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sabato 26 giugno 2010

Ambinte : Se ti droghi fai male anche al pianeta


Chi consuma stupefacenti non danneggia solo se stesso, ma nuoce gravemente anche all'ambiente, incoraggiando metodi produttivi inquinanti e antiecologici.

Pochi istanti di sballo si traducono in un danno ingente per il nostro cervello, ma anche per il pianeta. La droga infatti è tutt'altro che "verde", come dimostra un recente articolo pubblicato sul sito del magazine britannico Slate. L'uso di stupefacenti incentiva commerci e metodi produttivi illegali, che su tutto si fondano fuorché sulla tutela degli ecosistemi naturali. Per scoprire le eco-credenziali di ogni sostanza, occorre conoscerne la provenienza e confrontare i metodi produttivi.

Olio prezioso. Tra le sostanze meno "ecologiche" in circolazione troviamo l'ecstasy, realizzata con l'olio di sassofrasso (gen. Sassafras), un albero delle foreste pluviali di Brasile e Sudest asiatico. Nel 2008 la Flora and Fauna International, un'organizzazione non governativa per la tutela di piante e animali, ha collaborato con le autorità inglesi al sequestro in Gran Bretagna di 33 tonnellate di olio, per le quali erano stati abbattuti 8 mila alberi in una riserva cambogiana. Il contenuto di questi barili sarebbe stato sufficiente a produrre 245 milioni di pasticche.

Fabbriche di veleni. Particolarmente inquinanti, a causa degli scarichi di laboratorio rilasciati durante la filiera produttiva, anche i derivati di alcaloidi di origine vegetale come efedrina e pseudoefedrina, quali il crystal meth (o "ice"): si calcola che in California tra il 2000 e il 2004, queste droghe abbiano riversato nei canali tra le 1800 e le 3 mila tonnellate di scarichi tossici. Un affare sporco, in cui la maggior parte della materia prima, secondo un recente rapporto del Dipartimento di Stato Americano, proviene da India e Cina.

Fatti più in là. Le cose non migliorano quando si parla di cocaina. In questo caso il problema è l'appropriazione di spazio che queste colture sottraggono a terreni destinati alla foresta. Negli ultimi 20 anni soltanto nella zona delle Ande, si calcola siano stati abbattuti 2 milioni e 400 mila ettari di foreste per far posto alle piantagioni di coca. E con una resa "modesta", considerando che un metro quadrato di piante basta per appena 6 dosi di coca (23 di eroina se la stessa superficie fosse coltivata a papavero da oppio). Secondo il governo peruviano inoltre, ogni anno 15 milioni di litri di sostanze tossiche - soprattutto diesel e cherosene - finiscono nel Rio delle Amazzoni durante la produzione di pasta di coca. Senza contare che questa non è propriamente una merce "a chilometri zero", e che le spese di trasporto (via mare, aria, terra) costituiscono una parte importante del bilancio.

Erba invadente. Un metro quadrato di cannabis frutta circa 250 dosi. Ma a dispetto del suo aspetto così "naturale" neanche la marijuana è "verde". Almeno metà della produzione annua mondiale è infatti coltivata in Messico, dove ha invaso le aree protette delle montagne della Sierra Madre Occidentale. Mentre alcuni coltivatori californiani pur di ricavare spazio per le piantagioni illegali, non si sono fatti alcuno scrupolo a deturpare parte della vegetazione nativa del Sequoia National Park, deviare il corso di fiumi e inquinare il suolo pubblico di un'area protetta con pericolosi additivi chimici.
fonte: focus.it

martedì 23 marzo 2010

SESSO: CURVE FEMMINILI PER UOMINI SONO COME DROGA


Per gli uomini, le curve femminili sono come una droga. Seni abbondanti e glutei formosi attivano gli stessi circuiti cerebrali ''eccitati'' dalle sostanze stupefacenti. Lo affermano i ricercatori della Georgia Gwinnett College (USA) in uno studio pubblicato su PLOS One che ha esaminato 14 uomini, eta' media 25 anni, per registrare la risposta del cervello alla vista di nudi femminili. Seguendo altri studi sull'evoluzione secondo i quali gli uomini di tutte le culture sarebbero ''naturalmente'' attratti da linee a clessidra, i ricercatori hanno usato le immagini di sette donne prima e dopo interventi di rimodellamento dei fianchi per renderli piu' sinuosi. La risonanza magnetica (fMRI) ha messo ''a nudo'' l'attivita' elettrica del cervello maschile, che alla vista delle immagini risultava piu' eccitata nei centri del cervello legati al piacere e alla ricompensa, gli stessi coinvolti nella dipendenza dalle droghe.

venerdì 12 marzo 2010

ALLARME JWH-018, CLONE CHIMICO CANNABIS 10 VOLTE PIU' POTENTE

Un miscuglio di sostanze di sintesi e spezie dagli effetti stupefacenti: conosciuta in Italia con nomi differenti, ''spice'' o ''genie'', si tratta di una nuova droga che spopola fra gli adolescenti, chimica e molto pericolosa. Lo hanno confermato i test condotti dai tossicologi americani della Saint Louis University, Missouri: su 30 teenager che avevano fumato questi spinelli sono stati individuati effetti collaterali come allucinazioni, vomito, stati di agitazione, ipertensione, probabili danni al sistema cardiocircolatorio e al sistema nervoso.

