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martedì 17 gennaio 2012

ENERGIE ALTERNATIVE: PERCHÈ LA MARIJUANA FU PROIBITA


La marijuana (spagnolo), o cannabis (latino) o hemp (inglese) è una pianta che si potrebbe definire miracolosa, ed ha una storia lunga almeno quanto quella dell'umanità. Unica pianta che si può coltivare a qualunque latitudine, dall'Equatore alla Scandinavia, ha molteplici proprietà curative, cresce veloce, costa pochissimo da mantenere, offre un olio di ottima qualità (molto digeribile), ed ha fornito, dalle più antiche civiltà fino agli inizi del secolo scorso, circa l'80 per cento di ogni tipo di carta, di fibra tessile, e di combustibile di cui l'umanità abbia mai fatto uso.

E poi, cosa è successo? E' successo che in quel periodo è avvenuto il clamoroso sorpasso dell’industria ai danni dell'agricultura, e di questo sorpasso la cannabis è stata chiaramente la vittima numero uno.

I nascenti gruppi industriali americani puntavano soprattutto allo sfruttamento del petrolio per l’energia (Standard Oil - Rockefeller), delle risorse boschive per la carta (editore Hearst), e delle fibre artificiali per l’abbigliamento (Dupont) – tutti settori nei quali avevano investito grandi quantità di denaro. Ma avevano di fronte, ciascuno sul proprio terreno, questo avversario potentissimo, e si unirono così per formare un'alleanza sufficientemente forte per batterlo.

L'unica soluzione per poter tagliare di netto le gambe ad un colosso di quelle dimensioni risultò la messa albando totale. L’illegalità. Partì quindi un'operazione mediatica di demonizzazione, rapida, estesa ed efficace ("droga del diavolo", "erba maledetta" ecc. ), grazie agli stessi giornali di Hearst (è il famoso personaggio di Citizen Kane/Quarto Potere, di O. Wells), il quale ne aveva uno praticamente in ogni grande città. Sensibile al denaro, e sempre alla ricerca di temi di facile presa popolare, Hollywood si accodò volentieri alla manovra, contribuendo in maniera determinante a porre il sigillo alla bara della cannabis (a sin. la locandina del fim "Marihuana: assassina di giovinezza - Un tiro, una festa, una tragedia").

La condanna morale viaggiava rapida e incontrastata da costa a costa (non c’era la controinformazione!), e di lì a far varare una legge che mettesse la cannabis fuori legge fu un gioco da ragazzi. Anche perchè pare che i tre quarti dei senatori che approvarono il famoso "Marijuana Tax Act" del 1937, tutt'ora in vigore, non sapevano che marijuana e cannabis fossero la stessa cosa: sarebbe stato il genio di Hearst ad introdurre il nomignolo, mescolando le carte per l'occasione.

Fatto sta che a partire da quel momento Dupont inondava il mercato con le sue fibre sintetiche (nylon, teflon, lycra, kevlar, sono tutti marchi originali Dupont), il mercato dell'automobile si indirizzava definitivamente all'uso del motore a benzina (il primo motore costruito da Diesel funzionava con carburante vegetale), e Hearst iniziava la devastazione sistematica delle foreste del Sudamerica, dal cui legno trasse in poco tempo la carta sufficiente per mettere in ginocchio quel poco che era rimasto della concorrenza.

Al coro di benefattori si univa in seguito il consorzio tabaccai, che generosamente si offriva di porre rimedio all'improvviso “vuoto di mercato” con un prodotto cento volte più dannoso della cannabis stessa.

E le "multinazionali" di oggi, che influenzano fortemente tutti i maggiori governi occidentali, non sono che le discendenti dirette di quella storica alleanza, nata negli anni '30, fra le grandi famiglie industriali. (Nel caso qualcuno si domandasse perchè mai la cannabis non viene legalizzata nemmeno per uso medico, nonostante gli innegabili riscontri positivi in quel senso).

Come prodotto tessile, la cannabis è circa quattro volte più morbida del cotone, quattro volte più calda, ne ha tre volte la resistenza allo strappo, dura infinitamente di più, ha proprietà ignifughe, e non necessita di alcun pesticida per la coltivazione. Come carburante, a parità di rendimento, costa circa un quinto, e come supporto per la stampa circa un decimo.

Abbiamo fatto l'affare del secolo.

