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venerdì 30 aprile 2010

FAME: FAO, LA SOFFRONO OLTRE UN MILIARDO DI PERSONE NEL MONDO


Ha superato il miliardo il numero di persone che soffrono la fame nel mondo, 105 milioni in piu' rispetto ai dati del 2008. Lo ha detto il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, aprendo a Panama la XXXI Conferenza dell'Organizzazione per l'America latina e i Caraibi.

Secondo quanto riportato in un servizio dell'agenzia MISNA, 642 milioni vivono in Asia e nel Pacifico, 265 milioni in Africa, 42 milioni in America latina e nei Caraibi e 15 milioni anche nei cosiddetti paesi sviluppati.

I piu' colpiti risultano il Congo e l'Eritrea, dove rispettivamente il 75% e il 66% degli abitanti soffrono la fame. Ad Haiti, raggiungono il 58%. La crescita della sottoalimentazione in questi ultimi tre anni si spiega, secondo Diouf, con la diminuzione degli investimenti nel settore agricolo, con il rincaro del settore alimentare e con la crisi economica, che dal canto suo ha determinato disoccupazione e diminuzione dei redditi. Diouf ha anche chiesto una ''politica mondiale della sicurezza alimentare'', che dovra' aumentare la produzione agricola del 70% nei paesi sviluppati e del 100% in quelli in via di sviluppo; nel 2050la popolazione mondiale dovrebbe oltrepassare i nove miliardi.

giovedì 19 novembre 2009

i poveri non aspettano. grave l'assenza dei leader mondiali al vertice

''Avrei auspicato che tutti i Paesi fossero rappresentati dai loro leader'', ha detto il direttore generale della Fao,Diouf. Parlando nella conferenza stampa conclusiva del summit mondiale sulla sicurezza alimentare,Diouf ha sottolineato la gravita' della loro assenza:'Se non sono qui a discutere si riduce la soluzione al solo livello tecnico.Ma sradicare la fame si puo'-ha concluso Diouf-'ma facciamolo rapidamente: i poveri e gli affamati non possono aspettare''.

mercoledì 11 novembre 2009

FAME NEL MONDO: Contro la fame 44 miliardi l'anno

iù risorse per l’agricoltura: ovvero tornare a investire nel settore rurale e agricolo quel 17 per cento del totale degli Aiuti allo sviluppo (Oda) che negli anni Ottanta consentì all’India e ai Paesi dell’America Latina di risollevarsi dalla crisi alimentare con la "rivoluzione verde". Una percentuale che gli esperti della Fao hanno tradotto in circa 44 miliardi di dollari all’anno, cifra molto lontana dal 5 per cento delle risorse oggi destinate all’agricoltura (erano il 3,6 per cento prima del G8 dell’Aquila). È questa la ricetta "anti-fame" rilanciata dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf, quando mancano quattro giorni al vertice mondiale sulla sicurezza alimentare indetto a Roma da lunedì proprio dall’agenzia delle Nazioni Unite.

«Sconfiggere la fame non è un’utopia, non è un sogno», ha sottolineato Diouf in conferenza stampa, «perchè è già successo in passato. Ma pensare di sradicarla in questi tempi di crisi economica senza un rilancio concreto del settore agricolo e rurale è impensabile. Il sostegno ai piccoli agricoltori, che rappresentano 2 miliardi di persone, ovvero un terzo della popolazione mondiale -ha avvertito il direttore generale Fao- è la chiave per uscire dalla fame. Sono i piccoli contadini il veicolo per eliminarla e scongiurare la tragica prospettiva di disperazione, morte e malattie che si profila qualora la nostra battaglia fallisse».

In un lungo discorso a braccio, spesso portato avanti in modo concitato, Diouf ha lanciato un appello ai capi di Stato e di governo e ai loro rappresentanti che convoglieranno al vertice di Roma, affinchè «si rendano conto che è venuto il momento di un’azione immediata e decisiva per porre il tema della lotta contro la fame tra le priorità dell’agenda politica globale». Perchè, ha insistito Diouf, «oggi nel mondo ci sono oltre un miliardo di affamati e la fame genera rabbia, che è potenziale fonte di conflitti. Ne sono dimostrazione i tumulti scoppiati di recente in 22 Paesi in via di Sviluppo a causa dell’impennata del costo delle derrate alimentari. Per non parlare dell’immigrazione forzata, che oggi tanto preoccupa i Paesi ricchi».

