mercoledì 21 luglio 2010

Santuario dei Cetacei: scarico fognario


Gli sversamenti in mare delle grandi navi, dai traghetti a quelle da crociera, peraltro consentiti dalla legislazione vigente, stanno riducendo il Santuario dei Cetacei in uno scarico fognario.

É la denuncia Greenpeace: in sei zone monitorate l’acqua è risultata infestata da coliformi e streptococchi fecali, batteri tipici degli scarichi fognari. «Se fossimo vicino alla costa - afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace - dovremmo mettere cartelli con il divieto di balneazione».

Il degrado del mare aperto, in una delle zone più ricche di plancton e altri alimenti preferiti dai cetacei, è provocato, secondo Greenpeace, dalle navi da crociera e dai traghetti di linea che battono quella zona lungo decine di rotte ogni giorno e, protetti dalla legge, possono sversare in acqua i loro liquami. Dagli ultimi controlli eseguiti, è emerso che su 28 stazioni campionate ben 6 hanno riscontrato una pesante contaminazione da coliformi e streptococchi fecali, più del 20% dei campioni, in grande aumento rispetto al 10% dell’anno precedente.

«Si tratta di batteri tipici degli scarichi fognari che non dovrebbero essere presenti in alto mare. Eppure - sottolinea Giorgia Monti - in ben 4 campioni i valori accertati sono talmente alti che se ci trovassimo a riva sarebbe vietato fare il bagno. Nessuna sorpresa, dunque, se registriamo un calo di presenze di cetacei nel Santuario nel 2008».

«Poiché questi batteri non possono provenire da scarichi fognari terrestri - dice Greenpeace - la fonte di contaminazione più verosimile sono gli scarichi di grandi navi traghetto e da crociera, che usano il Santuario come vera e propria discarica». Greenpeace spiega che questi sversamenti sono previsti dalla legislazione vigente ma «è scandaloso che siano permessi anche in un Santuario dei Cetacei che si conferma a questo punto una scatola vuota».

Nel frattempo, al Santuario Pelagos, a 28 miglia al largo da Sanremo, è stata trovata un’altra balenottera comune mutilata dall’elica di un’imbarcazione. L’animale fotografato dai ricercatori dell’istituto Tethys è un nuovo esemplare e non fa parte di quelli già inclusi nel catalogo dell’Istituto monitorati da oltre vent’anni nel mar Ligure occidentale.

Per balenottera comune e capodoglio le collisioni con traghetti, cargo, navi da crociera ma anche barche a motore di piccole dimensioni, come avvenuto in quest’ultimo caso, spiega l’Istituto, rappresentano una delle principali cause di morte nel mar Mediterraneo, soprattutto nella zona del Santuario dove «si registra la più alta incidenza di collisioni».

Per questo, per valutare l’entità del problema, Tethys ricorda il suo impegno in un progetto finanziato dal ministero dell’Ambiente, in collaborazione con Accobams e con la Commissione baleniera internazionale (Iwc), per sensibilizzare opinione pubblica e operatori del settore e per individuare adeguate misure di mitigazione. Infine, l’Istituto raccomanda di moderare la velocità nelle aree frequentate dai grandi cetacei al fine di ridurre la probabilità di collisioni.

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