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sabato 13 febbraio 2010

L'ANNO DELLA TIGRE SI AVVICINA. SOLO 3.200 ESEMPLARI RIMASTI


A pochi giorni dall'avvio dell'Anno della Tigre del calendario cinese, il prossimo 14 febbraio, il Wwf lancia l'allarme per la sopravvivenza di questo grande felino di cui, nel mondo, restano ormai appena 3.200 esemplari ed il cui habitat si è ridotto del 40% dal '98.

Molte le minacce rilevate dal Wwf che mettono a rischio in natura le tigri. Così l'associazione ambientalista ha tracciato una mappa dei 10 maggiori punti critici con l'obiettivo di arginare il rischio della scomparsa delle tigri sul nostro pianeta. Riduzione habitat in India, cambiamento climatico in Bangladesh, deforestazione in Russia e Mekong, commercio di ossa, pelli e carne di tigre in Cina, Vietnam e Nepal le maggiori cause del rischi di estinzione di questa specie individuati dal gruppo del Panda. "Nell'Anno della Biodiversità - spiega il Wwf - la tigre è stata scelta da noi come simbolo della natura che scompare e che dobbiamo difendere, che porta con sé problemi pressanti di assedio del territorio e delle risorse naturali, con inevitabili ripercussioni anche sul benessere dell'uomo, che di quelle risorse non può fare a meno".

Molti paesi asiatici, e il mondo intero, si preparano dunque a celebrare l'apertura dell'anno della tigre con feste e celebrazioni. Ma in realtà, sottolinea il gruppo ambientalista, "la 'Regina della giungla' ha ben poco da festeggiare". Dal 1940 si sono infatti già estinte tre sottospecie di tigre, mentre una quarta, la tigre della Cina meridionale, non viene più avvistata in natura da circa 25 anni. Dal 1998, l'ultimo anno della tigre, il loro habitat si è ridotto del 40%, arrivando ad occupare solo il 7% del loro range storico. "Sono ormai rimaste in natura - denuncia il Wwf - solo 3.200 tigri, tutte concentrate nel Sud-est asiatico e gravemente minacciate dal bracconaggio per il commercio illegale di parti del loro corpo o prodotti derivati, dai cambiamenti climatici e dalla violenta deforestazione che sta distruggendo il loro habitat. Un ambito in cui anche l'Italia ha gravi responsabilità, essendo uno dei maggiori importatori di prodotti derivati da fauna e flora selvatica di quella parte del mondo".

In India la riduzione dell'habitat ha inasprito i conflitti tra persone e tigri che convivono in territori troppo ristretti, in Bangladesh, invece, il cambiamento climatico potrà comportare entro fine secolo la perdita del 96% della foresta di mangrovie del Sunderbans, habitat della tigre. Problemi anche in Russia e regione del Mekong per la deforestazione causata dal mercato illegale del legname o dalla costruzione di strade e dighe, mentre in Cina, Vietnam e Nepal i rischi arrivano dal commercio di ossa, pelli, carne di tigre e prodotti derivati per produrre medicinali e costumi tradizionali. E ancora. In Indonesia-Malesia, le industrie per la produzione di olio di palma, polpa di legno, carta, caffè e gomma stanno distruggendo a ritmi devastanti gli ambienti forestali ancora presenti.

Ma responsabili del rischio sopravvivenza della tigre sono anche i grandi Paesi industrializzati dell'Occidente. A cominciare dagli Stati Uniti che ospitano molte più tigri in cattività, più di 5.000, di quante ne siano rimaste in natura, con poche leggi per evitare che le parti di tigri finiscano sul mercato nero incrementando la domanda di questi prodotti. Sul banco degli imputati anche gli Stati europei che hanno una domanda annuale di circa 5,8 milioni di tonnellate di olio di palma, una delle cause principali della deforestazione nell'area asiatica. Insomma una situazione che sembrerebbe senza via d'uscita. Il Wwf crede però che ci siano "ancora speranze" e "confida nelle potenzialità del summit speciale che si terrà in Russia a settembre, in cui tutti gli stati interessati dalla presenza della tigre, le organizzazioni ambientaliste e istituzioni cruciali come la Banca Mondiale, si riuniranno per stilare un'ambiziosa agenda per salvare le tigri. "Un summit - sottolinea il gruppo ambientalista - che sarà decisivo, dopo che già alla prima conferenza ministeriale asiatica sulla Conservazione della tigre, tenutasi in Tailandia a fine gennaio, i 13 stati range della tigre lì riuniti si sono impegnati a raddoppiare il numero delle tigri presenti in natura entro il 2022.

"Le tigri vengono ancora oggi sterminate in tutto l'areale che ancora occupano, avvelenate, braccate con ogni mezzo, catturate per il commercio illegale di loro parti e prodotti, e cacciate dai loro antichi territori a causa della distruzione degli habitat", spiega Massimiliano Rocco, responsabile del Programma Specie del Wwwf Italia. "Ma noi riteniamo, e ci auguriamo, - aggiunge - che nell'Anno della Tigre ci sia ancora speranza per questa magnifica specie. I governi non hanno mai preso prima d'ora un impegno così ambizioso come il raddoppio del numero di esemplari in natura".

