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lunedì 7 novembre 2011

Ambiente:La guerra distrugge anche l'ambiente


Dai pozzi di petrolio in fiamme in Kuwait alla siccità che colpisce i profughi in Somalia

In guerra la prima a morire è la verità. E la seconda vittima è l'ambiente, si potrebbe chiosare la precedente sentenza di Eschilo. Tutti hanno ancora negli occhi le terribili immagini dei pozzi di petrolio in fiamme nel deserto del Kuwait, incendiati dai soldati iracheni di Saddam Hussein in ritirata nella prima guerra del Golfo nell'inverno del 1991. Oppure i gorilla di montagna uccisi e crocifissi dai bracconieri e dalla soldataglia dei signori della guerra in Ruanda e nel Congo occidentale.

ONU - Per questo motivo le Nazioni Unite hanno istituito nel 2001 la Giornata internazionale contro lo sfruttamento dell'ambiente nelle guerre e nei conflitti armati, che ogni anno si commemora il 6 novembre. «Nel commemorare la giornata internazionale, riconosciamo le conseguenze ad ampio raggio e a lungo termine sull'ambiente, sia in tempi di pace che di guerra», ha detto il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, nel suo messaggio. «Ribadiamo il nostro impegno per la gestione sostenibile delle risorse naturali come elemento critico per una pace e una sicurezza durature».

DANNI - Danni all'ambiente che proseguono anche oggi con i conflitti armati, specialmente in Africa. Che sommati ai problemi climatici in una delle zone più a rischio del mondo, acuiscono le difficoltà di milioni di profughi in zone come il Darfur, la Somalia e il Sahara occidentale con il popolo saharui.

fonte: http://www.corriere.it/gallery/ambiente/11-2011/guerra/1/guerra-ambiente_d2043336-07c6-11e1-8b90-2b9023f4624f.shtml#1

martedì 23 novembre 2010

Guerra :Lampi di guerra tra le due Coree Artiglieria colpisce isola, Seul risponde


L'isola sudcoreana di Yeonpyeong e' stata severamente danneggiata dal bombardamento di artiglieria della Corea del Nord. Almeno 50 colpi hanno raggiunto i bersagli, ha detto il portavoce dell'Incheon Metropolitan City, distretto cui appartiene l'isola. Un testimone ha raccontato: 'L'intero villaggio era un mare di fuoco'. E intanto il premier giapponese Naoto Kan ha ordinato ai suoi ministri di prepararsi 'a ogni evenienza' dopo il bombardamento dell'isola sudcoreana.

Torna alta la tensione al confine fra le due Coree. L'artiglieria nordcoreana ha colpito un'isola della Corea del Sud, situata ad ovest della penisola, nel Mar Giallo. Due soldati sudcoreani sono morti, più di una decina sono rimasti feriti, alcuni in modo gravissimo. L'esercito di Seul ha subito risposto al fuoco, mentre il governo ha decretato il massimo livello di allerta in tempo di pace, ha riunito il gabinetto di sicurezza e inviato i suoi caccia a sorvolare l'isola. Il presidente sudcoreano Lee Myung-bak ha invitato Pyongyang a evitare un'escalation, ma ha anche avvertito che se le "provocazioni continueranno" la risposta sarà "più forte". Sul caso, il Consiglio di Sicurezza dell'Onu dovrebbe indire una riunione d'emergenza per i prossimi giorni. E Obama ha avvertito: "La Corea del Nord non sta rispettando i suoi obblighi nei confronti della comunità internazionale". Il presidente Usa ha annunciato che parlerà domani con il collega sudcoreano.

Volano, intanto,
accuse reciproche: per Seul si tratta di un attacco premeditato da parte della Corea del Nord in aperta violazione dell'armistizio del 1953, che mise fine alle ostilità anche se un trattato di pace fra i due paesi non è mai stato firmato. Un'azione disumana, che mette a serio rischio i civili che abitano l'isola, circa 1.500. Ma Pyongyang accusa l'esercito sudcoreano di aver sparato per primo e assicura che il bombardamento dell'isola è avvenuto in risposta a quei colpi. E minaccia nuove azioni se Seul violerà il confine marittimo tra i due Paesi "anche di 0,001 millimetri". Dal Sud arriva poi una precisazione: ammettendo di aver condotto esercitazioni militari nell'area, le autorità affermano di aver sparato in direzione ovest, non nord.

La zona dell'attacco, dove è situato un dispiegamento nordcoreano, è contesa da molti anni tra le due Coree e già in passato è stata teatro di scontri. Almeno 50 colpi d'artiglieria hanno raggiunto il bersaglio: obiettivo principale, secondo le prime informazioni, la base militare sull'isola che ospita almeno 600 marine e altre decine di militari di altri reparti. Il bombardamento ha però colpito anche decine di case, almeno 60 secondo i testimoni: le fiamme che hanno avviluppato gli edifici si sono propagate alle aree circostanti. Alcuni residenti hanno lasciato l'isola a bordo delle barche dei pescatori, altri si sono rifugiati nei bunker.

