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venerdì 11 dicembre 2009

Piante in casa : ottime per purificare l’aria liberandola dalle sostanze volatili inquinanti.


Si sa che le decorazioni vegetali, all’interno delle case, non hanno un ruolo puramente ornamentale, in quanto fungono da veri e propri filtri dell’aria che respiriamo. Ora però uno studio condotto presso la University of Georgia fornisce la conferma scientifica del valore delle piante di cui ci circondiamo a casa e in ufficio.

LA RICERCA – L’indagine ha infatti dimostrato che le piante da interno non solo sono in grado di preservare la salute di chi vive negli ambienti in cui esse si trovano, ma hanno anche effetti benefici sulle performance lavorative in quanto contribuiscono a ridurre significativamente i livelli di stress grazie alla loro azione purificante. Come spiegato da Stanley Kays, autore della ricerca, «alcune piante in particolare hanno la capacità di eliminare completamente dall’aria i cosiddetti VOC», i composti organici volatili, ossia quell’insieme di sostanze presenti nell’ambiente e responsabili di allergie, disturbi cronici e altre malattie che secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità causano oltre 1,6 milioni di morti ogni anno. Dai VOC deriva quindi l’inquinamento indoor, che in molti casi – dicono gli scienziati – tocca livelli che possono essere addirittura 12 volte più alti rispetto a quelli dell’inquinamento esterno.
LE PIÙ POTENTI – Dopo aver analizzato 28 piante ornamentali comuni, i ricercatori ne hanno individuato alcune super-potenti, ottime per purificare l’aria liberandola dalle sostanze volatili inquinanti. Si tratta dell’edera inglese, del fiore di cera e della felce. Di qualità superiore la Tradescantia pallida, considerata un eccellente filtro depuratore.

giovedì 26 febbraio 2009

ULTRASUONI PER DEPURARE LE ACQUE INQUINATE DA FARMACI


Un nuovo metodo per contrastare il grave problema dell’inquinamento da farmaci, illustrato da un articolo pubblicato su Water Research, è stato messo a punto da un gruppo internazionale di chimici, appartenenti a centri di ricerca distribuiti tra Francia, Svizzera, Spagna e Colombia. Il sistema potrà trovare la sua applicazione primaria in impianti di depurazione delle acque, nelle quali i residui dei prodotti farmaceutici finiscono con facilità e in grandi quantità, provenienti dai singoli consumatori, dagli ospedali e dalle stesse aziende che li realizzano. Il meccanismo di depurazione, che è stato testato su campioni d’acqua contaminata con l’ibuprofen, un noto farmaco antidolorifico e anti-infiammatorio, prevede l’impiego di un generatore di ultrasuoni collocato sul fondo del contenitore in cui avviene il processo. Questo apparecchio è necessario a trasformare l’energia elettrica in energia meccanica, dando origine a una reazione chimica definita sonolisi che, dissociando l’acqua in radicali altamente ossidanti, come quello idrossilico, degrada l’ibuprofen in composti a minor peso molecolare. Come spiega Fabiola Méndez-Arriaga, ricercatrice dell’università di Barcellona, il processo, che libera anidride carbonica e produce bollicine microscopiche contenenti grandi quantità di energia, fa sì che con un’irradiazione di due ore il farmaco sia completamente eliminato e trasformato in sostanze biodegradabili, successivamente trattabili in un impianto di depurazione convenzionale. Poiché con farmaci diversi dall’ibuprofen la procedura potrebbe generare sostanze più tossiche di quella da neutralizzare, è stata utilmente studiata l’applicazione di altre tecniche di ossidazione avanzata, come la fotocatalisi eterogenea, una reazione nella quale un semiconduttore come il biossido di titanio assorbe la luce ultravioletta per degradare gli inquinanti organici in anidride carbonica, acqua e acidi minerali, che non sono tossici per l’ambiente.

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