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martedì 7 settembre 2010

In Amazzonia 34 tribù rischiano l'estinzione. Omicidi di indigeni sono aumentati del 63%. Deportazioni per fare spazio alle coltivazioni di Coca


Omicidi mirati, minacce, reclutamento forzato dei giovani nei gruppi armati della guerriglia, colonizzazione delle terre da parte dei coltivatori di coca e dei grandi latifondisti. In Colombia, nel fitto della foresta amazzonica, è in atto uno sterminio delle tribù indigene. Questa pulizia etnica avviene, salvo eccezioni, lontano dall'attenzione dell'opinione pubblica mondiale e in mezzo al decennale conflitto tra esercito e guerriglieri.

L'ONU: 33 AWA UCCISI IN UN SOLO ANNO - Ad accendere i riflettori questa volta intervengono le stesse Nazioni Unite. Secondo un rapporto dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), almeno 34 tribù colombiane stanno rischiando l'estinzione per le continue violenze cui sono sottoposte nelle loro terre. Le deportazioni sono citate come uno dei principali problemi che colpisce i popoli tribali della Colombia. Dei quattro milioni di rifugiati interni al paese, gli Indiani costituiscono il 15% del totale nonostante il fatto che rappresentino solo il due per cento della popolazione nazionale. Secondo il rapporto, tra il 2008 e il 2009 gli omicidi di indigeni colombiani sono aumentati del 63%, e nel solo 2009 sono stati assassinati 33 membri della tribù degli Awa. Solo due settimane prima della pubblicazione del rapporto, il leader Luis Socarrás Pimienta della tribù degli Wayúu è stato ucciso da un presunto paramilitare davanti alla sua casa nella provincia settentrionale colombiana di La Guajira. Secondo il rapporto, gli Awa richiedono «un'attenzione speciale» così come una delle ultime tribù nomadi dell'Amazzonia, i Nukak. Da quando i coltivatori di coca hanno colonizzato le loro terre, più della metà dei Nukak sono stati sterminati. Questo popolo vive intrappolato in un drammatico limbo sospeso tra gli opprimenti rifugi allestiti ai margini di una città e la violenza che divampa nella foresta.

PULIZIA ETNICA - Un precedente rapporto delle Nazioni Unite cita il sospetto di un programma di «pulizia etnica» del paese volto ad aprire le porte «allo stabilirsi di imprese agricole su larga scala, tra cui le piantagioni di palma da olio e gli allevamenti bovini». «Siamo sempre più limitati nei movimenti, persino quando dobbiamo andare a cacciare o a raccogliere il cibo», ha dichiarato il leader dei Wounaan, una tribù recentemente sfollata dai gruppi armati e dell'aumento della violenza conseguente all'afflusso di coltivatori di coca nel loro territorio. «Il precedente Presidente della Colombia si è fregiato di una vincente campagna contro la violenza, ma questo rapporto dimostra ancora una volta che il paese può solo vantare un lugubre record di abusi dei diritti umani contro la sua popolazione indigena - ha dichiarato il direttore generale di Survival International, Stephen Corry -. Il nuovo governo di Juan Manuel Santos deve agire una volta per tutte per impedire che i suoi cittadini più vulnerabili siano cancellati dalla faccia della terra, prima che sia troppo tardi».
fonte: http://www.corriere.it/esteri/10_settembre_06/onu-estinzione-indios_26c7c54c-b9d3-11df-90df-00144f02aabe.shtml

sabato 26 giugno 2010

Ambinte : Se ti droghi fai male anche al pianeta


Chi consuma stupefacenti non danneggia solo se stesso, ma nuoce gravemente anche all'ambiente, incoraggiando metodi produttivi inquinanti e antiecologici.

Pochi istanti di sballo si traducono in un danno ingente per il nostro cervello, ma anche per il pianeta. La droga infatti è tutt'altro che "verde", come dimostra un recente articolo pubblicato sul sito del magazine britannico Slate. L'uso di stupefacenti incentiva commerci e metodi produttivi illegali, che su tutto si fondano fuorché sulla tutela degli ecosistemi naturali. Per scoprire le eco-credenziali di ogni sostanza, occorre conoscerne la provenienza e confrontare i metodi produttivi.

