lunedì 29 giugno 2009

Insetticidi: pericolo per le apiculture


Da un anno sono sospese dal Ministero alcune potenti sostanze neurotossiche utilizzate nel trattamento dei semi di mais, una delle cause, secondo molti, del drammatico spopolamento degli alveari. Contro questa decisione hanno ricorso prima al Tar e poi al Consiglio di stato la aziende che le producono. L’andamento primaverile degli alveari ha confermato pienamente il micidiale effetto.

È importante sapere che questi insetticidi uccidono non solo le api ma anche tutti gli insetti impollinatori che visitano i fiori. Uccidono in pratica tutta l’entomofauna utile che viene a contatto con questi agrofarmaci quando vengono spruzzati nell’ambiente oppure, essendo sistemici ed avvelenando la pianta, quando raccolgono il nettare e il polline dai fiori delle piante trattate. Il provvedimento ministeriale, trattandosi di una sospensione, scadrà il prossimo settembre.

«È indispensabile che questo assuma il carattere di un definitivo divieto», ha detto Andrea Raffinengo, originario di Mombaldone e membro di Apromiele ed Unaapi, l’unione che riunisce le tre più grandi associazioni di categoria di Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna. «Non sono solo le api infatti ad essere a rischio estinzione. Tutti gli insetti impollinatori che visitano i fiori quest’anno sono stati risparmiati».

La zona di Acqui è strettamente legata all’attività di questi piccoli insetti, e basta pensare alle prime conseguenze di una loro drastica riduzione nel numero per sentirsi scoraggiati. Ad esempio tutta la flora spontanea si troverebbe ko e tra queste piante si perderebbe anche il biancospino, elemento fondamentale per la produzione della rinomata Robiola di Roccaverano. Quindi, niente insetti, niente frutti e niente semi. Oltre agli agricoltori gli insetti sono indispensabili anche per chi ha un piccolo orto familiare o un frutteto. Le piante spontanee che coprono i pascoli e che caratterizzano molti prodotti tipici hanno bisogno degli insetti per riprodursi. Lo stesso per il trifoglio, l’erba medica, la lupinella. I residui di questi insetticidi si disperdono nell’ambiente anche al momento della semina contaminando la rugiada del mattino, l’acqua delle pozzanghere e dei fossi che le api, ma non solo, possono poi bere.

Nell’area del basso Piemonte, con una buona incidenza dell’acquese, attualmente si trovano 300 apicoltori per un totale di famiglie di api che si aggira intorno alle 4.000 unità. «I dati risalgono al censimento del 31 dicembre 2008 – spiega ancora Raffinengo – Ovviamente non tengono conto di quei piccoli apicoltori che magari possiedono qualche arnia per hobby e che naturalmente non censiscono».
E parte un appello accorato: «Chiediamo agli imprenditori agricoli che dovessero avere in magazzino scorte di sementi conciate con queste sostanze ora sospese di non utilizzarle».

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