martedì 28 luglio 2009

spadare: Greenpeace scopre peschereccio con spadara illegale


Nel canale di Sicilia l'imbarcazione degli attivisti ha incrociato la Federica II notando reti sospette. Dopo i controlli online, gli ambientalisti hanno scoperto le irregolarità e chiamato la Guardia Costiera

Più di 15 km di rete spadara illegale, due ceste di palamiti, 16 pesci spada (2 di taglia illegale) e 14 esemplari di tonno rosso, di cui ben 8 al di sotto della taglia minima di 30 kg trovati nella stiva. E' tutto quello che è stato scoperto dalla Guardia Costiera sul peschereccio Federica II, proveniente da Porticello (Palermo), grazie all'intervento di 'Rainbow Warrior', nave ammiraglia di Greenpeace.

Nella zona del canale di Sicilia l'imbarcazione degli attivisti ha incrociato la Federica II e, una volta osservate alcune reti sospette, gli ambientalisti hanno deciso di controllare sul registro on line dei pescherecci dell’Unione europea, scoprendo che l’imbarcazione aveva solo la licenza per la pesca a strascico, nonostante la presenza di altri tipi di reti.

Così i volontari di Greenpeace decidono di avvicinarsi con i gommoni per controllare da vicino e comincia un inseguimento con mare forza 5 tra la 'Rainbow Warrior', la Capitaneria di porto, avvisata dagli attivisti, e il peschereccio che, una volta raggiunto, è stato fermato e poi scortato nel porto di Pantelleria.

''Siamo soddisfatti che la Capitaneria di porto di Pantelleria sia intervenuta tempestivamente, ma com’è possibile che un peschereccio possa aggirarsi per il Mediterraneo con ben due attrezzi da pesca senza licenza, di cui uno completamente illegale?'' chiede Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, a bordo della 'Rainbow'. Le spadare sono vietate da anni dall’Onu e dalla Ue per il loro devastante impatto ambientale: uccidono delfini, capodogli e tartarughe. Inoltre, la pesca al tonno rosso, una specie in pericolo, è sottoposta a un rigoroso regime di quote.

Intanto, oltre alla lotta alla pesca pirata, la 'Rainbow Warrior' sta effettuando una serie di sopralluoghi, con immersioni e monitoraggi con una telecamera filoguidata nei fondali del canale di Sicilia. “Questo è il nostro mare - continua Giannì - è ora di finirla con la pesca pirata e di salvaguardarlo con una rete di riserve marine, anche in alto mare: il canale di Sicilia deve essere protetto”. Greenpeace ha proposto una rete che copra il 40% dei mari.
FONTE:adnkronos.com

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