Venduta come incenso o profumatore di ambienti, la ''spice'' e' composta da una sostanza 10 volte piu' psicoattiva del Thc, il principio attivo della marijuana responsabile della sensazione di piacere. Brevettata in America negli anni '90 da uno studioso dei ricettori cannabinoidi, John Huffman, con il nome di Jwh-018, la sostanza e' stata studiata per le sue proprieta' analgesiche, salvo poi individuare un'azione simile e piu' potente di quella della cannabi

lunedì 25 gennaio 2010

DM CocE : PROTEINA DI ORIGINE BATTERICA COMBATTE DIPENDENZA COCAINA

Un batterio per rompere le catene della dipendenza dalle droghe. E' quanto stanno cercando di realizzare gli scienziati a partire da una proteina presente in alcuni microrganismi. Si chiama Cocaina esterasi (CocE) l'enzima di origine batterica che riesce a frantumare la struttura della cocaina, neutralizzando cosi' gli effetti sul cervello, al centro di uno studio pubblicato sul Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics. Friedbert Weiss, che ne ha curato la revisione per la rivista Faculty of 1000 Medicine, spiega che una mutazione dell'enzima, un doppio mutante chiamato DM CocE, potrebbe ''ridurre il desiderio della sostanza stupefacente e prevenire la morte per overdose''.

martedì 6 ottobre 2009

cocaina: vaccino per ridurre la dipendenza dalla cocaina


Funziona il vaccino terapeutico anti-coca in fase di sperimentazione su pazienti: riduce il consumo della droga (anche della meta'). Gli effetti durano due mesi. Il preparato fa innalzare la concentrazione di anticorpi specifici contro la cocaina. Lo dimostra uno studio clinico su 115 cocainomani dalla Yale University School of Medicine a New Haven. La cocaina non raggiunge il cervello e non si innescano le sensazioni di piacere che instaurano la dipendenza.

Vincere il richiamo della "neve" con l’aiuto di un vaccino. Il siero sperimentale per trattare la dipendenza da cocaina sembra ridurre l’uso di questa sostanza in un sottogruppo di persone, che nel corso del trial ha sviluppato alti livelli di anticorpi anti-cocaina.

Lo rileva uno studio pubblicato da un team dell’Università di Yale (Usa) sugli "Archives of General Psychiatry". Secondo i ricercatori, però, solo il 38% dei soggetti vaccinati ha prodotto livelli sufficientemente alti di anticorpi, tali da facilitare la riduzione dell’uso della sostanza. E il risultato si è mantenuto solo per due mesi. Insomma, lo studio è «promettente», ma c’è ancora molto lavoro da fare.

Circa 2,5 milioni di americani sono schiavi della coca, ricordano gli autori dello studio, condotto in collaborazione con il Veterans Affairs Connecticut Healthcare System di West Haven. Ricerche su animali e uomo avevano suggerito che alti livelli di anticorpi anti-cocaina nel sangue possono bloccare e inattivare la sostanza prima che raggiunga il cervello, riducendo l’euforia legata alla droga.

Il team ha attivato un trial di fase IIb durato 24 settimane su un vaccino disegnato proprio per aumentare i livelli di anticorpi anticocaina nel sangue. Ben 115 soggetti dipendenti dalla ’nevè sono stati randomizzati in due gruppi: uno (58 individui) ha ricevuto cinque iniezioni del vaccino attivo, mentre l’altro è stato trattato con un placebo per 12 settimane. L’82% dei componenti di entrambi i gruppi ha completato il trial e tutti sono stati sottoposti a test delle urine.

Dei 55 soggetti che hanno terminato la serie di vaccinazioni, il 38% ha raggiunto alti livelli di anticorpi alla cocaina. Ebbene, in questo gruppo la proporzione di quanti sono riusciti a dimezzare l’abuso di polvere bianca è stato nettamente maggiore. Gli effetti avversi associati al vaccino sono stati lievi o moderati, dicono i ricercatori.

Si tratta di risultati parziali, giudicati comunque «promettenti» dal team di Bridget Martell della Yale University. «L’obiettivo del futuro sviluppo di un vaccino» per aiutare chi dipende dalla cocaina «sarà quello di aumentare la proporzione di soggetti che raggiungono alti livelli di anticorpi, per prolungare - concludono i ricercatori - il periodo di astinenza».

lunedì 28 settembre 2009

sport dipendenza: l'esercizio fisico può diventare anche una droga.


Si chiama ''sport-dipendenza'' ma non interessa quelli che guardano partite di calcio e gare di atletica dal divano di casa. Scienziati americani della Tufts University (Massachusetts, Usa) hanno infatti scoperto che l'esercizio fisico puo' diventare anche una droga.

L'altra faccia dello sport, che fa bene quando e' moderato ma non quando diventa una mania, e' stata scoperta in laboratorio e lo studio pubblicato sulla rivista Behavioral Neuroscience. L'iperattivita' motoria ha avuto sui topi gli stessi effetti dei farmaci che curano la tossicodipendenza.
Un tipo di relazione giu' osservata in una nuova malattia, la cosiddetta anoressia atletica, che associa il disturbo alimentare di chi vuole dimagrire a tutti i costi a un bisogno continuo di allenarsi per perdere ancora piu' peso.

''L'attivita' fisica, come l'abuso di droghe, porta all'attivazione di neurotrasmettitori come le endorfine e la dopamina, che sono coinvolti nel senso di ricompensa'', spiega uno degli autori dello studio, Robin Kanarek. Per i pigri, invece, nessuna giustificazione alibi. ''Lo sport, come qualsiasi altra attivita', va fatta con moderazione'', avvertono gli scienziati. In quel caso non c'e' pericolo di diventarne drogati.

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