"Se ci si impegna seriamente per la loro conservazione, le tigri hanno ancora una speranza di sopravvivere. Sono animali che prosperano in natura quando ben protetti dal bracconaggio e dalla perdita di habitat e se hanno cibo sufficiente. Ma questo non basta" "Quello che serve ora - conclude Rocco - è il concreto sostegno politico garantito dal più alto livello governativo degli stati range e dall'intera comunità internazionale, che sfrutta in maniera insostenibile e il più delle volte senza preoccuparsi delle proprie responsabilità le risorse naturali di quei Paesi. L'Italia, per esempio, è uno dei maggiori importatori di fauna e flora selvatica da quei Paesi".

sabato 9 gennaio 2010

tigre di Sumatra:Bracconaggio e distruzione dell'habitat: negli anni '80 erano stimati circa 1000 esemplari. Ora sono 400


Una sofisticata "camera-trap" lasciata da sola nella giungla di Sumatra. Cinque anni di attesa e poi, per la prima volta, le immagini di una tigre femmina e dei suoi cuccioli sono state “catturate” dall'apparecchiatura piazzata dal Wwf. Le suggestive immagini riprendono le tigri mentre annusano incuriosite l’attrezzatura video. Le camera-trap hanno un “grilletto” a raggi infrarossi che si attiva con il calore corporeo degli animali e sono diventate uno strumento fondamentale per capire quali aree della foresta siano utilizzate dalle tigri e identificare i singoli esemplari monitorando la popolazione. Sono dozzine le video-camere nell’intera provincia Riau, al centro di Sumatra, di cui quattro in un percorso notoriamente battuto dalle tigri entro un “corridoio ecologico” forestale che consente agli animali di spostarsi tra due aree protette nel centro di Sumatra, ovvero la Rimbang Baling Wildlife Reserve nella provincia di Riau e il Bukit Tigapuluh National Park che si estende nelle province di Riau e Jambi

BRACCONAGGIO E DISTRUZIONE DELL'HABITAT - Sono solo 400 circa le tigri di Sumatra che si stima sopravvivano ancora allo stato selvatico, costantemente minacciate dal bracconaggio e dalla distruzione del loro habitat. Agli inizi del ventesimo secolo la tigre a Sumatra era invece molto diffusa e solo negli anni Ottanta erano stimati circa 1000 esemplari. “Le immagini riprese dalle camera-trap sono assolutamente affascinanti, ma siamo molto preoccupati perché l’habitat di questa tigre e dei suoi cuccioli sta rapidamente riducendosi a causa delle piantagioni di palma da olio, dell’industria cartiera attiva nella zona con due compagnie internazionali e del taglio illegale di legname, prodotti destinati ai nostri mercati che sono così partecipi della deforestazione di Sumatra e del Borneo” ha detto Massimiliano Rocco, responsabile Specie del Wwf Italia.

ANNO DELLA TIGRE - Il video delle tigri arriva proprio alla vigilia dell’inaugurazione da parte dell’ONU dell’Anno Internazionale della Biodiversità prevista per l’11 gennaio, mentre il Wwf si prepara a lanciare il 14 febbraio, in coincidenza con l’inizio dell’Anno della Tigre nel calendario cinese, una campagna dedicata proprio a questo splendido felino. L’obiettivo è di alzare il tiro nelle azioni di conservazione e assicurare un impegno politico di alto livello, già avviato da molti Paesi e che dovrà essere sancito attraverso diversi incontri internazionali nei Paesi chiave per la conservazione della tigre. Tra gli appuntamenti forse il più importante in camedario è il Summit sulla Tigre che a settembre vedrà riuniti i capi di Stato a Vladivostok, in Russia, presieduto dal primo ministro Vladimir Putin con la partecipazione degli altri partner pubblici e privati della cosiddetta “Global Tiger Initiative”, di cui fa parte anche la Banca Mondiale. . “Quando questi cuccioli saranno abbastanza adulti da lasciare la madre, il che accadrà presto, dovranno trovare un proprio territorio – ha detto Ian Kosasih, direttore del Programma Foreste del WWF Indonesia – Dove andranno? Con un habitat così ristretto a causa della distruzione delle foreste circostanti, sarà difficile per le tigri non imbattersi nelle persone e questo incontro sarà pericoloso sia per le tigri che per le persone stesse. Attraverso questa prova scientifica chiara della presenza della tigre nell’area, il WWF chiede il riconoscimento ufficiale di corridoio ecologico protetto per l’area compresa tra le due riserve naturali. All'inizio del Novecento, le tigri erano più di 100.000 secondo il Segretariato della Convenzione CITES, mentre le attuali stime riferiscono di circa 3.200 esemplari rimaste in natura. Le tigri oggi sono cacciate prevalentemente per il mercato dei prodotti derivati, poiché ogni parte del loro corpo può essere usata a scopo medico o decorativo. La maggior parte delle tigri si trovano oggi confinate in habitat sempre più ristretti, con diverse sottospecie sull'orlo dell'estinzione. Per garantire che questo numero di tigri resti stabile e anzi cominci ad aumentare, il WWF e i suoi partner si appellano ai diversi governi di paesi che ancora ospitano la tigre per incrementare le attività anti bracconaggio e la protezione dell'habitat, con l’obiettivo di raddoppiare la presenza delle tigri entro il 2022, portandone il numero ad almeno 7.000 esemplari.

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