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lunedì 1 aprile 2013

arsenali nucleari: Testate nucleari USA in Europa


Sono 12 le basi aeree che, dislocate in 7 Paesi, possono ospitare armamenti atomici sotto il controllo degli Stati Uniti d’America. Nel 2005 le testate nucleari ivi presenti ammontavano a 480 unità.
I dettagli del Programma di Accordi sul dispiegamento nucleare della NATO sono segreti. Le bombe sono gestite attraverso un Sistema di Sicurezza per l’Immagazzinamento degli Armamenti, ideato durante la Guerra Fredda, che prevedeva di collocare le testate nucleari, insieme ad armi convenzionali, in rifugi sotterranei con apertura a tempo. Tali rifugi sono stati costruiti a partire dal 1987 al di sotto della superficie degli hangar che ospitano i velivoli in grado di trasportare le testate stesse. Completati nel giro di una decina di anni, ognuno di essi è in grado di contenere 4 testate. In alcune basi, la loro custodia e manutenzione è affidata ai cosiddetti Munitions Support Squadron (MUNSS), a ciascuno dei quali sono approssimativamente assegnate 150 unità di personale.
Il quadro completo è il seguente:
1. Kleine Brogel Air Base (d’ora in poi, AB) in Belgio – dove operano F-16 dell’aviazione belga – è dotata di 11 rifugi per una capacità di 44 testate. Ne ospita 20, affidate alle cure del 701° MUNSS;
2. Buchel AB in Germania – dove operano Tornado tedeschi – ha anch’essa 11 rifugi e 20 testate, custodite dal 702° MUNSS;
3. Norvenich AB in Germania – con Tornado tedeschi – ha 11 rifugi ma nessuna testata. Le 20 che vi sostavano fino al 1995 sono state trasferite a Ramstein;
4. Ramstein AB in Germania – sede sia di F-16 statunitensi che di Tornado tedeschi – possiede ben 55 rifugi per una capacità totale di 220 testate. Nel 2005 ne erano presenti 130, più avanti diremo cosa è probabilmente accaduto negli anni successivi;
5. Araxos AB in Grecia – dove operano A-7 dell’aviazione greca – ha 6 rifugi ma nessuna testata. Le 20 presenti fino alla primavera del 2001 (quando la Grecia si è ritirata unilateralmente dalla “NATO Nuclear Strike Mission”) sono probabilmente state spostate a Ramstein, in Germania;
6. Aviano AB in Italia – sede di F-16 statunitensi – possiede 18 rifugi e 50 testate nucleari;
7. Ghedi Torre AB in Italia – dove operano Tornado italiani – ha 11 rifugi e detiene 40 testate, sotto la custodia e manutenzione del 704° MUNSS;
8. Volkel AB in Olanda – sede di F-16 dell’aviazione olandese – ha 11 rifugi e 20 testate, lasciate alle cure del 703° MUNSS;
9. Akinci AB in Turchia – dove operano F-16 turchi – ha 6 rifugi ma nessuna testata;
10. Balikesir AB in Turchia – sede di F-16 turchi – ha 6 rifugi. Le 20 testate nucleari presenti sino al 1995 sono state trasferite alla base di Incirlik;
11. Incirlik AB in Turchia – dove operano F-16 statunitensi – ha 25 rifugi e detiene 90 testate;
12. per finire in bellezza, Lakenheath nel Regno Unito che formalmente è una base della RAF (Royal Air Force) ma ospita solo F-15 statunitensi. Essa possiede 33 rifugi e detiene ben 110 testate nucleari, il che la rende molto probabilmente il luogo in Europa che oggi custodisce il maggior numero di armamenti atomici statunitensi.

Va infatti sottolineato che nel gennaio 2007 la United States Air Force (USAF) ha rimosso la base di Ramstein dall’elenco delle installazioni che ricevono periodiche ispezioni agli armamenti nucleari, possibile conseguenza dello spostamento negli Stati Uniti delle testate presenti. Se ciò corrispondesse al vero, il numero delle testate nucleari dispiegate in Europa si ridurrebbe a 350, l’equivalente circa dell’intero arsenale atomico della Francia (ma comunque ancora superiore al totale delle testate cinesi ed a quello dei tre Paesi non firmatari del Trattato di non Proliferazione Nucleare – India, Israele e Pakistan – messi insieme).
Secondo una fonte anonima della Difesa tedesca, citata dalla rivista Der Spiegel, gli Stati Uniti avrebbero temporaneamente (e discretamente) rimosso le testate nucleari da Ramstein a seguito di importanti lavori di ristrutturazione; l’eliminazione della base dall’elenco delle ispezioni periodiche suaccennato pare significare che la decisione sia diventata definitiva.
A dispetto dell’apparente riduzione, il Gruppo di Pianificazione Nucleare (NPG) della NATO ha riaffermato – nel successivo giugno 2007 – l’importanza del dispiegamento di armi nucleari statunitensi in Europa. Lo scopo di esse sarebbe quello “di preservare la pace e prevenire le minacce ed ogni tipo di guerra”, anche se la NATO non individua alcun preciso nemico dal quale ci si dovrebbe difendere usando questi armamenti. Essa sostiene invece che le testate nucleari “rappresentano un legame politico e militare essenziale tra i membri europei e nord-americani dell’Alleanza”.
Capito l’antifona?