Le reazioni. Ferma la condanna dell'"azione bellica" nordcoreana da parte della Casa Bianca. Washington chiede che cessi immediatamente e conferma che gli Stati Uniti sono pienamente impegnati a garantire la sicurezza della Corea del Sud, oltreché la stabilità e la pace regionale. Il Pentagono per ora non ritiene necessario un "rafforzamento del deterrente militare" nell'area. Il governo cinese si è già detto molto preoccupato e ha invitato le parti a tornare alla ragionevolezza, invocando allo stesso tempo una rapida ripresa dei colloqui a sei (Corea del Nord, Corea del Sud, Cina, Giappone, Russia e Stati Uniti), partiti nel 2003 per fermare la corsa all'atomica di Pyongyang. La Russia ha invitato a evitare un'escalation e vede un "colossale pericolo" all'orizzonte: la tensione nella regione sta crescendo, dice il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ed "è necessario mettere fine agli attacchi immediatamente".

Dura condanna anche da parte della Nato e dell'Unione europea, che, per bocca dell'alto rappresentante per la politica estera Catherine Ashton, ha espresso preoccupazione profonda per gli eventi odierni, mentre il premier giapponese Naoto Kan ha riunito d'urgenza i ministri e ha detto loro di tenersi pronti a tutto per reagire in maniera ferma "qualunque imprevisto accada". Da Gerusalemme, anche il ministro degli Esteri Franco Frattini si aggiunge al coro di critiche internazionali contro Pyongyang e dichiara: "Dobbiamo rispondere duramente perché se questi episodi sono tollerati si dà un esempio pessimo ad altri Paesi del mondo, senza nominare nessuno in particolare".

Seul, situazione tranquilla. Tranquilla la situazione a Seul, riferisce l'ambasciatore italiano Andrea Leggeri. "Non c'è nessuna ragione per allarmare, il Paese ha reagito con calma" al bombardamento, ha detto parlando a Sky Tg24. L'ambasciata italiana sta seguendo l'evolversi della situazione.

Ieri le esercitazioni sudcoreane. Ieri Seul ha dato inizio al "Hoguk Exercise", una delle tre principali esercitazioni annuali di difesa che coinvolgono circa 70.000 militari, mentre oggi a Pechino è arrivato l'inviato speciale americano per la Corea del Nord Stephen Bosworth, nell'ambito dei colloqui sul dossier di Pyongyang in programma in questi giorni. Il bombardamento dell'isola giunge pochi giorni dopo la scoperta dell'esistenza di un sofisticato impianto per l'arricchimento dell'uranio in Corea del Nord, un sito dove i tecnici nordcoreani potrebbero fabbricare armi nucleari. La scoperta, fatta grazie alla visita di uno scienziato statunitense nel Paese, ha scatenato l'allarme internazionale. Washington ha parlato di aperta sfida, Seul si è detta "molto preoccupata" e Tokyo ha definito la situazione "totalmente inaccettabile".
fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2010/11/23/news/lampi_di_guerra_tra_le_cree_artiglieria_colpisce_isola_seul_risponde-9397471/?rss

martedì 7 settembre 2010

In Amazzonia 34 tribù rischiano l'estinzione. Omicidi di indigeni sono aumentati del 63%. Deportazioni per fare spazio alle coltivazioni di Coca


Omicidi mirati, minacce, reclutamento forzato dei giovani nei gruppi armati della guerriglia, colonizzazione delle terre da parte dei coltivatori di coca e dei grandi latifondisti. In Colombia, nel fitto della foresta amazzonica, è in atto uno sterminio delle tribù indigene. Questa pulizia etnica avviene, salvo eccezioni, lontano dall'attenzione dell'opinione pubblica mondiale e in mezzo al decennale conflitto tra esercito e guerriglieri.

L'ONU: 33 AWA UCCISI IN UN SOLO ANNO - Ad accendere i riflettori questa volta intervengono le stesse Nazioni Unite. Secondo un rapporto dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), almeno 34 tribù colombiane stanno rischiando l'estinzione per le continue violenze cui sono sottoposte nelle loro terre. Le deportazioni sono citate come uno dei principali problemi che colpisce i popoli tribali della Colombia. Dei quattro milioni di rifugiati interni al paese, gli Indiani costituiscono il 15% del totale nonostante il fatto che rappresentino solo il due per cento della popolazione nazionale. Secondo il rapporto, tra il 2008 e il 2009 gli omicidi di indigeni colombiani sono aumentati del 63%, e nel solo 2009 sono stati assassinati 33 membri della tribù degli Awa. Solo due settimane prima della pubblicazione del rapporto, il leader Luis Socarrás Pimienta della tribù degli Wayúu è stato ucciso da un presunto paramilitare davanti alla sua casa nella provincia settentrionale colombiana di La Guajira. Secondo il rapporto, gli Awa richiedono «un'attenzione speciale» così come una delle ultime tribù nomadi dell'Amazzonia, i Nukak. Da quando i coltivatori di coca hanno colonizzato le loro terre, più della metà dei Nukak sono stati sterminati. Questo popolo vive intrappolato in un drammatico limbo sospeso tra gli opprimenti rifugi allestiti ai margini di una città e la violenza che divampa nella foresta.