Olio prezioso. Tra le sostanze meno "ecologiche" in circolazione troviamo l'ecstasy, realizzata con l'olio di sassofrasso (gen. Sassafras), un albero delle foreste pluviali di Brasile e Sudest asiatico. Nel 2008 la Flora and Fauna International, un'organizzazione non governativa per la tutela di piante e animali, ha collaborato con le autorità inglesi al sequestro in Gran Bretagna di 33 tonnellate di olio, per le quali erano stati abbattuti 8 mila alberi in una riserva cambogiana. Il contenuto di questi barili sarebbe stato sufficiente a produrre 245 milioni di pasticche.

Fabbriche di veleni. Particolarmente inquinanti, a causa degli scarichi di laboratorio rilasciati durante la filiera produttiva, anche i derivati di alcaloidi di origine vegetale come efedrina e pseudoefedrina, quali il crystal meth (o "ice"): si calcola che in California tra il 2000 e il 2004, queste droghe abbiano riversato nei canali tra le 1800 e le 3 mila tonnellate di scarichi tossici. Un affare sporco, in cui la maggior parte della materia prima, secondo un recente rapporto del Dipartimento di Stato Americano, proviene da India e Cina.

Fatti più in là. Le cose non migliorano quando si parla di cocaina. In questo caso il problema è l'appropriazione di spazio che queste colture sottraggono a terreni destinati alla foresta. Negli ultimi 20 anni soltanto nella zona delle Ande, si calcola siano stati abbattuti 2 milioni e 400 mila ettari di foreste per far posto alle piantagioni di coca. E con una resa "modesta", considerando che un metro quadrato di piante basta per appena 6 dosi di coca (23 di eroina se la stessa superficie fosse coltivata a papavero da oppio). Secondo il governo peruviano inoltre, ogni anno 15 milioni di litri di sostanze tossiche - soprattutto diesel e cherosene - finiscono nel Rio delle Amazzoni durante la produzione di pasta di coca. Senza contare che questa non è propriamente una merce "a chilometri zero", e che le spese di trasporto (via mare, aria, terra) costituiscono una parte importante del bilancio.

Erba invadente. Un metro quadrato di cannabis frutta circa 250 dosi. Ma a dispetto del suo aspetto così "naturale" neanche la marijuana è "verde". Almeno metà della produzione annua mondiale è infatti coltivata in Messico, dove ha invaso le aree protette delle montagne della Sierra Madre Occidentale. Mentre alcuni coltivatori californiani pur di ricavare spazio per le piantagioni illegali, non si sono fatti alcuno scrupolo a deturpare parte della vegetazione nativa del Sequoia National Park, deviare il corso di fiumi e inquinare il suolo pubblico di un'area protetta con pericolosi additivi chimici.
fonte: focus.it

lunedì 1 febbraio 2010

COCAINA SOSTITUISCE SESSO E CIBO CON 'CORTOCIRCUITO CEREBRALE'

L'esposizione prolungata alla cocaina puo' causare cambiamenti permanenti nei circuiti del cervello preposti alla decodifica del piacere, che a loro volta aumentano la dipendenza dalla sostanza: e' quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori statunitensi del Mount Sinai School of Medicine di New York e pubblicato su Nature. Dallo studio, condotto su due gruppi di topolini, e' emerso che l'uso cronico di cocaina provoca l'arresto dell'attivazione di alcuni geni nei circuiti del piacere del cervello, aumentando ulteriormente il desiderio della polvere bianca, che diventa l'unica e insostituibile compagna in grado di dare sensazioni piacevoli. L'individuazione di questi specifici geni, spiegano i ricercatori, offre una visione piu' chiara dei meccanismi della dipendenza dovuti alla polvere bianca, e potrebbe portare a trattamenti anti-assuefazione: ''Questo studio - spiega Nora Volkow, direttore del National Institute on Drug Abuse che ha finanziato lo studio - ci aiuta a comprendere perche' il consumo di droga ripetuto modifichi in modo durevole la funzione dei neuroni''.