fonte: http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/04/14/testate-nucleari-usa-in-europa/

Armi nucleari in Italia: un arsenale nucleare di novanta testate atomiche

Le bombe nelle basi Usa di Ghedi Torre (Brescia) e Aviano (Pordenone). Silenzio assoluto sugli arsenali. Un accordo americano copre tutto


Per ben due volte nell’arco degli ultimi 15 anni milioni di italiani si sono recati alle urne per dire no alla possibilità, per il nostro Paese, di sviluppare e produrre energia nucleare per scopi civili.
Questi stessi italiani però, forse, non sanno che possediamo un verso e proprio arsenale nucleare.
La cosa appare assurda e paradossale considerando che nel 1975 Roma ha sottoscritto il Trattato di non proliferazione nucleare, eppure sul nostro suolo si trovano poco meno di un centinaio di testate atomiche. Per l’esattezza sono 90 le bombe di questo tipo stipate, poco più della metà di queste ovvero 50, nella base Usa di Aviano nei pressi di Pordenone, mentre le restanti si trovano custodite nella base statunitense di Ghedi Torre nel bresciano.
Tecnicamente parlando si tratta di armi tattiche, di potenza e gittata minore rispetto a quelle strategiche quindi, denominate B61; queste sono bombe gravitazionali che per essere utilizzate devono essere lanciate da aerei appositi, o almeno compatibili, attualmente potrebbero essere lanciate solo dagli F16 o dai Tornado; hanno una potenza che varia, a secondo del tipo e della grandezza essendone state costruite almeno tre diversi tipi, da 0,3 a 170 chilotoni che se utilizzate genererebbero una distruzione 900 volte superiore a quella prodotta su Nagasaki o Hiroshima.

Nelle basi per 3 anni
A breve, all’incirca nel 2016, queste testate lasceranno l’Italia, o meglio lasceranno il posto a nuove bombe, più maneggevoli e moderne; in modo molto lento infatti sarà avviato lo smantellamento di questi ordigni e la sostituzione con le nuove testate nucleari, realizzate secondo gli ultimi progetti approvati dal Pentagono, che però non saranno pronte prima del 2019.
Nello specifico questi nuovi ordigni avranno una maggiore precisione e ridurranno il fallout radioattivo conseguente all’esplosione, mentre la carica nucleare verrà riutilizzata, con una potenza massima nell’ordine dei 50 chilotoni.
Nel frattempo inoltre inizieranno gli addestramenti di nuove truppe specializzate capaci di utilizzare questi ordigni, in Italia hanno queste facoltà solamente i militari statunitensi di stanza a Ghedi o Aviano, mentre ai nostri soldati non è concesso l’uso di questi mezzi, anche se la clausola della “doppia chiave” contenuta in alcuni documenti tra le parti prevede la possibilità che queste bombe siano utilizzate anche dalle nostre forze armate, ma solo dopo che gli Usa ne abbiano deciso l’impiego.

Omertà Ovviamente i politici italiani non hanno mai ammesso o confermato la presenza di queste bombe nel BelPaese ma sono stati gli stessi Usa a confermarla in più di una occasione.
Già l’11 luglio 1986, pur nel silenzio generale, alcune agenzie di stampa ribatterono una notizia apparsa sul Washington post in cui si riferiva che il Pentagono aveva appena annunciato il Piano WS3 il quale prevedeva che in 25 diverse basi americane sparse per il mondo, tra cui quelle italiane di Ghedi, Aviano e Rimini, sarebbero stati dislocati bombardieri atomici ed ordigni nucleari non più sotto gli hangar dei bombardieri, bensì all’interno di speciali rifugi.
Una nuova conferma arrivò nel 2005 quando la declassificazione di un rapporto statunitense sulle armi nucleari americane in Europa accertò la presenza nel vecchio continente di circa 400 testate nucleari, 90 delle quali custodite in Italia.
Altra conferma importante quelle giunta alcuni anni fa da parte Robert Norris, uno studioso del Natural resources defense council di Washington, che dopo aver esaminato alcuni documenti ufficiali del Pentagono confermò la presenza di queste bombe in Italia, quantificandole però in una trentina, la maggior parte delle quali custodite ad Aviano.
Inquietante però quanto aggiunto subito dopo dal ricercatore.
Questi infatti disse che quasi tutta la parte riguardante il nostro Paese era stata cancellata; lui e i suoi colleghi avrebbero ricostruito gli “omissis” del documento principale utilizzando altre fonti e analizzando nel minimo dettaglio tutte le tabelle allegate al foglio più importante.
Accordo Italia-Usa
Ma quando, come e perché queste armi sono arrivate in Italia?
I primi ordigni giunsero nel 1957 anche se già dalla fine dell’anno precedente i militari statunitensi di stanza nello Stivale erano equipaggiati con missili Corporal e Honest John su cui vennero montate testate nucleari tattiche da impiegare, in caso di attacco sovietico, contro i carri dell’Armata rossa.
Negli anni ’60 e ’70 vennero dispiegati altri tipi di missili, mortai da otto pollici per il lancio di ordigni nucleari, e bombe atomiche di profondità destinate agli aerei della base di Sigonella per la caccia di sottomarini sovietici nel Mediterraneo.
Successivamente sono arrivate le bombe attualmente stipate tra Ghedi e Aviano.
Gli Usa hanno portato in Italia questo tipo di armamenti grazie all’accordo bilaterale denominato Stone Ax; una prima versione di questo fu siglato negli anni ’50; successivamente tra il 2003 ed il 2004 ne dovrebbe essere stata sottoscritta una nuova versione, figlia del clima post 11 settembre, che tra le principali innovazioni prevedrebbe periodiche revisioni e conseguenti aggiornamenti. Per quanto riguarda l’accordo tra Italia ed Usa purtroppo il condizionale è d’obbligo visto che nessun patto in tal senso è mai stato sottoposto a voto parlamentare e che le uniche informazioni che si hanno le dobbiamo ad alcuni ricercatori statunitensi, come ad esempio William Arkin, un ex analista d’intelligence per l’esercito americano, che hanno diffuso tramite libri e ricerche le informazioni in loro possesso.