Per scongiurare il verificarsi di un’altra crisi alimentare, ha ammonito il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, «serve un’azione collettiva, già promessa ma non mantenuta perchè sfortunatamente l’interesse per la lotta contro la fame sembra scemare non appena si presenta un qualsiasi altro problema». Ma, ha avvertito Diouf, «una nuova crisi alimentare non può essere esclusa visto che a oggi le popolazioni di 31 Paesi in via di Sviluppo, di cui 20 solo in Africa, necessitano di aiuti alimentari d’emergenza». E ha osservato: «Per i Paesi più poveri la crisi alimentare è lungi dall’essere passata, e i leader internazionali devono sapere il perchè». È proprio questo il ruolo principale della Fao, ha spiegato Diouf, «quello di guardare negli occhi i governanti del mondo e far loro un quadro reale della drammaticità della situazione, così da sensibilizzarli e chiedere loro interventi concreti e risolutivi.

Insomma, risvegliare le coscienze. Pena, un ulteriore aumento del numero di affamati con tutte le conseguenze economiche, sociali ed etiche che ne potrebbero conseguire». Uscire dalla fame si può, ha ribadito Diouf, e a riprova di ciò la Fao ha appena pubblicato un rapporto su 31 casi di successo in altrettanti Paesi (su 79 monitorati), grazie a investimenti nel settore agricolo e rurale. «Sono esempi positivi che ci indicano la strada da seguire: investimenti in sementi, fertilizzanti, mangimi, vaccini per gli animali, ricerche per eliminare le patologie delle piante», ha argomentato Diouf, «ma anche investimenti massicci nelle infrastrutture rurali a cominciare dalle strade per il trasporto del cibo fino alla costruzione di magazzini e silos metallici per lo stoccaggio, considerando che oggi si perde fino a un 40-60 per cento di prodotto a causa della cattiva conservazione». E ancora: «Servono risorse per la gestione delle risorse idriche: costruire sistemi di irrigazione e drenaggio ha letteralmente salvato la vita a centinaia di persone negli ultimi anni. Ed è quasi banale soffermarsi sul fatto che l’agricoltura con irrigazione sia molto più produttiva di quella pluviale». Infine, ha concluso il direttore generale della Fao, «serve che anche i governi dei paesi in via di sviluppo si assumino le proprie responsabilità e avviino una strategia politica nazionale mirata e concreta».

martedì 13 ottobre 2009

NEL 2050 UN TERZO DI BOCCHE in più DA SFAMARE

Nel 2050 ci sara' un terzo in piu' di bocche da sfamare in tutto il mondo e sara' necessario produrre il 70% di cibo in piu' per i 2,3 miliardi di persone in piu', al tempo stesso combattendo i problemi della poverta' e della fame, usando in maniera piu' efficiente. E' questa la sfida al centro del Forum di Esperti di Alto Livello che si terra' fino a domani a Roma, per discutere le strategie su ''Come Nutrire il Mondo nel 2050''. ''La FAO e' cautamente ottimista riguardo le possibilita' del mondo di produrre cibo a sufficienza per nutrire la popolazione mondiale nel 2050 - ha spiegato aprendo i lavori il direttore generale della Fao jacques Diouf, che pero' ha sottolineato anche - il mondo rischia di trovarsi con la credenza vuota e in grande difficolta'''. Senza un investimento adeguato pero', hanno spiegato nel corso dei successivi interventi del pomeriggio i circa 300 esperti convenuti a Roma, circa 370 milioni di persone, quasi il 5% della popolazione dei paesi in via di sviluppo, potrebbero ancora soffrire la fame nel 2050. In quella data, infatti, circa il 70% della popolazione mondiale vivra' nelle citta' e nelle aree urbane, rispetto all'attuale 49% e sara' ben lontana dalla possibilita' di autoprodursi il cibo necessario a vivere, come accade adesso, pur con grande difficolta', in area rurale. Si stima che la domanda di beni alimentari continuera' ad aumentare, come conseguenza della crescita della popolazione e dell'incremento dei redditi. La domanda di cereali (per l'alimentazione umana e del bestiame) e' prevista raggiungere circa 3 miliardi di tonnellate nel 2050. La produzione cerealicola annuale dovra' aumentare di almeno un miliardo di tonnellate (a partire dagli attuali 2,1 miliardi), mentre la produzione di carne dovra' aumentare di oltre 200 milioni di tonnellate per raggiungere nel 2050 un totale di 470 milioni di tonnellate, di cui il 72% verra' consumato nei paesi in via di sviluppo (dove oggi se ne consuma il 58%).

