mercoledì 28 ottobre 2009

influenza suina: nuova influenza, paura e dubbi sul vaccino


Parte l'immunizzazione di massa, ma pochi medici partecipano E nel clima di incertezza, le famiglie non sanno scegliere.

Mercurio bandito per sempre dai termometri, additivi pericolosi, rischi per le donne in gravidanza. Persino tracce di squalene, l’immuno-coadiuvante accusato di aver scatenato una nuova devastante sindrome ereditaria tra i militari nella Guerra dei Golfo. Quanta paura e quanti interrogativi attorno al vaccino contro l’Influenza A. Proprio nei giorni in cui, in tutta Italia, aumentano i casi nelle scuole, la percentuale di medici che ha scelto di essere vaccinata è bassissima. Circa il 5 per cento in Piemonte. Poco di più, per ora, nelle altre regioni. Scelta che tanti vedono come un suggerimento implicito alla prudenza, se non addirittura un allarme: «Meglio non fidarsi; è stato realizzato troppo presto e troppo in fretta».

«Con i miei assistiti ho un rapporto di fiducia e non mi sentirei di consigliare nulla di non abbastanza sperimentato, nel cui stato di conservazione compare il mercurio»: in Veneto la posizione del dottor Domenico Crisarà, oltre mille mutuati, fra cui 350 ultra sessantacinquenni, sta facendo discutere: «Manca meno di una settimana all’arrivo dei flaconi e noi medici di famiglia non sappiamo se dev’essere somministrato in una sola iniezione o in doppio richiamo». Spaventano i possibili rischi collaterali, certo non aiuta la richiesta di firmare il consenso informato prima dell’iniezione: «Prassi insolita», commenta Crisarà. Sono tre, per il momento, i vaccini «autorizzati» dall’Emea, Agenzia Europea per i medicinali. In Germania quasi tutti i medici avrebbero scelto il tipo senza adiuvante. Altro segnale d’allarme.

INCOGNITE IN GRAVIDANZA
Il professor Giorgio Vettori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Osterica (Sigo), parla chiaro: «Oggi non conosciamo la risposta immunitaria in gravidanza, ma sappiamo che in gravidanza i rischi di qualsiasi complicanza sono quattro o cinque volte superiori». Le future mamme «possono sottoporsi la vaccino, ma senza adiuvante». Il professore sostiene che «è bene siano vaccinate soprattutto le donne in attesa che hanno altri figli all’asilo o a scuola dove il virus circola, oppure donne in gravidanza che lavorano ancora, a contatto col pubblico».

IL CONSIGLIO DEL PEDIATRA
«Tutti i casi di influenza di questi giorni tra i bambini sono casi di influenza A-H1N1», dice il dottor Giuseppe Mele, presidente della Federazione Italiana dei Medici Pediatri. Non ha dubbi: «In questa stagione mai visto così tante influenze tra i più piccoli, e l’epidemia della “stagionale” è ancora lontana». Già subissati di chiamate, dicono: «Nessun vaccino è esente da rischi, ma qualsiasi campagna vaccinale mette sul piatto della bilancia pro e contro. E l’Emea, sulla base di documentazione scientifica e sperimentazione, dice che il vaccino contro l’Influenza A può essere iniettato dai 6 mesi di vita in su». Il vero problema, semmai «è che l’influenza A c’è già, ma in molti casi bisogna ancora vaccinare: speriamo tardi il picco di contagio». E’ soprattutto sui bambini che i pareri sono contrastanti. Pediatri assolutamente favorevoli contro colleghi irremovibili nello scoraggiare i genitori. «La somministrazione del vaccino ai bambini - commenta il professor Gianni Bona, vicepresidente pro-vaccinzione della Società Italiana di Pediatria - è sempre stata considerata uno strumento per limitare il rischio di contagio tra adulti e anziani». I bimbi sono un ottimo veicolo di trasmissione: «Purtroppo i primi risultati in America dicono che l’efficacia del vaccino, per i bimbi, è più bassa di quanto si sperasse: 25 per cento il tipo senza adiuvante, 40 per cento quello con l’adiuvante».

ADIUVANTI E MERCURIO
Si chiama «Sindrome del Golfo», ed è attribuita a vaccini sperimentali che il Pentagono fece iniettare a tutti i militari che ebbero poi figli con gravi malformazioni e malattie incurabili. Oggi, su forum e blog si parla di nuovo di quella sindrome scatenata forse da un additivo - lo squalene - che aggira il sistema immunitario ed è contenuto in due dei tre tipi di vaccino contro la «A». Un pericolo reale? Il professor Giovanni Di Perri, infettivologo all’Università di Torino: «Le procedure di preparazione dei vaccini sono molto cambiate negli anni. Gli adiuvanti potenziano l’antigene specifico e la risposta dell’organismo, o servono a modulare il tempo di rilascio». Ma a quale prezzo? «Nel 2009 l’industria è molto attenta, anche per quanto riguarda l’uso del mercurio», è convinto Di Perri. Ricorda: «Anche danni gravi come l’encefalopatia scatenata molti anni fa dai vaccini contro la polio si scoprì che furono causati dalla natura stessa del vaccino, e non dagli additivi messi subito sotto accusa».

LA DIFFIDENZA DEI MEDICI
La percentuale dei medici che hanno deciso di sottoporsi al vaccino contro l’influenza A non aiuta. Non allontana i sospetti. Che cosa li preoccupa? Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, richiama i colleghi alla responsabilità, ma chiarisce: «Non facciamo confusione. Si è deciso subito che i medici sarebbero stati fra i primi a essere vaccinati. Ma nessuno ha mai detto: “Vaccinatevi perché l’influenza A è pericolosa”. Non temiamo vittime e non ci preoccupano neppure gli effetti del vaccino. Abbiamo detto ai medici di vaccinarsi perché, quando la pandemia sarà al picco dei contagi, non potremo permetterci di avere tra i malati decine di dottori che non potranno dare il loro aiuto».

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