http://www.lanotiziagiornale.it/novanta-testate-atomiche-sotto-i-nostri-piedi/

http://www.stampalibera.com/?p=61616

http://www.informarexresistere.fr/2013/03/28/novanta-testate-atomiche-sotto-i-nostri-piedi/#axzz2

venerdì 3 settembre 2010

Armi nucleari : La proliferazione nucleare e la bancarotta della ragione umana


La questione dell’arricchimento dell’uranio nella centrale iraniana e la reazione dell’occidente mostrano tutta l’ipocrisia delle leadership nella gestione dei rapporti di potere tra Stati.

La questione dell’arricchimento dell’uranio nella centrale iraniana e la reazione dell’occidente mostrano tutta l’ipocrisia delle leadership nella gestione dei rapporti di potere tra Stati. Tremila satelliti militari di nazionalità russa e statunitense sono in orbita militarizzando lo spazio anche se i trattati internazionali lo vietano. Nell’era della globalizzazione il dominio dello spazio extratmosferico e del cyberspazio determinano la moltiplicazione della potenza politica e militare.

Al multipolarismo necessario e auspicato si sta imponendo il bipolarismo Usa-Cina. In tale situazione timide reazioni vengono mostrate verso una Cina che ha realizzato il Dong Feng-5, un missile a propellente liquido, in grado di percorrere 13.000 km con una singola testata di multi-megatoni (milioni di tonnellate di tritolo equivalente). La Cina ha inoltre fornito assistenza in passato per la costruzione del reattore pachistano che produce plutonio per le bombe a Khushab. Potenze nucleari che non hanno mai firmato il Trattato di Non Proliferazione sono l’India, il Pakistan e Israele.

Ogni scenario politico serio non esclude una guerra nucleare tra India e Pakistan. Israele fu aiutato dai francesi per costruire il reattore a Dimona nel deserto del Nigev. Un tecnico di nome Mordechai rivelò che Israele possedeva un arsenale di 200 ordigni. Il missile più avanzato (Shahab III) posseduto dall’Iran ha una gittata presunta di 1300 Km in grado di colpire Israele ma non è scontato che l’Iran possa costruire una bomba nucleare “piccola” (750 Kg) da poter essere montata sul Shahab III. Il rilancio del nucleare dovrebbe far riflettere sul legame nucleare civile e militare costituito dalla tecnologia dell’arricchimento dell’uranio e del ritrattamento del combustibile nucleare per l’estrazione del plutonio.

A Hiroshima una bomba di “appena” 20 Kton di tritolo equivalente scoppiò a 500 metri dal suolo. Una sfera d’aria surriscaldata iniziò a espandersi raggiungendo il diametro di 100 metri e poi si formò una nube che raggiunse il diametro di 5 km. Una superficie di 15 km quadrati venne distrutta. L’onda esplosiva si espanse fino a 15 Km dall’epicentro detto ground zero mentre sul suolo sotto l’esplosione la temperatura raggiunse i 3000 gradi. A una distanza di un km la temperatura era pari a 1800 gradi. Morirono 140.000 persone e altre 70.000 dopo due anni!

Oggi nel tempo del confronto per il controllo delle risorse sempre più scarse su un pianeta da 7 miliardi di persone, la proliferazione e lo smantellamento degli arsenali nucleari diventa il problema centrale per la sicurezza del Pianeta. L’arsenale nucleare mondiale è sceso da circa 69.000 testate del 1986 alle 22.000 testate del 2010 ma le potenze nucleari si sono dimostrate riluttanti sul bando totale dei test nucleari (Ctbt, Comprehensive Test-Ban Treaty).

Gli Usa si sono rifiutati di ratificare questo Trattato firmato da 152 Paesi ma ratificato da 21 su 44 Stati in grado di realizzare ordigni nucleari.

