mercoledì 7 dicembre 2011

INFLUENZA: NEI GENI SEGRETO DI CHI NON SI AMMALA MAI

Secondo le ultime ricerche, condotte da un gruppo di studiosi dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, guidati da Massimo Clementi e Roberto Burioni, sono i geni a rendere il sistema immunitario di alcuni individui più resistente.
Non e' questione di fortuna, ma di geni. Vi sono infatti persone il cui sistema immune riesce ad attaccare il virus influenzale producendo un anticorpo estremamente potente. Coloro in grado di farlo sono pochi, ma grazie alla scoperta del ''talento'' di cui sono dotati, si apre ora la porta ad una nuova generazione di farmaci antinfluenzali e di vaccini in grado di stimolare proprio questi anticorpi ''invincibili'' anche in chi normalmente non ne produce.


Lo studio, pubblicato sulla rivista PlosOne, ha esaminato il patrimonio genetico di un individuo “immune” a qualsiasi contagio da parte del malanno invernale più diffuso. Il merito andrebbe, a quanto pare, ad un “super anticorpo”, finito sotto gli occhi dei ricercatori nel laboratorio di Microbiologia e Virologia di Laboraf Diagnostica e Ricerca San Raffaele.

Gli scienziati hanno clonato i geni che codificano un anticorpo, studiando attentamente il sistema immunitario di un individuo che affermava di non essere mai stato contagiato dall’influenza, nonostante l’esposizione prolungata al virus. È stato così scoperto che l’anticorpo è in grado di neutralizzare quasi tutti i virus dell’influenza conosciuti dall’uomo in quest’ultimo secolo, a partire da quella spagnola del 1918 fino al recente ceppo di influenza suina, comparso nel 2009.

La scoperta potrebbe portare importanti cambiamenti per quanto riguarda la sintetizzazione di eventuali vacini e, inoltre, è stato scoperto che l’anticorpo è in grado di bloccare il virus dell’influenza aviaria di tipo H5, famoso per la sua contagiosità e per la sua capacità di adattamento all’interno dell’organismo umano. Si tratta sicuramente di un traguardo importante per la medicina, soprattutto per il fatto che la molecola anticorpale può essere riprodotta all’infinito in laboratorio.

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