mercoledì 10 aprile 2013

AVIARIA: La nuova aviaria fa paura, 9 morti in Cina

Le autorità sanitarie e l'Oms invitano alla calma: non c'è trasmissione da uomo a uomo. Si lavora a un vaccino


Nove morti, 33 casi di contagio: sono i numeri dell'epidemia di influenza aviaria che sta seminando la paura in Cina. Ne è responsabile il virus H7N9, sconosciuto fino a pochi giorni fa, che si sta diffondendo rapidamente: le prime due vittime risalgono a meno di una settimana fa e gli ultimi decessi - avvenuti martedì - sono quelli di due uomini, uno di 83 anni, nelle province di Anhui e Jiangsu. I contagi hanno colpito Shanghai, lo Jiangsu, lo Zhejiang e l'Anhui, tutte aree nella parte orientale del Paese.

CONTAGIO - Nonostante il virus H7N9 non fosse mai stato rilevato prima d'ora nell'uomo, le autorità sanitarie cinesi e dell'Oms hanno sottolineato che non c'è possibilità di contagio da uomo a uomo. In una conferenza stampa congiunta, il rappresentante in Cina dell'Oms Michael O'Leary e alcuni funzionari della Commissione nazionale di sanità e pianificazione familiare hanno sottolineato come il contagio sia avvenuto solo tra persone che hanno avuto contatti con pollame e volatili infetti, benché fra i morti ci siano un uomo e suo figlio. Anche il secondo figlio dell'uomo si è ammalato, ma è guarito. «La presenza dell'infezione in un gruppo familiare aumenta la possibilità di trasmissione uomo-uomo, ma in questo caso due dei tre casi non sono stati confermati in laboratorio» ha spiegato O'Leary. Oltre 620 persone che hanno avuto contatti con i malati sono state controllate e in loro non sono state trovate tracce del virus.

VOLATILI - Le autorità cinesi, che hanno ordinato la soppressione di 100mila animali tra pollame e volatili, si sono impegnate a informare l'Oms e i Paesi limitrofi sull'evolversi della situazione, accettando inoltre le ispezioni di esperti stranieri. Il rappresentante in Cina dell'Oms ha escluso un legame con i maiali morti trovati nel fiume Huangpu di Shanghai. Ma le notizie che continuano ad arrivare non sono rassicuranti: altri maiali morti - più di settanta - sono stati trovati nel fiume Liuyang, nella provincia centro meridionale dell'Hunan. La commissione distrettuale per la protezione dell'ambiente ha fatto sapere che la qualità dell'acqua verrà costantemente monitorata per garantire la salute della popolazione. Anche su questi maiali non sarebbe stato rilevato alcun virus di aviaria.

VACCINO - Si muovono le industrie farmaceutiche: in Cina è stato approvato in tutta fretta un nuovo farmaco, il peramivir, con la speranza che si dimostri efficace contro il virus, ma la cosa è tutta da dimostrare. La China Food and Drug Administration ha fatto sapere che i test preliminari con il medicinale diluito in cloruro di sodio e somministrato per via iniettiva sono stati positivi. Negli Stati Uniti le autorità sanitarie hanno già iniziato a lavorare a un vaccino contro la nuova aviaria: per metterlo a punto servirà almeno un mese. Anche la stessa Cina ha cominciato lo sviluppo di un vaccino, che potrà essere in commercio tra non meno di sei mesi, ma le autorità sanitarie hanno spiegato che se la trasmissione del virus resta solo da volatili a uomo e non da uomo a uomo, lo sviluppo del farmaco potrebbe essere «antieconomico». Anche la medicina tradizionale cinese viene presa in considerazione per la cura.

PRECAUZIONI - Per il momento l'Oms non ritiene necessari screening sui viaggiatori diretti in Cina o provenienti dalla Cina o restrizioni nei viaggi turistici e commerciali. È invece fortemente raccomandato di evitare il contatto con animali vivi, mangiare solo carne ben cotta, lavarsi spesso le mani e rivolgersi al medico non appena compaiono sintomi influenzali. In Cina il pollo è stato eliminato dai menu delle compagnie aeree e dai pasti distribuiti nelle scuole, dove sono state tolte anche le uova, nonostante le autorità rassicurino sul fatto che il contagio derivi solo dal contatto con pollame vivo infetto. Nessun rischio dunque dalla carne e uova cotte. Negli aeroporti sono aumentati i controlli: a Macao vengono usati dispositivi a raggi infrarossi per misurare la temperatura a tutti i viaggiatori in arrivo dalla Cina.

PRECEDENTI - È chiaro comunque che il virus H7N9 è diverso dal celebre H5N1, il virus dell'aviaria da anni nel mirino degli esperti. Parenti stretti dell'H7N9 hanno invece già colpito l'uomo di recente, nel periodo compreso fra il 1996 e il 2012: si chiamano H7N2, H7N3, e H7N7 e sono comparsi in Olanda, Italia, Canada, Stati Uniti, Messico e Gran Bretagna. Per l'epidemiologo Adrian Sleigh, della Australian National University, nel 2008 sono state pubblicate alcune evidenze che i virus del sottotipo H7 stavano acquisendo la capacità di trasmissione da uomo a uomo. Tuttavia, al momento non ci sono elementi per considerare il nuovo virus come la possibile origine di una nuova pandemia, ha osservato l'immunologo Robert Booy, dell'università australiana di Sydney: «Finora è improbabile una pandemia legata a questo virus. Sono state registrate alcune mutazioni che suggeriscono la capacità di adattarsi ai mammiferi, tuttavia da qui alla capacità di trasmettersi da uomo a uomo la strada è molto lunga. Il tasso di mortalità finora registrato è molto elevato, ma i casi complessivi sono ancora pochi per trarre conclusioni».