Contemporaneamente la ricerca di armi di nuova concezione assorbe miliardi di risorse d’investimenti: superlaser, nuove mini bombe a fissione, superesplosivi a idrogeno metallico congiuntamente alla mai utilizzata bomba a neutroni e alla bomba nucleare rappresentano la bancarotta della ragione umana.
fonte : http://www.terranews.it/news/2010/09/la-proliferazione-nucleare-e-la-bancarotta-della-ragione-umana

venerdì 13 agosto 2010

INCIDENTI NUCLEARI : A 10 anni dalla tragedia Kursk Artico, polveriera nucleare


Il 12 agosto del 2000 l'esplosione nel sommergibile atomico in cui persero la vita 118 marinai russi. I reattori ancora abbandonati in un deposito all'aperto in attesa di stoccaggio. E il passaggio di Nord Est, rotta sempre più battuta dal traffico commerciale, è disseminato di relitti potenzialmente pericolosi.

Sono passati dieci anni da quando il sommergibile nucleare russo Kursk affondò durante una manovra militare 1a seguito di una esplosione. Alla prima esplosione ne seguirono altre, percepite sia da navi militari russe coinvolte nella stessa operazione che da un sommergibile statunitense, nei paraggi per "spiare" l'esercitazione. Persero la vita tutti i 118 marinai a bordo, abbandonati nel relitto a 110 metri di profondità nel Mare di Barents, non lontano dalle coste norvegesi. Un anno dopo una compagnia olandese recuperò il relitto e lo trasportò in una officina militare nel porto di Murmansk, nella penisola di Kola, per essere smantellato. I due reattori nucleari del sommergibile (miracolosamente intatti dopo le esplosioni) furono sistemati in un deposito all'aperto, dove giacciono ancora insieme ad altri 40 reattori nucleari abbandonati da decenni in attesa di una sistemazione sicura. Che per ora non esiste, e che solleva timori sul futuro di queste ed altre scorie "temporaneamente" posteggiate lungo le coste siberiane e nei mari artici.

Spazzatura nucleare. Il passaggio di Nord Est, che unisce la Scandinavia ai porti asiatici orientali, nasconde però altre sorprese. Il 21 luglio le autorità russe hanno dato il via a una ispezione delle coste siberiane in cerca di scorie radioattive, relitti di navigli nucleari e altri "oggetti potenzialmente pericolosi" disseminati lungo la rotta. Una nave specializzata sta scandagliando i fondali da Arkhangelsk fino alla regione Chukotka (nei pressi dello stretto di Bering). Solo nei pressi dell'isola di Novaya Zemla "sono sepolti molti oggetti contenenti materiali radioattivi, incluso il reattore della prima rompighiaccio nucleare della storia, la Lenin", spiega Maksim Vladimirov, del Ministero della Difesa, in una intervista alla agenzia stampa RIA Novosti. Intanto altri sette reattori di altrettanti sommergibili dismessi sono stati inviati nella baia di Saida, non lontano da Murmansk. Si affiancheranno ai già 40 container stoccati in un deposito di cemento (costruito grazie a un finanziamento tedesco di 150 milioni di euro). Sono però ancora 50 quelli in attesa di essere sigillati e spediti nel deposito, mentre fonti norvegesi affermano che decine di reattori giacciono ancora su boe galleggianti ormeggiate nella baia: un rischio altissimo per l'ambiente marino.

Ma la Russia sembra non avere sotto pieno controllo il destino delle proprie scorie radioattive. In maggio un blogger russo ha diffuso la notizia dell'affondamento di una nave che aveva per anni trasportato residui nucleari lungo le coste siberiane. La Severka era ridotta a un rottame quando è colata a picco nel porto di Aleksandrovsk. Il blogger commentava: "Ora mi chiedo cosa ci aspetta in futuro". La notizia è stata tenuta nascosta alle autorità norvegesi, nonostante tra i due Paesi esista un reciproco accordo che prevede la notifica di incidenti che coinvolgano diffusione in zone di confine di materiali radioattivi.

I piani nucleari russi comunque procedono. A giugno è stata varata la prima centrale nucleare galleggiante. Un colossale impianto che sarà operativo nelle acque territoriali artiche entro la fine del 2012.

Un mare sempre più sfruttato. Oltre al traffico marittimo a rischio, nell'Artico sembra destinato ad aumentare però anche lo sfruttamento dei fondali, soprattutto per la esplorazione di giacimenti di gas e petrolio. Le compagnie petrolifere hanno già speso 5 miliardi di euro da quando i fondali nel mare di Barents sono stati aperti alla esplorazioni. Secondo il quotidiano norvegese Dagens Næringsliv sono state già compiute 83 trivellazioni. Malgrado fino ad oggi quel settore non abbia dato i frutti sperati, le compagnie (tra cui Statoil, Gaz de France e l'italiana Eni) intendono intensificare le prospezioni. Statoil ed Eni in particolare hanno deciso di cominciare nuove esplorazioni in un settore marino a 80 chilometri dalla costa norvegese. Decisione che ha innescato la rivolta degli ambientalisti della Ong Friends of the Earth, che temono una seconda Deepwater Horizon. Secondo il leader norvegese della Ong Lars Haltbrekken, le compagnie non hanno imparato nulla dal disastro della BP: "Tutte le valutazioni di impatto ambientale di Eni sono datate e non includono l'esperienza del Golfo del Messico".

