sabato 25 aprile 2009

G8 sull'ambiente a Siracusa Patto per seppellire CO2


Firmano Italia e Australia. Si cerca l’accordo per il Sud del mondo

L’agenzia per l’energia: se non si interviene, più 6 gradi nel 2030

SIRACUSA 23 aprile 2009Il clima sta cambiando. Ma non è una fra­se così, da buttare lì in ascen­sore. È una spada di Damocle sopra la nostra testa. E il rap­porto dell’Oxfam, una Ong in­ternazionale, lancia l’allarme: «Nel 2015 potrebbero essere 375 milioni le persone colpite ogni anno da calamità legate al cambiamento climatico, ol­tre il 50 per cento in più ri­spetto ad oggi». Benvenuti al G8 dell’ambiente di Siracusa, qui dove per tre giorni i gran­di del pianeta sono seduti at­torno a un tavolo per cercare le cure per la Terra.

«Se continuiamo così en­tro il 2030 le emissioni di C02 aumenteranno del 45% e ci sa­rà un aumento globale di tem­peratura di 6 gradi», avverte Nobuo Tanaka, responsabile dell’agenzia internazionale dell’energia. Già, per questo bisogna correre ai ripari.

Per questo Stefania Presti­giacomo, nostro ministro del­l’Ambiente, da padrona di ca­sa lancia un appello ai gover­ni del mondo: «Bisogna orien­tare i piani energetici a favore delle nuove tecnologie. Una rivoluzione verde che costa molto: dall’1 al 3 per cento del Pil mondiale, da qui al 2050».

Si lavora per questo, qui a Siracusa. Per trovare un accor­do tra i grandi del pianeta in vista della riunione Onu di Copenaghen in dicembre, ma soprattutto per tendere una mano ai Paesi del Sud del mondo: sono loro che da qui al 2030 saranno responsabili per l’87% della domanda di energia. Nei Paesi Ocse que­sta crescita è limitata ad appe­na 1,1% l’anno, in media.

Ci si è messa la crisi ad aiu­tare l’ambiente. Per capire: in Italia dal 2007 anche per effet­to della crisi l’emissione di anidride carbonica è diminui­ta di circa l’1% l’anno. «Ma c'è molto da lavorare in questo senso», spiega Corrado Clini, il direttore generale del mini­stero dell’Ambiente ricordan­do come, comunque, anche la crisi economica dell’Urss del 1990 segnò una forte ridu­zione di CO2. «Bisogna costruire oltre 18 mila turbine eoliche, 300 cen­trali solari e 20 reattori nucle­ari l’anno per poter ottenere il nostro risultato, ovvero la diminuzione di 8,3 gigatoni di Co2 entro il 2030», spiega Tanaka aggiungendo che tut­to questo ci costerà 15 trilio­ni di dollari.

Nel frattempo il ministro Prestigiacomo e l’Enel hanno firmato un accordo con l’Au­stralia per le tecnologie sullo stoccaggio dell’anidride car­bonica, una ricerca che ha avuto un finanziamento di 100 milioni di euro dall’Unio­ne europea. E sempre in tema di riduzione di Co2 Aldo Fu­magalli, del direttivo di Con­findustria, rilancia: «Le fonti rinnovabili sono molto im­portanti, ma non dimentichia­mo l’efficienza energetica. Co­struire 8.500 megawatt di fo­tovoltaico costa 50 miliardi in 12 anni. Ma si può ottene­re l’equivalente di risparmio energetico sostituendo il 10% dei motori elettrici, con il 10% della spesa».

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