martedì 27 aprile 2010

DISASTRO AMBIENTALE: Golfo del Messico, corsa contro il tempo


Nella corsa contro il tempo per contenere la marea nera nel Golfo del Messico e il rischio di disastro ambientale che minaccia le coste della Louisiana, la Guardia costiera ha dato luce verde all’impiego di quattro robot sottomarini che dovrebbero sigillare la falla in un tubo di trivellazione della piattaforma petrolifera affondata Deepwater Horizon. Il tubo, a 1.525 metri sotto la superficie dell’oceano, perde circa mille barili di petrolio al giorno. Una perdita «molto grave» nella valutazione della Guardia Costiera e che minaccerà il fragile ecosistema della costa già danneggiato dall’uragano Katrina se non sarà contenuta al più presto.

Il piano prevede l’impiego di quattro robot sottomarini che verranno posati sui fondali per attivare una serie di valvole e strumentazioni in grado di fermare la perdita. La piattaforma Deepwater Horizon è affondata giovedì dopo un incendio e una esplosione a bordo. Undici operai degli oltre 110 che si trovavano a bordo hanno perso la vita nel disastro. La Bp, che è finanziariamente responsabile per ripulire la macchia nera, ha inviato nella zona una flottiglia di 32 navi e aerei. Secondo i metereologi la chiazza di petrolio, scoperta sabato e le cui dimensioni si sono allargate a oltre quelle dell’intera città di New York, resterà a una cinquantina di chilometri dalla costa per i prossimi tre giorni. Nel 1989 dopo il disastro della petroliera Exxon Valdez finirono nelle acque del Prince Willoiam Sound oltre 260 mila barili di petrolio, pari a 50 milioni di litri di greggio.

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