martedì 8 dicembre 2009

EFFETTO SERRA: Gli Stati Uniti ammettono CHE L'effetto serra è nocivo alla salute

Il governo americano ha ufficialmente riconosciuto la «pericolosità» delle emissioni di CO2 aprendo così la strada a un intervento normativo che potrebbe nei prossimi mesi imporre per la prima volta un tetto alla produzione di gas inquinanti. A dare l'annuncio ufficiale è stata Lisa Jackson, direttrice dell'Environmental Protection Agency, l'agenzia federale che si occupa della protezione dell'ambiente, che in una conferenza stampa a Washington ha spiegato come il 2009 si pone come «l'anno in cui gli Stati Uniti hanno iniziato a fronteggiare la sfida dei gas serra e a cogliere l'opportunità di una riforma sull'energia pulita». I primi limiti alle emissioni dell'industria americana potrebbero entrare in vigore già in primavera.
La decisione del governo di Washington arriva alla fine di un lungo esame iniziato con l'insediamento della nuova amministrazione democratica nel gennaio scorso. Già a fine settembre l'agenzia aveva annunciato l'ipotesi di un tetto ai gas "climalteranti" da imporre alle fabbriche che producono più di 25 mila tonnellate di anidride carbonica all'anno.
La mossa di oggi è considerata decisiva perché consente a Obama di avere un'arma di riserva nel caso il Senato non approvasse la legge sul clima fortemente voluta dalla Casa Bianca. Il riconoscimento ufficiale consente infatti all'Epa di fissare dei limiti alla produzione di CO2 che potrebbero essere imposti anche in caso di fallimento del dibattito in Congresso, dando così a Obama maggiore potere negoziale al momento delle trattative di Copenaghen.
Ad essere colpiti per primi, ha detto Jackson, saranno «i grandi inquinatori» ovvero le imprese con il più alto tasso di emissioni di CO2, come centrali elettriche, raffinerie petrolifere e impianti chimici. Nel mirino potrebbero esserci anche degli standard per le marmitte delle auto americane. Queste imprese «dovranno usare la migliore tecnologia disponibile», ha detto Jackson.

La decisione era da lungo attesa dagli ambientalisti statunitensi che hanno contestato per anni lo scetticismo dell'amministrazione Bush sulle responsabilità umane rispetto al riscaldamento globale. Negli ultimi mesi molte lobby industriali, insieme ad alcuni parlamentari e alla Camera di Commercio americana, si sono opposti alla revisione in corso accusando il governo di voler imporre ulteriori fardelli all'industria già gravata dalla crisi economica.

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