PULIZIA ETNICA - Un precedente rapporto delle Nazioni Unite cita il sospetto di un programma di «pulizia etnica» del paese volto ad aprire le porte «allo stabilirsi di imprese agricole su larga scala, tra cui le piantagioni di palma da olio e gli allevamenti bovini». «Siamo sempre più limitati nei movimenti, persino quando dobbiamo andare a cacciare o a raccogliere il cibo», ha dichiarato il leader dei Wounaan, una tribù recentemente sfollata dai gruppi armati e dell'aumento della violenza conseguente all'afflusso di coltivatori di coca nel loro territorio. «Il precedente Presidente della Colombia si è fregiato di una vincente campagna contro la violenza, ma questo rapporto dimostra ancora una volta che il paese può solo vantare un lugubre record di abusi dei diritti umani contro la sua popolazione indigena - ha dichiarato il direttore generale di Survival International, Stephen Corry -. Il nuovo governo di Juan Manuel Santos deve agire una volta per tutte per impedire che i suoi cittadini più vulnerabili siano cancellati dalla faccia della terra, prima che sia troppo tardi».
fonte: http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_06/onu-estinzione-indios_26c7c54c-b9d3-11df-90df-00144f02aabe.shtml

giovedì 29 aprile 2010

bomba sporca : Ogni anno 19 casi di furto di materiale radioattivo.


C’è chi la mattina si sveglia e va a lavorare in un’officina, chi in un negozio, chi in una banca. C’è chi si alza e va a lavorare su come evitare che una bomba atomica artigianale (chiamiamola così per semplificare) e una bomba «sporca» (costruita con materiali diversi da quelli nucleari) diventino pericoli meno remoti di quanto oggi ci sembrano. Anche in Italia c’è chi se ne occupa. «Il terrorismo nucleare è una delle principali minacce alla sicurezza internazionale », ha dichiarato il 13 aprile Barack Obama nel vertice sulla nuclear security per il quale aveva chiamato a Washington altri 45 tra capi di Stato e di governo. A Praga, l’8 aprile, parlando del possibile aumento dei Paesi dotati di testate atomiche, a fianco del collega russo Dmitry Medvedev il presidente degli Stati Uniti aveva riassunto così la sua «preoccupazione più profonda»: che a entrare in possesso di armi nucleari siano «soggetti non statali».

Scenari da film? Rischi veri e vicini? «Esiste un traffico di materiali ad alta pericolosità e sappiamo che in alcuni casi è nelle mani di professionisti », dice Francesco Marelli, vicecapo del «Laboratorio antiterrorismo per la gestione della sicurezza» dell’Unicri, l’Istituto interregionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia. Nell’incontro di Washington, Silvio Berlusconi si è ripromesso di far aprire a Trieste una scuola per addestrare alla sicurezza nucleare tecnici e funzionari di Paesi emergenti. L’Unicri invece ha la sua sede centrale a Torino, si serve di un centinaio di persone. Il laboratorio di Marelli ne impiega tra dipendenti e consulenti una cinquantina, ha sedi distaccate a Lucca e Lisbona. Con fondi dell’Unione Europea contribuisce a formare addetti ai lavori che prevengano l’uso terroristico dei materiali indicati con la sigla Cbrn, chimici, biologici, radioattivi e nucleari. Organizza corsi per investigatori delle forze di polizia, doganieri, tecnici di industrie. Suggerisce a numerosi Stati quali metodi e procedure prendere a esempio in altri Paesi per aumentare i livelli di sicurezza di trasporti, depositi, impianti. Pianifica la sicurezza di grandi eventi, come le Olimpiadi a Pechino.

Per avere un’idea del problema va tenuta presente una distinzione. Per costruire bombe atomiche è necessario uranio (arricchito al 90%, ma esperti sostengono che basta il 70% per ottenere bombe artigianali, improvised nuclear device) o plutonio isotopo 239. Per le bombe «sporche» (Rdd, radiological dispersive device, dispositivo per disperdere radioattività) sono sufficienti esplosivo tradizionale e altro materiale radioattivo. Come il cesio 137, il cobalto 60, lo stronzio 90, roba in circolazione per usi civili. Per esempio, in alcuni ospedali e pozzi petroliferi. Una bomba nucleare richiede strutture, competenze e manutenzioni costose. Dal punto di vista dell’analisi politica, l’allarme di Obama sull’atomica in mano a terroristi, adatto a far presa sulla gente e condiviso da Medvedev, aiuta Usa e Russia nel disporre delle chiavi di accesso alle tecnologie nucleari civili in via di diffusione nel mondo. Non è per ingenuo altruismo che lo Stato di Medvedev e Vladimir Putin si offre di arricchire uranio in casa propria per Paesi intenzionati ad aprire centrali nucleari, incluso l’Iran purché ne faccia un uso civile. L’offerta ricorda l’azione degli Usa volta a favorire il ricorso ai propri «organismi geneticamente modificati» da parte delle agricolture straniere. Attacchi come quelli evocati dall’allarme di Washington, comunque, avrebbero effetti devastanti.

