mercoledì 6 maggio 2009

ANIMALI: UE, LIMITARE TEST SU ANIMALI PER LA RICERCA


Il Parlamento UE si e' pronunciato su una proposta di direttiva volta a rafforzare l'armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di sperimentazioni sugli animali. L'obiettivo e' di ridurre questo tipo di test e di promuovere metodi alternativi. Numerosi emendamenti tendono a trovare un equilibrio tra l'esigenza di garantire il benessere degli animali e quella di non penalizzare la ricerca.

Nell'UE a 27 ogni anno vengono impiegati circa 12 milioni di animali nelle procedure scientifiche. Approvando con 540 voti favorevoli, 66 contrari e 34 astensioni la relazione di Neil Parish (PPE/DE, UK), il Parlamento accoglie con favore la proposta della Commissione volta a rafforzare l'armonizzazione delle misure relative alla protezione degli animali utilizzati o destinati a essere utilizzati a fini scientifici. Anche perche' le numerose lacune della direttiva 86/609/CEE sulla protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici hanno fatto si' che alcuni Stati membri si siano dotati di misure di portata molto piu' ampia nella legislazione nazionale di attuazione, mentre altri applicano solo le norme minime. Non essendoci un accordo con il Consiglio la procedura legislativa dovra' proseguire con il nuovo Parlamento.
Il Parlamento sostiene la richiesta agli Stati membri di assicurare che il numero di animali usati nei progetti sia ridotto al minimo senza compromettere gli obiettivi del progetto. Facendo proprio un emendamento avanzato dal PPE/DE, precisa poi che laddove esistono metodi di prova, sperimentazioni o altre attivita' scientifiche che, pur non prevedendo l'uso di animali vivi, risultano soddisfacenti per ottenere gli esiti auspicati e possono quindi essere utilizzati in sostituzione di una procedura, gli Stati membri dovrebbero assicurare il ricorso a tali metodi alternativi. A condizione, tuttavia, che non siano vietati nello Stato membro interessato. Specifica inoltre che ''non sono considerati alternativi i metodi di prova che comportano il ricorso a cellule umane embrionali e fetali'' e che, per quanto concerne l'utilizzo di questi metodi di prova, ''gli Stati membri possono prendere le proprie decisioni etiche''.

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