venerdì 9 ottobre 2009

STOCCAGGIO GEOLOGICO E TRASPORTO CO2 SOLO IN MANO A STATO

'Per i primi 20-30 anni di mercato, tutto cio' che e' trasporto e stoccaggio geologico di CO2 sia gestito e monitorato dallo Stato. Ai privati solo l'onere della cattura e semmai delle infrastrutture in superficie.

Solo dopo, avvio al mercato del sottosuolo per queste nuove tecnologie''. E' la proposta dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia illustrata nel corso della tavola rotonda intitolata: ''Sviluppo della Cattura e Stoccaggio della CO2 in Italia e politiche pubbliche: come favorire la nascita del mercato'', che la ''Fondazione Bellona Europa'', in collaborazione con la ''Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile'', ha organizzato a conclusione della tre giorni della CCS Expo, con la partecipazione di rappresentanti del Ministero dell'Ambiente, politici (PD Della Seta, favorevole alla ricerca & sviluppo delle tecnologie CCS) ed esponenti di aziende e di enti di ricerca nazionali, in primis presenti l'INGV e l' ENEA.

Al centro del dibattito, le possibili opzioni per favorire il raggiungimento della ''fase commerciale'' della tecnologia di cattura e di stoccaggio della CO2 (CO2 Capture & Storage - CCS).

Tutti ormai sono d'accordo che tra le numerose possibili azioni da finanziare pubblicamente per ridurre le emissioni di gas clima-alteranti c'e' anche la CCS, ovvero un complesso sistema che prevede la cattura, il trasporto e lo stoccaggio della CO2 emessa da centrali termoelettriche, industrie di cemento, raffinerie, termovalorizzatori, ecc.

Fino a poco tempo fa l'Italia sembrava far parte dei Paesi UE meno attivi nell'avviare una seria politica di lotta al cambiamento climatico, ma il G8 sull'Energia del 24 maggio scorso a Roma e soprattutto il summit de L'Aquila, hanno rimesso l'Italia al centro del dibattito. Inoltre l'Italia aveva recentemente siglato con gli Stati Uniti un accordo di partenariato per la ricerca in questo settore ; ma e' soprattutto con la Legge n.99 del 23 luglio 2009 che l'Italia ha individuato nella CCS uno degli ambiti prioritari di ricerca e sviluppo nel campo energetico, prevedendo anche il finanziamento di progetti a carattere dimostrativo (cioe' di impianti della potenza produttiva di ca. 300 MW).

''Questo principio - ha specificato il presidente dell'INGV Enzo Boschi - dovrebbe essere valido non solo per lo stoccaggio di CO2, ma anche per quello delle scorie nucleari, gas naturale e geotermia profonda a bassa entalpia''.

In particolare l'INGV intravede, nell'affidare ai privati il complesso sistema del sottosuolo post-2010, alias un articolato sistema di stoccaggi di CO2, gas naturale (riserve strategiche), stoccaggio profondo geologico scorie nucleari e geotermia a bassa entalpia, un grande rischio, almeno per i prossimi 20-30 anni. Forse solo lo stoccaggio di gas naturale, quasi completo sul territorio, potrebbe rimanere totalmente privato (sebbene sempre in concessione, si intende), ma tutte queste nuove tecnologie quali CCS, il nuovo trend nucleare e sperimentazioni geotermiche come ''Hot Dry Rocks'', richiedono una delicata gestione della scelta dei siti del sottosuolo e del monitoraggio geochimico e geofisico, che praticamente deve rimanere solo pubblico, considerando che l'INGV ha gia' molte reti di monitoraggio sparse sul territorio e gia' finanziate dal Dipartimento di Protezione Civile. In questo caso si abbatterebbero parzialmente i costi di questi stoccaggi con beneficio finale sulla bolletta elettrica. Ampie collaborazioni di ricerca pubblica, sarebbero possibili (con CNR, ENEA e piccoli altri centri e universita'), con nuovi posti di lavoro di elevata qualificazione.

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