Google

Visualizzazione post con etichetta ULTRASUONI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ULTRASUONI. Mostra tutti i post

lunedì 15 marzo 2010

sesso: ultrasuoni sostituiscono il Viagra e il Cialis nelle disfunzioni erettili

Viagra vai via: l’erezione non è più una schiavitù da farmaco. E gli impotenti cardiopatici, ipertesi, priapisti, intolleranti (nel senso del glucosio), insomma tutti quelli che per ragioni di salute e di controindicazioni nell’ultimo decennio non hanno mai avuto accesso alla pillola blu della riscossa, forse la vera rivoluzione sessuale di questi Anni Zero, anche loro possono finalmente innalzare i cuori e il resto. La buona notizia è che erigere si può. Senza ricette, citrati, rischi del metabolismo. Bastano un po' d’onde d’urto, ha scoperto un andrologo italo-israeliano del Rambam Medical Center di Haifa, il dottor Yoram Vardi: choc a bassissima energia, quanto basta per ridare al pene la posizione che gli compete, «e soprattutto eliminare il problema per un tempo relativamente lungo: anche dopo tre mesi, l’effetto permane».

ULTRASUONI - Il sistema è quello degli ultrasuoni che bombardano i calcoli renali. Le onde stimolano l’afflusso di sangue all’organo genitale, in modo innocuo, attivando il fattore di crescita endoteliale: «Non abbiamo fatto altro che ripetere una forma lieve di litotripsia - dicono gli andrologi -, la terapia per i calcoli messa a punto vent’anni fa. Ce n’eravamo accorti già con gli animali: con le onde, è possibile stimolare la creazione di nuovi vasi sanguigni, che vanno ad aggiungersi a quelli esistenti, ma "in crisi". Bersagliamo cinque aree specifiche dei genitali e i risultati, con nostra sorpresa, sono stati davvero buoni». Su venti volontari, età media 56 anni e da almeno tre con disfunzioni erettili, sei sedute per tre settimane, in quindici casi ci sono stati notevoli miglioramenti. Lo studio è serio, supervisionato dall’International Society of Sexual Medicine, e i ricercatori sono i primi a mettere qualche stop: la terapia si applica solo a chi ha scarso flusso di sangue al pene (comunque l’80 per cento degli impotenti), non a chi ha problemi muscolari o nervosi, e in ogni caso bisogna attendere altri test per evitare che qualcuno abbia subito l’effetto placebo, una semplice suggestione.

OTTIMISMO - Fatte queste tare, l’ottimismo regna: «Ci sono buone speranze per ridurre il ricorso a farmaci come il Cialis o il Viagra, che peraltro risolvono il problema solo per qualche ora, lasciando inalterato lo stato patologico». Alla Pfizer, la multinazionale che in questi anni ha incassato miliardi grazie al Viagra, un estratto della ricerca è già arrivato. E letto con qualche preoccupazione: chi ha provato gli ultrasuoni, è passato felice a salutare i ricercatori nei laboratori del centro di Haifa. «La loro vita sessuale è tornata quasi normale - dicono i medici -. Senza effetti collaterali indesiderati. E perdipiù, spendendo molto meno».

giovedì 26 febbraio 2009

ULTRASUONI PER DEPURARE LE ACQUE INQUINATE DA FARMACI


Un nuovo metodo per contrastare il grave problema dell’inquinamento da farmaci, illustrato da un articolo pubblicato su Water Research, è stato messo a punto da un gruppo internazionale di chimici, appartenenti a centri di ricerca distribuiti tra Francia, Svizzera, Spagna e Colombia. Il sistema potrà trovare la sua applicazione primaria in impianti di depurazione delle acque, nelle quali i residui dei prodotti farmaceutici finiscono con facilità e in grandi quantità, provenienti dai singoli consumatori, dagli ospedali e dalle stesse aziende che li realizzano. Il meccanismo di depurazione, che è stato testato su campioni d’acqua contaminata con l’ibuprofen, un noto farmaco antidolorifico e anti-infiammatorio, prevede l’impiego di un generatore di ultrasuoni collocato sul fondo del contenitore in cui avviene il processo. Questo apparecchio è necessario a trasformare l’energia elettrica in energia meccanica, dando origine a una reazione chimica definita sonolisi che, dissociando l’acqua in radicali altamente ossidanti, come quello idrossilico, degrada l’ibuprofen in composti a minor peso molecolare. Come spiega Fabiola Méndez-Arriaga, ricercatrice dell’università di Barcellona, il processo, che libera anidride carbonica e produce bollicine microscopiche contenenti grandi quantità di energia, fa sì che con un’irradiazione di due ore il farmaco sia completamente eliminato e trasformato in sostanze biodegradabili, successivamente trattabili in un impianto di depurazione convenzionale. Poiché con farmaci diversi dall’ibuprofen la procedura potrebbe generare sostanze più tossiche di quella da neutralizzare, è stata utilmente studiata l’applicazione di altre tecniche di ossidazione avanzata, come la fotocatalisi eterogenea, una reazione nella quale un semiconduttore come il biossido di titanio assorbe la luce ultravioletta per degradare gli inquinanti organici in anidride carbonica, acqua e acidi minerali, che non sono tossici per l’ambiente.

Lettori fissi

Visualizzazioni totali