martedì 13 novembre 2012

RADIOATTIVITA': Acqua radioattiva in Giordania”: a rischio milioni di persone

L’acqua della Giordania è a rischio radioattività. La comunità scientifica ha sollevato l’allarme già da un po’, e il problema può avere una portata molto più rilevante, vista l’importanza strategica che l’acqua ricopre in quest’area.

Il Medio Oriente ha bisogno di sempre più acqua per la popolazione che cresce e per le attività agricole. Negli ultimi anni sono stati previsti alcuni progetti ingegneristici che permetteranno nel futuro un approvvigionamento più massiccio di risorse idrauliche in queste terre aride. Uno dei più importanti è quello che si sta progettando in Giordania.

La falda acquifera di Disi, nel sud del paese, al confine con l’Arabia Saudita, fornisce già oggi 60 milioni di metri cubi di acqua all’anno. Quando il nuovo progetto sarà completato, a questi 60 milioni si aggiungeranno altri 100 milioni di metri cubi estratti e indirizzati attraverso i condotti verso la capitale Amman.

Il progetto, iniziato nel 2009, dovrebbe essere completato nell’aprile 2013. I costi si elevano a un miliardo e cento milioni di dollari. Una parte dei fondi è stata fornita dalla Banca Europea di Investimento, una struttura pubblica di proprietà dei 27 paesi dell’Unione Europea.

Ma negli ultimi mesi, il progetto è finito sotto i riflettori della comunità scientifica e dell’opinione pubblica per la sua potenziale pericolosità. Secondo alcuni test l’acqua della falda di Disi presenta dei preoccupanti livelli di radioattività, molto superiori alle direttive dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Uno studio è stato pubblicato già nel 2009.

Un professore della Duke University, Carolina del Nord, ha studiato 37 campioni di acqua e ha trovato livelli di radioattività perfino 30 volte superiori alle soglie indicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Se le stime del professore americano fossero esatte, la radioattività presente nella nuova acqua messa in circolazione aumenterebbe la mortalità dei residenti di Amman, in un ordine di quattro persone ogni mille. Una ricerca indipendente condotta in Arabia Saudita tende a confermare le preoccupazioni. La falda acquifera di Disi si estende fino al paese vicino, dove prende il nome di Falda di Saq. Secondo una ricerca del Sevizio Geologico Francese, anche qui i livelli di radioattività sono molto superiori alle soglie dell’OMS.

La radioattività dell’acqua è dovuta alla sua antichità. La falda di Disi contiene un’acqua vecchia di 30.000 anni che si trova nella profondità della terra. Come in altri paesi di queste zone calde, una soluzione alla mancanza di risorse idrauliche è lo sfruttamento di acqua fossile, cioè quell’acqua intrappolata nel fondo del sottosuolo per migliaia e a volte milioni di anni. Nel caso dell’acqua di Disi la radioattività sarebbe legata al lunghissimo contatto con la sabbia che la racchiude e che ha filtrato contaminante radioattivo durante centinaia di anni. Il problema della Giordania è d’altronde comune a tutta la regione del Medio Oriente che conosce condizioni geologiche equivalenti. L’acqua fossile è essenziale alla sopravvivenza della Libia, dove le risorse sono sempre più scarse, di Israele, dell’Egitto, come pure dell’Arabia Saudita.

L’Arabia Saudita è intervenuta per risolvere il problema. L’acqua fossile estratta nelle falde saudite è diluita con altre fonti non contaminate in modo da ridurne la radioattività sotto la soglia di pericolosità. In Giordania, il Ministro dell’Acqua e dell’Irrigazione ha già affermato di voler procedere nella stessa maniera. Diversi osservatori sono però scettici riguardo alla possibilità di un intervento. In effetti, il ministero non considera veritieri i livelli verificati dalla ricerca indipendente americana e privilegia quelli forniti dai suoi esperti. Inoltre, non sono state fino ad ora fornite precisioni sulle fonti di acqua non contaminata con la quali si intende diluire l’acqua della falda

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