermava che l'Unione Sovietica era in grado di costruire e voleva sperimentare una bomba da 100 megatoni (scatenando forti proteste internazionali) e fu seguito il 16 gennaio 1963 dalla rivelazione fatta a Berlino Est sempre dallo stesso Khruščёv del possesso di una bomba di quel tipo da parte del suo Paese. Un simile ordigno, se testato sulla superficie terrestre, aprirebbe nella roccia un cratere profondo oltre 100 metri e largo quasi 3 km, con un "fungo" di 14 km di diametro.

Il premier Nikita Khruščёv avviò il progetto il 10 luglio 1961, nella versione "fullscale" da 100 megatoni (oltre 10 volte la potenza totale di tutti gli esplosivi utilizzati durante la Seconda Guerra Mondiale); era prevista la costruzione di un dispositivo termonucleare a tre stadi (quella che viene comunemente chiamata una bomba all'idrogeno "sporca"). Il primo stadio era una bomba a fissione nucleare, utilizzata per comprimere e scaldare del carburante di fusione nucleare (il secondario), per poi passare all'avvio di una molteplicità di "terzi stadi" molto più grandi.

Nella versione che fu poi fatta esplodere (con una potenza abbassata, come abbiamo visto, a 57 megatoni), anziché utilizzare uranio 238 per l'involucro del terzo stadio (e forse anche del secondo), si preferì (per limitare l'impatto radioattivo che, fra l'altro, avrebbe principalmente interessato lo stesso territorio sovietico) usare il piombo, eliminando così la fissione rapida dell'uranio 238 durante gli stadi di fusione e facendo sì che il 97% dell'energia rilasciata sia stata generata dalle sole reazioni di fusione.

Scorie di guerra fredda

L'OMBRA DEL NUCLEARE

Scorie di guerra fredda


homas Carpenter non voleva credere ai suoi occhi. Le analisi di quei campioni di acqua, limpida eppure sporca, gli stavano dicendo non solo che il Tom e il Romashka sono i fiumi di gran lunga più contaminati da radioattività di tutte le Russie e del mondo intero. Non solo che in quei due fiumi l'intensità delle radiazioni raggiunge livelli superiori a quella contenuta negli scarichi di 10.000 centrali nucleari civili. Ma che, finora, nessuno ha provveduto almeno ad avvisare la popolazione e a interdirle l'accesso alle acque di gran lunga più sporche del pianeta.

E' chiaro che a scaricare nel Tom e nel Romashka, nei pressi della cittadina di Seversk, non sono (solo) i due reattori civili superstiti di quello che è stato il più grande complesso nucleare del mondo: il "Sibkhimkombinat" (Complesso Chimico Siberiano). A scaricare nei due fiumi c'è qualcun altro, con una capacità inquinante infinitamente più grande. Qualcuno che è e vuole rimanere segreto.

Carpenter è il direttore, a Seattle, del Government Accountability Project (GAP), un gruppo di ecologisti statunitensi impegnati nella lotta all'inquinamento nucleare. I campioni prelevati nei fiumi Tom e Romashka, in Siberia, li ha raccolti lo scorso mese di agosto, insieme ad alcuni esponenti degli Scienziati siberiani per la responsabilità globale, nei pressi della città di Tomsk, in luoghi accessibili a tutti, dove la gente va a pescare e gli animali a pascolare. I campioni sono stati analizzati in laboratori specializzati in Russia, in Canada e negli Stati Uniti. E tutti hanno misurato il medesimo livello di inquinamento radioattivo. Mille e più volte superiore del livello massimo consentito nelle acque potabili degli Stati Uniti.

Il complesso nucleare più grande del mondo
Thomas Carpenter ha reso pubblica la sua denuncia lo scorso mese di novembre. La autorità di Tomsk hanno immediatamente e seccamente smentito, definendo "assolutamente assurda" la notizia. Il GAP ha invece ribadito la scoperta, definendo "fuori da ogni razionale controllo" il problema nucleare a Tomsk e ha invocato l'intervento urgente dell'AIEA, l'Agenzia internazionale dell'energia atomica, che da Vienna cerca di regolare, per conto delle Nazioni unite, l'utilizzo delle tecnologie nucleari nel mondo.

