martedì 20 aprile 2010

Negli Oceani una popolazione di microorganismi che avrebbe una superficie di 130 mila chilometri quadrati


Generalmente si pensa al mare come a un universo parallelo, popolato da ogni genere di animale: pesci, ovviamente, ma anche rettili e uccelli. Ora uno studio fa luce su chi siano davvero gli abitanti più numerosi del «Grande Blu», svelando una popolazione in parte diversa da quella che si immagina.

MICROBI – La ricerca del Census of Marine Life ha fatto «emergere» la presenza nelle acque marine di un'impressionante schiera di microbi sconosciuti, ma anche di zooplancton microscopico, vermi, crostacei e larve. È stato calcolato che nel mare è presente un nonilione (un numero interminabile composto da un 1 e ben 30 zeri) di singole cellule microbiche. Il loro peso globale è equiparabile a quello di 240 miliardi di elefanti africani, i più grandi animali terrestri, e nel loro insieme rappresentano tra il 50 e il 90 per cento della biomassa marina, con una concentrazione di un miliardo di microrganismi per litro d'acqua. La stima si basa su prelievi compiuti in 1.200 punti della Terra.

BATTERI-SPAGHETTI - La parte del leone, come numero, la fanno degli strani batteri giganti multicellulari, che nella forma ricordano degli spaghetti. Questi si nutrono del solfuro d'idrogeno presente nelle acque scarsamente ossigenate del mare del Perù e del Cile. Su questi fondali marini i batteri-spaghetti si intrecciano a formare una specie di tappeto, che ha all'incirca le dimensioni della Grecia, vale a dire 130 mila chilometri quadrati. Sono tossici per gli uomini, ma rappresentano una fonte alimentare per gamberi e vermi, che a loro volta sono cibo per i pesci. Capita talvolta ai pescatori di queste zone di non riuscire a issare le reti a bordo perché hanno catturato più batteri che pesci. I ricercatori hanno fissato il loro peso a un chilo per metro quadrato.

LA RICERCA - I microbi sono stati individuati pressoché ovunque, dalle bocche idrotermali sul fondo dell'oceano che sputano acqua a trecento gradi a rocce profonde più di 1.500 metri. Una delle principali scoperte è stata che i microbi più rari sono stati osservati in campioni nei quali sopravanzavano le specie più comuni, con una proporzione di 10 mila a uno. Gli studiosi del Census of Marine Life, che termineranno la ricerca nell'ottobre di quest'anno, sanno che in mare vivono più di un miliardo di microrganismi non ancora identificati. Li attende il gravoso compito di assegnare a ognuno un nome scientifico in latino, ma nel frattempo hanno rifiutato una raccolta di fondi basata su donazioni di chi voleva dare il proprio nome a un microbo sottomarino.
fonte: corriere.it

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