Difendersi per tempo è un dovere. Obama scrisse nel 2007 su Foreign Affairs che nel territorio dell’ex Unione Sovietica esistono, e ne va garantita la sicurezza, «tra le 15 mila e le 16 mila testate nucleari e grandi riserve di uranio e plutonio, sufficienti per costruire altre 40 mila bombe». L’Unicri ha tra le sue fonti una banca dati dell’Agenzia atomica internazionale, l’Itdb, database del traffico illecito, che elabora informazioni fornite volontariamente da 107 Stati. Secondo l’Itdb, tra il 1993 e il 2008 si sono verificati 1.562 «incidenti», categoria che comprende furti, possessi illegali e traffici illeciti di materiali nucleari o di altre sostanze radioattive. Il 30% dei casi legati ad attività criminali o non autorizzate risale al periodo 1993-1995, poco dopo la fine dell’Urss. Più avanti, almeno fino al 2008, la media è stata di 19 «incidenti» l’anno. Nel 65% dei furti e delle «perdite» registrate, in tutto 421, il materiale nucleare o radioattivo non è stato recuperato. Gli «incidenti» relativi a plutonio e uranio arricchito risultano pochissimi: quelli riportati sono 15. «Riguardano per lo più grammi», fa notare Marelli. Per costruire una bomba atomica con uranio arricchito, ne servono almeno 15-20 chili. Con plutonio, dai tre ai cinque. «Ma molto del materiale non recuperato è impiegabile per bombe sporche. È assai più facile costruire una bomba sporca che un’atomica. Però dato che una nucleare avrebbe conseguenze tremendamente maggiori, l’attenzione si concentra su questa», aggiunge il dirigente dell’Unicri.

Il 29 marzo un memorandum d’intesa tra Usa e Italia è stato firmato dall’ambasciatore americano a Roma David Thorne e dal sottosegretario agli Esteri Enzo Scotti. Prevede che in alcuni nostri porti si utilizzeranno «scanner destinati alla individuazione di materiale nucleare». Marelli descrive così alcune delle questioni aperte: «Esistono scienziati che dispongono di informazioni potenzialmente utili per costruire armi di distruzione di massa. Occorrono procedure in grado di garantire che non finiranno in mano a terroristi. Il contrasto del rischio non è soltanto un affare di polizia. Richiede un approccio complessivo, una "cultura della sicurezza". Deve coinvolgere anche le industrie, per esempio». Per Al Qaeda, ma anche per fanatici meno ambiziosi come quelli che nel 1995 avvelenarono la metropolitana di Tokio, un attentato deve avere effetti catastrofici. I danni non si calcolano soltanto in morti. Anche in durata del blocco di un porto o di un aeroporto, nei costi delle bonifiche necessarie dopo un’esplosione «sporca». E il materiale radioattivo di un ospedale può rivelarsi pericoloso quanto un arsenale.

sabato 10 aprile 2010

SUMMIT WASHINGTON LANCERA' ALLARME ''BOMBE SPORCHE''

Stock di uranio e plutonio in giro per il mondo che potrebbero finire nelle mani dei terroristi per consentire loro di fabbricare ''bombe sporche''. Sara' questo il tema principale del summit sul nucleare che si terra' a Washington la prossima settimana, una questione che secondo l'amministrazione di Barack Obama rappresenta ''il pericolo piu' grave per l'America''.

''Il focus del summit sara' sui materiali che possono essere utilizzati per costruire armi nucleari, il plutonio e l'uranio arricchito'', ha anticipato Gary Samore, coordinatore della Casa Bianca per il controllo degli armamenti. ''L'ipotesi che i gruppi terroristi possano acquistare o fabbricare armi atomiche e' la piu' catastrofica minaccia possibile''.

Secondo fonti ufficiali di Washington, il comunicato finale del summit, al quale partecipano 47 nazioni, riconoscera' che il terrorismo nucleare rappresenta ''una seria minaccia'', appoggiando il piano di quattro anni proposto da Obama e promettendo di compiere passi a livello nazionale e internazionale per impedire che i gruppi di terroristi, Al-Qaeda su tutti, entrino in possesso di simili materiali.

domenica 15 novembre 2009

armi al fosforo: Falluja città dei tumori


Le conseguenze della armi al fosforo bianco usate dall'esercito Usa in Iraq «Sempre più bimbi nasconi deformi»

A Falluja è emergenza tumori: nella città nel centro dell’Iraq dove nel 2004 le forze americane usarono munizioni al fosforo bianco, si registra un aumento di casi - fino a 15 volte rispetto al normale - di bimbi nati deformi o affetti da gravi forme di tumore. La denuncia è del quotidiano britannico The Guardian, che pubblica oggi un reportage in cui neurologi e ostetrici dicono che l’aumento nel numero di neonati con gravi malformazioni non ha precedenti, e al momento nemmeno spiegazioni certe, e riferiscono di casi come quello di un bimbo nato con due teste, o di alcuni altri con tumori multipli e altri ancora con serie disfunzioni al sistema nervoso.

Il giornale riferisce di aver chiesto alla pediatra Samira Abdul Ghani di monitorare con attenzione la situazione per tre settimane: in questo periodo, nel solo ospedale centrale della città, sono nati 37 bambini con gravi anomalie. Altri medici interpellati sono prudenti nell’affermare che la causa potrebbe essere legata alle armi. Sostengono che fattori come l’inquinamento atmosferico, le radiazioni, prodotti chimici o medicine assunte in gravidanza, malnutrizione, o lo stato psicologico della madre potrebbero avere un ruolo significativo nell’inquietante fenomeno. Tuttavia è difficile non ricordare la battaglia del novembre 2004, scatenata dalle forze Usa contro gli insorti sunniti che spadroneggiavano a Falluja e avevano ucciso quattro contractor della società di sicurezza privata Blackwater e ne avevano poi appeso i cadaveri per i piedi ad un ponte. Una battaglia, andata avanti per settimane, in cui i militari americani fecero uso di armi al fosforo bianco, come alcuni mesi dopo documentò anche un documentario-indagine di Rai News 24.