La banchisa polare si riduce a causa del cambiamento climatico, e il Passaggio di Nordest è sempre più trafficato da petroliere e altre imbarcazioni commerciali. Proprio questo luglio una nave norvegese da trasporto carica di minerali di ferro è salpata da Kirkenes in Norvegia con l'intento di percorrere la rotta circumpolare. È la prima volta che le autorità russe permettono a una nave commerciale straniera di compiere questa rotta. Un esperimento per valutare il possibile incremento del traffico internazionale lungo il passaggio. Malgrado i timori per l'ambiente artico rimangano, le autorità russe hanno promesso ingenti investimenti per migliorare la sicurezza delle acque artiche.
FONTE: repubblica.it

venerdì 6 agosto 2010

ARMI NUCLEARI : 65 anni fa il bombardamento atomico di Hiroshima

Alle 8.15 il tocco della campana ha richiamato nei più anziani il ricordo di un enorme lampo e poi della devastazione, dovunque: il 6 agosto del 1945, su ordine del presidente americano, Harry Truman, venne sganciato dal bombardiere “Enola Gay” il primo ordigno nucleare sulla città giapponese di Hiroshima, seguito, tre giorni dopo, dal lancio della bomba atomica su Nagasaki. Venne scaricata su 350.000 abitanti inermi di Hiroshima -uccidendone quasi la metà - la più potente bomba mai realizzata dall’uomo.

Il 6 agosto del 1945 alle 8.15 il bombardiere americano B-29 ‘Enola Gay’ sgancio’ sulla citta’ giapponese di Hiroshima, centro di 350mila abitanti a 700 chilometri da Tokyo, la bomba atomica ‘Little Boy’. L’esplosione, avvenuta a 580 metri di quota, rase al suolo il 90% degli edifici, uccidendo sul colpo almeno 70mila persone e provocando la morte di altri 80mila che persero la vita nei mesi successivi per le ustioni e per gli effetti delle radiazioni. Tre giorni dopo, il 9 agosto, un’altra bomba fu sganciata su Nagasaki, dove morirono carbonizzate 70mila persone. Il 15 agosto l’Impero giapponese firmo’ la resa incondizionata, ponendo ufficialmente fine alla Seconda Guerra mondiale.

L’utilizzo dell’arma atomica, impiegata per la prima volta durante un conflitto, fu giustificato dagli Stati Uniti con la necessita’ di porre rapidamente fine al conflitto ed evitare un’invasione del Giappone, che avrebbe avuto un costo di vite umane di gran lunga superiore a quello provocato dalle esplosioni nucleari. Ben presto, tuttavia, tra gli stessi americani comincio’ a farsi largo l’idea che il ricorso alle armi atomiche fosse stata una deprecabile brutalita’. I primi statunitensi a raggiungere Hiroshima – uomini dei servizi segreti, scienziati e giornalisti – si trovarono di fronte lo scenario apocalittico di una citta’ fantasma, che descrissero attraverso le immagini di migliaia di persone ammassate in baracche semidistrutte che tossivano, urinavano sangue e perdevano i capelli a ciocche.

Lo scrittore e giornalista John Hersey, tra i primi a raggiungere Hiroshima, realizzo’ un efficace reportage sulle condizioni di vita di sei sopravvissuti, pubblicato a puntate nel 1946 sul ‘New Yorker’ e raccolto l’anno successivo in un unico volume dal titolo ‘Hiroshima’. Contemporaneamente, l’esercito americano pubblicava un’indagine sul Bombardamento Strategico dopo aver intervistato centinaia di militari e civili giapponesi nei mesi successivi alla resa, giungendo alla conclusione che “certamente prima del 31 dicembre 1945, e con tutta probabilita’ prima del primo novembre 1945, il Giappone si sarebbe arreso anche se le bombe atomiche non fossero state sganciate, anche se la Russia non fosse entrata in guerra, e anche se nessuna invasione fosse stata pianificata o contemplata”.Sebbene, a distanza di decenni, gli storici sono ancora discordi sull’effettiva necessita’ di ricorrere alle armi nucleari per porre fine alla guerra, gli Usa non hanno mai ritrattato ufficialmente la loro posizione sulle scelte dell’agosto 1945. La decisione dell’amministrazione Obama di inviare l’ambasciatore americano in Giappone alla cerimonia di commemorazione per le vittime di Hiroshima e’ stata pero’ salutata come un importante segnale di cambiamento.

I superstiti dei bombardamenti atomici continuano tuttavia ad aspettarsi una richiesta di scuse ufficiali da parte del governo americano. “Chiedere scusa e’ la cosa migliore che potrebbero fare, ma dubito che cio’ avverra’”, ha dichiarato Terumi Tanaka, sopravvissuto al bombardamento di Nagasaki quando aveva appena 13 anni e oggi segretario generale della confederazione nipponica delle associazioni dei superstiti. “Accogliamo di buon grado la visita, ma senza una richiesta di scuse e’ difficile per noi”, ha aggiunto Tanaka. “Non chiediamo nessun risarcimento, vogliamo solo che gli Stati Uniti chiedano scusa e si liberino del loro arsenale nucleare”.