La denuncia e l'appello del Government Accountability Project sono stati raccolti e rilanciati dal Bulletin of the Atomic Scientist, la rivista dei fisici nucleari fondata nel 1945, all'indomani di Hiroshima, da Albert Einstein e Leo Szilard. E ripropongono la questione del "controllo razionale" delle scorie nucleari. Delle scorie della guerra fredda. Scorie di origine militare, disseminate nell'ambiente, nel più grande segreto e con la più grande superficialità. Scorie sul cui impatto sanitario ed ecologico si conosce poco, quasi nulla. Per cercare di dare una dimensione alla questione, si deve ripercorrere la storia del "Sibkhimkombinat". Seversk è una città della Siberia, appollaiata sul fiume Tom, 15 chilometri a Nordest di Tomsk. Oggi conta 107.000 abitanti. Fino al 1992 Seversk non esisteva. Non sulle carte geografiche, almeno. Era una delle città segrete dell'Unione Sovietica. Classificata con una sigla, Tomsk-7, e accessibile al resto dei cittadini sovietici solo attraverso una casella postale. Il motivo è che Seversk era stata scelta, già dal 1949, per ospitare il più grande complesso nucleare del mondo. Quello che ha realizzato la gran parte delle decine di migliaia di testate nucleari montate su missili (45.000 delle quali dispiegate solo nel 1986) che hanno fatto dell'Unione Sovietica, insieme agli Stati Uniti, una superpotenza atomica. Il "Sibkhimkombinat", collocato 15 chilometri a Ovest della città, era stato inaugurato nel 1954. A regime poteva contare su cinque reattori nucleari militari, un impianto di separazione chimica, uno per il riprocessamento dell'uranio e del plutonio, un impianto di arricchimento dell'uranio e, infine, un sistema di stoccaggio dei rifiuti nucleari. A Seversk oggi funziona un solo reattore militare (è lui il responsabile del carico inquinante equivalente a 10.000 reattori civili che avvelena il Tom e il Romanska?). Nel complesso lavorano ancora 15.000 persone. E, in 50 diversi siti, trovano ospitalità scorie radioattive liquide e solide per un totale stimato in circa 40 milioni di metri cubi. I rifiuti solidi, per un totale di 127.000 metri cubi, sono conservati in un bunker nel sottosuolo, in contenitori con pareti spesse 1,5 metri.

Fino al 1982 i rifiuti liquidi venivano scaricati in due pozzi, B1 e B2, che coprono un'area di 75.000 metri quadrati. I due pozzi non erano - e non sono - chiusi in alcun modo. In una ventina di anni vi sono stati scaricati in totale 280.000 metri cubi di liquidi contenenti isotopi radioattivi a lunga vita per un totale stimato di 4,6 milioni di TBq (miliardi di bequerel). Gli animali che si aggirano nei dintorni, è cosa nota da tempo, sono tutti contaminati. Dal 1982 i rifiuti liquidi radioattivi vengono depositati in pozzi più attrezzati. In particolare i rifiuti a basso livello di radioattività vengono pompati in strati di sabbia posti tra 240 e 290 metri nel sottosuolo; mentre quelli ad alto livello di radioattività vengono depositati in strati di sabbia collocati a una profondità di 310-340 metri. Questi siti ospitano qualcosa come 36 milioni di metri cubi di liquidi radioattivi, per un totale stimato di 40 milioni di TBq. Solo per fare un paragone, l'intero ammontare dei rifiuti radioattivi in Italia non supera i 25.000 metri cubi. Per quello che se ne sa, il "Sibkhimkombinat" ha subìto, nel corso della sua storia, 23 incidenti. Il più grave si è verificato il 6 aprile del 1993: un'esplosione ha rilasciato nell'ambiente 4,3 TBq. Il fall-out della nube radioattiva è giunto a 120 chilometri di distanza.