Nel filmato si potevano vedere diversi cadaveri rattrappiti e semicarbonizzati, ma di persone che in realtà non erano morte fra le fiamme, perchè i loro vestiti erano intatti. Mohammad Tareq al-Deralji, direttore di un centro studi su Falluja, una ong nata nel 2005 dopo i bombardamenti sulla città ribelle, riferì in una conferenza stampa a Strasburgo, che «testimoni hanno visto una pioggia di sostanze incendiarie di vari colori che quando colpivano bruciavano le persone. E anche quelli che non erano colpiti avevano difficoltà a respirare». Sono vicende che altri sanitari ricordano benissimo, e che accostano al drammatico aumento di casi di leucemia, linfomi, tumori vari e terribili deformità congenite fra i neonati registrati nelle regioni meridionali del Paese, nelle aree di Bassora e Najaf, e che Baghdad ha denunciato per anni attribuendone la responsabilità all’uso da parte delle forze anglo-americane di ordigni all’uranio impoverito nella Guerra del Golfo del 1991. Frattanto, un gruppo di funzionari iracheni e britannici, che include l’ex ministro per gli affari femminili iracheno Nawal Majeed al-Sammarai, ha sottoscritto una petizione indirizzata all’Assemblea generale dell’Onu, per chiedere che una commissione indipendente che faccia luce sulla vicenda di Falluja, e individui eventuali misure da prendere.
fonte:lastampa.it

mercoledì 8 luglio 2009

75000 bambini moriranno durante i tre giorni del G8


Piu' di 75.000 bambini perderanno la vita durante il summit del G8, secondo Save the Children che, in occasione del vertice da oggi in corso all'Aquila, diffonde il dossier ''L'agenda del G8 per i bambini del mondo''.

Nel ricordare come la crisi economica globale stia peggiorando le condizioni gia' difficili di milioni di bambini, l'organizzazione internazionale indipendente si sofferma sulle drammatiche condizioni di vita e salute di milioni di minori, e accusa i leader del G8 da oggi riuniti all'Aquila di non stare facendo abbastanza per salvare la vita di 9,2 milioni di bambini che muoiono ogni anno per cause facilmente prevenibili.

Solo il 3%
degli aiuti che le nazioni del G8 danno ai paesi in via di sviluppo vanno infatti a sostegno della salute delle mamme e dei bambini. In totale si tratta di 3.5 miliardi di dollari ogni anno, la meta' di quanto - secondo Save the Children - sarebbe necessario.

Secondo le valutazioni dell'organizzazione internazionale, cosi' come riportate nel dossier ''L'agenda del G8 per i bambini del mondo'', se gli otto Grandi e gli altri donatori non raddoppiano il volume di aiuti fino a raggiungere almeno 7 miliardi di dollari entro il 2012, non sara' possibile raggiungere l'obiettivo di ridurre la mortalita' infantile dei 2/3 entro il 2015: se il trend degli aiuti resta agli attuali livelli, l'obiettivo verra' raggiunto solo nel 2045.

''Malgrado la crisi finanziaria ed economica globale abbia avuto origine nei paesi piu' ricchi del mondo, sono i poveri, e in particolare i bambini, che ne subiranno le conseguenze piu' aspre. E' questo lo scenario che attende i leader del G8'', commenta dall'Aquila Fosca Nomis, Responsabile Policy, Advocacy e Campaign di Save the Children Italia. ''Senza una risposta chiara e decisa da parte dei paesi del G8, le prospettive per i milioni di bambini della terra sono assai preoccupanti. Gia' ora 9,2 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno a causa di malattie facilmente prevenibili, senza contare i milioni che soffrono di malnutrizione, gli oltre 40 milioni costretti ad abbandonare la scuola a causa di conflitti''.

venerdì 19 giugno 2009

RIFUGIATI: 42 MiLioNi IN FUGA PER GUERRE O CARESTIE. DOMANI GIORNATA ONU


Si celebra domani in tutto il mondo la Giornata del Rifugiato, indetta dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). La ricorrenza coincide con un momento particolarmente delicato per le condizioni di milioni di profughi, sfollati e rifugiati in tutto il mondo, e con un incremento del numero di persone coinvolte dopo alcuni anni di relativa stabilita'. E' quanto emerge dal rapporto ''Global trends'' diffuso per l'occasione dall'Alto Commissariato ,secondo il quale sono 42 milioni, le persone costrette alla fuga da guerre e persecuzioni alla fine del 2008. Questa cifra e' dovuta ad un brusco rallentamento dei rimpatri e ad una maggior durata dei conflitti, risultante in forme di esilio protratto. Il numero totale comprende 16 milioni di rifugiati e richiedenti asilo e 26 milioni di sfollati all'interno del proprio paese.

