giovedì 4 aprile 2013

tumori : arrivano i nanodroni

Farmaci efficaci e selettivi, perché colpiscono solo le cellule malate Progressi nella cura del cancro al pancreas

Sfruttare le tecnologie più moderne per arrivare a un livello infinitamente piccolo, proprio quello delle cellule che compongono l’organismo umano. L’obiettivo è trovare il modo per «recapitare» i farmaci proprio dentro alle cellule malate oppure creare micro-strumenti diagnostici che siano in grado di vedere e capire se c’è una patologia e di cosa si tratta. Si è tornati a parlare di nanotecnologie nei giorni scorsi a Roma, durante un convegno patrocinato da AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie), che ha fatto il punto su alcuni nanofarmaci già disponibili.

COME NELLA FANTASCIENZA - «Un nanometro – spiega Mauro Ferrari, presidente del Methodist Hospital Research Institute di Houston, considerato il padre della nanomedicina - equivale a un miliardesimo di metro. In queste dimensioni le proprietà fisiche della materia e il modo in cui si esprimono le leggi della natura cambiano. Le nanotech modificano radicalmente i principi della lotta al cancro perché aprono nuovi orizzonti nella personalizzazione della terapia. E lo stesso può essere valido per la diagnosi radiologica: uno degli obiettivi è infatti sviluppare traccianti radioattivi legati ad altre sostanze che mirino a punti specifici del tumore. In questo modo sarà possibile disporre di una definizione diagnostica decisamente migliore di quella offerta dai normali mezzi di contrasto». Oggi è così possibile superare le «barriere» che il cancro costruisce, finora impermeabili ai farmaci chemioterapici tradizionali. In pratica, una particella di circa 100 nanometri è in grado entrare nella cellula (che ha un diametro compreso fra i 10mila ai 20mila nanometri) e di interagire con il Dna e con le proteine. Le nanoparticelle funzionano un po’ come i droni di certi film di fantascienza, quei robot con limitate capacità decisionali e che possono anche essere comandati a distanza: sono in grado di attraversare la massa densa che circonda il tumore e di trasportare il medicinale in maniera selettiva nelle cellule malate, in concentrazioni maggiori e senza danneggiare i tessuti sani.

UN NUOVO FARMACO PER IL TUMORE AL PANCREAS - Uno di questi farmaci, il Nab paclitaxel (paclitaxel legato all’albumina in nanoparticelle), è già utilizzato con successo nel tumore del seno e ora ha mostrato risultati positivi nel pancreas. «La nanomedicina rappresenta una vera e propria rivoluzione per l’oncologia e apre la strada alla chemioterapia target, la nuova frontiera per sconfiggere il cancro – dice Stefano Cascinu, presidente Aiom -. Oggi, per la prima volta, siamo di fronte a un sensibile passo in avanti nel trattamento del tumore del pancreas, una delle neoplasie a prognosi più infausta di cui si registrano 11.500 nuove diagnosi ogni anno in Italia. Purtroppo, poco più del cinque per cento dei pazienti risulta vivo a cinque dalla scoperta della malattia, ma uno studio di fase III con Nab paclitaxel in associazione a gemcitabina ha evidenziato risultati clinici significativi, con un aumento del 59 per cento nella sopravvivenza a un anno e un tasso raddoppiato a due anni». In questa formulazione vengono sfruttate le potenzialità dell’albumina, una proteina che funziona come un veicolo naturale in grado di trasportare più rapidamente il farmaco attraverso i vasi sanguigni. In queste dimensioni infatti il medicinale è 100 volte più piccolo rispetto a un globulo rosso. L’albumina si lega poi a una proteina, SPARC, presente nelle cellule neoplastiche del pancreas consentendo a maggiori quantità di principio attivo di penetrare nel tumore. In questo modo è possibile ottenere livelli di paclitaxel libero nell’organismo 10 volte superiori rispetto a quelli rilasciati dalla formulazione tradizionale e raggiungere concentrazioni più alte del 33 per cento all’interno delle cellule tumorali. Senza provocare reazioni allergiche perché non vengono utilizzati solventi chimici.

FONTE:http://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/13_aprile_02/nanodroni-tumore-pancreas_61a1fb10-96c6-11e2-b7d6-c608a71e3eb8.shtml

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