giovedì 13 maggio 2010

Bandiere blu, rivalità e polemiche Ecco come funziona il meccanismo

Dal prossimo anno cambierà il regolamento internazionale della classifica del mare migliore d'Italia.

Perché è importante piantare sulla propria spiaggia una bandiera blu, lo spiega in parole semplici Filippo Sero, sindaco di Cariati, borgo marinaro calabrese, semisconosciuto ai più fino al 2009, quando è entrato nell’ambita classifica. «Sono contentissimo, i turisti sono aumentati del 30 per cento». Ed ecco perché, ogni anno, i comuni esclusi dal libro d’oro della Fee Italia (Fondazione per l’educazione ambientale), telefonano per protestare.

LA PROTESTA - Stavolta è la Sardegna che se l’è presa a male, regione ultima classificata con due sole bandiere blu: Santa Teresa di Gallura (veterana) e La Maddalena. La lussuosa Costa Smeralda è rimasta fuori. «Ma non vuol dire che il loro mare sia brutto, anzi al contrario, è stupendo», spiega la microbiologa dell’Enea, Carla Creo, responsabile tecnico scientifico del programma. «Il censimento è volontario, noi spediamo i formulari, ma sono i comuni a doversi candidare. Dalla Sardegna hanno risposto soltanto in cinque». Tre dunque i misteriosi bocciati. La Fee Italia ha esaminato 149 candidati, 117 hanno vinto l’ambita bandiera. Il problema è che le analisi delle acque costano. La fondazione ne pretende 2 al mese, da aprile a settembre. Ciascuna costa circa 170 euro. La metà li finanzia la Regione, il resto (quasi mille euro) resta in carico ai Comuni e spesso i fondi non ci sono.

REGOLAMENTO - «Dal prossimo anno cambierà il regolamento internazionale: sarà obbligatorio un solo campionamento al mese», annuncia la Creo. E dunque la hit parade potrebbe rovesciarsi. Ma il giudizio non si basa soltanto sulla purezza del mare. «Consideriamo anche la gestione ambientale, i servizi e la sicurezza delle spiagge, e l’educazione ambientale». Proprio su questo punto cadono la maggior parte della candidature. O si rafforzano. La cura maniacale del decoro urbano, esplosa nella lotta alle cicche buttate per terra, ha dato ragione ad Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, storica bandiera blu vicino Salerno. «Quest’anno siamo tra le 15 eccellenze. L’impegno ambientale ci ha premiato. All’inizio sembravano dei matti, dei diavoli, adesso ci invidiano. Ma d’estate contiamo 20 mila presenze». Pollica ha meritato anche le Cinque Vele, il superpremio di Goletta Verde, l’altra amata/temuta classifica delle località balneari, stilata da Legambiente con il Touring Club. Con risultati spesso opposti. «Per noi la Sardegna e al top, come la Sicilia, la Calabria, la Toscana, il Salento. Mentre la Liguria non è certo da primo posto, tantomeno la Riviera Adriatica», svela Sebastiano Venneri, l’esperto che sta preparando l’edizione 2010. «Così Veneto, Friuli ed Emilia Romagna, che per la Fee sono ben messe, da noi scivolano alle ultime posizioni». Succede perché Legambiente guarda soprattutto alla purezza delle acque. E alle cittadine più pulite richiede un solo controllo al mese. «Noi non mandiamo questionari, ma controlliamo a tappeto ogni località, attingendo alle banche dati pubbliche, come quella del ministero della Salute sulle acque di balneazione». Stavolta sono stati monitorati 285 comuni. Raccolta dei rifiuti, rapporto tra edificazione e territorio, stato dei depuratori, sono altri indicatori prescelti. «Su 6.000 km di costa balneabile, 2.000 fanno un solo prelievo al mese, che per noi è buon segno, vuol dire che sono i più puliti. Nessuno però avrebbe la bandiera blu». La rivalità, affettuosa, c’è. «Loro agiscono secondo un regolamento internazionale, che vale anche per posti tipo Danimarca e Olanda, dove la limpidezza dell’acqua non è la cosa che più interessa».
fonte: corriere.it

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