sabato 24 ottobre 2009

IL SACCHEGGIO DEL PIANETA


Dall'America Latina all'Asia, passando per l'Africa. Ovunque le risorse naturali sono le principali cause di battaglie tra interessi economici e diritti delle popolazioni.

Nepal la costruzione di un'enorme diga per la produzione di energia elettrica sul fiume Kali Gandaki fa sprofondare sott'acqua decine di ettari di foresta, causando la morte di migliaia di alberi e costringendo quasi 2.000 famiglie ad abbandonare la loro terra. Angola: nella provincia di Cabinda l'estrazione petrolifera produce l'inquinamento dei terreni e dei corsi d'acqua, con gravi ripercussioni sulla salute della popolazione e sulla produzione agricola. Ecuador: l'espansione della coltura intensiva di gamberi nel cantone di Muisne, nella zona settentrionale costiera di Esmeraldas, distrugge l'ecosistema locale privando le comunità residenti delle proprie fonti di sostentamento. Tre casi, tra i meno noti, tra le decine di conflitti che in Asia, Africa e America Latina riguardano l'ambiente, lo sfruttamento delle risorse naturali e i diritti umani, civili e politici delle popolazioni coinvolte.

La pesante incidenza dei cambiamenti climatici sul futuro del pianeta, la desertificazione, il progressivo esaurimento delle principali risorse comuni e l'assenza di politiche responsabili per il loro utilizzo e per la tutela delle comunità locali sono la causa scatenante dei numerosi conflitti ambientali che si combattono oggi nei diversi Sud del mondo, e che hanno come conseguenza diretta guerre, violazioni dei diritti umani e un globale impoverimento biologico ed economico.

Beni come l'acqua, gli idrocarburi, le foreste e le miniere sempre più spesso fanno da sfondo a contese che riguardano il loro utilizzo e il loro sfruttamento, e che nella maggior parte dei casi vedono contrapposti progetti e piani economici di grandi multinazionali alle legittime pretese delle popolazioni locali, depositarie di conoscenze e tecniche antiche che legano la loro sopravvivenza e il loro benessere a quello dell'ecosistema in cui vivono e con cui hanno imparato a mantenere un rapporto di equilibrio e rispetto. Alcuni dei conflitti che da anni riempiono le pagine dei giornali sono appunto di natura ambientale, come nel caso del Delta del Niger, dove l'attività delle multinazionali del petrolio
- ha provocato enormi danni ecologici e sociali, con l'inquinamento del bacino idrico e dei terreni circostanti, la distruzione delle coltivazioni di sussistenza e l'esproprio della terra della popolazione nigeriana, la cui opposizione è stata sedata nel sangue.

Altrettanto conosciuta è la storia dei mapuche argentini, in lotta contro l'impresa italiana Benetton e i suoi trasferimenti coatti a danno degli indigeni allo scopo di sfruttare il loro territorio. A volte le lotte intraprese dal basso dalle comunità native contro i progetti delle grandi compagnie hanno portato a delle vittorie parziali, come è accaduto in India, nel Bengala Occidentale, dove la Tata, uno dei maggiori gruppi industriali del Paese, ha dovuto rinunciare alla costruzione di una nuova fabbrica nella regione di Singur a causa dell'opposizione degli abitanti. Si tratta, però, di un ristretto numero di casi a fronte delle decine che coinvolgono i Paesi ricchi di risorse naturali, che in assenza di serie politiche di controllo e di una legislazione locale e internazionale ancora inadeguata, continuano a essere vittime degli interessi economici delle multinazionali.
fonte:verdi.it

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