Secondo il rapporto dell'UNHCR l'80% dei rifugiati del mondo si trova nei paesi in via di sviluppo, cosi' come la stragrande maggioranza degli sfollati - una popolazione nei confronti della quale cresce l'impegno dell'UNHCR. Molte persone sono in esilio da anni senza la prospettiva di una soluzione.

''Nel 2009 abbiamo gia' assistito a un consistente movimento forzato di popolazioni, principalmente in Pakistan, Sri Lanka e Somalia,'' ha detto l'Alto Commissario Anto'nio Guterres. ''Se alcune forme di fuga possono avere breve durata, altre possono durare anni e perfino decenni in attesa di una soluzione. Sono diverse le situazioni di popolazioni sradicate da ormai molto tempo: in Colombia, Iraq, Repubblica Democratica del Congo e Somalia. Ciascuno di questi conflitti ha inoltre generato rifugiati che hanno oltrepassato le frontiere''.

Almeno 5,7 milioni di rifugiati vivono in un vero e proprio limbo. Si tratta di 29 differenti gruppi composti da oltre 25 mila rifugiati ciascuno che sono in esilio da piu' di cinque anni in 22 paesi senza che vi sia ancora per loro alcuna prospettiva per una soluzione immediata.

Sono circa 2 milioni i rifugiati e gli sfollati che sono potuti tornare a casa nel 2008, un numero inferiore rispetto all'anno precedente. Il ritorno a casa dei rifugiati (604 mila rimpatriati) e' calato del 17%, mentre per gli sfollati (1,4 milioni) il calo e' stato del 34%. Il rimpatrio, tradizionalmente considerata la soluzione durevole piu' diffusa per i rifugiati, ha raggiunto il secondo livello piu' basso negli ultimi 15 anni. Questo declino riflette in parte il deterioramento delle condizioni di sicurezza principalmente in Afghanistan e Sudan.

mercoledì 27 maggio 2009

Corea Nord: Ripresa attività nucleare e rischio guerra

La Corea del Nord non si sente piu' legata all'armistizio del 1953 e minaccia di rispondere militarmente a Seul. L'annuncio dopo la decisione di Seul di aderire alla Proliferation Security Initiative (Psi).La Corea del Nord ha deciso di replicare all' adesione di Seul all'iniziativa a guida Usa,per interdire il trasferimento di tecnologie e armi.Il regime comunista rispondera'immediatamente qualora il Sud decida di ispezionare qualsiasi nave nordcoreana.

Continua la sfida della Corea del Nord alla comunita' internazionale con nuovi lanci di missili ed esplicite minacce di attacchi contro Seul. Pyongyang oggi ha infatti lanciato un altro missile a corta gittata, mentre si ritiene che abbia riattivato uno dei suoi impianti per la produzione di plutonio destinato alla costruzione di armi atomiche. E, per far aumentare ancora la tensione, il regime nordcoreano ha minacciato un attacco militare contro il sud, all'indomani dall'adesione del governo sudcoreano all'iniziativa guidata dagli Stati Uniti per intercettare le navi che trasportano armi illecite nel Nord. Pyongyang ha affermato che non si considera piu' vincolata dall'armistizio del 1953 che ha chiuso la guerra di Corea e che rispondera' militarmente ad ogni tentativo di controllare le proprie navi. In una dichiarazione diffusa dall'agenzia stampa ufficiale Kcna, l'esercito nordcoreano accusa il presidente sudcoreano di tradimento. "Come dichiarato al mondo, le nostre forze rivoluzionarie considereranno la piena partecipazione del gruppo di traditori di Lee Myung Bak nella Proliferation Security Initiative (PSI) - si legge nella dichiarazione con un riferimento all'iniziativa guidata dagli Stati Uniti - come una dichiarazione di guerra contro di noi". Pertanto, la sicurezza delle navi sudcoreane e statunitensi non puo' essere piu' garantita nel tratto di mare prospicente al confine intercoreano aggiunge ancora la dichiarazione dettata alla Kcna. Con l'armistizio revocato, la penisola potrebbe tornare presto in uno "stato di guerra", ha aggiunto la missione militare nordcoreana nell'area comune di sicurezza della Zona demilitarizzata coreana. Dopo aver esitato per diverso tempo, nel timore appunto di aumentare la tensione con Pyongyang, Seul ha deciso ieri di unirsi formalmente alle operazioni della Psi dopo che il Nord ha compiuto il suo secondo test missilistico. Lancio a cui ne e' seguito un altro oggi, nuova risposta provocatoria alla condanna unanime espressa dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu al test nucleare condotto lunedi' da Pyongyang.

Ad allarmare la comunita' internazionale e' anche la notizia che i satelliti spia americani hanno registrato immagini che mostrano come sia stata ripresa l'attivita all'impianto nucleare di Yongbyon, che era stato messo in disuso dalla Corea del Nord dopo la firma dell'accordo per la denuclearizzazione nel febbraio 2007. Secondo quanto riporta il quotidiano Chosun Ilbo, l'impianto e' stato riaperto diverse volte in aprile e dall'inizio di maggio le immagini mostrano del fumo che proverebbe la ripresa dell'attivita' della produzione del plutonio destinato alle armi atomiche, precisa ancora l'agenzia sudcoreana Yonhap.

