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sabato 24 luglio 2010

SPAZIO: Scoperta la stella più grande e luminosa del cosmo


Una stella così non l'aveva mai vista nessuno: è 265 volte più grande del Sole, 10.000.000 di volte più luminosa e costringerà gli astrofisici a riscrivere buona parte delle teorie sulla formazione delle stelle massive. L'ha identificata un gruppo di ricercatori guidati dal professor Paul Crowther dell'Università di Sheffield (Regno Unito) grazie ai potenti occhi agli infrarossi del Very Large Telescope dell'Osservatorio di Cerro Paranal (Cile) e di Hubble. R136a1, questo il nome dello sconfinato corpo celeste, si trova a 165.000 anni luce di distanza dalla Terra, all'interno della nebulosa della Tarantola, in una galassia nota come Grande Nube di Magellano.

Neonata ovesize
Secondo gli scienziati al momento della nascita questa stella aveva una massa di pari a circa 320 volte quella del Sole e una temperatura superficiale di ben 7 volte più alta (circa 40.000°C). Spiega il professor Crowther, r136a1. Stelle così grandi hanno una vita piuttosto breve, che difficilmente supera i 3 milioni di anni.
Se questo corpo celeste entrasse nel nostro sistema solare oscurerebbe il Sole anche in pieno giorno, la sua massa ridurrebbe l'anno solare a sole 3 settimane e le radiazioni sarebbero così intense da rendere impossibile qualsiasi forma di vita.

Anche gli astrofisici sbagliano
Stelle così grandi sono rarissime e si possono formare solo negli ammassi stellari più densi: fino ad oggi gli scienziati non ritenevano nemmeno possibile l'esistenza di una stella con massa superiore a 150 volte quella del Sole. I nuovi dati raccolti dai ricercatori sembrano comunque confermare l'esistenza di limiti inferiori e superiori alle dimensioni di una stella: se la sua massa non è almeno pari a 80 volte quella di Giove si avrà una stella mancata, cioè una nana scura, e difficilmente potranno esistere stelle massive più grandi di R136a1.
Ma come nasce una stella massiva? I meccanismi che portano alla loro formazione non sono ancora del tutto chiari: potrebbero nascere così, o essere il risultato dell'unione di due stelle più piccole. La loro vita breve e le fortissime emissioni di energia ne rendono complesso lo studio. Crowther e il suo team formulano inoltre una suggestiva ipotesi sulla fine di queste stelle supermassive: a differenza delle stelle più piccole (quelle con massa tra 8 e 150 volte quella del Sole), che alla fine della loro vita esplodono in supernovae lasciando dietro di sé stelle di neutroni o buchi neri, queste darebbero origine a spettacolari supernovae ad instabilità di coppia che esplodendo disperderebbero nel cosmo enormi quantità di materiale stellare, per lo più ferro, per una massa complessiva superiore alle 10 masse solari.

In questo video, un viaggio all'interno dell'ammasso RMC136a, dove si trova la superstella. (© video © ESO/P. Crowther/C.J. Evans)
fONTE: FOCUS.IT

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