domenica 23 giugno 2013

AMBIENTE:La 'sporca dozzina', i 12 crimini impuniti

Presentata oggi a Venezia dalla fondazione Sejf (Supranational Environmental Justice Foundation), al convegno internazionale "Ambiente e salute: verso una giustizia globale"


Venezia, 21 giu. - (Adnkronos) - Ecco la 'sporca dozzina', i 12 crimini contro l'ambiente presentati oggi a Venezia dalla fondazione Sejf (Supranational Environmental Justice Foundation), al convegno internazionale "Ambiente e salute: verso una giustizia globale". Si parte da Kiribati e Maldive, "le isole sommerse dal cambiamento climatico". Il presidente delle isole Kiribati sta negoziando l'acquisto di terreni nelle Fiji per consentire la migrazione di 113mila abitanti minacciati dall'innalzamento delle acque, mentre il Consiglio Australiano per i Rifugiati ha sollecitato il governo a riconoscere formalmente lo status di rifugiato climatico a tutti coloro che sono costretti a fuggire a causa degli effetti del climate change. Sempre verso l'Australia contano di emigrare i 350 mila abitanti delle Maldive minacciati dall'innalzamento dei livelli del mare.

Poi c'e' il Canada, con lo sfruttamento delle sabbie bituminose ai piedi delle Montagne Rocciose per l'estrazione di petrolio, attivita' che e' costata la distruzione "di una regione grande quanto la Florida. A farne le spese e' la foresta boreale ma anche i beni comuni piu' preziosi", fa sapere la fondazione Sejf sottolineando che i liquami tossici vengono scaricati in vasti laghi colmi di residui di benzene, composti policiclici aromatici, mercurio, piombo e arsenico e le comunita' che vivono attorno ai giacimenti sono esposte all'inquinamento di falde acquifere e fiumi (anche la carne di alce, elemento essenziale della dieta locale, e' pesantemente contaminata: il livello di arsenico e' 33 volte superiore a quello accettabile per legge).

E a proposito di petrolio, nel delta del Niger tra il 1976 e il 1998 sono stati estratti miliardi di barili di petrolio, estrazione particolarmente devastante per ecosistemi e popolazioni residenti. Secondo la Banca Mondiale, durante estrazione e trasporto, ogni anno viene bruciato l'equivalente di 2 miliardi e mezzo di dollari di gas e il fumo che proviene dal gas flaring contiene grandi quantita' di anidride carbonica, ossidi di zolfo e di azoto, tuolene, xilene e benzene. Nel 2011, secondo Friends of the Earth, nel delta del Niger si contavano oltre 100 fuochi petroliferi accesi, alcuni attivi dal 1960.

Le foreste pluviali dell'Indonesia, uno dei piu' importanti ecosistemi del pianeta, sono invece minacciate dai produttori di carta, legno e olio di palma. L'Indonesia perde ogni anno 1.871.000 ettari di foreste pluviali, oltre 20 kmq al giorno, un'area vasta come 300 campi da calcio distrutta ogni ora. Il 72% delle foreste e' gia' scomparso. Piu' noti i casi di Fukushima (due anni dopo l'incidente, centinaia di migliaia di persone sono ancora esposte alla contaminazione radioattiva a lungo termine e non hanno ancora ottenuto un risarcimento equo) e del disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico del 2010, con la marea nera che per oltre 106 giorni si e' riversata in mare generando danni non ancora quantificabili.

Partita il 31 gennaio 2000 dalla miniera d'oro Esmeralda, ad Auriol, in Romania, l'onda di cianuro del Danubio e' larga 50 km e viaggia a 5 km/h verso la foce del fiume. Centomila tonnellate di acqua contaminata hanno devastato il corso del Tibisco e dello Smamos, lasciando rive intrise di metalli pesanti, pesci e uccelli morti. La diluizione ha abbassato l'impatto del veleno che resta pero' una grave minaccia. Di chi e' la colpa? Per la societa' rumeno-australiana che possiede la miniera Esmeralda, di un fenomeno naturale: il disgelo avrebbe fatto tracimare una diga in terra che chiudeva il laghetto con le acque di risulta della lavorazione. Intanto la compagnia australiana Esmeralda Exploration ha dichiarato fallimento e nessuno ha mai risarcito un solo euro per il disastro.

