mercoledì 4 giugno 2008

IL TRATTATO "ABM" E IL SUO PROTOCOLLO AGGIUNTIVO

IL TRATTATO "ABM" E IL SUO PROTOCOLLO AGGIUNTIVO
Il Trattato ABM viene firmato il 26 maggio 1972 a Mosca dall'allora presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, e dal Segretario del PCUS, Leonid Brezhnev. L'entrata in vigore del Trattato risale a circa 5 mesi dopo, il 3 ottobre 1972. Come abbiamo già visto, il Trattato è il risultato di negoziati portati avanti nei colloqui SALT I (Strategic Arms Limitation Talks)durante i quali fu discusso anche un Accordo Provvisorio della durata di cinque anni per la limitazione di alcune armi strategiche; e come abbiamo già anticipato in questo lavoro, occorreva fare chiarezza sulla situazione internazionale a livello di capacità missilistica sia offensiva che difensiva da parte dei soggetti firmatari del documento. Il Trattato ABM é considerato uno dei più importanti accordi mai raggiunti dalle due superpotenze in campo militare, perché prevedeva la vera e propria messa al bando di una intera classe di sistemi d'arma (i sistemi difensivi contro i missili balistici) e per via anche della conferma, nel 1969, della decisione (presa nella precedente amministrazione) dallo stesso Nixon di procedere allo spiegamento del "Safeguard".Un trattato Salt II, che avrebbe dovuto sostituire il Salt I, è stato firmato nel 1979 ma non è stato mai ratificato.Il Trattato è composto da sedici articoli ed un preambolo nel quale sono elencati i principi alla base di questo accordo. Le Parti, nello stilare gli articoli del documento, hanno tenuto conto delle devastanti conseguenze che una possibile guerra mondiale causerebbe per l'umanità; l'adozione invece di misure per la limitazione di un sistema "anti-balistico" porterebbe ad una diminuzione del rischio di guerra con armi nucleari.Inoltre, il Trattato viene concluso per porre eventuali condizioni per future trattative con l'obiettivo di limitare le armi strategiche in generale, confermando che sia gli Usa che l'allora Urss dichiaravano la loro intenzione di cessare quanto prima la loro corsa all'utilizzo di armi nucleari e di intraprendere una strada verso un generale disarmo nucleare.Potrebbe dunque già bastare la parte introduttiva del Trattato per arrivare a comprendere lo spirito con cui le due superpotenze mondiali si impegnavano a considerare il rischio che potrebbe comportare lo spiegamento di sistemi (o meglio ancora, lo spiegamento senza precise convenzioni predeterminate, quindi fatto "segretamente", di complessi sistemi) predisposti per lanciare missili con testate nucleari. D'altronde, il periodo dal quale si usciva era uno dei più delicati tra quelli del secondo dopo guerra. Un minimo di certezza nelle relazioni internazionali dei Paesi più esposti a livello mondiale era diventato un obiettivo importante e soprattutto necessario.Il primo passo di rilevante importanza che occorre richiamare e che già avevamo avuto modo di anticipare, è quello del presidente Ronald Reagan nel 1983, con l'annuncio dell'inizio di un programma di ricerca, sempre nel rispetto di quanto stabilito nel Trattato ABM, che avrà come fine quello di studiare la flessibilità di misure difensive contro gli attacchi eseguiti con missili strategici. L'obiettivo era quello di assicurare concretamente la pace a livello internazionale attraverso, appunto, la proposta di un sistema (chiamato anche in gergo "scudo spaziale ") tale da poter rendere il paese inattaccabile. Questa ricerca (chiamata SDI, Strategic Defense Iniziative) sarà l'inizio, da parte Usa, di un nuovo approccio alle tematiche presentate sia nei SALT, che nell'accordo del 1972. La SDI sarà dunque un programma di ricerca a lungo termine che dovrà produrre il risultato, secondo Reagan, "di rendere le armi nucleari impotenti ed obsolete". Con la sigla SDI si vuole intendere quel particolare progetto per sperimentare missili capaci di neutralizzarne altri, di tipo ICBM, nella loro fase iniziale della traiettoria, al di sopra del paese da cui i missili intercontinentali vengono lanciati.La scelta di Reagan fece ovviamente discutere per via di un possibile non rispetto, da parte americana, dell'accordo ABM, e le problematiche dell'attività di ricerca SDI ruotavano proprio sui limiti della ricerca stessa. Nel momento in cui venne firmato il Trattato, nel 1972, era molto più facile verificare se una certa ricerca o sperimentazione rispettava i limiti di soglia decisi a Mosca in quell'anno (e nel successivo protocollo già affrontato in queste pagine), mentre con lo sviluppo dei mezzi tecnologici non sempre diventava semplice poter affrontare la verifica di un test svolto "secondo modalità ABM". In più, l'interpretazione data da Reagan, era di quelle considerate "allargate" ("broad"), con cui si sosteneva che le limitazioni alle sperimentazioni contenute nell'articolo V non si applicavano ai sistemi non convenzionali basati su altri principi fisici (come laser o fascio di particelle). Grazie a questa interpretazione, Reagan si avvaleva del lavoro in laboratorio per sviluppare il progetto di ricerca perché non veniva appunto compreso nelle attività proibite dal Trattato (soprattutto perché non si trattava di esperimenti per un nuovo sistema difensivo nella sua interezza, ma solo per un'indagine "conoscitiva" - almeno così sosteneva il governo americano - delle potenzialità di una tale sperimentazione).Anticipiamo che, ovviamente, i dirigenti di Mosca non accettarono una scelta di tal tipo, anche perché da parte sovietica si intendeva ancora perseguire una interpretazione più restrittiva ("narrow"), non consentendo la sperimentazione di componenti o di altri elementi che avessero capacità ABM e che non fossero oggetto di deroghe nel Trattato, permettendo quindi i test e lo sviluppo, ma non lo spiegamento, di sistemi fissi (e non mobili) ABM basati su altri principi fisici e sulla terra (si veda l'art. V del Trattato). Oltre poi a queste due interpretazioni "opposte", esisteva anche una lettura "permissiva-ristretta" del Trattato, che riconosceva la sua applicazione a tutti i tipi di componenti antimissile (compresi anche i sistemi non tradizionali), e sosteneva che le restrizioni del Trattato (previste nell'art. V) sui componenti mobili non ponevano limiti alla SDI, perché nessuno dei dispositivi sperimentali del programma disponeva di tutte le caratteristiche ABM. Secondo questa interpretazione, poi, l'art. VI non poneva limiti alle sperimentazioni SDI, in quanto queste non sarebbero state condotte secondo modalità ABM, o non avrebbero dimostrato capacità ABM. C'è comunque da sottolineare che, negli anni seguenti, con Gorbachov si arrivò a dichiarazioni sovietiche più possibiliste riguardo i progressi avvenuti nei laboratori, bandendo però qualsiasi altra attività fuori dai posti di ricerca.

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