FONTE http://www.luogocomune.net/

sabato 26 giugno 2010

Ambinte : Se ti droghi fai male anche al pianeta


Chi consuma stupefacenti non danneggia solo se stesso, ma nuoce gravemente anche all'ambiente, incoraggiando metodi produttivi inquinanti e antiecologici.

Pochi istanti di sballo si traducono in un danno ingente per il nostro cervello, ma anche per il pianeta. La droga infatti è tutt'altro che "verde", come dimostra un recente articolo pubblicato sul sito del magazine britannico Slate. L'uso di stupefacenti incentiva commerci e metodi produttivi illegali, che su tutto si fondano fuorché sulla tutela degli ecosistemi naturali. Per scoprire le eco-credenziali di ogni sostanza, occorre conoscerne la provenienza e confrontare i metodi produttivi.

Olio prezioso. Tra le sostanze meno "ecologiche" in circolazione troviamo l'ecstasy, realizzata con l'olio di sassofrasso (gen. Sassafras), un albero delle foreste pluviali di Brasile e Sudest asiatico. Nel 2008 la Flora and Fauna International, un'organizzazione non governativa per la tutela di piante e animali, ha collaborato con le autorità inglesi al sequestro in Gran Bretagna di 33 tonnellate di olio, per le quali erano stati abbattuti 8 mila alberi in una riserva cambogiana. Il contenuto di questi barili sarebbe stato sufficiente a produrre 245 milioni di pasticche.

Fabbriche di veleni. Particolarmente inquinanti, a causa degli scarichi di laboratorio rilasciati durante la filiera produttiva, anche i derivati di alcaloidi di origine vegetale come efedrina e pseudoefedrina, quali il crystal meth (o "ice"): si calcola che in California tra il 2000 e il 2004, queste droghe abbiano riversato nei canali tra le 1800 e le 3 mila tonnellate di scarichi tossici. Un affare sporco, in cui la maggior parte della materia prima, secondo un recente rapporto del Dipartimento di Stato Americano, proviene da India e Cina.

Fatti più in là. Le cose non migliorano quando si parla di cocaina. In questo caso il problema è l'appropriazione di spazio che queste colture sottraggono a terreni destinati alla foresta. Negli ultimi 20 anni soltanto nella zona delle Ande, si calcola siano stati abbattuti 2 milioni e 400 mila ettari di foreste per far posto alle piantagioni di coca. E con una resa "modesta", considerando che un metro quadrato di piante basta per appena 6 dosi di coca (23 di eroina se la stessa superficie fosse coltivata a papavero da oppio). Secondo il governo peruviano inoltre, ogni anno 15 milioni di litri di sostanze tossiche - soprattutto diesel e cherosene - finiscono nel Rio delle Amazzoni durante la produzione di pasta di coca. Senza contare che questa non è propriamente una merce "a chilometri zero", e che le spese di trasporto (via mare, aria, terra) costituiscono una parte importante del bilancio.

Erba invadente. Un metro quadrato di cannabis frutta circa 250 dosi. Ma a dispetto del suo aspetto così "naturale" neanche la marijuana è "verde". Almeno metà della produzione annua mondiale è infatti coltivata in Messico, dove ha invaso le aree protette delle montagne della Sierra Madre Occidentale. Mentre alcuni coltivatori californiani pur di ricavare spazio per le piantagioni illegali, non si sono fatti alcuno scrupolo a deturpare parte della vegetazione nativa del Sequoia National Park, deviare il corso di fiumi e inquinare il suolo pubblico di un'area protetta con pericolosi additivi chimici.
fonte: focus.it

mercoledì 9 dicembre 2009

SESSO: chi fuma MARIJUANA ha difficoltà a raggiungere l' ORGASMO

Troppo lento. Gli uomini che fumano regolarmente marijuana possono incorrere nella difficolta' nel raggiungere l'orgasmo: ad affermarlo e' uno studio condotto da un gruppo di ricercatori de La Trobe University di Melbourne (Australia) guidati dalla ricercatrice Marian Pitts, dal quale emerge che gli uomini che fanno uso di cannabis possono avere fino a quattro volte piu' difficolta' nel raggiungere l'orgasmo rispetto ai non fumatori. Lo studio si e' basato sull'analisi dei dati raccolti nel corso di interviste telefoniche rivolte a 8.656 uomini e donne australiani tra i 16 e i 64 anni. Dalle interviste e' emerso inoltre che a fumare sono principalmente gli individui sotto i 36 anni, e che gli uomini fanno uso di marijuana il doppio delle donne (11,2% contro il 6,1%).

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