lunedì 19 ottobre 2009

INFLUENZA SUINA: NUOVA INFLUENZA, PER LA CURA Efficacia provata per Ginseng, Echinacea,Astragalus.


C’è chi ricorre a disgustosi mix dai presunti poteri fortificanti, chi pensa di «purificarsi» masticando bacche, ma se non ci si affida al sentito dire o al solito Internet, il modo per difendersi dalla tanto temuta influenza A (anche) con la fitoterapia c’è. Fermo restando che si tratta di aiuti «in più». Precisa infatti Fabio Firenzuoli, direttore del Centro di medicina naturale di Empoli: «Da parte nostra non c’è alcuna preclusione all’uso del vaccino, per il quale anzi invitiamo a seguire le direttive ministeriali, e c’è la massima attenzione per l’alimentazione che per "proteggerci" deve essere varia e ricca di frutta e verdura. Evidenze scientifiche ci dicono però che la fitoterapia può essere utile sia per prevenire sia per ridurre i sintomi dell’influenza».

PREVENZIONE - Cominciamo da chi la «A» non ce l’ha, ma la teme: che aiuto può aspettarsi dalle erbe? «Alla voce prevenzione, per tutte le forme influenzali, ci vengono in aiuto piante dotate di proprietà immunostimolanti. Innanzitutto, gli estratti di ginseng, che aumentano le quantità di interferone, una classe di proteine prodotte dalle cellule del sistema immunitario in risposta all'attacco di agenti esterni come virus, batteri, parassiti e cellule tumorali. Oltre al ginseng, in tutte le sue varianti, quello americano, quello coreano noto come Panax, quello siberiano, conosciuto come eleuterococco, — continua Firenzuoli — è utile l’Uncaria Tormentosa. Una pianta usata dai curanderos dell’Amazzonia, studiata dal punto di vista fitochimico da più di 15 anni e quindi assolutamente sicura. Utile anche l’Astragalus, equivalente asiatico dell’americana Echinacea. In Asia, la radice di Astragalus viene venduta nei mercati e si crede sia utile per prevenire le malattie da raffreddamento. Infatti, contiene potenti stimolanti dei "natural killer", cioè le cellule del sistema immunitario capaci di uccidere le cellule infettate dai virus (o le cellule tumorali) risparmiando le altre».

CURA - E per chi invece l’influenza, classica o meno, ce l’ha gia? «Per ridurre i sintomi, i preparati principe sono quelli derivati dall’Echinacea e il resveratrolo. Sull’Echinacea esistono molti lavori scientifici, condotti anche sui bambini, che confermano come questa pianta, originaria del Nord America, sia sicura e utile nel ridurre la gravità dei sintomi influenzali, febbre compresa. Altrettanto si può dire del resveratrolo, sostanza che si ricava dalla buccia degli acini d’uva. Attenzione però: gli immunostimolanti sono controindicati in chi ha patologie autoimmuni e in chi è in terapia con immunosoppressori, come i trapiantati».

FANTASCIENZA - Fin qui la scienza, ma c’è anche la «fitofantascienza». «Su Internet trovo suggeriti dei miscugli così composti:aglio, una cipolla e due limoni, il tutto frullato e bevuto in un sol sorso. E non bisogna bere il preparato una volta sola nella vita, che già basterebbe, ma per cinque mattine a fila per tutti mesi invernali». Utilità zero? «Indiretta. Dopo aver bevuto una mistura simile, i rapporti sociali vengono ridotti al minimo e si sa che l’influenza si prende stando vicino ad altri già contagiati... Battute a parte, aglio, cipolla, limoni, all’interno di una dieta equilibrata, sono utili perché hanno una reale azione battericida, ma da qui, a proporre l’orrendo cocktail, ce ne corre. Comunque, l’idea di ricorrere ad alimenti dal sapore pungente, non solo l’aglio e la cipolla, ma anche, per esempio, le bacche di ginepro, deriva dal fatto che tradizionalmente questo sapore veniva associato alla capacità di disinfettare. Capacità mai provata». Altro nella galleria delle "bufale"? «C’è anche l’estratto di gemme di ribes, è vero che a scopo medicamentoso si possono usare i frutti (per difendere i capillari) o le foglie (come antinfiammatorio), ma dell’efficacia delle gemme non si sa nulla. Scientificamente insostenibile anche l’uso di infusi di ortica, pure consigliati, che dovrebbero compensare il deficit immunitario riducendo “l’intossicazione” dell’organismo».

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