martedì 8 settembre 2009

ALIMENTAZIONE: tre quarti della diversita' genetica che si trovava un tempo nelle colture agricole sono andati persi nell'arco dell'ultimo secolo

La FAO ha scoperto che circa i tre quarti della diversita' genetica che si trovava un tempo nelle colture agricole sono andati persi nell'arco dell'ultimo secolo. Ma le remote tribu' delle foreste tropicali o dei ghiacci polari sono le custodi di una vasta miniera di alimenti sani e nutrienti - molti dei quali con delle proprieta' straordinarie - che le societa' piu' ricche possono solo invidiare.

Questa e' una delle principali conclusioni del libro ''Indigenous People's Food Systems'', co-edito dalla FAO e dal Centro per la Nutrizione e l'Ambiente delle Popolazioni Indigene della McGill University (CINE l'acronimo inglese).

''Il cambiamento da un'alimentazione basata sui cibi tradizionali ad una basata su cibi commerciali e semi-pronti, e' spesso accompagnata da un aumento dei disordini alimentari come l'obesita', il diabete e l'alta pressione,'' afferma la Burlingame. Le diete alimentari nei paesi occidentali industrializzati sono molto piu' limitate, dipendendo sostanzialmente solo da quattro colture commerciali - grano, riso, mais e soia - spesso consumate sotto forma di cibi lavorati o, se usati come foraggio per l'allevamento, come carne.

Tutto cambia tra le popolazioni indigene: nella comunita' Karen del Sanephong in Thailandia, vicino al confine con il Myanmar, i 661 abitanti hanno ancora la possibilita' di scegliere tra ben 387 varieta' diverse di cibo, tra cui i frutti della benincasa, i frutti dell'artocarpus e le ''orecchie di Giuda'' (auricularia). Tra i Masai in Kenya, si registrano 35 diverse varieta' di erbe, vegetali a foglia e frutta selvatica, mentre nei ghiacci del Canada Settentrionale, gli Inuit della Baia di Baffin vantano 79 tipi diversi di cibi selvatici, tra cui la carne di caribu' e la foca ad anelli. A Mand, un paesino dell'isola micronesiana di Pohnpei, l'Utin Llap, una delle 26 varieta' locali di banane contiene enormi quantita' di Beta-Carotene - piu' efficace di ogni altro preparato farmaceutico nel combattere le carenze di Vitamina A. E' chiaro che la globalizzazione e' gia' intervenuta a cambiare le cose: nelle 12 popolazioni indigene studiate nel libro co-promosso dalla FAO, la percentuale di apporti alimentari energetici per adulto ottenuta dai cibi tradizionali varia dal 93% per gli Awajun del Peru', tra i quali l'obesita' e' praticamente inesistente, e il 27% per i 500 abitanti del villaggio di Mand, che oggi stanno invece affrontando una serie di problemi di salute legati alla dieta alimentare. Tra gli Inuit, pero', che hanno sviluppato una certa preferenza per la pizza surgelata, gli spaghetti e le bibite zuccherate, dieci anni fa il 31% delle calorie totali proveniva dai cibi tradizionali, mentre nel 2006 tale valore e' arrivato al 41%.

Per stare meglio, insomma, e' meglio per tutti tornare alla tradizione.

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