venerdì 4 novembre 2011

Lavorare di notte mette il cuore sotto pressione

L'alterazione del ritmo luce/buio indebolisce le difese naturali

Mentre vegliano sulla salute dei pazienti sono a loro volta esposte al rischio di ammalarsi. Secondo uno studio presentato nei giorni scorsi in Canada al Congresso dedicato alle patologie cardiovascolari, le donne impegnate in ospedale nel lavoro organizzato in turni e notturno hanno maggiori probabilità di sviluppare un disturbo cardiaco. La ricerca, condotta dall'ex infermiera Joan Tranmer, su 227 dipendenti fra i 22 e i 66 anni impegnate in due strutture di cura dell'Ontario, ha infatti evidenziato che la salute di lavoratrici turniste e notturne è messa a maggior repentaglio rispetto a quella delle impiegate amministrative o di chi non è sottoposta a rotazione. In pericolo sarebbero soprattutto le donne di mezza età che, in un caso su 5, avevano almeno 3 dei 5 segnali di sindrome metabolica già in atto: obesità addominale (circonferenza vita superiore a 80 centimetri); ipertensione arteriosa; elevati livelli di glucosio e trigliceridi nel sangue e un tasso ridotto di colesterolo "buono" (Hdl).

FONTE:http://www.corriere.it/salute/cardiologia/11_ottobre_31/lavoro-notturno-cuore-sotto-pressione-martinella_01a15faa-015b-11e1-994a-3eab7f8785af.shtml


«Il rischio di ipertensione, colesterolo elevato, diabete o infarto — ha commentato Tranmer — è risultato maggiore nelle ultra 45enni, nelle donne in menopausa, in chi opera su turni da più di sei anni e, più in generale, in chi è sottoposto a rotazione nell’attività lavorativa». Sono circa due milioni e mezzo gli italiani che lavorano di notte e su turni, secondo il Rapporto Italia Eurispes (Istituto di Studi politici, economici e sociali) del 2008: una realtà rilevante che negli ultimi anni si è andata estendendo dai comparti in cui era tradizionalmente consolidata (ospedali, trasporti, fabbriche, smaltimento rifiuti) a numerosi altri settori (pulizia, locali pubblici, call center, addetti alla sicurezza). Si tratta soprattutto di uomini, tra i 35 e i 44 anni, con un titolo di studio medio-basso, operai. Le donne, comunque, non sono poche: più o meno un quarto del totale. "Quelli della notte" sono una categoria professionale in crescita in tutta Europa, sia per la diffusione dei servizi disponibili 24 ore su 24 e di pronta consegna, sia per il nuovo modo di concepire il lavoro e le nuove tipologie di contratti "atipici". Così, rivelano le statistiche, non solo si lavora di più ma lo si fa anche in giorni e orari tradizionalmente dedicati al riposo (il fine settimana, i giorni di festa, la sera, la notte) o sempre mutabili (turni). Con conseguenze importanti per la salute se si stravolge il naturale ritmo biologico.

«In linea generale, lavorare di notte è considerato negativo per la salute perché l'organismo umano risulta maggiormente vulnerabile durante le ore che dovrebbero, di norma, essere deputate al riposo» dice Giovanni Costa, docente del Dipartimento di medicina del lavoro dell'Università Statale di Milano, che si occupa a tempo pieno dell'argomento anche in qualità di direttore del Comitato scientifico sul lavoro a turni della Commissione internazionale per la salute sul lavoro. Stravolgere i ritmi sonno-veglia, oltre a causare spesso problemi nel dormire, influisce negativamente sul sistema immunitario, lo indebolisce e facilita l'insorgenza di patologie gastrointestinali, sindromi psico-nevrotiche, malattie cardiovascolari, senso di affaticamento cronico. Forse persino di cancro. Nel 2007 un rapporto coordinato dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), di Lione, aveva incluso anche il "lavoro su turni che comporta un'alterazione dei ritmi circadiani" fra i possibili fattori che agevolano la carcinogenesi, cioè la formazione di un tumore.

A tal proposito, nel 2009 una sentenza danese ha destato scalpore riconoscendo ufficialmente un indennizzo a circa 40 donne che si sono ammalate di cancro al seno dopo lunghi periodi di notti insonni sul lavoro. «Ad oggi però non ci sono prove sicure che il lavoro a rotazione e notturno esponga al rischio di tumori: — sottolinea Costa, fra gli autori del rapporto dello Iarc — come precisa il resoconto stesso, il lavoro notturno può essere pericoloso per la salute solo quando altera il naturale ritmo circadiano (ovvero l'alternanza sonno/veglia) dell'organismo». La questione, in sostanza, riguarda soprattutto la quantità e la distribuzione dei turni «perché il ritmo circadiano non s'interrompe se si lavora solo un paio di notti di fila — conclude l'esperto —. Se le rotazioni sono ben programmate e le persone si avvicendano con la giusta frequenza, non ci sono ripercussioni sul naturale andamento sonno-veglia dell'organismo». La tutela per i lavoratori, dunque, sta proprio qui: nel richiedere turni che durino al massimo due o tre notti di seguito e non cambi di orario che variano di settimana in settimana. E, possibilmente, nel non essere impiegati per molti anni in attività che includano un impegno notturno.

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