La pensa cosi’ anche Yasunari Fujimoto, segretario generale del Congresso giapponese contro le bombe A e H: “Non credo che sia irragionevole aspettarsi delle scuse, ma cio’ che conta ora e’ che gli Stati Uniti siano rappresentati, che le sofferenze delle vittime saranno riconosciute e che il processo di disarmo nucleare ne tragga un impulso”.

sabato 24 luglio 2010

GUERRA NUCLEARE: LA COREA DEL NORD MINACCIA DI USARE ARMI NUCLEARI


La Corea del nord ha minacciato il ricorso ad una «potente dissuasione nucleare» di fronte alle manovre militari congiunte previste da Stati Uniti e Corea del sud a partire da domenica. Lo hanno annunciato i media ufficiali nordcoreani.

La Corea del Nord è pronta «ad una guerra sacra di rappresaglia», ha dichiarato nella notte tra venerdì e sabato l’agenzia ufficiale nordcoreana Kcna citando La Commissione della difesa nazionale di Pyongyang. «L’esercito ed il popolo» della Corea del Nord, afferma ancora la Kcna, si opporranno in maniera legittima con la loro potente dissuasione nucleare».

«Tutte questa manovre di guerra non sono altro che pure provocazioni mirate quasi a zittire la Repubblica popolare democratica della Corea con la forza delle armi», ha aggiunto l’agenzia.

Il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha accusato la Corea del Nord di aver dato inizio a una ''campagna di provocazioni e a un comportamento pericoloso nella penisola coreana''.

Un portavoce di Pyongyang ha subito reagito minacciando una ''risposta fisica'' alle nuove sanzioni Usa e condannando al contempo le esercitazioni militari sud coreane che inizieranno domenica nel mar del Giappone.

''Una risoluzione pacifica dei problemi nella penisola coreana sara' possibile solo se la Corea del Nord cambiera' il suo atteggiamento'', ha detto Clinton di fronte ai ministri degli Esteri riuniti al Forum dei Paesi del Pacifico sulla sicurezza in Vietnam.

Il segretario di Stato americano, durante i colloqui che si terranno nel tardo pomeriggio con il ministro degli Esteri cinese Yang Jiechi, chiedera' alla Cina di fare di piu' per tenere a freno i suoi alleati comunisti .

domenica 30 maggio 2010

Proliferazione armi nucleari : Usa, accordo sul nucleare nessuno avrà l'atomica, neanche in Medio Oriente


È la prima volta in 10 anni che si raggiunge un’intesa nel campo della non proliferazione nucleare. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon: "Successo raggiunto grazie a un grande spirito di compromesso e di cooperazione". Sì anche di Iran e Siria.

La Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Tnp) ha concluso oggi i suoi lavori a New York raggiungendo un consenso sull’idea di un Medio Oriente senza armi atomiche. È la prima volta in 10 anni che si raggiunge un’intesa nel campo della non proliferazione nucleare e il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha parlato di un "successo" raggiunto grazie "a un grande spirito di compromesso e di cooperazione" di cui hanno dato prova i 189 paesi intervenuti alla conferenza. Nonostante tutti i partecipanti abbiano approvato il documento finale nel quale viene delineato un piano di azione contro il riarmo atomico, Stati Uniti e Paesi arabi rimangono divisi sui passi chiesti ad Israele, che tutti considerano una potenza nucleare, ma che non ha mai aderito al Tnp e che non ha mai ammesso di possedere ’la bombà.

Medio Oriente E continua a preoccupare il caso dell’Iran, che fa parte del Tnp e che, secondo i paesi occidentali, con il suo controverso programma nucleare punta decisamente all’arma atomica. Il documento finale di 28 pagine, approvato all’unanimità, auspica che Israele aderisca al Trattato mettendo le sue testate sotto il controllo dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Pur non essendosi opposti al documenti, gli Stati Uniti hanno tuttavia voluto sottolineare il loro "rammarico" per la menzione di Israele, una citazione esplicita che "mette a rischio" il successo della conferenza internazionale da convocare entro il 2012 per discutere di un Medio Oriente totalmente denuclearizzato senza eccezioni per nessuno.

