martedì 22 dicembre 2009

CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA: NUCLEARE E GIUSTIZIA, IL GOVERNO AVANTI CON GLI IMPEGNI

l Consiglio dei ministri di oggi, convocato nel pomeriggio alle 15, ha all'ordine del giorno l'esame del decreto legislativo sulla ''localizzazione di impianti di produzione di energia elettrica e nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonche' misure compensative e campagne informative'' insieme al ''riassetto della normativa su ricerca e coltivazione delle risorse geotermiche''.

Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico, ribadisce che ''sono stati rispettati gli impegni con i nostri elettori e con il Parlamento, tempi ci sono perche' venga rispettato il termine previsto anche attraverso il percorso della Conferenza Stato-Regioni e il percorso delle commissioni parlamentari''.

Quindi il governo si appresta a correggere la politica energetica italiana che in virtu' anche di un referendum che si svolse nel 1987 ha finora escluso la costruzione di centrali nucleari. Secondo alcune indiscrezioni, il testo all'esame del Consiglio dei ministri non dovrebbe indicare pero' l'elenco definitivo dei siti ma solo le aree su cui sara' possibile eventualmente costruire le centrali.

Secondo Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, ''il governo ha in mano l'elenco dei siti, gia' individuati dall'Enel, ma non li rende noti per paura di un boomerang elettorale alle prossime elezioni regionali''. Il leader ecologista indica anche i siti dove si vorrebbero realizzare le centrali nucleari: Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli), Corso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento), Monfalcone (Gorizia). L'Enel ha pero' smentito questa ipotetica mappa.

Alla Camera questa mattina inizia invece l'iter della proposta di legge bipartisan recante ''nuove norme sulla cittadinanza'', dopo che il governo fornira' una informativa sull'esplosione di un pacco bomba all'interno dell'Universita' Bocconi di Milano. Il testo della proposta di legge tocca il delicato tema dell'integrazione degli immigrati e offre una verifica sulla possibilita' del dialogo tra maggioranza e opposizione che resta il tema che domina il dibattito politico.

Ieri e' tornato sulla questione il presidente Giorgio Napolitano nel tradizionale incontro di fine anno con le alte magistrature della Repubblica. Ha osservato che i problemi dell'Italia ''richiederebbero il massimo di condivisione e di continuita' nel tempo, anche al di la' dell'alternarsi delle maggioranze politiche, perche' sono in giuoco impegni e interessi nazionali di lungo periodo''. Il capo dello Stato ha inoltre annotato che ''purtroppo ancora non si vede in tal senso un clima propizio nella nostra vita pubblica, una consapevolezza comune a maggioranza e opposizione in Parlamento: che dovrebbe abbracciare egualmente l'aspetto del funzionamento e della riforma delle istituzioni''.

Il clima politico piu' distensivo tra maggioranza e opposizione, nonostante le dichiarazioni di buona volonta', per ora non si concretizza infatti in proposte precise. Se non ci saranno novita', il testo del disegno di legge sul processo breve, che resta uno dei pomi della discordia, potrebbe essere approvato dal Senato entro il 20 gennaio. E la maggioranza non esclude di ricorrere al voto di fiducia.

Gaetano Quagliarello, vicepresidente dei senatori del Pdl, sta intanto lavorando a un nuovo testo del lodo Alfano che questa volta potrebbe essere riproposto sotto forma di legge costituzionale per evitare nuove bocciature da parte della Consulta. Pochi segnali di disponibilita' da parte della maggioranza ad accettare il suggerimento di Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, a percorrere la strada dell'approvazione condivisa di una legge sul legittimo impedimento.

''Confesso che la parola dialogo non mi piace e tanto meno mi piace inciucio. Preferisco parole come confronto, accordo, disaccordo, nella trasparenza e nella chiarezza'', e' la posizione di Pierluigi Bersani ribadita ieri in una conferenza stampa. Aggiunge il segretario del Pd: ''Il legittimo impedimento e' una legge ad personam e voteremo no.

Il processo breve e' una amnistia per i colletti bianchi e anche una legge ad personam: voteremo doppiamente no''.

Bersani ribadisce che ''non c'e' bisogno di alcun vertice con Berlusconi per parlare di riforme, perche' la sede naturale per parlarne e' il Parlamento, noi siamo pienamente disponibili a discutere di riforme istituzionali, ma anche di quelle sociali ed economiche''. Le posizioni da un parte e dall'altra restano percio' distanti.

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