Tuttavia non sono gli incidenti, il grande problema di Seversk. Sono i 40 milioni di metri cubi di rifiuti nucleari. E' un dilemma la loro gestione provvisoria. Che, come testimoniano vecchie indagine e i nuovi rilievi del GAP, è piuttosto lacunosa. Ed è un'incognita la loro collocazione definitiva. Nessuno a Seversk sa come contenere la diffusione nell'ambiente delle scorie nucleari. Nessuno sa quale sarà il loro destino futuro. Nessuno sa, in tutta la Russia, qual è la quantità delle scorie nucleari disseminate nell'ambiente in 40 anni di guerra fredda. E nessuno sa come minimizzare i rischi e riparare i danni prodotti dalle scorie della guerra fredda. Ma, anche ammesso che qualcuno sapesse cosa e come fare, nessuno in Russia ha i quattrini per mettere mano a un'opera che ha dimensioni semplicemente enormi.

Rifiuti di là dell'oceano
Per avere un'idea di massima della enormità del "controllo razionale" delle scorie della guerra fredda in Russia si può tentare un paragone con il problema dei rifiuti nucleari nell'altra grande superpotenza nucleare, gli Stati Uniti d'America. Anche qui, come hanno riconosciuto una serie di sentenze in tribunale e, poi, lo stesso governo federale, la gestione dei rifiuti radioattivi prodotti dalla corsa agli armamenti è stata piuttosto allegra. Per decenni nessuno (nessun civile, almeno) ha controllato dove e come questi rifiuti venissero collocati. Tutto è sempre stato in mano ai militari. E nel corso della guerra fredda nessuno, in USA come in URSS, si sognava di chiedere conto ai militari delle loro azioni. Così per decenni milioni di metri cubi di inquinanti radioattivi sono stati semplicemente pompati e sepolti nel sottosuolo, contaminando miliardi di metri cubi di suolo. In USA come in URSS, sono stati questi i campi di battaglia dove si è combattuta la guerra fredda.

Negli USA l'eredità delle scorie della guerra fredda ricade sulle spalle del Dipartimento dell'energia (DOE). Il dipartimento che sovrintende ai settori strategici della superpotenza statunitense: l'energia, la scienza e la produzione di armamenti nucleari. Ebbene, da almeno un decennio il DOE considera la gestione, provvisoria e definitiva, delle scorie nucleari il suo compito più importante. Nel solo anno 2000, infatti, per la gestione provvisoria dei rifiuti nucleari e dei loro effetti, il dipartimento ha speso 6,4 miliardi di dollari (più di 13.000 miliardi di lire): 300 milioni di dollari in più di quanto lo stesso DOE ha speso per la sicurezza nazionale (produzione di armi nucleari). E mezzo miliardo di dollari in più di quanto l'EPA (l'Environment Protection Agency) ha speso per affrontare tutte le altre questioni ambientali degli Stati Uniti.

Ma non basta. Per tentare di dare una collocazione definitiva alle scorie nucleari, che in tutti gli Stati Uniti occupano un volume di 37 milioni di metri cubi (un po' meno, peraltro, di quelli che in Russia si trovano nella sola Seversk), e per cercare di decontaminare le aree dove in questo momento i rifiuti nucleari di origine militare si trovano, da una decina di anni il DOE ha messo in cantiere il più grande e costoso progetto, probabilmente, mai elaborato dall'uomo. Per risolvere questione delle scorie nucleari il DOE pensa di impiegare da 70 a 100 anni e conta di spendere da 200 a 1.000 miliardi di dollari (da 400.000 a due milioni di miliardi di lire).

Per grandi linee, il programma prevede:
a) decontaminare le aree inquinate (le principali sono dieci);
b) raccogliere il materiale radioattivo più pericoloso, disperso in svariati siti (vedi cartina) e di trasportarlo in due grandi depositi sotterranei per la sistemazione definitiva: uno, probabilmente nel New Mexico, destinato ad accogliere i rifiuti transuranici (contaminati, essenzialmente, da plutonio) a basso e medio livello di radioattività; l'altro, probabilmente nella Yucca Mountain del Nevada, destinato ad accogliere i rifiuti di livello radioattivo più elevato.