Da tutti gli esperti - e dalla FAO stessa - sono arrivate richieste per interventi piu' decisi per ottenere progressi piu' rapidi verso l'obiettivo della riduzione e dell'eliminazione della fame e della poverta' nel mondo.

''Gli investimenti nell'agricoltura primaria dovrebbero diventare una priorita' ed essere aumentati di circa il 60% - ha sottolineato Diouf - poiche' l'agricoltura non solo produce cibo ma genera anche redditi e favorisce la sussistenza nelle aree rurali''.

sabato 10 ottobre 2009

FAO: SETTIMANA ALIMENTAZIONE, 83 MILIARDI ANNO PER SFAMARE MONDO ENTRO 2050

Sfamare entro il 2050 gli oltre 9 miliardi di persone che popoleranno il pianeta in quella data ci costerebbe circa 83 miliardi di dollari l'anno. E' uno dei primi nuovi dati al centro della Settimana mondiale dell'alimentazione che la Fao, agenzia delle Nazioni Unite per cibo e agricoltura, promuovera' da Roma, suo quartier generale, in tutto il mondo.

Sette giorni che si apriranno lunedi' prossimo, con un panel di oltre 300 esperti che si incontrano per identificare soluzioni concrete da proporre al Vertice Mondiale sulla sicurezza alimentare previsto sempre a Roma dal 16 al 18 novembre prossimo. E che gia' hanno anticipato oggi che gli investimenti agricoli hanno bisogno di aumentare di circa il 50%, concentrandosi sui punti deboli del mercato attuale: lo stoccaggio, la catena del freddo e strutture di mercato.

Almeno 20 miliardi di dollari dovrebbero andare nella produzione di base, 13 miliardi nell'allevamento, la meccanizzazione dovrebbe essere il passaggio centrale per entrambi. Altri 50 miliardi dovrebbero andare nei servizi, che dovrebbero portare la produzione a un 70% di aumento entro il 2050.

La settimana culminera' nel lancio del rapporto FAO sulla fame (SOFI), prodotto insieme al Programma Alimentare Mondiale che mette in luce come gia' prima dell'attuale crisi economica ed alimentare il trend della fame nel mondo fosse in crescita.

La Commissione sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (14-17 ottobre)discutera' dell'istituzione di una nuova governance della sicurezza alimentare mondiale. Giovedi' 15 ottobre il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, rappresentanti della FAO, dell'IFAD, del PAM, di Bioversity International e del Gruppo Sportivo Bancari Romani, con la partecipazione del nuovo Ambasciatore FAO di buona volonta' Carl Lewis, presenteranno la IV edizione della corsa cittadina Run for Food. Il 16 ottobre si celebrera' la Giornata Mondiale dell'Alimentazione, aperta dal Direttore Generale della FAO Jacques Diouf, insieme al segretario generale del Vertice Ibero-americano Enrique Iglesias, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali italiano, on Luca Zaia.

Verranno poi nominato cinque nuovi Ambasciatori di buona volonta' della FAO: lo stilista Pierre Cardin, il campione olimpico Carl Lewis, le cantanti Anggun, indonesiana, e Fanny Lu, colombiana, ed il campione di calcio Patrick Vieira. A questi si aggiunge la First lady della Repubblica Dominicana, nominata Ambasciatrice straordinaria della FAO.

martedì 8 settembre 2009

ALIMENTAZIONE: tre quarti della diversita' genetica che si trovava un tempo nelle colture agricole sono andati persi nell'arco dell'ultimo secolo

La FAO ha scoperto che circa i tre quarti della diversita' genetica che si trovava un tempo nelle colture agricole sono andati persi nell'arco dell'ultimo secolo. Ma le remote tribu' delle foreste tropicali o dei ghiacci polari sono le custodi di una vasta miniera di alimenti sani e nutrienti - molti dei quali con delle proprieta' straordinarie - che le societa' piu' ricche possono solo invidiare.

Questa e' una delle principali conclusioni del libro ''Indigenous People's Food Systems'', co-edito dalla FAO e dal Centro per la Nutrizione e l'Ambiente delle Popolazioni Indigene della McGill University (CINE l'acronimo inglese).

''Il cambiamento da un'alimentazione basata sui cibi tradizionali ad una basata su cibi commerciali e semi-pronti, e' spesso accompagnata da un aumento dei disordini alimentari come l'obesita', il diabete e l'alta pressione,'' afferma la Burlingame. Le diete alimentari nei paesi occidentali industrializzati sono molto piu' limitate, dipendendo sostanzialmente solo da quattro colture commerciali - grano, riso, mais e soia - spesso consumate sotto forma di cibi lavorati o, se usati come foraggio per l'allevamento, come carne.

