mercoledì 3 marzo 2010

Desalinizzatore o depuratore? Il dilemma anti-siccità dell’Australia si scontra con gli interessi economici degli investitori


Da più di dieci anni lo stato di Victoria, nel sud dell’Australia, soffre di una pericolosa siccità. Il responsabile? Secondo le autorità è “El Niño“, quel fenomeno climatico ciclico frutto dell’interazione tra oceano e atmosfera che colpisce l’Oceano Pacifico centrale in media ogni cinque anni, provocando inondazioni, siccità e altre perturbazioni che variano ad ogni sua manifestazione.

Ma nello stato di Victoria (e non solo) la siccità è ormai una costante da troppo tempo, e le autorità negli ultimi anni non solo hanno avuto seri problemi dal punto di vista della produttività dei loro terreni agricoli, sono state costrette a stanziare milioni di dollari per acquistare acqua potabile, e si sono anche ritrovate a dover far fronte a un’emergenza incendi difficile da gestire a causa del clima sempre più torrido.

Dal momento che gli effetti di “El Niño” a Victoria sembrano non essere più ciclici ma semipermanenti, le autorità di questo stato concordano sulla necessità di trovare al più presto una soluzione stabile per la popolazione, la flora, e la fauna locale. Un’ipotesi potrebbe essere qualla di affidarsi al consorzio Aquasure (che comprende la compagnia francese Suez e le australiane Thiess e Macquarie Capital) e far costruire un enorme impianto di desalinizzazione dell’acqua del mare in cui verranno investiti più di tre miliardi di dollari e in grado di fornire a tutto il paese almeno 150 miliardi di litri di acqua potabile all’anno.

In Australia, però, non tutti appoggiano il progetto Aquasure (letteralmente, acqua sicura). Un gruppo di pressione che si auto definisce “spartiacque” ha annunciato oggi una nuova strategia da contrapporre al progetto Aquasure che prevede il potenziamento delle attività di depurazione e riutilizzo dell’acqua.

Il gruppo spartiacque è infatti convinto che con un investimento miliardario in un impianto di desalinizzazione si otterrebbero solo risultati di breve, massimo medio periodo, visto che anche l’acqua degli oceani non potrà essere sfruttata all’infinito se non si vogliono compromettere in maniera irreversibile gli equilibri dell’ecosistema marino della zona. Per risolvere definitivamente il problema della siccità a Victoria e negli stati limitrofi vanno adottate strategie mirate e sostenibili nel tempo. Ad esempio, oltre ad evitare il “mezzo carico” nel lavaggio degli indumenti e a sostituire tubi e rubinetti difettosi per limitarne le perdite, ogni individuo dovrebbe utilizzare un massimo di 155 litri di acqua al giorno (lo scarico di un WC ne consuma circa undici, un lavaggio di biancheria dai 100 ai 300, a seconda del modello della lavatrice). Nelle città dovrebbero essere regolati la quantità di acqua da utilizzare per bagnare le piante dei giardini pubblici e privati e la frequenza del lavaggio delle automobili. L’acqua piovana dovrebbe essere regolarmente raccolta e conservata in appositi contenitori per essere poi riutilizzata, e le docce dovrebbero prima sostituire tutte le vasche da bagno e poi essere dotate di rubinetti automatici per limitare gli sprechi.

É molto difficile che l’opinione del gruppo spartiacque venga presa in considerazione. Il consorzio Acquasure ha già iniziato a posizionare alcune condutture necessarie per la realizzazione del progetto del desalinizzatore. E tutti sanno che per alimentarlo (ad energia eolica) sarà necessario costruire un impianto gigantesco. Il desalinizzatore e il suo indotto toccano interessi economici troppo importanti che nessun governo, a livello sia locale che nazionale, potrà mai avere il coraggio di mettere in discussione. Senza dimenticare che, in fondo, una volta realizzato l’impianto Aquasure la disponibilità di acqua potabile in Australia verrà incrementata, ogni anno, di 150 miliardi di litri.
fonte: panorama.it

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