Il progetto deve risolvere altre questioni: decontaminare aree vastissime. Solo a Hanford, nello Stato di Washington, l'area infiltrata da decenni di scarichi di materiale radioattivo è vasta (almeno) 1450 chilometri quadrati (la metà della Valle d'Aosta); trovare una collocazione sicura per milioni di metri cubi di rifiuti meno pericolosi e con isotopi radioattivi a vita media relativamente breve; trovare un sistema che consenta il trasporto sicuro delle scorie più pericolose da tutti gli Stati Uniti verso il New Mexico e il Nevada; trovare una sistemazione sicura per isotopi radioattivi con una vita media dell'ordine delle decine di migliaia di anni. Per nessuno di questi obiettivi c'è una soluzione anche solo vagamente definitiva. Attualmente il dibattito sul sito della Yucca Mountain è ancora aperto. Dal 26 marzo del 1999, dieci anni dopo il progetto, è, invece, diventato operativo nel New Mexico il Waste Isolation Pilot Plant, l'impianto pilota per l'isolamento dei rifiuti transuranici a media e bassa intensità radioattiva. L'impianto, capace di accogliere 175.600 metri cubi di rifiuti transuranici, non è certo a regime. Per ora accoglie rifiuti misti. Solo da gennaio del 2002 inizierà ad accogliere carichi regolari di rifiuti transuranici provenienti da 10 diversi siti. E solo nell'ottobre del 2002 andrà a regime e sarà in grado di accogliere 17 carichi a settimana. Se tutto andrà bene, l'intero trasferimento dei transuranici potrà essere completato prima del 2034. La messa in sicurezza del deposito richiederà ancora cinque anni, e sarà completata nel 2039. Solo tra più di un secolo, nel 2134, cesseranno, infine, i controlli attivi e il contribuente cesserà di pagare uno dei tanti conti aperti della guerra fredda. Ancora più complicate e, probabilmente, più lunghe e onerose saranno, infatti, sia la sistemazione dei rifiuti che gli esperti statunitensi classificano a un livello "greater than class C", superiori alla classe C, nella Yucca Mountain o altrove, sia la decontaminazione delle aree oggi inquinate.

Previsioni incerte e strategie da inventare
Il rischio che non tutto vada liscio e che, malgrado 200 o 1.000 miliardi di investimenti, le scorie nucleari continuino a minacciare il territorio statunitense anche fra cento e più anni non è affatto remoto. Lo dimostra una relazione della maggioranza repubblicana presentata alla competente Commissione commercio del Senato degli Stati Uniti. Secondo il report, la gran parte dei 3,4 miliardi di dollari spesi dal DOE, negli ultimi 11 anni, per mettere a punto circa mille nuove tecnologie di decontaminazione da rifiuti nucleari non hanno prodotto alcun risultato utile. Per esempio, sono state messe a punto 80 diverse tecnologie per ripulire o almeno stabilizzare 177 contenitori di rifiuti radioattivi particolarmente a rischio che si trovano a Hanford e, in pratica, nessuna di queste tecniche si è dimostrata davvero utile.

Il DOE smentisce la catastrofica relazione dei senatori repubblicani. Ma non più di tanto. Carolyn Huntoon, rappresentante del DOE, sostiene che almeno una tecnica su cinque tra quelle finanziate e messe a punto si è dimostrata utile (quattro su cinque sono risultate, dunque, davvero inutili) e che in 180 hanno trovato un'applicazione commerciale.

Resta il fatto che il più grande progetto mai finanziato dall'uomo sta partendo, anzi è partito, con tecnologie che ancora non sono state messe a punto. Gioco forza i tempi di realizzazione, i costi e, in definitiva, l'esito stesso del progetto secolare sono in discussione. E questo in un paese, gli Stati Uniti, che non difettano né di fondi, né di capacità tecnologica, né di organizzazione, né di determinazione. Cosa accadrà in un paese che, come la Russia, difetta di tutte queste componenti? La sensazione è che non sarà facile liberarsi dell'eredità della guerra fredda. E delle sue velenose scorie

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