giovedì 16 febbraio 2012

RISCHIO ESTINZIONE: Pesci-ghiacciolo, è allarme colpa del clima che cambia


A rischio di estinzione gli icefish e altri pesci adattati a vivere nelle gelide acque polari. La complessa fisiologia di questi pesci eccezionali è nota anche grazie a studi di scienziati italiani


ESTINZIONE: questa può essere la condanna per molti organismi troppo ben adattati ad un ambiente estremo da non poter resistere al cambiamento climatico che affligge il pianeta. La minaccia incombe sugli icefish (o pesci-ghiacciolo) costretti a passare da "organismi vincenti" per le loro caratteristiche fisiologiche uniche e che gli hanno permesso di vivere nelle profondità dei mari antartici, a "perdenti" ora che le condizioni ambientali stanno, inesorabilmente, cominciando a cambiare.

I pesci mutanti: ultimo atto? Ad avvertire della possibile estinzione di un intero gruppo di pesci antartici è un team di scienziati dell'Università di Yale. I biologi statunitensi spiegano che l'origine e la diversificazione in ben 100 specie di pesci, noti come Nototenioidei, e di cui fanno parte gli icefish, è un caso esemplare dei meccanismi dei processi evolutivi. Una storia di successo dei fenomeni di selezione naturale, insomma, il cui ultimo atto potrebbe però essere l'estinzione completa. I risultati delle analisi dei biologi statunitensi sono stati appena pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.

I Nototenioidei sono un gruppo di pesci polari delicato perché evoluto in acque che si sono raffreddate nell'arco di milioni di anni, e non sopravviverebbero a temperature di poco superiori a quella loro abituale, pari a circa -2 °C. Il problema è proprio questo. Perché, spiega il team di Yale, l'Oceano Meridionale che circonda l'Antartico è "una delle
regioni della Terra che si sta riscaldando più rapidamente", e la temperatura di sopravvivenza dei Nototenioidei potrebbe essere presto superata.

Un destino forse inevitabile, ma di cui Ennio Cocca, biologo presso l'Istituto di Biochimica delle Proteine (CNR di Napoli) non si stupisce. Cocca spiega che gli icefish (che fanno parte dei Nototenioidei) "sono considerati dei mutanti naturali": sono infatti "gli unici vertebrati a possedere un sangue privo di emoglobina che lo rende bianco opalescente". L'ossigeno neccessario per la respirazione delle cellule è disciolto direttamente nel sangue. Inoltre, tra gli espedienti che i Nototenioidei hanno sviluppato per sopravvivere in uno degli ambienti più ostili del pianeta ci sono le proteine "antigelo" o la presenza di grassi ed olii che favoriscono il nuoto nelle acque polari. Caratteristiche, tutte queste, eccezionali, ma che ora potrebbero rappresentare il tallone di achille per queste specie.

Gli icefish e gli scienziati italiani. Il lavoro degli studiosi statunitensi interessa da vicino gli scienziati italiani coinvolti nel Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA). Tra i primi studi sui Nototenioidei spiccano infatti lavori made in italy. "Già prima del 1985, anno di nascita del PNRA, Guido di Prisco, fondatore del gruppo di ricerca di biologia polare all'Istituto di Biochimica delle Proteine del CNR di Napoli, frequentava la base americana di Palmer Station, sulla Penisola antartica", ricorda Cocca. "Qui nacquero alcuni studi pioneristici sulla emoglobina dei Nototenioidei. Da allora sono state condotte varie ricerche sugli adattamenti molecolari di questi organismi. In particolare, in collaborazione con un gruppo di Boston, nel 1995 abbiamo compreso le cause genetiche che hanno provocato la particolarissima condizione degli icefish".

Cronaca di una estinzione annunciata, quindi, a cui gli scienziati italiani erano preparati e che intendono monitorare: "Proprio l'estrema sensibilità ai cambiamenti di temperatura e di ossigeno rende questi pesci delle sentinelle ideali per studiare l'impatto del riscaldamento globale sugli organismi", spiega ancora Cocca, da poco rientrato a Napoli dalla base antartica italiana Mario Zucchelli (MZS). Qui ha raccolto alcuni esemplari di Nototenioidei anche grazie anche all'aiuto di sommozzatori che si sono immersi sotto la banchisa alla ricerca di nuovi campioni. "Nel corso della XXVII spedizione del PNRA, che è tutt'ora in corso, ho condotto esperimenti su Nototenioidei nelle vasche dell'acquario. Lì ho sottoposto gruppi di pesci a varie condizioni di ipossia, riducendo l'ossigeno nell'acqua", infatti il riscaldamento del mare causerà una diminuzione dell'ossigeno disciolto nel mare antartico e questo sarà una delle prime condizioni di stress per gli icefish. Il team di Cocca è già al lavoro per cercare di capire come reagiranno i pesci ai cambiamenti climatici in atto nel pianeta. La cui eventuale scomparsa si ripercuoterà sulla catena alimentare antartica: i Nototenioidei fanno infatti parte del menu quotidiano di pinguini, foche e cetacei.

FONTE: http://www.repubblica.it/ambiente/2012/02/14/news/allarme_pesci_antartici-29889079/?rss

2 commenti:

dandelion67 ha detto...

I segnali ci sono tutti...cerchiamo di far qualcosa...
un Sorriso..
dandelìon

max ha detto...

Eccomi, sono un nuovo follower (ovviamente antinuclarista convinto), complimenti per il blog :)

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