mercoledì 23 settembre 2009

sintomi nuova influenza comportamenti da seguire per non prendere e non difondere il virus. Quali sono i medicinali.


Ecco la percentuale di pazienti che accusano il singolo sintomo. Come si può notare non tutti i pazienti hanno febbre o tosse, che pure sono i sintomi più comuni. I medici consigliano di stare a casa finchè si è asintomatici per 24 ore.

I tempi di incubazione dell’infezione vanno da 1 a 7 giorni, ma più spesso da 1 a 4. Un soggetto influenzato è da considerarsi infettante da un giorno prima della comparsa dei sintomi a 7 giorni dopo l’inizio. I bambini possono essere infetti anche per 10 giorni. I virus dell’influenza si diffondono direttamente da persona a persona, espulsi nell’aerosol di saliva con i colpi di tosse e gli sternuti degli infetti. A volte ci si può infettare toccando oggetti o superfici (maniglie, ripiani, ecc) infette, e poi portandosi le dita agli occhi, al naso o alla bocca.

QUANDO PREOCCUPARSI?
Nei bambini la respirazione accelerata o difficoltà a respirare, colore della pelle bluastro o grigiastro, difficoltà a bere liquidi, vomito grave e persistente, difficoltà a svegliarsi e a interagire, irritabilità tanto da non voler essere tenuto in braccio, peggioramento di febbre e tosse dopo un breve miglioramento. Negli adulti difficoltà a respirare o fiato corto, dolore o senso di oppressione a petto e addome, improvviso giramento di testa, confusione, vomito grave e persistente, peggioramento di febbre e tosse dopo un breve miglioramento. «In questi casi non si va in ospedale, ma si chiama il medico di famiglia» dice Pregliasco. «Andare in pronto soccorso significa solo trasmettere questa malattia agli altri pazienti in attesa. Sarà il medico di famiglia a predisporre il percorso terapeutico migliore».

DA DOVE VIENE IL VIRUS?
«L’attuale pandemia non è una ripetizione della Spagnola del 1918, ma il proseguimento di quella infezione, cioè si tratta della infezione di quello stesso virus» dice Robert B Belshe, della Division of infectious diseases and Immunology, Saint Louis University, St. Louis. Il ceppo è infatti lo stesso, anche se non identico: è già circolato dal 1918 al 1957 e poi ancora dal 1977 a oggi. Certo è un po’ cambiato, ma le caratteristiche epidemiologiche di questa pandemia, cioè le persone che colpisce, sembrano dimostrare che gli anticorpi formati in quelle epidemie diano una protezione almeno parziale anche contro questa.

CHE FARMACI USARE?
I farmaci che riducono la febbre, contenenti paracetamolo sono i più indicati. L’aspirina (acido acetilsalicilico) non va somministrata a bambini e adolescenti per il rischio di una rara, ma grave malattia del sangue, la sindrome di Reye. Gli antibiotici sono anti-batterici, inefficaci contro i virus: servono solo se il medico diagnostica una infezione batterica, come alcune tonsilliti o polmoniti.

E GLI ANTIVIRALI?
Tranne rarissimi casi, questa influenza non richiede l’uso di antivirali. Un recente studio ha dimostrato che questi farmaci hanno scarsi effetti: risparmiano al più un giorno di malattia su 5 o 6, ma hanno effetti collaterali come la nausea, e altri, più rari ma più impegnativi. Secondo il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Negri di Milano «Non si fa un grande affare a prenderli». Inoltre l’uso generalizzato degli antivirali favorisce la nascita di ceppi resistenti a questi farmaci che, in assenza del vaccino, sono l’unica arma per i pazienti immunodepressi o con altre gravi patologie. Per loro, e per i pazienti gravi ricoverati, il bilancio fra rischio e beneficio è diverso.

Prima dell’infezione
Insaponare spesso e a lungo (contando lentamente fino a 20) le mani, con acqua calda, e asciugarle.
Non toccare occhi, naso e bocca se non dopo aver lavato le mani.
Evitare i luoghi affollati e riduci il contatto con i soggetti che tossiscono o sternutiscono.
Poiché i sintomi insorgono circa 24 dopo l’infezione e poichè in quelle 24 ore i colpi di tosse o gli sternuti contengono già virus, imparare a tossire e sternutire sempre in modo educato: aprire completamente un fazzoletto di carta pulito, coprire naso e bocca, soffiare, chiudere e gettare nella spazzatura dopo ogni uso: i virus vivono parecchie ore sul fazzoletto. Lavare poi le mani prima di toccare maniglie o superfici: le mani sporche trasferiscono i germi su qualsiasi cosa si tocchi. Lavare spesso anche le maniglie delle porte con normali detersivi di pulizia.


Dopo l’infezione
Stare a casa almeno per 5 giorni dall’inizio dei sintomi, e almeno 24 ore dopo la scomparsa naturale (cioè dopo aver sospeso gli antipiretici) della febbre.
Praticare con particolare cura l’etichetta della tosse e dello sternuto anche nei 10 giorni successivi alla fine dei sintomi perchè alcuni esami (Pcr) hanno individuano il virus nella saliva dei convalescenti fino a 10 giorni dopo la fine della febbre.
Le mascherine invece non servono a meno che siano del tipo N59, usate dai medici in sala operatoria. Ma servono a frenare l’infezione del medico che le indossa al paziente, non a prevenire l’infezione del medico. Inoltre sono estremamente scomode.
fonte: focus.it

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