Pyongyang aveva in effetti annunciato gia' lo scorso aprile la sua intenzione di riprendere la produzione del plutonio in risposta alle critiche arrivate dal Consiglio di Sicurezza al lancio di missili del cinque aprile.

lunedì 25 maggio 2009

test nucleari: Corea del Nord nuovo test nucleare , UNA MINACCIA PER LA PACE

I test compiuti dalla Corea del nord rappresentano ''una minaccia per la pace''. Lo ha detto il presidente americano Obama. Il leader della casa Bianca afferma che la ''Corea del nord sta sfidando direttamente e in modo sconsiderato la comunita' internazionale'' e sostiene che i test ''giustificano un'azione da parte della comunita' internazionale''. Preoccupazione dalla Russia che chiede una riunione della Commissione di sicurezza Onu. Condanna dalla Francia.



Il Premier britannico Gordon Brown ha puntato il dito contro il test nucleare della Corea del Nord definendolo come un ''pericolo per il mondo'' che mineranno le prospettive di pace nella penisola coreana. ''Condanno il test nordcoreano nei termini piu' forti: e' un errore e un pericolo per il mondo'', ha aggiunto Brown in una nota. ''Questa azione minera' le prospettive di pace nella penisola coreana e non servira' a nulla per la sicurezza della Corea del Nord'', ha sottolineato. ''La comunita' internazionale trattera' la Corea del Nord come un partner se si comportera' responsabilmente. Se non lo fara', allora potra' aspettarsi solo un nuovo isolamento'', ha precisato.

La Corea del Nord ha effettuato "con successo" un secondo test nucleare, secondo quanto riferito dalla agenzia statale di Pyongyang senza fornire ulteriori dettagli. Stando all'agenzia sudcoreana Yonhap che cita il portavoce della presidenza Lee Dong-kwan, un sisma artificiale che indicava l'avvenuto test nucleare e' stato registrato alle 9.54 del mattino, ora locale, nei pressi di Poongkye-ri nella provincia settentrionale di Hamkyong. Sempre stando a indicazioni provenienti da Seul, il test e' stato eseguito a 10-15 chilometri di distanza dal sito del primo test nucleare di Pyoyang nell'ottobre del 2006. Il presidente americano Barack Obama ha condannato la Corea del Nord che "minaccia la pace e la sicurezza internazionale" con l'annuncio del nuovo test nucleare e del lancio di un missile a corto raggio. In una nota emessa dalla Casa Bianca, Obama afferma che le azioni di Pyongyang rappresentano "una seria preoccupazione per tutte le nazioni" e che "simili provocazioni serviranno solo ad aumentare l'isolamento della Corea del Nord". "Abbiamo continuato e continueremo a lavorare -conclude- con i nostri alleati e partner del Negoziato dei Sei, come anche con gli altri membri del Consiglio di sicurezza nei prossimi giorni". Il Giappone intende chiedere una riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu in seguito al secondo test nucleare. "Il Giappone non tollerera' mai test nucleari della Corea del Nord", ha affermato il capo gabinetto Takeo Kawamura in conferenza stampa, aggiungendo che "se il test verra' confermato, e' in palese violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza e il Giappone prendera' misure decisive". Anche la Francia esprime preoccupazione e condanna "con la massima fermezza questo test nucleare", come afferma il portavoce del governo Luc Chatel. "Si tratta di una violazione del diritto internazionale e degli impegni assunti dalla Corea del Nord con la comunita' internazionale", ha aggiunto Chatel, auspicando "severe sanzioni" da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Fonti del ministero della difesa a Mosca citate dalle agenzie russe diffondono le prime valutazioni quantitative sull'entita' dell'ordigno nucleare nordcoreano. Si tratterebbe di una esplosione ''compresa fra i dieci e i venti chilotoni'', spiegano. Il primo test nucleare nordcoreano nel 2006 era stato valutato dagli esperti americani in meno di un chilotone (dove un chilotone misura l'energia liberata nell'esplosione di mille chili di tritolo). L'entita' dell'esplosione viene calcolata in funzione delle scosse rilevate dai sismografi in tutto il mondo. Lo Us Geological Survey ha misurato a una profondita' di dieci chilometri un tremore di intensita' pari a 4,7 gradi alle 2.54 di questa mattina.

La Corea del Nord ha effettuato il test di altri due missili a breve raggio. Lo riferisce l'agenzia sudcoreana Yonhap. I due nuovi lanci seguono il test nucleare della mattinata (poco prima delle 10 locali) e quello del missile a breve raggio fatto partire intorno a mezzogiorno. Dura la condanna del ministro degli esteri italiano Frattini che parla di una ''provocazione pericolosa'' e di ''una minaccia per la pace'' augurandosi una ripresa del dialogo.

venerdì 22 agosto 2008

la guerra fredda, la guerra calda, la guerra non scade mai, l'uomo le nazioni e la guerra

E' da un po di tempo che mi chiedo come sia possibile che alcune cose di me non riesco proprio a migliorarle??????

Mi chiedo come sia possibile che continuo a fare errori che avevo giurato di non ripetere???

Come sia possibile che sentimenti tipo l'ira E la vendetta facciano sempre parte del mio essere???