lunedì 25 gennaio 2010

DM CocE : PROTEINA DI ORIGINE BATTERICA COMBATTE DIPENDENZA COCAINA

Un batterio per rompere le catene della dipendenza dalle droghe. E' quanto stanno cercando di realizzare gli scienziati a partire da una proteina presente in alcuni microrganismi. Si chiama Cocaina esterasi (CocE) l'enzima di origine batterica che riesce a frantumare la struttura della cocaina, neutralizzando cosi' gli effetti sul cervello, al centro di uno studio pubblicato sul Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics. Friedbert Weiss, che ne ha curato la revisione per la rivista Faculty of 1000 Medicine, spiega che una mutazione dell'enzima, un doppio mutante chiamato DM CocE, potrebbe ''ridurre il desiderio della sostanza stupefacente e prevenire la morte per overdose''.

martedì 6 ottobre 2009

cocaina: vaccino per ridurre la dipendenza dalla cocaina


Funziona il vaccino terapeutico anti-coca in fase di sperimentazione su pazienti: riduce il consumo della droga (anche della meta'). Gli effetti durano due mesi. Il preparato fa innalzare la concentrazione di anticorpi specifici contro la cocaina. Lo dimostra uno studio clinico su 115 cocainomani dalla Yale University School of Medicine a New Haven. La cocaina non raggiunge il cervello e non si innescano le sensazioni di piacere che instaurano la dipendenza.

Vincere il richiamo della "neve" con l’aiuto di un vaccino. Il siero sperimentale per trattare la dipendenza da cocaina sembra ridurre l’uso di questa sostanza in un sottogruppo di persone, che nel corso del trial ha sviluppato alti livelli di anticorpi anti-cocaina.

Lo rileva uno studio pubblicato da un team dell’Università di Yale (Usa) sugli "Archives of General Psychiatry". Secondo i ricercatori, però, solo il 38% dei soggetti vaccinati ha prodotto livelli sufficientemente alti di anticorpi, tali da facilitare la riduzione dell’uso della sostanza. E il risultato si è mantenuto solo per due mesi. Insomma, lo studio è «promettente», ma c’è ancora molto lavoro da fare.

Circa 2,5 milioni di americani sono schiavi della coca, ricordano gli autori dello studio, condotto in collaborazione con il Veterans Affairs Connecticut Healthcare System di West Haven. Ricerche su animali e uomo avevano suggerito che alti livelli di anticorpi anti-cocaina nel sangue possono bloccare e inattivare la sostanza prima che raggiunga il cervello, riducendo l’euforia legata alla droga.

Il team ha attivato un trial di fase IIb durato 24 settimane su un vaccino disegnato proprio per aumentare i livelli di anticorpi anticocaina nel sangue. Ben 115 soggetti dipendenti dalla ’nevè sono stati randomizzati in due gruppi: uno (58 individui) ha ricevuto cinque iniezioni del vaccino attivo, mentre l’altro è stato trattato con un placebo per 12 settimane. L’82% dei componenti di entrambi i gruppi ha completato il trial e tutti sono stati sottoposti a test delle urine.

Dei 55 soggetti che hanno terminato la serie di vaccinazioni, il 38% ha raggiunto alti livelli di anticorpi alla cocaina. Ebbene, in questo gruppo la proporzione di quanti sono riusciti a dimezzare l’abuso di polvere bianca è stato nettamente maggiore. Gli effetti avversi associati al vaccino sono stati lievi o moderati, dicono i ricercatori.

Si tratta di risultati parziali, giudicati comunque «promettenti» dal team di Bridget Martell della Yale University. «L’obiettivo del futuro sviluppo di un vaccino» per aiutare chi dipende dalla cocaina «sarà quello di aumentare la proporzione di soggetti che raggiungono alti livelli di anticorpi, per prolungare - concludono i ricercatori - il periodo di astinenza».

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