mercoledì 10 aprile 2013

FINE DEL MONDO: 2052, umanità a rischio se non consumerà meno


«Se l’umanità continua il suo percorso di consumo eccessivo delle risorse con una visione a breve termine potrebbe non sopravvivere». Questo quanto si afferma nel nuovo libro di Jorgen Randers, «2052: Scenari globali per i prossimi quarant’anni», la cui edizione italiana è stata presentata a Roma dall’autore insieme con il Wwf e il Club di Roma in occasione della Aurelio Peccei lecture 2013. 


A 40 anni dal celebre volume «I limiti dello sviluppo», il primo rapporto del Club di Roma che nel 1972 mise radicalmente in discussione le teorie che ipotizzavano la praticabilità di una crescita economica continua e sostenibile all’infinito, nel nuovo rapporto che guarda al 2052 (pubblicato in Italia per Edizioni Ambiente) Randers si pone delle domande alle quali risponde grazie al contributo di 30 esperti. Si scopre così che per i prossimi 40 anni le cose potrebbero non andare benissimo: per il rapporto, infatti, «la causa principale dei problemi futuri è il modello politico ed economico predominante che è eccessivamente focalizzato sul breve termine. E’ improbabile che i governi approvino le leggi necessarie per costringere i mercati a destinare più fondi a soluzioni rispettose del clima, e non si deve credere che i mercati lavorino per il bene del genere umano. Viviamo in un modo che non potrà essere portato avanti dalle generazioni future senza importanti cambiamenti. L’umanità ha sfruttato le risorse della terra e, in alcuni casi, vedremo il collasso prima del 2052. Emettiamo, ogni anno, il doppio dei gas serra di quanto possa essere assorbito dalle foreste nel mondo e dagli oceani». 



Tre i nodi che attendono al varco l’umanità nel futuro: la risposta umana al processo di adattamento ai limiti del Pianeta potrebbe «essere troppo lenta per fermare il declino»; i poveri potrebbero arrivare a 3 miliardi, con una popolazione mondiale che toccherà il massimo «nel 2042» con 8,1 miliardi di persone, e calerà la fertilità nelle aree urbane; il Pil globale crescerà «molto più lentamente del previsto»; ma la CO2 emessa nell’atmosfera continuerà ad aumentare portando un incremento delle temperature di «2 gradi nel 2052 rispetto alla media pre-industriale», raggiungendo i «più 2,8 gradi nel 2080». «Si dimostra - osserva Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia e curatore dell’edizione italiana del volume - come sia impossibile cambiare rotta se non viene impostata una nuova economia che metta al centro il capitale naturale». 

FONTE :http://www.lastampa.it/2013/04/05/scienza/ambiente/umanita-a-rischio-se-non-consumera-meno-kLVPz9xQCWaEagta2SQjNK/pagina.html

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