venerdì 30 aprile 2010

biobiversità : Foreste, coralli, uccelli: troppo poco per la biodiversità


Quarantacinque équipe di tutto il mondo hanno messo insieme i dati sulla ricchezza delle specie e degli habitat naturali. Le conclusioni pubblicate su "Science". Alcune buone notizie, ma scarse possibilità di raggiungere gli obiettivi che i leader del mondo fissarono nel 2002

NEL 2002 i leader del mondo si impegnarono a porre un freno alla perdita di biodiversità e fissarono una data entro la quale ottenere "risultati significativi". Questo appuntamento - il 2010 - è stato forse dimenticato dai leader e da molti dei loro elettori, ma non da un gruppo internazionale di appassionati ricercatori. Così oggi 45 équipe di tutto il mondo hanno messo insieme i loro dati sulla ricchezza delle specie e degli habitat naturali e in un articolo su Science 1, documentando con i numeri le loro conclusioni, scrivono che "la probabilità che gli obiettivi fissati per il 2010 siano rispettati è molto bassa".

I ricercatori hanno sottoposto ai raggi X i dati sulla salute del pianeta, sintetizzandoli in 31 indicatori relativi a numero di animali a rischio, estensione delle foreste abbattute, presenza di specie aliene che minacciano l'habitat originale, livello di inquinanti nell'ambiente, impatto del riscaldamento climatico e altro. Anche se il giudizio complessivo è poco lusinghiero ("Molti indicatori sono peggiorati - si legge nello studio - e il ritmo con cui la biodiversità si va riducendo nel mondo non è affatto rallentato"), Science fa notare anche che laddove un'iniziativa viene adottata, i risultati si possono toccare con mano in tempi brevi.

Se da un lato l'estensione delle barriere coralline dal 1970 è diminuita del 40%, delle praterie marine del 20%, delle foreste in generale del 3% e delle foreste di mangrovie in particolare del 19%, nel rapporto non mancano le note positive. La deforestazione dell'Amazzonia è rallentata dai 2,8 milioni di ettari all'anno nel 2004 a 1,3 milioni di ettari nel 2008. Le popolazioni di uccelli marini che nidificano in Europa e Nordamerica sono cresciute del 43%. Molte specie sono uscite dalla condizione di rischio estinzione, fra cui 33 uccelli, 25 mammiferi e 5 anfibi. Laddove i governi sono intervenuti per eliminare i predatori introdotti dall'uomo o migliorare gli habitat naturali, anche le popolazioni gravemente minacciate di estinzione sono riuscite a risollevarsi. È il caso del bisonte europeo e del cavaliere nero della Nuova Zelanda, un volatile di cui restavano poche decine di esemplari e che sembrava destinato alla scomparsa definitiva.

Tra le équipe internazionali che hanno redatto il rapporto su Science c'è quella specializzata nel valutare l'invasione delle specie aliene coordinata da Piero Genovesi dell'Ispra 2, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. "Negli ultimi anni abbiamo assistito a un'esplosione di nuove specie sia nel Mediterraneo che nelle acque dolci d'Europa. Con l'apertura del canale di Suez nel nostro bacino sono entrate centinaia di specie, che stanno continuando a espandersi anche per via del cambiamento climatico". Di fronte alle coste israeliane, fanno notare i ricercatori impegnati nell'analisi, ormai si pescano quasi esclusivamente specie provenienti dal Mar Rosso.

Il fatto che la fauna e la flora acquatica si estendano al di là dei loro habitat originari è un problema per la biodiversità perché altera la catena alimentare locale. "Ci sono le barche da diporto - prosegue Genovesi - che trasportano nuove specie sulla carena. C'è l'acquacoltura, oppure dei comportamenti volontari dell'uomo. Penso all'introduzione delle nutrie per tenere puliti i corsi dei fiumi o all'acquisto dei giacinti d'acqua per motivi ornamentali. Sono fiori molto belli nei laghetti dei giardini, ma hanno una grande capacità infestante e ci costringono a spendere cifre non da poco per ripulire i corsi d'acqua intasati".

Fra le note positive della lotta al declino della biodiversità c'è l'Italia. Grazie alla regolamentazione della caccia e all'istituzione di aree protette, la salute dei nostri habitat è giudicata soddisfacente, con molte specie animali - in special modo di uccelli - che continuano a scegliere le campagne della penisola per riprodursi o riposarsi nel corso delle migrazioni.
Fonte:repubblica.it

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