Tutto cambia tra le popolazioni indigene: nella comunita' Karen del Sanephong in Thailandia, vicino al confine con il Myanmar, i 661 abitanti hanno ancora la possibilita' di scegliere tra ben 387 varieta' diverse di cibo, tra cui i frutti della benincasa, i frutti dell'artocarpus e le ''orecchie di Giuda'' (auricularia). Tra i Masai in Kenya, si registrano 35 diverse varieta' di erbe, vegetali a foglia e frutta selvatica, mentre nei ghiacci del Canada Settentrionale, gli Inuit della Baia di Baffin vantano 79 tipi diversi di cibi selvatici, tra cui la carne di caribu' e la foca ad anelli. A Mand, un paesino dell'isola micronesiana di Pohnpei, l'Utin Llap, una delle 26 varieta' locali di banane contiene enormi quantita' di Beta-Carotene - piu' efficace di ogni altro preparato farmaceutico nel combattere le carenze di Vitamina A. E' chiaro che la globalizzazione e' gia' intervenuta a cambiare le cose: nelle 12 popolazioni indigene studiate nel libro co-promosso dalla FAO, la percentuale di apporti alimentari energetici per adulto ottenuta dai cibi tradizionali varia dal 93% per gli Awajun del Peru', tra i quali l'obesita' e' praticamente inesistente, e il 27% per i 500 abitanti del villaggio di Mand, che oggi stanno invece affrontando una serie di problemi di salute legati alla dieta alimentare. Tra gli Inuit, pero', che hanno sviluppato una certa preferenza per la pizza surgelata, gli spaghetti e le bibite zuccherate, dieci anni fa il 31% delle calorie totali proveniva dai cibi tradizionali, mentre nel 2006 tale valore e' arrivato al 41%.

Per stare meglio, insomma, e' meglio per tutti tornare alla tradizione.

mercoledì 2 settembre 2009

pesca illegale: 91 PAESI FIRMANO ACCORDO PER BLOCCARLA

Novantuno paesi hanno sottoscritto ieri 01-09-2009 un accordo per bloccare i pescherecci coinvolti nella pesca illegale, al fine di impedire l'ingresso di pesce ''irregolare'' nel mercato mondiale. Lo ha riferito l'Onu in un comunicato.

L'Agenzia delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (Fao) ha accolto con entusiasmo il trattato definendolo ''il primo patto globale incentrato sul problema''.

Le nuove misure, a cui dovranno attenersi i pescherecci, comprendono per prima cosa che le imbarcazioni facciano richiesta di un permesso per l'ingresso nei porti stranieri, che le autorita' siano informate del carico di pesce e che le navi dei Paesi firmatari siano pronte a sottoporsi a regolari ispezioni.

Lo statuto sara' esaminato dal Consiglio della Fao entro la fine del mese e passera' a novembre alla Conferenza della Fao per la formale adozione. L'accordo dovra' essere ratificato da ogni nazione e comincera' ad avere effetto dopo la firma di almeno 25 paesi

venerdì 19 giugno 2009

FAME NEL MONDO: oltre un miliardo di persone nel mondo soffre la fame


Oltre un miliardo di persone sottonutrite. Secondo le nuove stime pubblicate dalla Fao, la fame nel mondo raggiungerà un livello storico nel 2009 con 1,02 miliardi di persone in stato di sottonutrizione.

Un dato questo che non è la conseguenza di raccolti non soddisfacenti ma, piuttosto, della crisi economica mondiale che ha ridotto i redditi e aumentato la disoccupazione. Fattori che hanno ulteriormente ridotto le possibilità di accesso al cibo per i poveri, afferma l'agenzia delle Nazioni Unite.

"La pericolosa combinazione della recessione economica mondiale e dei persistenti alti prezzi dei beni alimentari in molti paesi ha portato circa 100 milioni di persone in più rispetto all'anno scorso oltre la soglia della denutrizione e della povertà croniche - ha detto il direttore generale della Fao Jacques Diouf - Questa silenziosa crisi alimentare, che colpisce un sesto dell'intera popolazione mondiale, costituisce un serio rischio per la pace e la sicurezza nel mondo. Abbiamo urgentemente bisogno di creare un largo consenso riguardo al totale e rapido sradicamento della fame nel mondo, ed intraprendere le azioni necessarie ad ottenerlo. L'attuale situazione dell'insicurezza alimentare nel mondo non ci può lasciare indifferenti".
FONTE:adnkronos.com

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