I RISCHI PER L'UOMO - Se l'allarmismo è ingiustificato (e controproducente), è invece fondamentale seguire la situazione con la dovuta cautela. A dirlo è Massimo Galli, professore di Malattie Infettive all'Università degli Studi di Milano e direttore della Terza Divisione di Malattie Infettive all'ospedale Luigi Sacco. «Il virus H7N9 è per l'uomo una completa "new entry" mai incontrata prima e pertanto ci coglie impreparati a livello immunologico. Contatti limitati con virus in parte simili si sono avuti nel 2003 in Olanda con un H7N7 che ha causato un morto e 80 casi di congiuntivite. Un H7N3 è comparso in Canada nel 2004, con due casi di congiuntivite e poi è stato segnalato in altri Paesi, ma in modo limitato e senza decessi. H7N9 si rivela altamente patogeno per l'uomo, al momento: una letalità attorno al 30% che ricorda l'epidemia di H5N1 del '97 ad Hong Kong, con 18 contagiati e 6 vittime» spiega Galli. Impossibile dire come si evolverà il virus ma è assolutamente necessario seguirne strettamente i "comportamenti" per valutarne la capacità di adattarsi all'uomo. I virus dell'influenza A sono principalmente virus degli uccelli acquatici, i ceppi noti sono numerosissimi. A oggi sono noti 17 tipi diversi di emagglutinina (indicata con la lettera H nella "formula" che identifica un particolare ceppo virale) e 10 neuraminidasi (la lettera N). «L'"influenza dei polli" è la forma violentemente epidemica con cui la malattia si è manifestata negli animali di allevamento fin dalla fine del XIX secolo, se non prima - ricorda Galli -. Negli ultimi 30 anni le epidemie tra gli animali allevati sono aumentate sempre più di frequenza e con diversi ceppi virali implicati. Intervenire sulle condizioni degli allevamenti è pertanto fondamentale per limitare i rischi nella popolazione umana».

I PRECEDENTI - «Dal passaggio dagli animali all'uomo con diversi "riassortimenti" genetici intermedi sono venute le grandi pandemie nella popolazione umana - aggiunge il professor Massimo Galli -. Nel 1918 un'epidemia di influenza, la cosiddetta spagnola causata da un H1N1, ha fatto dagli 80 ai 100 milioni di morti nel mondo, mentre H2N2 del 1957 ha fatto "solo" 1-2 milioni di morti perché un virus simile era già circolato nell'uomo nel 1889. L'H3N2 che ha sostituito l'H2N2 nel 1968 ha ucciso circa un milione di persone e questo perché un H3N8 era circolato nel 1900 conferendo un'immunità parziale alle persone più anziane che nel '68 hanno dovuto incontrare l'H3N2. Una variante dell'H1N1 è comparsa in Russia nel 1977, diffondendosi poi in altri Paesi: si trattava certamente di un ceppo sfuggito a un laboratorio di un virus "datato" 1950: ha quindi colpito di nuovo soprattutto i giovani che non avevano mai incontrato i "discendenti" del virus della spagnola. Quando, nel 2009, è arrivata l'H1N1 della cosiddetta suina, un riassortimento da quattro ceppi virali diversi, la storia è stata più o meno la stessa. Tutto sommato una buona fetta della popolazione aveva già incontrato qualcosa di simile e la nuova "pandemia" è stata piuttosto blanda. I due virus aviaria, H5N1 e oggi H7N9, dimostrano invece un'alta letalità quando infettano l'uomo. Ad esempio H5N1 ha causato finora più di 600 infezioni umane con oltre 350 decessi. Ma finora in non più di due episodi isolato accertati si è dimostrato in grado di diffondersi da uomo a uomo. È quindi possibile pensare che proprio in questa sua "estraneità" e mancato adattamento consista la buona parte della sua capacità di uccidere. Non è detto che, se si adattasse e diventasse trasmissibile da uomo a uomo, possa mantenere anche tutta questa capacità patogena». Lo stesso ragionamento vale per il nuovo H7N9.

LA PAURA DELLA MUTAZIONE - Il "nuovo" virus che si sta diffondendo in Cina interessa varie specie di uccelli, dalle pernici, alle cicogne, ai piccioni, in cui è risultato a bassa patogenicità. «La sequenza di questo nuovo virus è stata caratterizzata in una settimana e questo facilità il lavoro dei ricercatori nel mettere a punto farmaci e vaccini. Il vaccino è molto importante anche per evitare la diffusione del virus negli animali d'allevamento utilizzando le giuste modalità igieniche e facendo tesoro di qualche esperienza negativa nel passato quando la somministrazione del vaccino si è rivelata essere l'occasione per trasferire l'infezione da un allevamento all'altro. Un ultima osservazione a margine - conclude Galli -, sarebbe utile sapere qualcosa di più sulla morìa di maiali avvenuta recentemente in Cina, anche se le autorità sembrano escludere un ruolo del virus H7N9 nella morte di migliaia di suini finiti nei fiumi».




FONTE: http://www.corriere.it/salute/13_aprile_09/influenza-aviaria-cina_a5527786-a058-11e2-b85a-0540f7c490c5.shtml

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