Durante le operazioni di esplorazione e sfruttamento delle risorse petrolifere in Ecuador nell'area del Lago Agrio, la multinazionale Chevron-Texaco ha inquinato oltre 2 milioni di ettari, contaminando la foresta amazzonica, riversando 60 miliardi di litri di reflui tossici nell'acqua utilizzata dalle popolazioni locali. Due popoli indigeni, sottolinea la fondazione Sejf, i Tetes e i Sansahuaris sono scomparsi, mentre le tribu' dei Cofan e dei Siona Secoya sono state costrette a migrare. Poi c'e' il caso della superpetroliera Haven affondata davanti Arenzano causando la morte di 5 uomini dell'equipaggio e lo sversamento sui fondali del Mar Ligure di oltre 134 mila tonnellate di petrolio. Studi scientifici hanno stabilito che l'eredita' inquinante della Haven continuera' ancora perlomeno nei prossimi 10 anni.

Quello di Chernobyl e' il disastro piu' grave mai verificatosi in una centrale nucleare. A causarlo, gravi mancanze da parte del personale, tecnico e dirigente, problemi relativi a struttura e progettazione dell'impianto, errata gestione economica e amministrativa della centrale. Le nubi radioattive raggiunsero l'Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia toccando anche Italia, Francia, Germania, Svizzera, Austria e Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America. Il rapporto ufficiale delle agenzie dell'Onu conta 65 morti accertati e stima altri 4.000 decessi dovuti a tumori e leucemie lungo un arco di 80 anni che non sara' possibile associare direttamente al disastro. Associazioni antinucleariste internazionali calcolano fino a 6 milioni di decessi su scala mondiale nel corso di 70 anni.

In Argentina, una montagna di 30.000 tonnellate di piombo, residuo delle lavorazioni dell'impianto di Huasi, chiuso negli anni '80, costituisce una vera e propria bomba ecologica e sanitaria per la cittadina di Abra Pampa. Secondo l'Universita' di Jujuy, l'81% della popolazione infantile e' esposta ai danni derivanti dal piombo. Infine c'e' il caso indiano di Bhopal, dove nel 1984 nello stabilimento della Union Carbide India Limited si verifico' la fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile. La nube uccise in poco tempo 2.259 persone e ne avveleno' decine di migliaia. Il governo del Madhya Pradesh, negli anni successivi, ha confermato un totale di 3.787 morti direttamente correlate all'evento, ma stime di agenzie governative arrivano a 15.000 vittime.

Nel 2006 fonti governative sono arrivate a valutare che l'incidente ha causato danni rilevabili a 558.125 persone, delle quali circa 3.900 risultano permanentemente invalidate a livello grave. Fino al 2006, nelle zone interessate dalla fuoriuscita del gas il tasso di mortalita' e' stato 2,4 volte piu' elevato che nelle aree adiacenti. Si ritiene quindi che i prodotti chimici ancora presenti nel complesso abbandonato, in mancanza di misure di bonifica e contenimento, stiano continuando a inquinare l'area circostante. Ci sono diversi processi penali e civili ancora in corso, nel giugno 2010 un tribunale di Bhopal ha emesso sentenza di colpevolezza per omicidio colposo per grave negligenza nei confronti di otto ex-dirigenti indiani. La condanna, pari al massimo previsto di due anni di carcere e 100.000 rupie, equivale a un risarcimento di circa 500 euro per ogni vittima, 100 euro per ogni persona contaminata. I condannati, scarcerati dietro una cauzione inferiore ai 500 dollari, hanno presentato appello.

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