Sì di Iran e Siria Nonostante i timori dell’ultimo minuto, due paesi restii come la Siria e l’Iran, che avevano espresso riserve sulla dichiarazione finale, non hanno bloccato il documento. Malgrado le diverse posizioni, si è quindi evitato il ripetersi del fallimento di cinque anni fa, quando non c’era stato alcun accordo alla Conferenza di revisione. Gli Stati Uniti hanno duramente criticato l’Iran, accusato di non volere rispettare il Trattato. La delegata degli Usa, Ellen Tauscher, ha sottolineato il fatto che la Repubblica islamica "rimane l’unico Paese ad aver apertamente violato il Trattato" e "non fa nulla per rassicurare la comunità internazionale sulle sue reali intenzioni". Da Washington, un’esponente dell’amministrazione le ha fatto eco affermando che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu deve continuare a lavorare su nuove sanzioni contro l’Iran definendo ancora una volta "inaccettabile" la soluzione di compromesso proposta da Brasile e Turchia per uno scambio di uranio a basso arricchimento con combustibile nucleare da effettuarsi in territorio turco. Ali Asghar Soltanieh, capo negoziatore dell’Iran, ha attaccato a sua volta gli Stati Uniti, accusandoli di «continuare ad investire nel loro sistema atomico". Per Teheran la dichiarazione finale "non punta all’abolizione dell’arma nucleare, e non interviene sulla posizione delle potenze atomiche", cioè Usa, Gb, Francia, Russia e Cina, Paesi ai quali il Trattato permette di mantenere gli arsenali che si sono comunque impegnati a ridurre i loro arsenali.

martedì 4 maggio 2010

armi atomiche: I dati sul nucleare

Da oggi al 28 maggio il quartier generale dell'Onu di New York ospita la conferenza quinquennale di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare. I 189 paesi firmatari cercheranno (forse invano: tre delle edizioni precedenti si conclusero senza neppure un generico comunicato finale comune) di dirimere il groviglio di problemi che dal 1975 ruota intorno a tre grandi questioni: il disarmo (e qui un passo importante, per quanto non decisivo, verso l'eliminazione degli arsenali atomici, cui sono impegnati i cinque paesi possessori ufficiali di tali armi, l'hanno compiuto l'8 aprile scorso Usa e Russia, firmando a Praga un nuovo trattato che riduce entro il 2017 le testate pronte all'uso a 1.550 per entrambi, contro le 2.200 attuali); la non proliferazione (mentre vari paesi, Iran in testa, stanno invece probabilmente cercando di procurarsi armi atomiche); e, infine, l'uso pacifico dell'energia atomica.
L'obiettivo della non proliferazione pare minacciato, paradossalmente, sia dal diffondersi stesso dell'uso civile dell'atomo (dalle barre esaurite delle centrali elettronucleari si può produrre plutonio o uranio fissili, malgrado gli stretti controlli dell'Iaea, l'Ente atomico internazionale incaricato della loro sorveglianza), sia soprattutto dall'accennata, evidente volontà di vari paesi non-nucleari di entrare in possesso di tali armi, benchè quasi tutti abbiano firmato il trattato in questione. E questo nonostante il costo proibitivo del loro sviluppo, specie per economie sottosviluppate.
Il quesito di fondo, per chi ha queste finalità, è infatti: quanto denaro serve per fabbricare armi atomiche? Certo un'enormità. Ma i costi, naturalmente, variano moltissimo in base al livello di sviluppo del sistema industriale che ne sorregge lo sforzo, alla capacità finanziaria e, soprattutto, alla sofisticazione dell'arma sviluppata (potenza e dimensioni) e al tipo di vettore di lancio prescelto (costruire un missile, ad esempio, costa ben più che acquistare un aereo, che però è assai più vulnerabile). Fino a creare differenze di spesa colossali.
Partiamo dagli Stati Uniti, dotati dell'arsenale atomico più sofisticato mai realizzato. Secondo uno studio della Brookings Institutions della fine degli anni 90, sfociato nel libro "Atomic Audit: The Costs and Consequences of U.S. Nuclear Weapons Since 1940", il costo globale del periodo che va dal 1946 al 1996 sfiora i 5.500 miliardi di dollari, cui vanno aggiunti altri 35-50 miliardi annui di spese di mantenimento (vedi scheda a sinistra). Il risultato di questo sforzo immane è stata la produzione di oltre 70mila testate, di cui meno della metà effettivamente disponibili nel periodo di massima auge dell'arma, negli anni 60.
Ogni singolo ordigno risulta quindi costato circa 80 milioni di dollari: moltissimo, benchè la produzione di massa abbia diluito assai i costi e occorra tener conto del costo esorbitante dei vettori (missili, aerei e sottomarini), per oltre 3.200 miliardi. E comunque ben lontano dalle ottimistiche attese iniziali: il senatore democratico Brien McMahon, presidente della Commissione mista del Congresso per l'energia nucleare Usa, nel settembre del 1951 sosteneva infatti che «una potenza di fuoco basata su un'arma atomica è centinaia di volte più economica di una basata sull'esplosivo convenzionale».