Poi apro gli occhi e guardo fuori da me è vedo le NAZIONI che hanno i miei stessi difetti, vedo le nazioni che continuano a ripetere gli stessi errori del passato.

Nel 2008 abbiamo come casa un pianeta vicino al collasso, un pianeta dove c'è
gente che muore di fame, di sete, di malattie e della cosa peggiore LA GUERR
A.

Ci sono guerre per combattere le guerre, dall'antichità nulla è cambiato la guerra ci viene sempre riproposta, ci viene servita calda o fredda e anche quando
pensi che quella fredda sia terminata i CUOCHI ne preparano subito qualche altra porzione.

I PEGGIORI DIFETTI DELL'UOMO SI RIPERCUOTONO SULLE NAZIONI, E ANCHE QUANDO VIENE FUORI QUALCOSA DI BUONO, VIENE FUORI PER RIMEDIARE AD ERRORI COMMESSI.

Mi verrebbe da dire:" mal comune mezzo gaudio " ma dico solo mal comune MAGGIOR DOLORE.

Da due giorni cerco di capire quante guerre ci siano in atto sul pianeta ??? ( ANZI VI CONSIGLIO DI FARE ANCHE VOI LA RICERA )

HO SCOPERTO CHE DI CONFLITTI ,ESCUDENDO QUELLI CON MAGGIORE PUBBLICITA'CHE SONO GIA'TANTI, C'E' NE' UN NUMERO IMPRECISATO NON PUBBLICIZZATI E CHE SI TRASCINANO IN SILENZIO DA ANNI E DI QUESTI NON SI HANNO NEPPURENOTIZIE PRECISE.

PER TORNARE AL TITOLO DEL POST ERRARE HUMANUM EST, PERSEVERARE E'
TRISTEMENTE UMANO LO STESSO, OPPURE DIABOLICO UGUALE ALL'UMANO.



MILIONIDIEURO


Aree geografiche in cui sono in corso conflitti ed anno inizio


1948 Guerra civile in Myanmar Myanmar Numero di vittime oltre 30,000

1964 Guerra civile in Colombia Colombia Numero di vittime oltre 300,000

1967 Conflitti arabo-israeliani (compresa l'Intifada) Palestina e Israele Numero di vittime circa 108,000

1969 Insurrezione comunista nelle Filippine Filippine Numero di vittime circa 40,000

1969 Insurrezione islamica nelle Filippine (inclusal'Operazione Enduring Freedom) Bangsamoro, Mindanao Numero di vittime 120.000/160.000

1975 Persecuzione della minoranza Hmong Laos Numero di vittime 2.000 - 3.000

1980 Guerriglia di ispirazione maoista in Perù Peru Numero di vittime 69.280

1983 Insurrezione indipendentista Tamil in Sri Lanka Sri Lanka Numero di vittime ~70.000 [

1984 Insurrezione indipendentista in Kurdistan Regione orientale della Turchia, cosiddetto Kurdistan Numero di vittime sconosciuto

1984 Movimento per la Liberazione di Papua Nuova Guinea Occidentale Numero di vittime ~100.000 (dal 1963)

1987 Seconda Guerra Civile in Uganda Uganda Numero di vittime ~12.000

1988 Guerra Civile in Somalia Somalia Numero di vittime sconosciuto

1989 Conflitto Indo-Pakistano sul Kashmir Kashmir Numero di vittime sconosciuto

1990 Insurrezione separatista in Casamance Casamance, Senegal Numero di vittime sconosciuto

1992 Conflitto del delta del Niger Nigeria Numero di vittime sconosciuto

1993 Rivolte autonomiste nelle province orientali dell'India Assam, Tripura, Nagaland Numero di vittime sconosciuto

1999 Seconda Guerra Cecena Cecenia, Russia Numero di vittime 75.000 civili

2001 Guerra in Afghanistan Afghanistan Numero divittime 10.000/20.000 militari - Numero di vittime 7.300-14.000 civili(cifre molto controverse)

2003 Guerra in Iraq Iraq Numero di vittime ~151,000

2003 Insurrezione in Arabia Saudita Arabia Saudita Numero di vittime 273

2003 Conflitto del Darfur Darfur, Sudan Numero di vittime 200.000 - 400.000

2004 Insurrezione autonomista in Belucistan Belucistan, Pakistan Numero di vittime sconosciuto

2004 Conflitto ideologico in Waziristan Waziristan, Pakistan Numero di vittime 2.600 - 7.100

2004 Insurrezione in Thailandia meridionale Pattani, Thailandia Numero di vittime ~2.500

2004 Insurrezione maoista in India Certain parts of India Numero di vittime sconosciuto

2005 Guerra in Ciad Ciad Numero di vittime ~1.400

2006 Guerra della droga in Messico Messico Numero di vittime ~2.700

2006 Guerra civile nella striscia di Gaza Striscia di Gaza, Palestina Numero di vittime 265

2007 Seconda Rivolta Tuareg Niger e Mali Numero di vittime 56

2007 Conflitto in Ogaden Ogaden, Ethiopia Numero di vittime 614

2008 Guerra in Ossezia del Sud Ossezia del Sud, Georgia,Russia Numero di vittime oltre 2000

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