giovedì 22 aprile 2010

NUCLEARE, TUTTA LA VERITA'


Energia La maggiore industria francese, l’Areva, registra quest’anno oltre 6 miliardi di indebitamento netto. Il prezzo dell’uranio è sempre in aumento. L’informazione è l’unico antidoto alle bugie della propaganda

Non manca la fibrillazione nucleare, in questi giorni primaverili in cui si celebra la Giornata della Terra. sta in effetti partendo a vele spiegate l’annunciata campagna di convincimento degli italiani che il primo ministro Berlusconi ha promesso firmando il contratto definitivo con cui regala la torta nucleare all’industria di stato francese (non tutta, per la verità, qualcosa anche il capitalismo di scorta nostrano riuscirà a sgranocchiare). Così, l’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti è andato a promettere questi giorni in tv che «la scienza più che l’ignoranza » porterà finalmente gli italiani sulla buona strada, quella atomica. Una promessa che diventa difficile rispettare, verrebbe voglia di dire a Conti, quando poi si chiarisce che «le aree adatte ci sono» e possono essere un po’ tutte, perché la sismicità non è più un problema, visto come il Giappone ha brillantemente risolto. Qualche bugia, però, andrebbe sfatata, almeno per festeggiare la Giornata della Terra. La propaganda (le dichiarazioni del premier parlano proprio di quello) sottolinea in modo particolare gli aspetti economicamente vantaggiosi per i cittadini e per le aziende portati dalla scelta atomica. Il nucleare, ci è stato detto e ancor più lo si farà nei prossimi mesi, è destinato a far crescere l’occupazione, a dare una ventata d’aria all’industria pesante di casa nostra e soprattutto a tenere nelle tasche degli italiani almeno un terzo di quello che spendono per la bolletta elettrica. La prima notizia, a questo proposito, è che la maggiore industria francese dell’atomo, l’areva, registra quest’anno un conto di oltre 6,1 miliardi di indebitamento netto contro i 5,5 del 2008, che cerca almeno in parte di colmare con le commesse italiane come con la vendita della consociata che si occupa di trasmissione dell’energia. Le perdite dell’azienda di stato guidata dall’effervescente anne Lauvergnon sono in parte compensate da quella che gli azionisti considerano un fortuna, cioè l’aumento del costo dell’uranio sul mercato mondiale, che certo non favorisce il basso prezzo del kilowatt prodotto con il nucleare. Il risultato netto del gruppo, così come affiora dalla lettura del bilancio 2009, presentato circa un mese fa, è di 552 milioni di euro contro i 589 dell’anno precedente: è la crisi, bellezza, una crisi che non risparmia neanche l’industria atomica. Ma sono anche i ritardi nella costruzione della centrale finlandese di Olkiluoto, che hanno fatto levitare i costi di costruzione dell’80%, e quelli, per ora più misurati, di Flamanville. Questo per quello che riguarda l’affidabilità finanziaria, economica e gestionale del partner scelto dal governo Berlusconi per la costruzione dei reattori nucleari. Potrebbero essere una bella zeppa nella speranza di far soldi dell’industria pesante italiana, i conti di madame Lauvergnon, leggibili in chiaro sul sito areva. Ma non sarà così e la spiegazione la si trova facilmente, leggendo le nuove proiezioni di Citigroup - la più grande azienda di servizi finanziari del mondo - sul risveglio del nucleare in Europa (Finlandia e Italia, appunto, con qualche tentazione britannica): secondo l’opinione del colosso finanziario, i piani di Enel, Edf, E.On saranno fattibili solo se la cosiddetta mano pubblica si prende il rischio. “niente come il nucleare trasferisce il rischio dalle aziende al pubblico”: in altre parole, come gli italiani hanno sempre sospettato, a pagare saranno loro. Il supporto dello stato è ad esempio venuto dallo stesso Obama, che ha garantito un prestito di 54 miliardi di dollari per l’industria nucleare statunitense. Enel non ha mai reso nota una vera stima dei profitti che ricaverà dal nucleare, ma saranno sicuramente maggiori di quelli provenienti dai combustibili fossili. secondo il Mit (Massachussets Institute of Technology) l’energia da nuovi impianti nucleari costa 8 centesimi di euro al chilowattora, contro una media di 5 dell’elettricità prodotta dai fossili e 6 dal solare. «Da un punto di vista economico - dice l’analista di Citigroup Peter aherton - il nucleare è una catastrofe».
FONTE: www.verdi.it ARTICOLO DI Simonetta Lombardo

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