L'esame del caso Usa fa sorgere un'altra domanda: a quale costo le altre potenze nucleari sono riuscite a dotarsi della "bomba"? La risposta è chiaramente assai difficile, trattandosi quasi sempre di una materia che scivola facilmente nel segreto di Stato. Ma qualche stima è certo possibile.
Per la Russia, erede del paese più chiuso del mondo che fu l'Urss, la creazione di un arsenale superiore per quantità (oltre 100mila testate) ma inferiore per qualità può essere stimata in una cifra oscillante tra 1.300 e 1.500 miliardi di dollari, tenuto conto dei costi interni assai inferiori rispetto a quelli Usa. Per comprendere questo sforzo,va ricordato come il collasso dell'Urss sia iniziato con il tentativo di tener testa alle gigantesche spese del progetto delle cosiddette "Guerre stellari" Usa. Per la Cina il costo può essere ridotto, per ragioni analoghe, a 7-800 miliardi.
Per Gran Bretagna e Francia la stima appare assai differente. Mentre la prima ha goduto i frutti della special partnership con gli Usa (in quel contesto ricevette, spesso gratis o a prezzo simbolico, progetti, materiali e interi sistemi d'arma, come i sottomarini Vanguard e i relativi missili Trident) e quindi si può stimare che il suo budget non superò gli 800-1.000 miliardi di dollari, Parigi ha dovuto faticare assai di più per sviluppare la propria force de frappe. Totale del conto: almeno 1.500 miliardi. Assai modesti, a confronto, gli oneri d'Israele (250-300 miliardi, in gran parte frutto degli aiuti di Usa, Francia e Gran Bretagna), India e Pakistan (100-150 miliardi ciascuna) e Corea del Nord (20-30 miliardi). Ma, in quest'ultimo caso, con un onere analogo a quello Usa quanto a rapporto con il Pil e con un costo unitario enorme delle 10 armi fabbricate.

Ciò induce a chiedersi se sia pagante condurre sforzi giganteschi, scientifici e finanziari, per dotarsi dell'arma assoluta: sul piano strategico forse sì, su quello economico certamente no. Eppure mai come oggi molti Pvs sono pronti a svenarsi per entrarne in possesso.

NUMERI SORPRENDENTI 151.000
Testate nucleari richieste dall'esercito americano negli anni 1956-57.
45.000Numero massimo di testate nucleari dispiegate dall'Unione Sovietica nel 1986. Il record per gli Usa risale al 1966, con 32.193 testate disponibili.
50 megaton
Potenza massima dell'ordigno termonucleare più grande mai costruito al mondo (due esemplari), chiamato "zar bomba". L'Urss la fece esplodere il 30 ottobre 1960 nell'arcipelago artico della Nuova Zemlya: la potenza teorica era addirittura doppia.
15 megatonPotenza massima della più grande bomba termonucleare Usa, costruita in oltre 100 esemplari nei modelli Mk17 e Mk24 e sperimentata il 1° marzo 1954.

fonte:.ilsole24ore.com

domenica 1 novembre 2009

Test nucleare in Russia

Un sottomarino atomico russo ha effettuato con successo il lancio di un missile balistico intercontinentale nel mare di Barentz. Lo riferisce l'Interfax, citando il ministero della Difesa.

venerdì 25 settembre 2009

ARMI ATOMICHE: il consiglio Onu approva il disarmo

Sotto la presidenza di Barack Obama si è aperta ieri a New York una storica riunione del Consiglio di sicurezza.

Il consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione presentata dagli Stati Uniti riguardante il disarmo e la non proliferazione nucleare. La riunione, a livello di leader, è presieduta dal presidente americano Barack Obama: è la prima volta che un presidente Usa presiede una riunione del consiglio di sicurezza. Gli Stati Uniti hanno la presidenza di turno, nel mese di settembre, del consiglio dei quindici.

La risoluzione approvata oggi all’unanimità dal consiglio di sicurezza dell’Onu indica come obiettivo un pianeta senza armi nucleari. La risoluzione chiede la fine della proliferazione delle armi atomiche e chiede ai Paesi firmatari del Trattato di Non Proliferazione nucleare (Tnp) di mantenere il loro impegno a non sviluppare armi atomiche. Il documento esorta gli stati che non hanno firmato in Tnp a partecipare allo sforzo per giungere al disarmo. La risoluzione non menziona Paesi specifici, ma è un riferimento a India e Pakistan (mentre Israele non ha mai ammesso ufficialmente di avere ordigni atomici). La risoluzione, senza nominare direttamente Iran e Corea del Nord, menziona anche le «grandi sfide esistenti al regime di non proliferazione nucleare».

Il presidente americano Barack Obama ha detto oggi a New York che i prossimi mesi “saranno critici” per quanto riguarda i tentativi di combattere la proliferazione nucleare. “I prossimi dodici mesi saranno assolutamente critici nel determinare il successo di questa risoluzione e dei nostri sforzi per combattere la diffusione delle armi nucleari”, ha detto il presidente americano nel suo intervento di apertura della riunione dei leader dei 15 membri del consiglio di sicurezza. Obama ha espresso soddisfazione per l’approvazione da parte del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di una risoluzione che prefigura un pianeta senza armi nucleari.

mercoledì 23 settembre 2009

Il 2009 diventi 'l'anno in cui ci accordiamo per mettere al bando la bomba' atomica.


Il 2009 diventi 'l'anno in cui ci accordiamo per mettere al bando la bomba' atomica. Lo auspica il segretario generale Onu Ban Ki-moon.Nell'intervento d'apertura della 64/a sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che pronuncera' oggi, Ban dice: 'Facciamo in modo che questo sia l'anno in cui le nazioni, unite, liberano il mondo dalle armi nucleari'. Attesa per gli interventi dei presidenti Usa Obama, russo Medvedev e cinese Hu Jintao.
fonte: ansa

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